Sequestro” della moglie e della figlia di un personaggio (Ablyazov), dissidente del Kazakistan, e del loro imbarco forzato, all’aeroporto di Ciampino: una vicenda, che, nonostante ogni “ripensamento”, resta comunque incredibile. Mentre resta difficile credere che non ci siano responsabilità politiche e le colpe siano tutte di funzionari poco rispettosi della legge e dei diritti umani. In ogni caso, è una vicenda sulla quale non può e non deve essere messa la sordina

Ancora una vicenda preoccupante, che ci riporta di colpo ai tempi del sequestro di Abu
Omar, che molti ricorderanno anche per la sua gravità, perché vi parteciparono servizi
italiani ed americani. Questa volta si è trattato del “sequestro” della moglie e della figlia di un
personaggio (Ablyazov), dissidente del Kazakistan, e del loro imbarco forzato, all’aeroporto di
Ciampino, su un aereo diretto, appunto, a quel Paese.
La vicenda, ha detto dapprima il Presidente del Consiglio, dev’essere chiarita fino in fondo.
Poi, dopo i primi accertamenti, si è concluso che si è trattato di un’operazione illegale,
tant’è che è stata disposta la revoca del provvedimento di espulsione.
Il che significa che ora la signora potrebbe anche rientrare in Italia; ma è assai dubbio che il
suo Paese, adesso, la lasci andare. Bisogna dire, con forza, che non è ammissibile che una
donna e una bambina di sei anni siano state “sequestrate” e dopo un giudizio sommario
consegnate ad un Paese ostile, che non offre alcuna garanzia né sulla loro incolumità, né
sulla loro libertà.
Una vicenda, che, nonostante ogni “ripensamento”, resta comunque incredibile. Mentre resta
difficile credere che non ci siano responsabilità politiche e le colpe siano tutte di funzionari
poco rispettosi della legge e dei diritti umani. In ogni caso, è una vicenda sulla quale non può
e non deve essere messa la sordina. Vogliamo la verità, tutta la verità; e vogliamo che chi ha
“sbagliato” (chiunque sia!), una volta tanto, paghi. Non tanto perché invochiamo punizioni,
quanto perché vogliamo davvero che certe vicende non possano verificarsi mai più. Esse
sono incompatibili con la nostra tradizione e la nostra Costituzione, e mettono in discussione
la nostra stessa libertà; perché due persone che “scompaiono” così, significano, in effetti,
una perdita anche della nostra dignità e dei nostri diritti.

Abbiamo ripetutamente preso posizione sul progetto di riforma costituzionale d’intesa con altre Associazioni, a partire dalla più nota e significativa (“Salviamo la Costituzione”). Abbiamo approvato e fatto nostro un documento, proprio sull’art. 138 e sul percorso per le modifiche alla Costituzione, predisposto dai Comitati Dossetti e indirizzato a tutti i Senatori.

 

 

La nostra mobilitazione continua
In Parlamento, si sta procedendo a tutta velocità, nell’esame del disegno di legge
Costituzionale, che contiene gli indirizzi per la progettata riforma e una modifica anche
dell’art. 138 della Costituzione.
Una celerità incomprensibile e sospetta. Abbiamo ripetutamente preso posizione, su tutto
questo, d’intesa con altre Associazioni, a partire dalla più nota e significativa (“Salviamo la
Costituzione”). Abbiamo approvato e fatto nostro un documento, proprio sull’art. 138 e sul
percorso per le modifiche alla Costituzione, predisposto dai Comitati Dossetti e indirizzato a
tutti i Senatori.
Continua la nostra mobilitazione; e speriamo che lo sia anche nelle sedi periferiche dell’ANPI,
dove sono necessarie manifestazioni, incontri con parlamentari, ecc. Qualunque iniziativa può
essere utile per fermare l’inaccettabile percorso che si sta seguendo in Parlamento.
‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐

Difendiamo La Valle del Simeto-giovedì 18 luglio 2013 ore 17’30 presso palazzo Alessi a Paternò

