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All’ombra del Fuhrer-La Grande Storia

Val di Susa, venti sindaci firmano un documento per lo stop alla Tav | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

Venti sindaci valsusini, il vicesindaco di Rivoli e il presidente della Comunita’ montana valle Susa firmano un documento per chiedere la “sospensione immediata dei lavori preparatori del Tav per frenare lo spreco di denaro pubblico e le tensioni, sempre piu’ preoccupanti nel contesto attuale di grave crisi economica, sociale e politica”. Avigliana, Sant’Ambrogio, Villardora, Chiusa San Michele, Vaie, Villarfocchiardo, San Giorio, San Didero, Chianocco, Bussoleno, Mompantero, Venaus, Caprie, Giaglione, Oulx, Caselette, Bruzolo, Mattie, Rivalta e Moncenisio sono i comuni i cui primi cittadini hanno sottoscritto questo documento, che sara’ inviato al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e ai presidenti delle due Camere. Dichiara Angelo Patrizio, sindaco di Avigliana: “La presenza dei sindaci c’e’ e c’e’ sempre stata seguendo i percorsi istituzionali ma comunque all’interno della lotta alla Torino-Lione.

“Opera inutile e dannosa”
Oggi in maniera piu’ forte che mai ci opponiamo a quest’opera che e’ inutile e dannosa”. Gli amministratori sottolineano che e’ necessario spostare l’attenzione dal problema di ordine pubblico al reale problema di opportunita’ di realizzazione del Tav. “Ci preoccupano gli episodi di violenza – prosegue Patrizio – ma se si dispongono gli agenti fuori dal cantiere significa che si vuole alzare la tensione. La colpa non sta solo da una parte ma e’ sicuramente figlia dell’assenza della politica”. Il documento chiede anche “la ripresa di un sereno confronto politico sui contenuti e sui dati tecnici del progetto, superato e non aggiornato alle esigenze di oggi” nonche’ “l’individuazione di un piano organico e complessivo per la valle non legato alle compensazioni per un danno ma alle vere ed urgenti esigenze”.

Il movimento è non violento”
Accanto alla richiesta di sospendere i lavori al cantiere Tav di Chiomonte, facendo “ritornare la parola alla politica”, i sindaci esaminano gli scontri della scorsa settimana e la prospettiva per la manifestazione popolare di sabato, che li vedra’ nuovamente presenti. “I sindaci non sono scomparsi e continuano a far parte del movimento – puntualizza Dario Fracchia, sindaco di Sant’Ambrogio – Noi non vogliamo gente che tira le pietre e chiediamo a chiunque voglia tirarle di tornare a casa, perche’ il movimento torni ad essere popolare e non-violento come e’ sempre stato. Ci siamo sempre stati e ci saremo anche sabato. Insieme rappresentiamo piu’ di centomila persone e chiediamo che le nostre richieste siano ascoltate”. In merito alla vicenda di Marta e delle presunte molestie subite da parte delle forze dell’ordine, il sindaco di San Didero, Loredana Bellone dice: “Sono una donna e come donna mi sento offesa per gli oltraggi a cui veniamo sottoposte, come quello avvenuto a Marta venerdi’ notte. Domani, alle 12, davanti al palagiustizia di Torino ci sara’ un presidio di solidarieta’ con Marta, che sara’ sentita dai Pm. Io ci saro’ come tante altre donne valsusine”

Fassina fa il berlusconino. Camusso: “Evasione di sopravvivenza? Clamoroso errore politico” Fonte: liberazione.it | Autore: Dino Greco

 

Riportiamo di seguito i due articoli pubblicati su liberazione.it sulla vicenda imbarazzante di Fassina, viceministro dell’economia, che ieri ha affermato: “esiste un’evasione di sopravvivenza. Senza voler strizzare l’occhio a nessuno – dice al convegno Confcommercio – senza ambiguità nel contrastare l’evasione ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno”.

