Claudio Lolli-Al milite ignoto

I ribelli siriani ammettono che il Sarin è responsabilità loro, si è trattato di un incidente da: articolo tre

 

armi chimiche siria-Redazione- 1 settembre 2013- I ribelli siriani hanno ammesso in un’intervista con Dale Gavlak, reporter dell Associated Press, di essere i responsabili del massacro con le armi chimiche in Siria.

 

Si tratta di gruppi antigovernativi collegati ai jihadisti di Al Qaida: sarebbero loro i responsabili dell’eccidio di civili e bambini, che le potenze occidentali hanno attribuito ad Assad.

 

Le armi chimiche sarebbero state fornite loro dall’Arabia Saudita e, a causa dell’assoluta inesperienza, non sapendole usare, i ribelli sarebbero incappati in un tragico incidente.

 

Loro stessi hanno definito il fatto “un incidente”, occorso per l’inadeguato addestramento a gestire il Sarin.

 

Gas che avrebbe dovuto essere consegnato alle cellule di Al Qaida, ma così non è stato.

 

“Eravamo molto curiosi di queste armi,  e purtroppo, alcuni dei combattenti hanno gestito le armi in modo improprio e si è scatenata un’esplosione per errore. Non avremmo mai immaginato che si trattava di armi chimiche, non lo sapevamo”.

 

Queste dichiarazioni, se confermate, confuterebbero le teorie Usa sulla situazione in Siria e complicherebbero maledettamente i piani di Obama in merito ad un attacco all’esercito di Assad.

 

Notizia che è stata confermata dall’intelligence turca.

Rifiuti tossici: cinque milioni di persone moriranno! da: antimafia duemila

rifiuti-tossicidi Giorgio Bongiovanni – 31 agosto 2013
Le dichiarazioni che l’ex camorrista Carmine Schiavone, oggi collaboratore di giustizia, rilascia a “Il Fatto Quotidiano” dipingono un nuovo agghiacciante scenario sul traffico di rifiuti, un business di miliardi di euro che lo Stato e la politica corrotta hanno consegnato nelle mani delle mafie. Un’enorme fonte di guadagno che riempie tanto le tasche della Camorra e di altre organizzazioni criminali quanto quelle di alcuni politici. Ciò che è più inquietante è il fatto che le rivelazioni fatte a suo tempo da Schiavone – nel lontano 1997 – e raccolte dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti risultino ancora secretate. Non solo.

L’ex cassiere dei Casalesi aveva scrupolosamente indicato i siti nei quali giacevano sepolte tonnellate di rifiuti tossici, in alcuni casi radioattivi, come dietro il campo sportivo di Casale.
In vent’anni le autorità competenti non hanno un mosso un dito per bonificare le zone a rischio, alcune delle quali con un livello di radioattività tale che “usciva l’acqua verde smeraldo…”. Tutto per mancanza di fondi: per rimuovere milioni di metri cubi di materiale tossico, infatti, ci sarebbero voluti 26mila miliardi delle vecchie lire solo per effettuare le prime bonifiche. Nel frattempo cinque milioni di abitanti stanno andando incontro a morte certa, un dato destinato a salire se le autorità preposte non interverranno tempestivamente.
Cosa intende fare il governo Letta e il Pd alleato con Berlusconi, e cosa ha da dire in merito il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Forse il nuovo procuratore nazionale antimafia Franco Roberti potrebbe lanciare un appello, richiamando l’attenzione su un disastro ambientale di tale, incalcolabile portata. O dobbiamo aggiungere questa ennesima ragion di Stato al carniere che già contiene molte altre vicende sulle quali affonda le radici la nostra seconda Repubblica, prime tra tutte la trattativa Stato-mafia e le stragi del ’92 e ’93?

Siria, ribelli: abbiamo usato noi le armi chimiche, ma non sapevano che cos’erano da: losai.eu

Siria, ribelli: abbiamo usato noi le armi chimiche, ma non sapevano che cos’erano

I ribelli siriani hanno ammesso al giornalista che lavora anche per Associated Press Dale Gavlak che sono loro i responsabili per l’incidente con le armi chimiche, altre conferme provengono dalla Turchia.