Felice Casson: “L’ombra di Silvio Berlusconi sul caso Shalabayeva. Indaghi Enrico Letta ed esautori Angelino Alfano” da: l’uffington post

Pubblicato: 13/07/2013 18:33

“Si tratta di una violazione gravissima dei diritti umani. Non è accettabile che uno stato democratico si comporti così. Ci sono responsabilità che vanno individuate a livello politico e di struttura tecnica. E l’amicizia tra Berlusconi e il presidente kazako getta un’ombra pesante sulla vicenda. Vanno condotti accertamenti e chiederò che sia Letta a occuparsene in prima persona. Non lo può fare il ministro dell’Interno Alfano, che è sotto accusa nella stessa vicenda…”.

Per Felice Casson il caso dell’espulsione dall’Italia della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyazov scotta. Moltissimo. Tanto da essere l’ennesima patata bollente per il governo delle larghe intese, ma soprattutto per il ruolo del nostro paese nella comunità internazionale.

L’ex pm Casson, senatore del Pd tra i più critici del governo con il Pdl, chiede chiarimenti urgenti ma, sottolinea con forza, “deve essere Letta a occuparsene in prima persona: è sbagliato affidare gli accertamenti ad Alfano che è sotto accusa”. Per questo Casson annuncia ad Huffington Post che presenterà un’interrogazione rivolta al presidente del Consiglio. E critica la proposta del Pd di rivedere la legge del 1957 sull’ineleggibilità: “Non è il momento, assolutamente no”.

Sel e Movimento 5 stelle presenteranno una mozione per chiedere le dimissioni di Alfano, dopo il caso kazako. E’ una scelta che potrebbe condividere?

Le opposizioni fanno il loro mestiere, loro ritengono che sia il momento giusto per presentare una mozione di sfiducia. Io dico che vanno individuati bene tutti i livelli di responsabilità politica e tecnica.
Ancora una volta ci rendiamo conto che nel ministero degli Interni c’è una struttura, una catena di comando riservata che sfugge al controllo della politica e i ministri che arrivano, che siano tecnici o politici, non sono in grado di rendersene conto.

Lei mette in dubbio che Alfano non sapesse?

C’è questo problema di struttura che va capito e va verificato quanto sapeva il ministro. Perché da un certo momento in poi certamente è stato informato. Bisogna vedere quando, da chi e in che modo. Se non ha saputo nulla o non ha capito, sarebbe ancora più grave. Vorrebbe dire che non ha compreso la struttura del ministero degli Interni.

Il caso della signora Ablyazov, espulsa in quattro e quattr’otto pur avendo documenti in regola e secondo una dinamica oscura, ricorda dunque altri episodi della nostra storia che pure hanno messo in cattiva luce gli organi preposti all’ordine e alla sicurezza?

Il G8 di Genova, certo, e altri episodi del passato. E se in qualche momento, in quest’ultima vicenda, qualcuno ha parlato di norme rispettate, io dico che sono state invece raggirate e sfruttate per una motivazione extraistituzionale.

C’è chi dice che con la signora Ablyazov sia stata usata particolare premura nella procedura di espulsione per fare un favore al presidente kazako Nazarbayev, amico di Berlusconi nonché capo di uno stato ricco di petrolio. Illazioni?

Per il momento sono voci, però, nella fase in cui si sta cercando di capire cosa è successo, va considerata anche questa indicazione come pista da seguire.

Anche l’amicizia con Berlusconi?

Tutte, fino a quando non sarà stata fatta chiarezza.

Come giudica il comportamento del Pd? Timido in questa vicenda?

Dico del comportamento del premier: chiaro e lineare quando parla della necessità di trasparenza assoluta. Va dato atto a Letta che ha assunto una posizione da uomo di Stato, ha chiesto accertamenti e dovrà trarne le conseguenze. Perché gli accertamenti non può dirigerli il ministro degli Interni Alfano che viene accusato della stessa vicenda. Devono essere autonomi.

