Balmafol 2013- Racconti Partigiani

Letta taglia i finanziamenti allo sport per i disabili Fonte: controlacrisi.org | Autore: A. F.

 

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha tagliato il contributo 2013 del Cip, comitato paralimpico, di oltre 700mila euro. Luca Pancalli, presidente del comitato ha subito protestato: “Sono sconcertato, è a rischio l’attività internazionale e la preparazione della Squadra per Sochi 2014”. “Ci è giunta una comunicazione, del tutto inattesa, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport – Ufficio per lo Sport, di un corposissimo taglio di € 721.038,00 del finanziamento a disposizione del Comitato Italiano Paralimpico per l’anno 2013. Confesso di essere rimasto esterrefatto di fronte a tale indicazione, giunta quando tutta l’attività è stata, da tempo, avviata e, peraltro, su un finanziamento di € 6.000.000,00, da parte dello Stato, per il 2013, di circa € 2.000.000,00 inferiore al contributo del 2012. In base a questa comunicazione, che mina pesantemente un settore di assoluto rilievo dello sport italiano, il Comitato è obbligato, suo malgrado, a rivedere l’intera programmazione agonistica 2013 (molte selezioni Nazionali paralimpiche stanno svolgendo o svolgeranno in questi giorni competizioni di livello europeo e mondiale), senza contare che questa comunicazione mette a rischio le esigenze, peraltro inderogabili, delle federazioni paralimpiche FISIP e FISG, che parteciperanno ai prossimi Giochi Paralimpici Invernali di Sochi 2014. Mi sono immediatamente attivato perché si stabilisse un contatto diretto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Sottosegretario all’Economia, al fine di individuare, quanto prima, una soluzione alternativa a quella comunicatami, allo scopo di preservare l’attività di un’organizzazione che, nello sport, ha sempre visto la chiave per l’inclusione e l’integrazione di milioni di persone nella società civile”.

Gira e rigira a pagare sono sempre loro, le persone con disabilità. E pensare che questo governo ha affermato più volte di voler porre maggiore attenzione al sociale… a voi il compito di giudicare.

Fiat, Zanotato apre il dossier sulla chiusura di Mirafiori Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

”La progressiva obsolescenza”, così il ministro Zanonato ha definito ieri lo stato dell’impianto di Mirafiori. Davanti alla platea degli industriali torinesi, riuniti per l’assemblea annuale, il ministro dello Sviluppo Economico non ha nascosto i timori sulla fabbrica del Lingotto dove da piu’ di un anno si lavora tre giorni al mese. Ad ascoltarlo in prima fila l’amministratore delegato Sergio Marchionne, il governatore del Piemonte, Roberto Cota e il sindaco Piero Fassino. Nessuno fa una piega ovviamente. Anzi, sembra una sorta di “messaggio telecomandato” da parte dell’azienda, per aprire il dossier Mirafiori, che sonnecchiava ormai da tempo. Beffa per la Fiom che con la sentenza della Consulta aveva appena festeggiato il rientro in azienda.

E’ il terzo incontro, ufficiale, che il ministro ha con i vertici di Fiat. E nei primi due il risultato è stato sempre lo stesso: rassicurazioni sul fatto che Fiat non abbandona l’Italia. Ed ora l’uscita su Mirafiori, che fa tremare i polsi. La litania di Zanonato non cambia, però. ”La Fiat è un patrimonio del Paese – afferma il ministro – non è qualcosa di staccato o indifferente. E’ uno degli asset del Paese, va benvoluto e aiutato in ogni modo. Ho incontrato i vertici Fiat, mi hanno assicurato la piena volontà dell’azienda di mantenere in Italia produzione e investimento. Io ho dato la piena disponibilita’ mia e del governo a collaborare attivamente”.