-Angelo Iervolino- 31 Agosto 2013 –  Notizia bomba che arriva dai giornalisti americani di www.infowars.com/ del famosissimo Alex Jones. Fonte molto attendibile, l’articolo a firma del inglese Paul Joseph Watson.

I ribelli siriani del sobborgo di Ghouta a Damasco, collegati ai jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), hanno ammesso al corrispondente Dale Gavlak che lavora anche per Associated Pressche sono loro i responsabili per l’incidente con armi chimiche della scorsa settimana, che le potenze occidentali hanno attribuito alle forze Siriane diBashar al-Assad, rivelando che le vittime sono state il risultato di un incidente causato dai ribelli che non sapevano usare le armi chimiche fornite loro dalla Arabia Saudita. Dalle numerose interviste con medici, residenti a Ghouta, combattenti ribelli e le loro famiglie, molti credono che alcuni ribelli hanno ricevuto armi chimiche tramite il capo dell’intelligence saudita, il principe Bandar bin Sultan, e sono stati responsabili per l’esecuzione dell’attacco gas (mortale), scrive Gavlak. I ribelli hanno detto aGavlak che essi non sono stati adeguatamente addestrati su come gestire le armi chimiche persino non sapevano cosa fosse stato loro consegnato. Sembra che le armi inizialmente dovevano essere consegnate ad Al Qaeda mediante la propaggine di Jabhat al-Nusra.

 

“Eravamo molto curiosi di queste armi,  e purtroppo, alcuni dei combattenti hanno gestito le armi in modo improprio e si è scatenata un’esplosione per errore.” riferisce un militante di nome ‘J’ , sempre secondo il giornalistaGavlak.

Le sue affermazioni sono condivise da un altro combattente donna di nome ‘K’, che ha detto a Gavlak, “Loro non ci ha detto quello che queste armi erano o come usarle. Non sapevamo che erano armi chimiche. Non avremmo mai immaginato che erano armi chimiche.”

Abu Abdel-Moneim, il padre di un ribelli, ha anche detto a Gavlak, “Mio figlio è venuto da me due settimane fa per chiedere che cosa pensassi delle armi che gli erano state consegnate per portarle ad altri combattenti”, descrivendoli come un’arma con  ”tubo-come struttura “, mentre altri erano come una “bottiglia di gas enorme”. Il padre chiama il militante saudita che ha fornito le armi come Abu Ayesha. Secondo Abdel-Moneim, le armi sono esplose all’interno di un tunnel, uccidendo 12 ribelli.

“Più di una dozzina di ribelli intervistati hanno riferito che i loro stipendi venivano dal governo saudita”, scrive Gavlak.

Se confermate, queste informazioni potrebbero fermare completamente la corsa degli Stati Uniti d’America verso un attacco diretto alla Siria che è stata fondata sulla giustificazione che Assad era dietro l’attacco di armi chimiche. La credibilità di Dale Gavlak è molto impressionante. E ‘stato corrispondente dal Medio Oriente per l’Associated Press per due decenni e ha lavorato anche per la National Public Radio (NPR) e ha scritto anche articoli per la BBC News .

Il sito sul quale è apparso la notizia originariamente è il Mint Press (che è attualmente è giù a causa del traffico enorme che sta attirando l’articolo).

Quindi la notizia sembra veritiera, visto che ieri i media turchi hanno annunciato che le forze di sicurezza turche durante una perquisizione in casa di militanti jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), hanno trovato una bombola da 2 kg con gas sarin, che stava per essere utilizzato per una bomba, il gruppo di terroristi di al-Qaeda arrestati fanno parte dello stesso gruppo che Gavlak cita nella sua intervista, ossia jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), quindi il collegamento è evidente.

Turchia: polizia trova gas sarin in casa di ribelli siriani

Lunedì 26 agosto, le forze speciali turche anti-terrorismo hanno arrestato 12 sospetti membri di Jabhat al-Nusra, il gruppo affiliato di al-Qaeda, che è stato soprannominato “il braccio più aggressivo dei ribelli siriani”. Il gruppo è stato designato un’organizzazione terrorista dagli Stati Uniti d’Americanel dicembre 2012. La polizia ha anche riferito che è stato trovato un deposito di armi, documenti e dati digitali che saranno controllati dalla polizia. Il gas sarin è stato trovato mercoledì 28 agosto nelle case dei sospetti islamisti siriani nelle province meridionali di Adana e Mersia a seguito di una ricerca da parte della polizia turca e presumibilmente sarebbe stato utilizzato per effettuare un attentato nella città di Adana, nellaTurchia meridionale. Ora Erdogan ancora sarà deciso ad attaccare laSiria?