E’ l’abito che fa il monacoDino Greco – liberazione.it del 25-07-2013

Ecco qua il Fassina che ormai ti aspetti, almeno da quando è entrato nella stanza dei bottoni. “La pressione fiscale è insostenibile” ha detto il viceministro al convegno di Confcommercio. E fin qui non ci piove, salvo che sarebbe stato utile precisare su chi, su quali soggetti sociali e fasce di reddito pesa questa overdose tributaria. Invece no. Tutti, per Fassina, egualmente tartassati e sull’orlo della bancarotta. Sul crollo della progressività dell’imposta, passata per l’aliquota massima dall’oltre 70% degli anni Settanta all’attuale 45%, neppure un accenno. Ricchi rentiers, padroni, manager, grand commis di stato, al pari dei pensionati e dei lavoratori dipendenti sarebbero egualmente rapinati da un fisco vorace. Indifferenziatamente. La bufala è madornale, ma ormai Fassina è lanciato e così prosegue: “C’è una relazione stretta tra la pressione fiscale, la spesa e l’evasione”. Immaginiamo la sorpresa e il plauso di una platea che rappresenta una delle categorie che si caratterizzano per la più alta, quasi compulsiva, tendenza all’evasione, sistematicamente rilevata ad ogni rilevazione statistica dall’Agenzia delle entrate. Fassina “scopre” che esiste ”un’evasione di sopravvivenza”. ”Senza voler strizzare l’occhio a nessuno – per carità!, ndr – e senza ambiguità nel contrastare l’evasione ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno”. Povero Fassina: ora ha scoperto che i commercianti evadono sì, ma per necessità e, soprattutto, con un nodo alla gola per il rimorso. Ce n’è un altro, che prima di lu spiegava agli italiani come l’evasione fose uno “strumento di legittima difesa contro l’esosità del fisco”. Si chiama Silvio Berlusconi, faceva il presidente del consiglio e recentemente è stato condannato al carcere e all’interdizione dai pubblici uffici per gravi reati di frode fiscale. Dicono che non se la passi proprio male. ”Non è una questione di carattere prevalentemente morale”, conclude il viceministro, un tempo accreditato alla sinistra del Pd ed ora folgorato da amore irrefrenabile per le “larghe intese”. Non lo è, infatti. O, per lo meno, non è soltanto quello. E’ innanzitutto un dovere civile, un imperativo su cui si regge il patto comunitario, un elemento fondativo della coesione sociale. Fornire alibi a buon mercato al popolo fraudolento degli evasori, magari sperando di riscuotere qualche appannaggio elettorale, è il modo più diretto, e miserabile, per demolire le fondamenta della democrazia.

Camusso a Fassina: “Evasione di sopravvivenza? Clamoroso errore politico”

Dino Greco – liberazione.it del 26-07-2013

Ingenuità? Equivoco?, come dice il segretario del Pd Guglielmo Epifani, acrobaticamente impegnato a correggere la stupefacente affermazione di Stefano Fassina, secondo il quale esisterebbe un’evasione “di sopravvivenza”, giustificata – e resa dunque più comprensibile – dalla troppo elevata imposizione fiscale? La Linea del Pd è ”quella che l’evasione si combatte”, taglia corto il segretario. Ma la frittata è fatta e, come sempre, vellicare gli istinti bestiali di settori sociali endemicamente votati all’egoismo, può provocare conseguenze gravi, in un tessuto civile già ampiamente sfibrato da comportamenti e pratiche illegali. Susanna Camusso, invece, non crede al rammendo con il quale Epifani ha (come al solito) cercato di salvare capre e cavoli. Per la segretaria della Cgil quello di Fassina è un clamoroso infortunio: ”Questa battuta non si può definire solo una battuta infelice – chiosa – ma un drammatico errore politico”. Il direttore delle entrate, Attilio Befera, aveva appena finito di lodare il recupero di 13 miliardi dalla lotta all’evasione, i tecnici di Confcommercio avevano suonato il campanello d’allarme per l’economia sommersa che viaggia ormai oltre i 272 miliardi di euro. Da parte sua, il presidente del consiglio Letta aveva solo 24 ore prima annunciato che “contro l’evasione sarà lotta senza quartiere”, aggiungendo che il ‘nero’ nel nostro Paese “è così alto da doversi combattere non con politiche di contrasto sanzionatorio, ma anche con interventi di contrasto di interessi”. Sembra invece che Fassina qualche “quartiere” franco lo veda, se pensa che vi sia – e proprio nel lavoro autonomo – chi è costretto a scegliere se evadere o perire. A questa logica perversa si sottrae anche il responsabile economico del Pd, Matteo Colaninno, per il quale “la fedeltà fiscale è una battaglia di civiltà”, per cui “se qui si pagano troppe tasse la colpa è anche di decenni di assuefazione a nero e sommerso che hanno prodotto danni incalcolabili a cittadini, imprenditori onesti e all’intero paese”. Fassina riesce a beccarsi anche la scudisciata della moderatissima Linda Lanzillotta, di Scelta civica (“Se Fassina la pensa come Berlusconi siamo all’allarme rosso”). Ma lo schiaffo più sonoro lo somministra a Fassina il capogruppo del Pdl Renato Brunetta che non si lascia sfuggire la ghiotta occasione per plaudire ironicamente alle parole del viceministro: “Pare di sentire quel Berlusconi che i compagni del suo partito azzannavano come complice degli evasori; benvenuto nel Popolo della libertà”. E Fassina? Lui non si scuote, ineffabile. E a Letta, che qualcosa deve avergli sussurrato all’orecchio, replica: “Ma quale chiarimento? Non c’è nulla che lo richieda!”. Auguri.