E proprio nel giorno in cui Fiat esercita l’opzione di acquisto, la terza, su una nuova quota del 3,3% di Chrysler da Veba, il fondo per l’assistenza sanitaria dei pensionati della società Usa, gestito dal sindacato Uaw. E quindi allunga sempre più il piede in Usa. Completate le operazioni finora varate il Lingotto, che a Piazza Affari registra un incremento del 2,88%, salirà al 68,49% della casa di Detroit. Tutto però è appeso al parere della Corte del Delaware, a cui la Fiat di è rivolta nel settembre 2012, oppure alla chiusura del negoziato con il fondo Veba sul prezzo della quota. Per quest’ultima tranche il Lingotto è pronto a pagare 254,7 milioni di euro, molto distante dalla cifra che intende ricavarci Veba. ”La trattativa con Veba non ha dato ancora buon esito. Non abbiamo nulla da annunciare. Se accettano il nostro pagamento chiudiamo in settimana”, dice Marchionne.

Oggi Marchionne presenterà l’investimento per lo stabilimento Sevel di Val di Sangro, dove ieri la Fiom ha organizzato un presidio. Ma non c’è da aspettarsi grandi cose. Le risorse servono alla multinazionale per la trattativa con Veba e per consolidare la sua posizione in Rcs quando ci sarà da spartirsi l’”inoptato”, ovvero le azioni non riacquistate nell’operazione di ricapitalizzazione.

I temi caldi sono davvero tanti ma i commenti sono probabilmente rinviati al discorso di doggi nella fabbrica abruzzese: ci sono le parole della presidente della Camera Laura Boldrini e il suo no all’invito in Val di Sangro, la sentenza della Corte Costituzionale (”aspettiamo le motivazioni”, si limita a dire Marchionne), Rcs (”e’ strategica, altrimenti non avremmo investito tanto”, spiega), la polemica con il vescovo di Nola per la partecipazione alla manifestazione Fiom di Pomigliano. Alla Sevel ci sara’ il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanni Lignana, mentre il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti rinvia all’autunno la sua visita. Nella classifica Fortune 500 delle aziende piu’ grandi del mondo Exor, la holding del gruppo Agnelli, fa un balzo dal 45/o al 26/o posto e il settimanale Fortune incorona John Elkann ”volto nuovo della Fiat”, al quale si deve il reclutamento di Marchionne che ha consentito il rilancio della casa torinese. Niente di nuovo invece sul fronte Confindustria: ”Il rapporto personale con Marchionne e’ ottimo, ma in questo momento non stiamo assolutamente parlando di un rientro di Fiat in Confindustria”, spiega il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi che aggiunge: ”noi non eserciteremo pressioni, rispettiamo la sua volonta”’.

Scuola, dopo la protesta di ieri al ministero per gli addetti alle pulizie ancora un incontro il 22 luglio Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Un nuovo incontro il 22 luglio. I cinquemila addetti alle pulizie che ieri hanno bloccato il centro di Roma con un sit in davanti al ministero dell’Istruzione sono tornati a casa con un po’ di amaro in bocca. Penalizzati dalla spending rewiev (“Decreto del fare”) con il taglio di almeno un terzo delle risorse, dovranno faticare parecchio per vedere il rinnovo degli appalti. Infatti, “a causa della continua riduzione dei finanziamenti – si legge in una nota della Filcams Cgil- da due anni si e’ passati da 550 milioni di euro a 390 milioni, penalizzando l’efficienza, la qualità e la sicurezza di servizi essenziali di ambienti frequentati da alunni, docenti e personale operante in ambito scolastico e peggiorando ulteriormente la situazione di piu’ di 21 mila lavoratori”. Ieri, una delegazione composta da 23 persone, con lavoratori e rappresentanti Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti Uil è stata ricevuta dal sottosegretario all’Istruzione, Marco Rossi Doria, al quale hanno chiesto di aprire un tavolo politico e di confronto con il ministro dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza. E sarà questa la chiave dell’incontro del 22 luglio. “Questo primo risultato, secondo la Filcams Cgil, anche se non esauriente, è già qualcosa”. In vista del prossimo incontro con il ministro di viale Trastevere, si legge in una nota, “presenteremo al MIUR delle linee d’azione ancora piu’ decise nelle quali gli chiederemo di impegnarsi a verificare a che punto sia l’iter normativo per ottenere il riconoscimento della cassaintegrazione. Il ministero del Lavoro ha già firmato il decreto. Serve ora la firma del ministero dell’Economia e delle Finanza. Chiederemo al ministro Carrozza di ‘fare qualcosa’, di sollecitarlo, affinché questa arrivi in tempi brevi”. Ma non solo. Per difendere il diritto al lavoro dei lavoratori e garantire loro continuita’, conclude la Filcams, “chiederemo che le gare di appalto vadano in avvio con i contratti attuativi non prima della fine di ottobre”

