“Obama, giù le mani dalla Siria”, il no alla guerra dal centro dell’impero Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Mentre aumentano i segnali di “ripiegamento” del fronte guerrafondaio sulla Siria, le coscienze pacifiste dell’occidente cominciano piano piano e timidamente ad uscire dal letargo. Iniziative contro l’intervento si sono avute a Washington e in tutti gli Usa. Non sono mancate sortite a Londra, mentre i sondaggi comincia a mostrare percentuali consistenti di opinioni contrarie.

“Barack Obama, giu’ le mani dala Siria”: le urla di un centinaio di manifestanti hanno fatto da sfondo nel giardino delle Rose della Casa Bianca mentre il presidente degli Stati Uniti aggiornava dal podio il Paese sulla crisi provocata dai gas di Damasco chiedendo il voto del congresso. I manifestanti si erano radunati fuori dai cancelli di 1600 Pennsylvania Avenue per proclamare con slogan e cartelli l’opposizione all’azione militare con cui l’amministrazione americana intenderebbe punire Damasco. La protesta di Washington è stata la piu’ clamorosa tra le tante organizzate negli Stati Uniti, dove in base ai sondaggi più del 50% della popolazione è contraria all’intervento in Siria, e altrove. A Londra oltre mille persone che portavano bandiere siriane hanno marciato su Downing Street e si sono radunate a Trafalgar Square. Una manifestazione pacifista si e’ svolta anche a Francoforte con 700 persone, secondo le stime della polizia: “Solo una Siria sovrana, indipendente e libera da ingerenze straniere” fara’ si’ che i siriani potranno finalmente dar corpo al futuro del Paese, hanno dichiarato gli organizzatori. Altri raduni sono in programma in citta’ americane tra cui Houston con due proteste contrapposte, una a favore e una contro i raid. Contro lo strike minacciato dagli Stati Uniti si sono espressi anche cittadini a Boston dopo che a New york ieri sera alcune centinaia di pacifisti avevano gridato contro la guerra nella “piazza del mondo”, a Times Square, dove si trova un centro di reclutamento della Us Army. Per i manifestanti di Londra il voto del parlamento britannico e’ stato una vittoria contro la partecipazione del Regno Unito all’attacco a guida Usa. “Oggi e’ una vittoria delll’opinione pubblica britannica che non vuole la guerra”, ha detto l’ex parlamentare laburista Tony Benn: “Le armi chimiche sono una cosa terribile ma quando pensi alle migliaia di persone che sono state uccise da truppe americane e britanniche in Afghanistan e in Iraq capisci che non e’ una nuova guerra che risolvera’ il problema”.
Maggioranza di contrari ancora più schiacciante in Francia, l’altro paese pronto a far piovere sulla Siria i missimi. Il 64% dei francesi, infatti, non vuole la partecipazione del Paese a un intervento armato in Siria. Di questi, il 58% non si fida di come il presidente Francois Hollande potrebbe gestirlo e un 35% teme che l’attacco potrebbe avere conseguenze disastrose su tutta l’area. Il sondaggio è stato pubblicato da Le Parisien e Aujourd’hui en France prima che il Parlamento si pronunci mercoledi’ prossimo in una sessione completamente dedicata alla situazione in Siria. Hollande, la cui popolarita’ e’ a picco, ha mostrato un inatteso piglio interventista gia’ in occasione della guerra in Mali. Ieri in una telefonata con Obama Hollande aveva fatto sapere che anche la Francia era favorevole a “un segnale forte” ad Assad.

A parlare di colloqui di pace per risolvere il caos in Siria è la Caritas internationalis. In una nota inviata all’Agenzia Fides, il segretario generale di Caritas Internationalis, il francese Michel Roy, ha spiegato che “il popolo siriano non ha bisogno di ulteriori spargimenti di sangue, ma di una rapida fine del conflitto. Ha bisogno di una tregua immediata. Un intervento militare da parte di potenze straniere non fara’ che approfondire la guerra e aumentare la sofferenza”.La Caritas ricorda “le tragiche conseguenze degli interventi militari in Iraq, Afghanistan e Libia”. Per questo, la Caritas ritiene che “l’unica soluzione umanitaria sia il negoziato. Il dialogo puo’ porre fine alla guerra in Siria, salvaguardare la vita delle persone e costruire un futuro sostenibile per tutti. La priorita’ deve essere quella di rilanciare i colloqui a Ginevra come il primo passo verso un cessate il fuoco e un accordo di pace”. La Caritas afferma che “il presunto uso di armi chimiche a Damasco ha evidenziato come la situazione umanitaria sia diventata catastrofica per milioni di persone in Siria. L’uso di armi chimiche e’ un crimine orribile”. Caritas condanna tutti gli attacchi contro i civili: “Secondo il diritto internazionale, i combattenti hanno il dovere di proteggere le vite dei civili”. La comunita’ internazionale, aggiunge la Caritas, “ha l’obbligo di trovare una fine alle sofferenze del popolo siriano, e questo si puo’ realizzare solo attraverso un ampio dialogo”. Intanto Caritas Siria e altri partner della Chiesa continuano a fornire assistenza umanitaria a migliaia di cittadini e rifugiati siriani, senza alcuna discriminazione per etnia, credo religioso o politico. “Ci auguriamo – ha affermato monsignor Antoine Audo, arcivescovo caldeo di Aleppo e presidente di Caritas Siria – che l’appello di Papa Francesco per un autentico dialogo tra le parti in conflitto possa essere un primo passo per fermare i combattimenti”. Infine, la nota del portavoce del Prc Paolo Ferrero. “Obama sa benissimo che l’intervento militare in Siria aggravera’ la situazione della Siria e aprira’ un conflitto destinato ad allargarsi. Lo fa per ragioni puramente geopolitiche: per distruggere lo stato siriano e per avere la posizione di forza che gli permetta di dettare legge in Siria”. Ferrero aggiunge: “Obama sta ripetendo il disastro della Libia. Non e’ un lungimirante e responsabile governante ma il pupazzo che guida una potenza imperiale che agisce al di fuori di qualsiasi legalita’ internazionale. Rifondazione comunista e’ contro la guerra, senza se e senza ma”.

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