Tunisia, ucciso leader dell’opposizione – comunicato della Sinistra Europea da: controlacrisi.org

 

 

Comunicato del Partito della Sinistra europea in seguito all’omicidio di Mohamed Brahmi in Tunisia:

 

Mohamed Brahmi, eletto alla Costituente dal popolo di Sidi Bouzid, è stato ucciso ieri davanti alla sua famiglia.
Il leader del Fronte Popolare tunisino, proveniente dalla regione in cui la rivolta ebbe inizio nel 2011, ha combattuto per le libertà individuali e collettive, la democrazia e lo sviluppo sociale.

 

Ci sono stati molti attacchi contro gli oppositori del regime islamico, sindacalisti, progressisti, le femministe e gli intellettuali. Questi crimini spesso sono rimasti impuniti, lasciando che gruppi vicini a Ennahdha seminassero il terrore. Il governo ha quindi la responsabilità politica degli omicidi di Chokri Belaïd e di Mohamed Brahmi. La giustizia e la sicurezza devono essere tempestivamente ripristinate in Tunisia

 

Il Partito della Sinistra Europea costruisce solidarietà politica con le forze progressiste nel Mediterraneo, tra cui la Tunisia. I progressisti tunisini denunciano l’islamismo politico al potere che riduce la democrazia a elezioni multipartitiche, senza riguardo per i diritti, le regole e lo spirito democratico.

Sosteniamo i movimenti popolari che vogliono far vivere un processo di transizione politica in Tunisia, per la democrazia e l’uguaglianza sociale ed economica dei suoi cittadini

Appello – Giù le mani dalla Costituzione da: controlacrisi.org

E’ in atto una pericolosa manomissione della Costituzione :

*Il disegno di legge costituzionale 813 prevede nuove modalità di modifica costituzionale, in deroga all’art.138 della Costituzione, imponendo i modi, le forme e i tempi del dibattito parlamentare e ponendo di fatto il parlamento sotto ricatto e la Costituzione sotto scacco.

*All’art. 2 si parla di modifica della forma di Stato e di Governo: per affermare il mito del presidenzialismo e concentrare ulteriormente il potere, invece di diffonderlo.

*Si affidano compiti non chiari a Commissioni/Comitati senza che la pubblica opinione venga messa in condizioni di conoscere e discutere le proposte. Si blandisce l’opinione pubblica con la proposta di una consultazione telematica: è un’altra forzatura! La Costituzione non si cambia con la logica del sondaggio di gradimento.

*Ciò che emerge con chiarezza sono la fretta e l’improvvisazione, ma le modifiche costituzionali non possono essere piegate alle necessità politiche contingenti di uno spurio Governo di larghe intese

*Non viene affrontato il tema cruciale di una nuova legge elettorale, l’unica riforma davvero urgente e necessaria, che sia rispettosa della dignità dei cittadini elettori, privati da troppi anni della possibilità di veder rappresentate le proprie posizioni e soprattutto di intervenire nella scelta dei propri rappresentanti.

Chiediamo a tutte/i le/i parlamentari di opporsi pubblicamente a scelte che snaturano l’assetto previsto dalla nostra Carta sulla quale hanno giurato fedeltà, rigettando una legge grimaldello che fa saltare le garanzie e le regole che la Costituzione stessa ha eretto a sua difesa, e che finché sono in vigore vanno applicate.

Ricordiamo a tutte le istituzioni il loro ruolo di poteri costituiti e la necessità che il loro operato si svolga nelle forme e nei limiti della Costituzione e al Presidente della Repubblica il il suo ruolo super partes di garante di questa Costituzione.

primi firmatari: Gaetano Azzariti, Francesco Baicchi (Rete per la Costituzione), Giuliana Beltrame e Emmanuele Curti (ALBA), don Marcello Cozzi (Libera), Paolo Flores D’Arcais (Micromega) , Alessandro Gilioli, Roberto Lamacchia (Giuristi Democratici), Maurizio Landini, Massimo Malerba, Tomaso Montanari, Maso Notarianni, Edda Pando (Arci Todo Cambia) , Livio Pepino, Marco Revelli, Salvatore Settis, Cecilia Strada ( Emergency).

http://www.avaaz.org/it/petition/Appello_Giu_le_mani_dalla_Costituzione/?txveYeb