(traduzione inglese-italiano google)

www.infowars.com

Sudafrica, la presidenza smentisce la dimissione di Mandela dall’ospedale Autore: fabrizio salvatori

 

La presidenza sudafricana ha smentito le notizie di stampa (Bbc) secondo cui l’ex presidente Nelson Mandela, 95 anni, sarebbe uscito dall’ospedale dove è ricoverato per un’infezione polmonare dallo scorso 8 giugno. “La presidenza ha notato informazioni di stampa non corrette secondo le quali l’ex presidente Nelson Mandela ha lasciato l’ospedale”, si legge in un comunicato. Mandela “è ancora all’ospedale di Pretoria e rimane in condizioni critiche, anche se stazionarie”. Nell’ultimo bollettino la presidenza aveva assicurato che Madiba, il nomignolo tribale con cui e’ affettuosamente chiamato, mostrava “grande resistenza”. Il ricovero di Mandela, le cui condizioni negli ultimi mesi sono apparse a tratti disperate, ha attratto l’attenzione dei media di tutto il mondo e in Sudafrica e’ stato vissuto quasi come un dramma nazionale. Quando il premio Nobel per la Pace ha festeggiato il suo 95mo compleanno in ospedale, il 18 luglio, gli sono arrivati auguri da statisti e semplici cittadini da ogni angolo del pianeta. Durante l’apartheid, Mandela trascorse 27 anni nel carcere di Robben Island prima della liberazione e l’elezione a primo presidente di colore del Sudafrica nelle elezioni multirazziali del 1994.

E ora Grillo attacca il prosciutto Fonte: Il Manifesto | Autore: red. soc.

 

Beppe Grillo dice di essere «stanco di essere gandhiano» e chiede al movimento 5 stelle di scendere in piazza nel prossimo autunno per difendere la Costituzione.

Ormai l’esternazione è quotidiana da parte del leader pentastellato. Che ieri dal suo blog è tornato di nuovo a sparare a zero contro tutto e tutti, senza salvare nemmeno il prosciutto di Parma e il parmigiano reggiano, due eccellenze della gastronomia italiana messe in pericolo, a suo dire, dall’accensione dell’inceneritore di Parma, lo stesso che Grillo aveva giurato ai suoi elettori che non sarebbe mai stato usato. «Chi mangerà prosciutto e parmigiano alla diossina?» ha chiesto ieri il leader attirandosi le critiche dei produttori e del ministro dell’Agricoltura De Girolamo.
Ma è meglio andare con ordine. «Io sono stanco di essere gandhiano, di osservare leggi fatte per favorire i delinquenti», scrive Grillo sul blog. «Dietro il M5S ci sono nove milioni di voti, ma questi, che hanno occupato ogni posto di potere, se ne sbattono i coglioni», prosegue il capo lamentandosi perché alla Camera e al Senato il suo movimento non viene perso in considerazione da nessuno visto che tutte le proposte avanzate finora sarebbero state ignorate. «Prendo atto che noi non esistiamo – prosegue – che ogni legge partorita da loro , in particolare quella elettorale, è contro di noi e per la loro sopravvivenza». Poi rivendica di aver proposto l’abolizione del Porcellum e di essere stato ignorato. Salvo poi sposarlo in pieno e chiedere da settimane di andare al voto proprio con la legge elettorale che tanto diceva di detestare.
«Sono stanco di farmi prendere per il culo da questi incapaci, spocchiosi, intellettualmente depravati che hanno distrutto l’Italia. Sono stanco, ma di quella stanchezza che matura l’incazzatura formidabile», prosegue con toni minacciosi. Senza far mancare le accuse nei confronti del Colle. «La coppia Violante&Napolitano ha forse trovato il cavillo mancante per salvare un pregiudicato con il rinvio della legge Severino alla Corte Costituzionale».
Da qui l’invito al popolo 5 stelle a scendere in piazza, fatta sempre sul blog dai gruppi di Camera e Senato. Non si fanno date, ma l’invito è di manifestare in autunno contro «il trappolone» starebbero preparando a danno della Costituzione. «Il 6 settembre inizierà alla Camera la discussione sulla modifica dell’articolo 139 della Costituzione, l’articolo cassaforte che stabilisce come si cambia la nostra Carta – scrivono i parlamentari stellati -. Tre giorni dopo, il 9, si voterà e poi di corsa in discussione al Senato: in quattro e quattr’otto, perché c’è urgenza di presidenzialismo».
L’ultima esternazione della giornata Grillo la riserva al prosciutto di Parma e al parmigiano reggiano. E rischia di mettere in difficoltà un settore che fattura complessivamente 3,5 miliardi di euro. Dopo l’accensione dell’inceneritore, dice , Pd e Pdl «esultano per le neoplasie future degli abitanti di Parma, per il cibo avvelenato della Food Valley». E ancora: «Chi mangerà in futuro parmigiano e prosciutti imbottiti di diossina? L’inceneritore è inutile e brucerà rifiuti provenienti da ogni dove, ma loro sono contenti». Parole che fanno infuriare il presidente del Consorzio parmigiano reggiano, Giuseppe Alai: «Spiace davvero questa azione di terrorismo nei confronti dei nostri consumatori» dice, mentre il ministro dell’Agricoltura De Girolamo definisce «un incosciente» il leader del M5S.