12 luglio 2013 ore 17 aula magna scienze politiche Catania- convegno: Sicilia 1943 -Stragi alleate e tedesche nell’isola

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L’Unar presenta la strategia contro le discriminazioni da: livesiciliacatania

 

Mercoledì 10 Luglio 2013 – 13:35 di

 

 

Arcigay, Cgil e Anpi hanno organizzato una conferenza sulla “Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, elaborata a seguito del programma promosso dal Consiglio d’Europa.

CATANIA – Lotta alle discriminazioni: l’Italia guarda all’Europa. Nel giorno in cui inizia il percorso, in commissione Giustizia, per l’estensione della legge Reale-Mancino ai reati di omo-transfobia, a Catania è stata presentata la “Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, elaborata a seguito del programma promosso dal Consiglio d’Europa. Il professore Vanni Piccolo, delegato dell’Unar (Ufficio Nazionale Anti discriminazioni Razziali del Ministero per le Pari Opportunità e del Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione), ha illustrato i pilastri portanti della strategia durante una conferenza organizzata da Arcigay Catania, Anpi e Cgil e moderata da Paolo Patanè, ex presidente nazionale della più grande associazione lgbt italiana. Un momento cruciale, dunque, per fare il punto sul contesto italiano, caratterizzato da un’assenza di norme specifiche di contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e ai crimini mossi all’indirizzo di persone transessuali e omosessuali.

Piccolo ha preso spunto dalla prima indagine Istat sulla “popolazione omosessuale italiana”, presentata lo scorso anno alla Camera dei deputati. “Dai dati del rapporto- spiega Piccolo- emerge che la popolazione italiana ritenga che la discriminazione nei confronti delle persone omosessuali, e ancor di più transessuali, esiste”. Molto interessanti i dati relativi al rilevamento di numerosi casi di discriminazione riscontrati dalle persone omosessuali e, soprattutto, transessuali, “durante la ricerca di un alloggio, nell’accesso ai servizi sanitari, uffici pubblici e luoghi di trasporto”. Persistono, inoltre, casi di bullismo omofobico nelle scuole e di discriminazione “nella ricerca di un posto di lavoro”, soprattutto per le persone transessuali.

Insomma, il problema esiste e come, per tale ragione “è necessario agire, come prevede la strategia, su quattro assi: le scuole, il mondo del lavoro, le carceri e la sicurezza, il settore dell’informazione e della comunicazione”. Il lavoro nella scuola, palestra di vita per eccellenza, prevede una fase di monitoraggio degli atti di bullismo e un percorso formativo rivolto ad alunni, personale docente “sulle materie antidiscriminatorie e sul bullismo a stampo omofobico”, l’integrazione dei curricula scolastici e vari servizi di supporto (osservatori e sportelli di ascolto) e campagne di informazione mirate. Un lavoro analogo deve riguardare il mondo del lavoro, non solo attraverso un’attività di monitoraggio e raccolta dati, ma anche momenti di formazione che, invece, nel “campo della sicurezza” devono riguardare le forze dell’ordine. Il caso delle carceri, invece, necessita di un approccio nuovo che tiene conto delle condizioni di disagio che omosessuali e trans vivono all’interno delle strutture, soprattutto in termini di “sicurezza interna e accesso alle terapie ormonali” nel caso delle persone transessuali.