In che senso?

Letta trovi lo strumento adeguato. Va bene la relazione del capo della polizia Pansa, ma gli accertamenti deve seguirli il presidente del Consiglio. Questo è un gravissimo fatto interno con risvolti di diritto internazionale molto importanti.

Un altro problema per il governo delle larghe intese?

Lo sarebbe per qualsiasi governo al di là della composizione strana e anomala di questa maggioranza. Il collegamento fatto dalla stampa il tra il perseguitato Ablyazov, il dittatore kazako e la sua amicizia con l’ex premier Berlusconi getta un’ombra più pesante: va chiarita fino in fondo. Se ne dovrebbe interessare anche il Copasir, anche se sembra che nella vicenda i servizi non c’entrino.

Quanto a lei, porrà la questione in termini formali?

Farò un’interrogazione per capire dal premier cosa intende fare, come intende muoversi. Ripeto: non mi pare sufficiente affidare l’indagine interna al ministro Alfano.

Rotondi dice che se il Pd si accoda a Sel e M5s contro Alfano, cade il governo.

E’ una polemica antelitteram di basso livello. Io penso che Letta e il Pd debbano pretendere chiarezza e trasparenza assoluta. Dopo si decide. Non mettiamo il carro davanti ai buoi.

Ci sono già altri fronti caldissimi nei rapporti con il Pdl. Epifani difende la proposta di Mucchetti, firmata dal capogruppo Zanda e altri senatori Pd, di rivedere la legge sull’ineleggibilità in modo da dare a Berlusconi o agli azionisti di aziende con concessioni pubbliche di scegliere tra le azioni e il seggio parlamentare. Il segretario del Pd dice che non è una proposta pensata per aiutare Berlusconi. Lei non ha firmato. Non lo farà?

Mucchetti me lo aveva chiesto. Io ho detto che mi pare il momento sbagliato per presentare una proposta del genere, si rischia di dare la stura a polemiche a non finire. Sul tentativo di salvare Berlusconi c’è già molta carne al fuoco, ho detto a Mucchetti che non mi pare il caso che io la firmi e perciò non l’ho firmata. Non è completa, non è perfetta e il momento è assolutamente sbagliata

Spaccature, polemiche e frizioni. Ogni giorno. Dove va il Pd?

Al congresso che è fondamentale e dovrà dare un’idea chiara del Pd e cosa vuole fare da grande. Bisogna che siano fissate regole e date, ci saranno candidati e se ne parlerà…

Che idea si è fatto su Renzi?

Se Renzi si candida come premier, è un’ottima candidatura.

Come segretario non lo sarebbe?

Non credo che abbia interesse a farlo, il ruolo più adeguato a lui è quello di premier.

Quanto dura il governo Letta?

Questa è una domanda da sfera di cristallo.

Taranto, Enrico Bondi: “I tumori? Macché Ilva, la colpa è di tabacco e alcol” di Francesco Casula da: il fatto quotidiano

L’ex amministratore, ora commissario dell’azienda dei Riva ha inviato una perizia al presidente della Regione Puglia Vendola e al direttore generale di Arpa, Giorgio Assennato: “Il ruolo dell’impianto? Dipende da altri fattori come fumo di sigarette e difficoltà nell’accesso a cure mediche”. Inoltre, “l’enfasi sul possibile ruolo dell’impianto siderurgico sembra essere un effetto della pressione mediatico-giudiziaria, ma non ha giustificazioni scientifiche”

Taranto, Enrico Bondi: “I tumori? Macché Ilva, la colpa è di tabacco e alcol”

“È erroneo e fuorviante attribuire gli eccessi di patologie croniche oggi a Taranto a esposizioni occupazionali e ambientali occorse negli ultimi due decenni”. Anche Enrico Bondi nega le responsabilità dell‘Ilva per la delicata situazione sanitaria a Taranto. L’Ilva non ha colpe, i fattori responsabili per le malattie e i decessi per tumore a Taranto sarebbero altri: “Fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell’accesso a cure mediche e programmi di screening”.