I sindacati europei dicono NO alla riduzione dei salari | Fonte: rassegna

 

Secco ‘no’ dei sindacati europei alla proposta di Olli Rehn di ridurre i salari del 10% per rilanciare la crescita. “Aggrapparsi all’austerità e alla riduzione dei salari non è la risposta giusta”, ha scritto la Confederazione dei sindacati europei (Ces) in una lettera aperta al vicepresidente della Commissione europea e responsabile per gli affari economici e monetari, con cui “respinge la proposta di erosione salariale in Spagna allo scopo di riprodurre i successi irlandese e elettone”.

Nella lettera la Ces sottolinea che “la Lettonia e l’Irlanda, che hanno perduto rispettivamente il 20% ed il 15% dell’insieme della loro forza lavoro, possono difficilmente passare per esempi”. “L’unica lezione da imparare dalla Lettonia è che l’azione prioritaria è stata quella di rilanciare la crescita”, afferma il sindacato europeo aggiungendo che “l’Europa deve rinviare l’applicazione del limite del 3% di deficit finché le economie nazionali non si saranno riprese” ovvero probabilmente fino al 2016-2017.

La Ces inoltre denuncia “la corsa verso il basso” dei salari “provocata in molti stati membri della concorrenza salariale incoraggiata dalla Commissione”. “Come avevamo previsto – ha affermato il segretario generale della Ces, Bernadette Sègol – l’austerità non funziona. Noi siamo favorevoli a politiche che stimolano l’attività, accompagnate da salari e pensioni che sostengano i consumi”.

Siria, Obama tradisce il Nobel: «Sarà attacco limitato» Fonte: liberazione.it

Dice di non aver ancora preso la «decisione finale», ma mente: in realtà Obama ha già deciso di andare a bombardare la Siria, manca solo qualche dettaglio. Per esempio aspettare che gli ispettori Onu abbiano lasciato il paese per non rischiare di bombardare anche loro. Per il resto è tutto pronto: i risultati del lavoro di indagine sulle armi chimiche è irrilevante perché gli Usa sostengono di avere già tutte le prove che gli servono.

Dunque, gli Stati Uniti sono pronti, assieme alla Francia, a punire il regime siriano di Assad, perché l’uso di armi chimiche è «una sfida al mondo» e «una minaccia ad alleati degli Usa come Israele, Turchia e Giordania», «una minaccia agli interessi della sicurezza nazionale americana». E guai a toccare la «sicurezza nazionale americana». L’attacco sarà «limitato» e nessuno si fa più illusione che non sia imminente. Il dietrofront della Gran Bretagna non ferma gli americani; anzi, Obama ha fatto sapere di essere disposto a lanciare l’attacco da solo. Con la Francia, ovviamente, elogiata dal segretario di Stato Kerry per essere «il più vecchio alleato degli Usa». E in ogni caso, benché l’amministrazione Usa stia ancora tentando di trovare qualche altro alleato, la cosa non è più così importante: «Ciò che viene preso in considerazione è di una natura così limitata, che non è necessario che vi siano anche altre capacità di altri Paesi», ha affermato una fonte della Casa Bianca dopo che anche la Nato si è chiamata definitivamente fuori.