Infine, un intervento strutturale legato ai mezzi di comunicazione di massa, la cui incidenza sulla creazione dell’immaginario collettivo è elevatissima. Piccolo non ha nascosto un forte disagio legato al mondo dell’informazione che, troppo spesso, “commettere errori imperdonabili quando tratta di notizie che hanno come protagoniste persone omosessuali e transessuali”. Anche in questo settore, allora, al monitoraggio deve seguire la formazione dei professionisti e degli uffici stampa istituzionali “sulle tematiche lgbt”. Insomma, gli strumenti per combattere le discriminazioni ci sono, adesso vanno semplicemente applicati.

Violenza di genere: i primi passi del percorso avviato tra le donne e il comune di Catania

Intervento in aula del senatore Mario Michele Giarrusso (M5S) sul ddl per la modifica dell’articolo 138 della Costituzione da: libertà e giustizia

 

9 luglio 2013

 

Mario Michele Giarrusso

 

     

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Costituzione della Repubblica ha accompagnato il nostro Paese per oltre sessantacinque anni. La nostra Costituzione ha consentito ad un Paese distrutto dalla guerra, provato dalla dittatura fascista e diviso in due grandi blocchi politici contrapposti di rinascere e risorgere dalle proprie ceneri senza cadere nella guerra civile. La nostra Costituzione, colleghi, ci ha accompagnato negli anni bui e terribili della notte della Repubblica, quando il terrorismo di destra e di sinistra e le trame oscure dei servizi deviati e no tramavano tutti per abbattere la democrazia e restringere gli spazi di libertà.

La nostra Costituzione, colleghi, ha accompagnato questo Paese negli anni terribili delle stragi di mafia, quando un potere criminale pensava di contrapporsi con la violenza ad una politica debole e corrotta pensando di sopraffarla imponendo le proprie regole.

La nostra Costituzione, in tutti questi lunghi e a volte terribili anni, è stata un baluardo e un presidio a tutela delle libertà di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di religione o di orientamento politico.

Questa Costituzione, onorevoli colleghi, ha potuto svolgere il suo altissimo compito perché è stata frutto dell’incontro tra due culture, quella cattolica e quella comunista, che non potevano essere più diverse tra loro e che contrapponevano visioni della società fortemente diverse e a tratti reciprocamente incompatibili.

Eppure, colleghi, eppure, queste due così diverse e contrapposte culture hanno saputo regalare al nostro Paese un documento di straordinario ed elevatissimo valore, studiato, apprezzato e preso persino a modello in tutto il mondo.

E lo hanno potuto fare, colleghi, perché le donne e gli uomini che hanno scritto la nostra Costituzione avevano un passato comune che li aveva resi uniti nella diversità. Questi uomini e queste donne uscivano tutti dal tunnel buio, nero e orribile della guerra civile e della guerra mondiale: il tunnel orribile della dittatura fascista.

I Padri costituenti avevano provato l’orrore di un Paese senza libertà, nelle mani di un despota corrotto e imbelle, che aveva portato l’Italia alla distruzione. Questi Padri costituenti, pur nella loro radicale diversità di pensiero, avevano ben chiaro un principio: che la libertà era un valore che prescindeva dalle ideologie politiche, che era un bene comune e superiore che andava difeso ad ogni costo. La parola d’ordine dei Padri costituenti, colleghi, era una e una sola: mai più! Mai più l’Italia doveva cadere nelle mani di un despota. Mai più l’Italia doveva perdere la libertà riconquistata con la sofferenza e con il sangue.

I Padri costituenti avevano ben chiaro che le grandi dittature del Novecento (il regime bolscevico in Russia, il fascismo in Italia e il nazismo in Germania) avevano tutte un tratto distintivo comune ed evidente: tutte erano andate al potere attraverso elezioni democratiche e, aggredendo e sterminando le opposizioni, avevano poi modificato la forma di governo e soppresso le libertà dei loro stessi cittadini.