In una nota inviata al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e al direttore generale di Arpa, Giorgio Assennato, il commissario straordinario ed ex amministratore delegato dell’azienda dei Riva, ha allegato una perizia in cui si critica duramente lo studio ‘Sentieri’ compiuto dal ministero della Salute e la valutazione del danno sanitario effettuato da Arpa Puglia che aveva spiegato che, anche con la piena attuazione delle misure previste nell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), l’impatto degli inquinanti sulla popolazione non si sarebbe azzerata, ma solo dimezzata. “I dati di mortalità per tumori nello studio ‘Sentieri’ – si legge nel documento in possesso de Il Fatto Quotidiano – si riferiscono al periodo 2003-2009. L’incidenza e la mortalità per tumori riflette esposizioni che risalgono a un lontano passato. I tumori al polmone hanno una latenza di 30-40 anni, e riflettono quindi essenzialmente esposizioni dagli anni ’60 e ’70, o precedenti. A tale proposito – chiariscono gli esperti del commissario Bondi – è noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alto rispetto ad altre aree del Sud”.

Della serie prendetevela con i contrabbandieri. E come se questo non fosse sufficiente, gli esperti tentano di scagionare completamente le emissioni dello stabilimento siderurgico spiegando che “l’enfasi sul possibile ruolo dell’impianto siderurgico sulla mortalità a Taranto sembra essere un effetto della pressione mediatico-giudiziaria, ma non ha giustificazioni scientifiche”. Dichiarazioni che il commissario Bondi, non solo condivide in pieno, ma che addirittura rilancia aggiungendo nella sua nota a Vendola e Assennato che “dalla memoria emerge come i criteri adottati e la procedura valutativa seguita presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell’attendibilità scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte”.

I dati utilizzati da Arpa nella valutazione del danno sanitario vi sarebbe una “sovrastima sulle emissioni inquinanti” che comporterebbe una valutazione falsata. Ma l’attacco più duro è quello nel quale gli esperti accusano l’Arpa di aver prodotto un documento escludendo dall’elenco degli inquinanti il Pm10. Un’omissione cercata perché “i dati di esposizione a questo inquinante sono sostanzialmente nella norma” e quindi “la scelta di concentrarsi su tre gruppi di cancerogeni (Ipa, composti organici e metalli) offre più garanzie di ottenere un risultato che attribuirebbe all’Ilva un certo numero di casi di tumore o di decessi”. Insomma tutti contro l’Ilva. Senza motivo. Non importa se le perizie disposte dal tribunale hanno chiaramente affermato che le emissioni inquinanti della fabbrica ionica causano “malattia e morte”. Per Bondi e i suoi esperti “a Taranto la mortalità per alcuni tumori era già elevata negli anni Ottanta e Novanta per tre cause principali e ben note: il fumo, l’asbesto, causa del mesotelioma e presente in grandi quantità soprattutto nei cantieri navali, e la particolare condizione di zona deprivata”.

In questi giorni si celebra un processo per omicidio colposo plurimo di ex operai Ilva deceduti per mesotelioma pleurico. Alla sbarra ci sono i vertici della fabbrica dal 1978 a oggi. Ma forse è solo l’ennesimo complotto di stampa e magistratura.

da Il Fatto Quotidiano del 14 luglio 2013

Inti-Illimani “100 canciones allende” (21 de septiembre 2008)