Kerry ieri ha usato toni ed espressioni da falco, parole dalle quali non si torna indietro. Presentando il famoso rapporto degli 007 americani (quattro misere paginette) che dovrebbe inchiodare Assad, Kerry ha sostenuto che «il governo siriano ha ucciso almeno 1429 civili, tra cui 426 bambini, con armi chimiche» e Assad è un «criminale» e un «assassino. Questo è l’indiscriminato, inconcepibile orrore delle armi chimiche. E’ ciò che Assad ha fatto al suo stesso popolo». Detto dal ministro degli esteri di un paese che ha fatto largo uso di armi chimiche nelle “sue” guerre (vedi il Vietnam) suona paradossale. Ma loro, si sa, sono i buoni.

Il fatto che le prove raccolte dall’intelligence americana non abbiano alcuna credibilità a causa delle bugie sparse a piene mani in passato, non crea alcun imbarazzo alla Casa Bianca. Giura Kerry che le informazioni raccolte sono solide, e gli Usa non hanno alcuna intenzione di «ripetere gli errori» commessi per l’Iraq, quando il suo predecessore Colin Powell espose di fronte al Consiglio di Sicurezza Onu “le prove” (false) che dimostravano il presunto possesso di armi di distruzioni di massa da parte di Saddam Hussein (anche lui definito «assassino e criminale»), poi mai trovate perché non esistevano. Né tantomeno sarà un’operazione stile Iraq o Afghanistan: «Non ci saranno truppe sul terreno e sarà un’azione limitata nel tempo» (per limitare il più possibile la perdita di vite umane americane). «Dopo 10 anni l’America è stanca della guerra. E anche io. Ma abbiamo le nostre responsabilità di fronte al mondo». Per questo spediscono nel Mediterraneo una sesta nave da guerra.

Gli ispettori dell’Onu, intanto, hanno ormai finito il loro lavoro sul campo e in queste ore stanno lasciando la Siria. Domani saranno all’Aja, ma per il risultato dei test ci vorrà del tempo, almeno due settimane (ha fatto sapere il segretario dell’Onu Ban-Ki-Moon) perché i campioni andranno analizzati nei laboratori e tutti sanno quanto sia complicato capire chi effettivamente abbia usato i gas.

Ma l’america di Obama non è disposta ad aspettare, nemmeno se serve a scoprire la verità.
Nonostante la volontà americana di attaccare comunque, l’attività diplomatica non si ferma. Mosca insiste a dire che azioni fuori dalle decisioni Consiglio di sicurezza dell’Onu, «se si verificassero, attenterebbero gravemente al sistema basato sul ruolo centrale delle Nazioni Unite, dando un colpo serio all’ordine mondiale» e il vice ministro degli Esteri Ghennadi Gatilov ha ribadito che il governo russo rimane contrario «a qualsiasi risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che possa essere usata per un’azione di forza contro la Siria». La cancelliera Angela Merkel spinge perché la Russia cambi atteggiamento affinché all’Onu si arrivi a una posizione comune sulla Siria; così come il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, secondo la quale «anche se sembra più lento, più duro e a volte sembra non riuscire, la pressione diplomatica e politica è l’unica soluzione perseguibile». Anche perché, ha paventato, «da un conflitto drammatico e terribile corriamo il rischio di una deflagrazione addirittura mondiale», sottolineando i rischi di una reazione siriana, ma anche degli Hezbollah libanesi e persino della Russia, che ha importanti interessi nella regione.