Colleghi, la nostra Costituzione è stata pensata e voluta proprio per impedire che, attraverso una maggioranza estemporanea, dettata da fattori contingenti, una parte potesse sopraffare un’altra imponendo una forma di governo liberticida. Lo strumento per impedire riforme liberticide è stato quello di prevedere una Costituzione rigida: una Costituzione, cioè, che per essere modificata doveva seguire obbligatoriamente un percorso ben definito, ovvero quello dettato dall’articolo 138. Articolo, questo, voluto dai Padri costituenti per impedire proprio colpi di mano di estemporanee maggioranze, prevedendo riletture ripetute dell’atto, tempi minimi tra una lettura e l’altra, maggioranze qualificate, possibilità di intervento delle autonomie locali e dei cittadini.

Il disegno di legge che andiamo oggi ad esaminare, invece, deroga proprio all’articolo 138 della Costituzione, vulnerando il principio che era stato posto a tutela della nostra Costituzione. Viene demandato l’esame in sede referente delle norme costituzionali ad un Comitato la cui composizione risulta confusa e imprecisa, visto che le norme parlano di una composizione di venti senatori e venti deputati, ma poi vi sono membri di diritto; quindi, si è modificata la composizione senza modificare il numero complessivo che viene indicato in quaranta.

La redazione delle norme più importanti per il nostro Paese e la nostra democrazia viene, quindi, portata fuori dal Parlamento, che così viene svuotato illegittimamente dei propri poteri. La stessa composizione dell’illegittimo Comitato è confusa, signor Presidente, poco chiara, e rimanda ad atti eccessivamente discrezionali dei Presidenti delle Camere, che determineranno la composizione dell’organo in questione stabilendo la ripartizione dei membri tra le varie forze politiche.

Vengono compressi i tempi di rilettura da parte delle due Camere, impedendo e comprimendo così la possibilità di dibattere ed esaminare in maniera esauriente le norme da approvare. Vengono compressi i diritti dei parlamentari, con la riduzione e la compressione del diritto di presentare emendamenti.

Ma vi è di più e di peggio: la riforma della Costituzione sarebbe già in discussione presso un altro organo, del tutto extraparlamentare, i cui lavori addirittura non sono pubblici. Dico “sarebbe” perché i lavori di questo anomalo organo sono segreti ed occulti e quindi i cittadini e i loro portavoce in Parlamento non sono al momento nemmeno in grado di conoscere quali riforme il Comitato sarà chiamato a ratificare.

Vi è inoltre un inaudito ed inammissibile sbilanciamento a favore dell’Esecutivo, cui sono stati concessi enormi privilegi emendativi delle norme costituzionali.

Senza dilungarmi oltre su quanto già esposto dai colleghi che mi hanno preceduto – e che condivido – mi preme in questa sede manifestare in maniera chiara, forte ed inequivocabile che il Movimento 5 Stelle ritiene questa procedura del tutto illegittima costituzionalmente e fonte di enormi pericoli per la tenuta democratica del nostro Paese.

Una riforma della Costituzione di così ampia portata non può essere frutto di un atto di forza di una raccogliticcia maggioranza, ma deve nascere invece da un più ampio consenso.

Tutte le disposizioni del disegno di legge in discussione, però, puntano a comprimere gli spazi a disposizione dell’opposizione per interloquire e partecipare alla modifica della Carta costituzionale. Si tratta, quindi, proprio del rischio che i Padri costituenti volevano assolutamente ed in tutti i modi evitare.

Vi è poi un altro e non indifferente motivo di contrarietà a questa procedura. La Corte costituzionale, pur non abrogandola per non lasciare un vuoto normativo, si è pronunciata sulla evidente incostituzionalità della legge elettorale che ha determinato questa anomala maggioranza, la quale, per tali motivi, dovrebbe assolutamente astenersi, per prudenza e rispetto dei cittadini, dal modificare radicalmente la nostra Costituzione.