Croce Rossa italiana, è buio fitto sul destino di 4.000 addetti. Lunedì iniziativa Usb Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Mentre si avvicina la fatidica data dell’1 gennaio 2014, che ratifichera’ la definitiva privatizzazione della Croce Rossa italiana, “e’ ancora buio fitto sul destino di 4.000 lavoratori dell’ente”. A sottolineare l’emergenza è l’Usb in una nota. “Ne’ il governo, ne’ i ministeri vigilanti e ne’, tantomeno, l’amministrazione della stessa Cri- si legge nella nota- stanno infatti valutando possibili soluzioni a salvaguardia degli attuali livelli occupazionali”. Lunedi’ a Roma è prevista una iniziativa sotto il ministero della Salute (appuntamento alle 10 a lungotevere Ripa 1). Ad animarla saranno i lavoratori Cri, e vedra’ la partecipazione di delegazioni da diverse regioni, fa cui Lombardia, Puglia, Sicilia. Il decreto legislativo 178/12, che sancisce la definitiva scomparsa dell’ente pubblico Cri “e’ stato fortemente voluto dai Governi Berlusconi e Monti con la evidente complicita’ del neo presidente Cri, Francesco Rocca, il quale in cinque anni da commissario governativo ha condiviso pienamente il processo di privatizzazione dell’ente. L’Usb non permettera’ che 4.000 dipendenti pubblici vengano sacrificati sull’altare di un ‘rinnovamento’ che presenta, ancora oggi, lati oscuri e che viene giudicato negativamente da buona parte degli stessi membri della costituenda associazione Cri. Del resto i primi esempi di dismissione di servizi importanti della Cri, come il Cem di Roma, dimostrano che a fronte di soluzioni economicamente compatibili per la Cri non vi sia altrettanta garanzia per i lavoratori coinvolti”. Con la prima manifestazione nazionale di lunedi’, l’Usb “intende accendere nuovamente i riflettori su questa brutta vicenda, chiedendo al ministro Beatrice Lorenzin di riavviare una seria discussione sul versante occupazionale e di farsi portavoce con il governo affinche’ si agisca in fretta. Se questa volonta’ non sara’ palesata- conclude la nota- l’Usb e’ pronta ad inasprire la lotta, cominciando dalla proclamazione di uno sciopero nazionale per il mese di settembre”.

Sanità, da lunedì parte la mobilitazione negli ospedali: il 22 sciopero generale Autore: fabrizio salvatori

Lunedi’ primo assaggio dello sciopero nazionale della sanita’ indetto per il prossimo 22 luglio da diciotto sigle sindacali. La protesta coinvolge oltre 115 mila medici e veterinari insieme ai 20 mila dirigenti sanitari, amministrativi, tecnici e professionali. Lunedi’ sono previste per tutta la giornata assemblee in ospedali e luoghi di lavoro nei principali capoluoghi di provincia.I motivi dello protesta sono riassunti in 8 punti: difesa di un sistema sanitario pubblico e nazionale; stabilizzazione dei precari e l’occupazione dei giovani; riforma della formazione medica pre e post laurea; legge specifica sulla responsabilita’ professionale; diritto a contratti e convenzioni ed il ripristino delle prerogative sindacali; un sistema di emergenza urgenza efficace, dignitoso, sicuro; definizione di livelli essenziali organizzativi; una progressione di carriera sottratta alla politica e ai tagli lineari.

Le sigle aderenti allo sciopero (Anaao Assomed, Cimo Asmd, Aaroi Emac, Fp Cgil Medici, Fvm Fassid, Cisl Medici, Fesmed, Anpo Ascoti Fials Medici, Uil Fpl Medici, Sds Snabi, Aupi, Fp Cgil Spta, Uil Fpl Spta, Sinafo, Fedir Sanita’, Sidiriss, Ugl Medici e Federspecializzandi) nei giorni scorsi hanno inviato una lettera aperta al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, chiedendole di “non ignorare la protesta”, ma di sforzarsi “a ricercare in ogni sede possibili soluzioni che arrestino la deriva regressiva del sistema”. Secondo i medici, infatti, “i provvedimenti legislativi ed economici che a piu’ riprese hanno interessato la sanita’ italiana in questi ultimi anni, fondati essenzialmente su tagli lineari della spesa sanitaria, hanno provocato pesanti ripercussioni sul sistema dell’offerta dei servizi, minacciando l’erogazione stessa dei livelli essenziali di assistenza”.

