Fassina fa il berlusconino. Camusso: “Evasione di sopravvivenza? Clamoroso errore politico” Fonte: liberazione.it | Autore: Dino Greco

 

Riportiamo di seguito i due articoli pubblicati su liberazione.it sulla vicenda imbarazzante di Fassina, viceministro dell’economia, che ieri ha affermato: “esiste un’evasione di sopravvivenza. Senza voler strizzare l’occhio a nessuno – dice al convegno Confcommercio – senza ambiguità nel contrastare l’evasione ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno”.

E’ l’abito che fa il monacoDino Greco – liberazione.it del 25-07-2013

Ecco qua il Fassina che ormai ti aspetti, almeno da quando è entrato nella stanza dei bottoni. “La pressione fiscale è insostenibile” ha detto il viceministro al convegno di Confcommercio. E fin qui non ci piove, salvo che sarebbe stato utile precisare su chi, su quali soggetti sociali e fasce di reddito pesa questa overdose tributaria. Invece no. Tutti, per Fassina, egualmente tartassati e sull’orlo della bancarotta. Sul crollo della progressività dell’imposta, passata per l’aliquota massima dall’oltre 70% degli anni Settanta all’attuale 45%, neppure un accenno. Ricchi rentiers, padroni, manager, grand commis di stato, al pari dei pensionati e dei lavoratori dipendenti sarebbero egualmente rapinati da un fisco vorace. Indifferenziatamente. La bufala è madornale, ma ormai Fassina è lanciato e così prosegue: “C’è una relazione stretta tra la pressione fiscale, la spesa e l’evasione”. Immaginiamo la sorpresa e il plauso di una platea che rappresenta una delle categorie che si caratterizzano per la più alta, quasi compulsiva, tendenza all’evasione, sistematicamente rilevata ad ogni rilevazione statistica dall’Agenzia delle entrate. Fassina “scopre” che esiste ”un’evasione di sopravvivenza”. ”Senza voler strizzare l’occhio a nessuno – per carità!, ndr – e senza ambiguità nel contrastare l’evasione ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno”. Povero Fassina: ora ha scoperto che i commercianti evadono sì, ma per necessità e, soprattutto, con un nodo alla gola per il rimorso. Ce n’è un altro, che prima di lu spiegava agli italiani come l’evasione fose uno “strumento di legittima difesa contro l’esosità del fisco”. Si chiama Silvio Berlusconi, faceva il presidente del consiglio e recentemente è stato condannato al carcere e all’interdizione dai pubblici uffici per gravi reati di frode fiscale. Dicono che non se la passi proprio male. ”Non è una questione di carattere prevalentemente morale”, conclude il viceministro, un tempo accreditato alla sinistra del Pd ed ora folgorato da amore irrefrenabile per le “larghe intese”. Non lo è, infatti. O, per lo meno, non è soltanto quello. E’ innanzitutto un dovere civile, un imperativo su cui si regge il patto comunitario, un elemento fondativo della coesione sociale. Fornire alibi a buon mercato al popolo fraudolento degli evasori, magari sperando di riscuotere qualche appannaggio elettorale, è il modo più diretto, e miserabile, per demolire le fondamenta della democrazia.

Camusso a Fassina: “Evasione di sopravvivenza? Clamoroso errore politico”

Dino Greco – liberazione.it del 26-07-2013

Ingenuità? Equivoco?, come dice il segretario del Pd Guglielmo Epifani, acrobaticamente impegnato a correggere la stupefacente affermazione di Stefano Fassina, secondo il quale esisterebbe un’evasione “di sopravvivenza”, giustificata – e resa dunque più comprensibile – dalla troppo elevata imposizione fiscale? La Linea del Pd è ”quella che l’evasione si combatte”, taglia corto il segretario. Ma la frittata è fatta e, come sempre, vellicare gli istinti bestiali di settori sociali endemicamente votati all’egoismo, può provocare conseguenze gravi, in un tessuto civile già ampiamente sfibrato da comportamenti e pratiche illegali. Susanna Camusso, invece, non crede al rammendo con il quale Epifani ha (come al solito) cercato di salvare capre e cavoli. Per la segretaria della Cgil quello di Fassina è un clamoroso infortunio: ”Questa battuta non si può definire solo una battuta infelice – chiosa – ma un drammatico errore politico”. Il direttore delle entrate, Attilio Befera, aveva appena finito di lodare il recupero di 13 miliardi dalla lotta all’evasione, i tecnici di Confcommercio avevano suonato il campanello d’allarme per l’economia sommersa che viaggia ormai oltre i 272 miliardi di euro. Da parte sua, il presidente del consiglio Letta aveva solo 24 ore prima annunciato che “contro l’evasione sarà lotta senza quartiere”, aggiungendo che il ‘nero’ nel nostro Paese “è così alto da doversi combattere non con politiche di contrasto sanzionatorio, ma anche con interventi di contrasto di interessi”. Sembra invece che Fassina qualche “quartiere” franco lo veda, se pensa che vi sia – e proprio nel lavoro autonomo – chi è costretto a scegliere se evadere o perire. A questa logica perversa si sottrae anche il responsabile economico del Pd, Matteo Colaninno, per il quale “la fedeltà fiscale è una battaglia di civiltà”, per cui “se qui si pagano troppe tasse la colpa è anche di decenni di assuefazione a nero e sommerso che hanno prodotto danni incalcolabili a cittadini, imprenditori onesti e all’intero paese”. Fassina riesce a beccarsi anche la scudisciata della moderatissima Linda Lanzillotta, di Scelta civica (“Se Fassina la pensa come Berlusconi siamo all’allarme rosso”). Ma lo schiaffo più sonoro lo somministra a Fassina il capogruppo del Pdl Renato Brunetta che non si lascia sfuggire la ghiotta occasione per plaudire ironicamente alle parole del viceministro: “Pare di sentire quel Berlusconi che i compagni del suo partito azzannavano come complice degli evasori; benvenuto nel Popolo della libertà”. E Fassina? Lui non si scuote, ineffabile. E a Letta, che qualcosa deve avergli sussurrato all’orecchio, replica: “Ma quale chiarimento? Non c’è nulla che lo richieda!”. Auguri.

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