Onorevoli colleghi, la nostra Costituzione nel 1948 ha unito un Paese diviso e devastato dalla guerra. Questa sua modifica, invece, rischia di dividere il nostro Paese in maniera insanabile ed irreparabile.

Per queste ragioni il Movimento 5 Stelle fa appello a tutti i parlamentari di buona volontà, appartenenti a tutti i partiti, affinché, per un momento, superino le loro appartenenze di parte per ritornare ad essere, almeno per una volta, portavoce dei cittadini, impedendo lo scempio della nostra Carta costituzionale. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice De Petris).

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#SpazzaTour – Ecco perché la Raccolta Differenziata NON funziona di Pulviscolo Discolo da: ctzen

Di recente è stato presentato un dossier di Legambiente nel quale si evidenziava come nel Sud Italia ed in Sicilia in particolare fosse presente l’ecomafia. Ma va! mi viene da dire. Chi segue questo blog mi sa che se n’era accorto già da tempo. In questo dossier sono citati i reati ai danni dell’ambiente. Ma ci sono dei reati legalizzati ai quali la classe politica sembra indifferente e che anche nelle recentissime elezioni comunali il tema dei rifiuti è rimasto come un argomento da bar. Eppure il giro di soldi è impressionante soprattutto perché chi lo genera sono spesso i Comuni. Gli attori principali sono le amministrazioni comunali e noi cittadini che, attraverso la TARSU (forse TARES quanto prima ma speriamo di no), alimentiamo questo giro. I costi principali della gestione dei Rifiuti sono: Il Personale e la Raccolta, Trasporto e Conferimento in discarica. Le entrate potenziali per il comune sono i contributi CONAI sulla carta, sulla plastica, sul vetro e sull’alluminio. Concentriamoci al momento sul Costo del conferimento in discarica e sui contributi CONAI. Il Consorzio Nazionale Imballaggi (Co.Na.I.) è il consorzio che in Italia ha la titolarità (e l’esclusività) della gestione degli imballaggi che costituiscono il nostro rifiuto. Ad ogni tipologia (classe merceologica) di Rifiuto corrisponde un valore economico. I nostri rifiuti sono composti mediamente daClassi MerceologicheSe fate la somma considerando l’umido al 35 % il risultato è 86% il resto il 14 % è indifferenziato e dovrebbe andare a finire in discarica. Come vi dicevo il CONAI dovrebbe corrispondere ai comuni dei compensi sulla Raccolta Differenziata proporzionali al tipo di “rifiuto” conferito. Ma da dove prende questi soldi il CONAI? il sistema è apparentemente semplice: chi immette nel mercato l’imballaggio deve pagare una tassa proprio al CONAI che poi dovrebbe restituire ai Comuni sotto forma di compenso in base ad un accordo annuale che si chiama appunto ACCORDO ANCI CONAI. E quindi:ConaiIl cittadino con la Raccolta Differenziata (RD) conferisce i rifiuti e partecipa al “gioco” che se funziona bene dovrebbe autosostenersi grazie ai soldi che entrano nelle casse dei comuni ed al mancato conferimento in discarica (che è un grosso risparmio).Conai 2Il cittadino conferisce i suoi rifiuti (meglio se gestiti con un sistema porta a porta) al Comune, il Comune porta i “rifiuti” all’impianto di selezione chiamato Pattaforma CONAI che crea gli le balle (di plastica, carta, alluminio – il vetro in frantumi) e le conferisce ai consorzi di filiera. Tutto questo è pagato profumatamente grazie anche al fatto che c’è una domanda impressionante di materie prime dai paesi come India e Cina…II parte Rifiuti o semplicemente oggetti rev.1Tutto potenzialmente semplice e lineare. Adesso passiamo all’aspetto economico: Il comune per conferire in discarica paga tra gli 85€ e i 110 € a tonnellata di rifiuti conferiti Ragioniamo su numeri semplici, ragioniamo su un comune di 20000 abitanti (il 90% dei comuni siciliani ha questo numero di abitanti) e con un costo medio di conferimento pari a 100€\tonnellata di rifiuti conferiti ed una produzione procapite annuale pari a 500 kg\ab.anno. Se tutti i rifiuti andassero a finire in discarica il costo di un comune solo per il conferimento in discarica sarebbe di 1000000 (un milione di euro). Se viceversa il 35 % andasse a finire in un centro di compostaggio che si paga in genere 75 €\tonn si risparmierebbero 350000 € ma avrebbe un costo di conferimento al centro di compostaggio di 262500 €, per questo comunque bisogna dove possibile (e nei comuni siciliani che sono tutti piccoli si può fare!) incentivare compostaggio domestico.