«Ius soli», la polemica non blocca le intese Fonte: il manifesto | Autore: Carlo Lania

 

La presidente della camera Laura Boldrini insiste: «In un mondo contemporaneo la cittadinanza non può che essere composta di anime, nazionalità e culture differenti». Immediate scattano le polemiche della Lega e del centrodestra, nel Pdl c’è chi minaccia la tenuta della maggioranza. Ma la realtà in parlamento è diversa. I partiti lavorano a una soluzione di compromesso che preveda una forma di «ius soli» temperato. E la proposta del Movimento 5 Stelle si avvicina a una posizione di mediazione. PAGINA 4 ROMA
«In un mondo contemporaneo la cittadinanza non può che essere composta di anime, nazionalità e culture differenti. Da persone nate sul territorio, magari, ma con genitori che vengono da lontano. Che sono nati in un posto, hanno studiato in un altro e per lavorare e vivere si son trasferiti in un altro ancora. Questo è oggi un migrante, l’elemento umano della globalizzazione. Ed è anche l’elemento costitutivo della nuova cittadinanza». Laura Boldrini torna a parlare delle necessità di rimettere mano alla legislazione che oggi regola il riconoscimento della cittadinanza agli immigrati di seconda generazione, giovani nati in territorio italiano da genitori immigrati (attualmente sono circa 700 mila). E per farlo il presidente della camera sceglie Lamezia Terme, tappa del suo viaggio in Calabria dove ieri ha partecipato alla cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria proprio a 400 bambini stranieri nati in Italia e residenti nel comune calabrese. Occasione perfetta per tornare a parlare di un tema che le è caro e sul quale è intervenuta più volte sollecitando – come ha fatto anche il presidente Giorgio Napolitano – il parlamento. «Il capo dello stato – ha proseguito infatti Boldrini – ha ricordato più volte ai partiti che i figli di immigrati nati in Italia sono parte del nostro tessuto sociale e che la legge sulla cittadinanza deve aggiornarsi ai tempi. Mi auguro che l’invito del presidente, che è anche il mio, possa essere ascoltato dai partiti uscendo dalla logiche di contrapposizione».

In realtà sono ormai settimane che in parlamento è al lavoro un intergruppo, di cui fanno parte tutti i partiti tranne la Lega, proprio per mettere a punto un disegno di legge comune che riveda la cittadinanza, mettendo ordine tra le circa venti proposte di legge esistenti. Al punto che, seppure ancora per linee generali, già ci sarebbe l’accordo su almeno alcuni punti principali. Due in modo particolare: la necessità di superare lo ius sanguinis, ovvero si è cittadini se si nasce da genitori di cui almeno uno è italiano, per arrivare a uno ius soli temperato, che permetta cioè ai bambini stranieri nati nel nostro paese di diventare cittadini se i genitori già vi risiedono regolarmente da alcuni anni (nelle varie proposta si va da un minimo di uno a un massimo di cinque anni), oppure al termine di un ciclo della scuola dell’obbligo.

Sulla stessa linea anche un progetto di legge già presentato dal Movimento 5 Stelle che prevede un obbligo di residenza per almeno uno dei genitori di tre anni, oppure che sia nato in Italia e vi risieda legalmente da almeno uno. Comunque sia, si tratta di modelli in tutto e per tutto simile a quelli già in vigore nel resto d’Europa. Come ha ricordato nei giorni scorsi anche il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge che ha portato come possibile esempio da imitare la Spagna dove, ha ricordato, «bastano due anni di residenza per chiedere la cittadinanza e per far sì che i figli che nascono dalle coppie dove uno dei due risiede da almeno due anni possano avere la cittadinanza».