La Siria: «Kerry bugiardo». Il ministro degli Esteri siriano ha respinto le accuse di uso di armi chimiche avanzate dal segretario di stato americano John Kerry. «Quelle che ha detto sono bugie», ha dichiarato, un «disperato tentativo» di giustificare una «potenziale aggressione». «Quelle che l’amministrazione americana ha definito prove irrefutabili – ha detto il ministro degli esteri siriani, Walid al Muallim, in un comunicato letto alla tv ufficiale – non sono niente di più di vecchie storie diffuse dai terroristi da più di una settimana, con tutto quello che queste comportano di menzogna, di macchinazione e di storie costruite». Il ministro si è detto «meravigliato» per il fatto che «una superpotenza inganni la propria opinione pubblica in questa maniera ingenua e appoggiandosi a prove inesistenti» e «si meraviglia anche che gli Stati Uniti basino le loro posizioni di guerra e di pace su quello che è diffuso dai social network e dai siti internet». Le cifre fornite oggi dal segretario di stato americano John Kerry sul numero di vittime dell’attacco chimico attribuito al governo siriano, secondo la nota ufficiale di Damasco sono «cifre fittizie fornite dai gruppi armati in Siria e dall’opposizione all’estero».

Curdi su Siria: Cambiamento democratico, non intervento militare! | Fonte: Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia

Fermate gli attacchi in Kurdistan occidentale!

Gruppi vicini ad Al Qaeda attaccano la popolazione civile curda in Siria. Dozzine di persone sono state barbaramente uccise. Centinaia sono state rapite. Contemporaneamente il regime di Assad attacca ripetutamente le zone abitate da curdi. Per l’occidente la “soluzione” è un attacco militare in Siria. Per la giornata contro la guerra chiediamo: Cambiamento democratico, invece di un inasprimento della guerra!

La “terza via” curda in Siria

Mentre in Siria da tempo infuria una sanguinosa guerra civile tra il regime di Assad e i gruppi dell’opposizione, fino ad ora nei territori curdi ha regnato una relativa calma. Da quando nel luglio 2012 il regime di Assad ha ritirato le sue truppe e la sua amministrazione dal Kurdistan, tutti i compiti dello stato sono stati assunti dalla popolazione attraverso un’amministrazione autonoma. Protezione militare, sicurezza e ordine pubblico, sanità e gestione economica erano amministrati da comitati appositamente eletti. Le curde e i curdi in Siria rifiutano di schierarsi con una delle parti nella guerra civile e rivendicano invece una “terza via”. Chiedono il diritto all’autodeterminazione per tutti i popoli, le comunità religiose e le culture del Medio Oriente e in particolare anche per le donne.

Escalation della violenza

L’escalation di violenza che dura ormai dalla metà di luglio nelle ultime settimane si è ora estesa ad alcune città e villaggi vicini al confine turco-siriano abitati in prevalenza da curdi. I gruppi islamisti commettono crimini di guerra come rapimenti e uccisioni di civili, bombardamenti sui quartieri, espulsioni su base etnica e torture. La popolazione nei territori colpiti è in larga misura tagliata fuori dai rifornimenti. Mancano alimenti, medicine e strumentazione tecnica per rispondere ai bisogni fondamentali.

Come si sono determinati gli scontri?

I gravi scontri tra i gruppi islamisti e le unità di autodifesa curde sono scoppiati dopo che componenti del Fronte Al-Nusra nella metà di luglio hanno attaccato una pattuglia delle Unità di Difesa del Popolo (YPG). Ma pare che con questo attacco i gruppi islamisti abbiano solo dato il via ad un’operazione su ampia scala contro i territori curdi. Così solo nelle località di Til Hasıl e Til Aran 70 civili sono stati crudelmente uccisi dagli islamisti. Attualmente decine di migliaia di curde e curdi del Kurdistan occidentale sono in fuga. I gruppi islamisti vengono sostenuti e incitati ad attaccare i curdi soprattutto da parte della Turchia. Un’amministrazione autonoma curda all’interno della Siria, per il governo turco è uno scenario orribile. Allo stesso tempo si ripetono continuamente attacchi del regime di Assad contro i territori abitati da curdi in Siria. Soprattutto i quartieri curdi ad Aleppo sono oggetto di ripetuti attacchi aerei da parte del regime di Assad.