 

Compostaggio-calcoloE passiamo invece alle frazioni CONAI che sono più interessanti (dico per le discariche…)

 

Carta-costoPer la carta se tutto il 25 % andasse nel circuito CONAI si risparmierebbero (risparmieremmo) 250000 € e guadagneremmo a 232500€!!!

 

Plastica-calcoliLa plastica invece è il 15% e quindi di risparmierebbero 150000 € e visto che viene pagato 246 €\tonn (in realtà per il 2013 il contributo è più alto e varia a seocnda del tipo di plastica) si guadegnerebbero 369000€.

 

Vetro-calcoliPer il vetro il risparmio è di 80000 € ma il vetro è valutato pochissimo (per questo si potrebbe riattivare il vuoto a rendere) e quindi di guadagnerebbero 30400€alluminio-calcoliil 3% è infine costituito da Alluminio che vale 250 €\tonn e quindi si risparmierebbero 30000 € ma si guadagnerebbero 75000€! Quindi la raccolta differenziata conviene anche economicamente!

 

Ma torinamo alle discariche… I proprietari delle discariche (che conoscono bene questi numeri) nel corso degli anni sono riusciti ad avere una potenza economica impressionante svuotando le casse dei comuni i cui amministratori complici (a vario titolo) hanno permesso che tutto accadesse, sono riusciti a farsi autorizzare gli impianti TMB (che sono certamente necessari) Trattamento Meccanico Biologico che servono per pre-trattare i rifiuti, stabilizzarli prima di metterli in discarica e togliere l’ulteriore materiale residuo. Il problema è che questi TMB spesso sono sovradimensionati (ed in questo la complicità è regionale nel caso della Sicilia per aver rilasciato autorizzazioni ad impianti così sproporzionati) proprio perché tentano di lavorare i rifiuti TALQUALE. Cioè il Comune conferisce il rifiuto indifferenziato al 90 % (questisono i dati della Sicilia, il 90 % dei rifiuti prodotti finisce in discarica), la discariche chiedono al comune di pagare il prezzo intero 100€ a tonnellata e quindi pagano 900000 € però il rifiuto in realtà non viene messo tutto in discarica e quindi la massa passa attraverso il TMB che meccanicamente separa carta plastica ed alluminio e biologicamente riduce la percentuale di umido dell’80 %. I materiali separati vanno venduti al CONAI ai prezzi che avete visto sopra e con un ulteriore guadagno da parte delle discariche, e la quantità reale che va a finire in discarica è attorno al 20 %!!! Ma noi paghiamo per 90 %. Avete capito perché non funziona la RD nei comuni? o funziona a singhiozzo? Perchè ci sono sempre i soliti interessi ormai strettamente intrecciati alla politica. Adesso mi chiedo dov’è finita la tanto annunciata commissione Siciliana per fare delle ispezioni alle discariche? a che punto siamo? In questi momenti di ristrettezza non è il caso di rivedere questi accordi ormai obsoleti? Posso anche accettare che la discarica si vende le frazioni CONAI, ma almeno deve farci pagare per quello che realmente mette in discarica, e non per il totale. Più mi addentro nei meandri dei Rifiuti e più mi chiedo come sia possibile che noi cittadini non ci indignamo. E’ l’ora di svegliarsi.