Le sollecitazioni fatte al parlamento dal presidente della camera non sono piaciute a Maurizio Gasparri, che ha rimproverato a Boldrini di essere entrata «a gamba tesa in un tema delicatissimo come quella della cittadinanza». «Non dovrebbe sfuggire al presidente della camera la terzietà del ruolo che ricopre», ha detto l’esponente del Pdl. «Affermare con determinazione – ha poi proseguito Gasparri – che vorrebbe la concessione automatica, quindi lo ius soli, è grave proprio in funzione del suo ruolo, essendo tra l’altro un tema già all’attenzione del parlamento, oggetto di diverse proposte». Critiche alla ministra Kyenge arrivano invece da Sel. «A maggio il ministro Kyenge aveva detto che lo ius soli era una priorità del governo», ha detto la deputata Marisa Nicchi. «Al meeting antirazzista di Cecina ha detto invece il contrario, sostenendo che lo ius soli “non fa parte delle priorità del governo”. Tra indecisioni e rinvii, il governo è in balìa della strana maggioranza che lo sostiene». c.l. «Una nuova legge sul conflitto di interessi è sempre stata necessaria ma mai presentata, tanto che ne abbiamo una di cinquanta anni fa». Il segretario del Partito democratico Guglielmo Epifani usa tutti gli strumenti per difendere il partito, finito al centro di nuove critiche dopo la presentazione di una proposta di legge (primo firmatario il senatore Mucchetti) che non prevede l’ineleggibilità di Berlusconi. Nel testo scritto su facebook Epifani si riferisce alla legge del 1957, quella che i democratici (in prevalenza) ritengono non sufficiente per sanzionare la decadenza del Cavaliere: l’argomento è all’ordine del giorno della giunta del senato. Per questo meglio una nuova legge, da approvare non si sa con chi e in che tempi, che punti piuttosto alla incompatibilità con il parlamento di chi detiene quote di controllo in società importanti. E sempre per questo il Pd è sotto attacco del M5S che considera la proposta Mucchetti nulla più che un salvagente per Berlusconi. Falso, dice Epifani, è «una proposta moderna, in linea con le altre democrazie europee e rivolta ai prossimi 40 anni». Una proposta che però altri democratici, come il senatore Felice Casson, non firmeranno: «Sul tentativo di salvare Berlusconi c’è già molta carne al fuoco»

 

Commentare (1)

0

barbara's avatar

barbara · 5 ore fa

saranno molto contente le famiglie di operari/cassintegrati/disoccupati di sapere che le loro istanze dalla cosiddetta sinistra che tutela i deboli siano considerate POLEMICHE
“Laura Boldrini, in quanto, costei l’8 aprile 2013 a domanda di un giornalista che le chiedeva testualmente: “Con quale criterio saranno assegnate le case popolari” ella rispondeva: “Saranno date prima ai rom e agli extracomunitari con figli a carico”. Davide Fabbri in quanto cittadino Italiano, si è sentito, come tutti noi del resto,profondamente discriminato” FONTE stampa libera

Invia un nuovo commento

Inserisci qui il testo!

Sei collegato come anpict (Esci)


 

Stanchi temporeggiatori | Fonte: il manifesto | Autore: Tonino Perna

 