Chiediamo la fine degli attacchi contro i curde e curdi in Siria. La popolazione ha urgente bisogno di aiuti umanitari. Per questo chiediamo che vengano aperti i confini verso il Kurdistan occidentale per consentire l’accesso alle organizzazioni umanitarie e che siano garantiti aiuti alla popolazione civile.

Che soluzione può esserci?

Le curde e i curdi in Siria chiedono un cambiamento democratico nel paese. Un cambiamento democratico tuttavia non può arrivare attraverso l’intervento militare di altri paesi. La democrazia può realizzarsi solo attraverso la popolazione del paese stesso. La popolazione del Kurdistan occidentale al momento sta dimostrando con successo che è possibile. Invece di provocare un’escalation della situazione in Siria con minacce di intervento, la comunità internazionale dovrebbe nuovamente chiedere la convocazione di una conferenza di pace e spingere tutte le parti in conflitto a prendere parte a questa conferenza. Con interventi militari, bombe e forniture di armi non si può portare la democrazia. Afghanistan, Iraq e Libia lo hanno chiaramente dimostrato.

Ufficio D’Informazione del Kurdistan in Italia

8 settembre ISNELLO: Ricordo dei caduti e difesa della Costituzione da: anpi sicilia e anpi Isnello

Come l’anno scorso, anche quest’anno L’ANPI intende ricordare e rendere omaggio al nostro partigiano Giovanni Ortoleva, nel secondo anniversario della traslazione delle sue spoglie dal Piemonte a Isnello, avvenuta il 3 settembre del 2011.
Avremo l’onore di avere tra noi il partigiano Giuseppe Benincasa, oggi novantunenne, sopravvissuto al massacro di Cefalonia, che, dopo l’armistizio dell’8 settembre del 43,  aveva aderito all’Ellas, la formazione di Resistenza greca al nazifascismo.
Egli verrà con la sua tromba per suonare il silenzio in onore di tutti i caduti per la libertà e la democrazia, mentre l’ANPI, alle ore 17.00, insieme ai familiari deporrà dei fiori sulla tomba del concittadino G. Ortoleva.
Quest’anno, in concomitanza con il 70° anniversario dell’armistizio dell’8 settembre, che diede inizio alla resistenza partigiana, abbiamo voluto far coincidere la ricorrenza con la presentazione al centro sociale di Isnello alle ore 17.30, del libro di Giuseppe Benincasa, Memorie di Cefalonia, diario di un sopravvissuto della divisione Acqui, a cura di Franco Ciminato,edito dall’Istituto Poligrafico Europeo, Palermo 2013, e facente parte della collana di quaderni dell’ANPI Sicilia diretta dal prof. Giuseppe Carlo Marino.

Ci saranno vari interventi  per rievocare la ricorrenza del momento storico, la presentazione del libro insieme all’autore Benincasa,  e la figura di Giovanni Ortoleva con in particolare l’Omaggio per il partigiano martire Giovanni Ortoleva e per tutti i caduti per la libertà, dei Maestri: Franco Vito Gaiezza e Francesco La Bruna.
ore 17,30 Centro Sociale:

Introduce Giusy Vacca: referente ANPI Isnello

Ottavio Terranova e Angelo Ficarra, Presidente e Segretario ANPI

Dario Carnevale, editore Gruppo Istituto Poligrafico Europeo, Palermo

Eugenio Giannone: operatore culturale, socio onorario delle Fiamme Verdi di Brescia,
(nipote del partigiano Santo La Corte di Cianciana,  trucidato dai nazisti nel 1944 a Brescia)

Antonino Cicero interverrà su:  Il contributo dei  partigiani delle Madonie  nella lotta di Resistenza

Dino Paternostro, ricorderà: Tindaro Accordino sopravvissuto a Cefalonia, poliziotto a Corleone  arrestò Totò Riina nel ’63 e Luciano Liggio nel 1964….

Conclude:  Matteo Di Figlia: docente e ricercatore di Storia contemporanea, Università di Palermo

Alle ore 19,00 chiuderà la giornata il concerto musicale per organo e violino, Omaggio per il partigiano martire Giovanni Ortoleva e per tutti i caduti per la libertà, dei Maestri: Franco Vito Gaiezza e Francesco La Bruna

A cura dell’ANPI Sicilia e Isnello