 

 

 

 

I gestori delle discariche in teoria non possono più buttare l’umido tal quale in discarica e quindi o lo pretrattano in modo da togliere tutta la parte acquosa che è l’80% e poi lo mettono a dimora nelle discariche oppure l’umido viene gestito dal centro di compostaggio

Sevel, il solito Marchionne, tutto ‘ricatti e distintivo’: “700 milioni di investimenti se fate i bravi” Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

“Noi della Fiat siamo più che disposti incontrare la Fiom, tenendo per acquisito che non si possono rinegoziare accordi già firmati, nella speranza che anche loro riconoscano che si può lavorare insieme per rilanciare il Paese”. Ad offrire il dialogo ai metalmeccanici della Cgil “con tanti ‘Se’ e tanti ‘Ma’” è l’ad di Fiat Sergio Marchionne che oggi ha parlato alla Sevel di Atessa. Il solito discorso a ruota libera, dopo le polemiche dei giorni scorsi con il presidente della Camera Laura Boldrini, che hanno riproposto il tema del ricatto e della logica del “più forte”. A parte i numeri in libertà – “dal 2004 abbiamo investito più di 20 miliardi”, ha detto Marchionne – l’ad di Fiat ha preso di petto la Consulta, responsabile di aver “ribaltato l’indirizzo che aveva espresso in numerose altre occasioni, sullo stesso tema, durante gli ultimi 17 anni nei quali e’ in vigore la presente forma dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori”. Tra tutti i commenti sulla sentenza della Consulta, ha sottolineato Marchionne, “non ho mai sentito dire che la Fiat ha applicato, con coerenza, una legge che adesso alla Fiom non piace più. Anzi, hanno messo noi sotto accusa, dicendo che abbiamo violato la Costituzione, mentre abbiamo solo rispettato una norma in vigore da 17 anni e voluta da chi ora la contesta”. Un’altra perla? “Se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo”, ha aggiunto. Insomma, la solita solfa che l’ad adatta di volta in volta ad ogni situazione. Intanto, su Mirafiori a rischio chiusura preferisce sorvolare.

Di fronte ai cancelli della Sevel di Atessa, impianto per il quale la Fiat ha promesso 700 milioni di investimenti in cinque anni (“ma solo se verranno rispettate le regole”, ovvero l’ubbidienza cieca), c’è stato contemporaneamente un presidio dell’Usb. All’iniziativa hanno partecipato anche delegati degli stabilimenti FIAT di Pomigliano, di Melfi, e della Irisbus di Avellino. “Gli operai- si legge in una nota diffusa dall’Usb- hanno protestato contro l’organizzazione del lavoro operata dal Lingotto, una ‘fabbrica-caserma’ dove vengono negati i diritti e la rappresentanza sindacale, in spregio alla Costituzione e allo Statuto dei Lavoratori”. La realtà denunciata dai lavoratori, prosegue la nota sindacale, è ben diversa da quella descritta nello ‘Speach nuove generazioni’, la velina scritta dalla Fiat ed assegnata ad alcuni operai e ai loro figli – candidati a leggere il panegirico aziendale alla presenza dell’amministratore delegato Sergio Marchionne. Nello specifico della Sevel, spiega l’Usb, “solo nel primo semestre 2013 si sono verificate 18 giornate di stop produttivo, (con utilizzo di entrambe le annualità di ferie, permessi annuali retribuiti dei lavoratori e parziale ricorso alla Cigo)”. Ma non solo. “E’ anche- conclude- consuetudine aziendale fare ricorso al lavoro straordinario al sabato e alla domenica precedenti e successivi ai periodi di cassa integrazione”.