fabius

L’aumento dell’Iva è rimandato, quello dell’Imu prima casa altrettanto, l’acquisto degli F35 ugualmente rinviato a settembre, e così via. È incredibile come questo governo stia ancora in piedi quando non riesce a prendere una sola decisione che conti. Di fronte ad ogni ostacolo, ad ogni contrasto forte tra Pd e Pdl, non fa altro che rimandare a tempo indeterminato la soluzione. E quindi anche l’anomalia italiana più famosa al mondo: i guai giudiziari di chi ha governato per tre lustri questo paese. Che cosa farà Letta di fronte al rischio di vedere saltare il tavolo? Ancora una volta la risposta è : rimandare. Spingere la Cassazione ad un slittamento della inevitabile sentenza di condanna.
Molti di noi davano una breve vita al governo fin dalla sua nascita. Non avevamo previsto che questa impasse strutturale, questa non decisione programmatica, sta logorando più le forze politiche che sostengono Letta che lo stesso governo. Sembra incredibile, ma la storia dell’antica Roma ci offre un esempio di un dittatore, chiamato per affrontare una situazione di emergenza, che della dilazione fece arte di governo e strategia militare.
Il governo Letta, infatti, è il primo governo nella storia repubblicana che assomiglia a quello di Quinto Fabio Massimo, detto il Cunctator (Temporeggiatore), chiamato ad affrontare Annibale dopo una serie di disfatte dell’esercito romano. Fabio Massimo non si buttò subito in battaglia, prese tempo e convocò il popolo ripristinando vecchi riti religiosi per mostrare ai romani che gli dei stavano dalla loro parte e che dovevano solo aspettare fiduciosi. Malgrado un’iniziale simpatia, i romani cominciarono a stancarsi e il malcontento venne raccolto da Marco Minucio Rufo, che accusò Fabio Massimo di vigliaccheria.
In effetti, Fabio Massimo, conscio del fatto che in campo aperto Annibale avrebbe vinto, evitò lo scontro diretto finché restò al potere. La sua tattica consisteva nello stremare le truppe avversarie con una guerriglia a bassa intensità, che logorava lentamente il morale degli uomini del comandante cartaginese e allontanava la resa dei conti. Alla fine, il Temporeggiatore fu cacciato, e l’esercito romano sotto la guida di Minucio Rufo andò incontro ad Annibale nella battaglia di Canne, persa tragicamente dai romani. La storia aveva dato ragione al Temporeggiatore, ma aveva anche dimostrato che la pazienza di un popolo non è infinita. Il tempo in politica non è variabile indipendente.
Anche Enrico Letta come Fabio Massimo ha due nemici: uno interno (i partiti che lo sostengono e lo ricattano) e l’altro esterno, Bruxelles ed i fondi speculativi. Anche lui ha scelto il metodo del prendere tempo, e sta logorando lentamente le forze politiche che lo sostengono sempre più confuse e divise dalle lotte politiche intestine. Il recente successo ottenuto a Bruxelles, per altro con scarsi o nulli effetti immediati, rende ancora più forte il suo governo e la sua immagine di un uomo che lavora per il bene dell’Italia mentre gli altri litigano tra loro (Pd, Pdl) o sanno solo insultare (Grillo). Anche nei confronti della speculazione finanziaria, il Letta-Temporeggiatore va avanti a furia di solenni dichiarazioni di fedeltà al fiscal compact, al rapporto deficit/Pil sotto il 3%, anche se nessun provvedimento è stato preso per raggiungere questi risultati. L’importante per adesso è rassicurare, prendere tempo sperando che anche questo nemico subdolo – che ha fatto cadere il governo Berlusconi – possa essere blandito e sterilizzato. Aspettando le ormai mitiche elezioni tedesche di settembre, sperando o illudendosi che cambi la politica della Germania.
Ci riuscirà il nostro moderno Cunctator a logorare i suoi nemici, o il popolo si stancherà come fece con Fabio Massimo? Ovvero: quanto tempo è ancora disponibile per il Letta-Temporeggiatore ?
Questa è la domanda ricorrente che circola nell’incerta estate, mentre milioni di disoccupati non vedono più un futuro, le imprese continuano a fallire, i giovani a emigrare all’estero, e non ci rimane che consolarci con le belle parole del papa. Non è una bella estate, ma prima di ottobre è difficile immaginare che il tempo, quello del meteo e quello della politica, cambi. Forse, potremmo approfittare di questa sospensione per pensare seriamente ad una strategia di politica economica che ci porti realmente fuori dal baratro (ristrutturazione del debito pubblico), per ricostruire legami sociali e sperimentare nuove forme di solidarietà fattiva, sia a livello locale che su scala europea, che preparino la fuoriuscita da un modello di sviluppo ormai visibilmente fallito. Se non resteremo solo a guardare, i tempi lunghi del Cunctator possono diventare una opportunità.