Enzo Bianco sindaco di Catania invita la cittadinanza al concerto di Franco Battiato

Cari amici, il 9 e 10 giugno scorsi, anche grazie al vostro impegno e al vostro sostegno, abbiamo iniziato a scrivere una pagina nuova per Catania. Da pochi giorni mi sono insediato a Palazzo degli Elefanti, con una cerimonia sobria ma piena di entusiasmo. “Con emozione insuperabile – ho scritto nel libro d’onore del Comune – torno a servire con umiltà e passione la mia città”.

Prima di parlarvi degli interventi iniziali della nuova amministrazione ho il piacere di invitarvi sabato 29 giugno ad un concerto offerto alla città. In piazza Università alle ore 21 il Maestro Franco Battiato regalerà la sua musica e la sua arte ai catanesi. Con lui ci saranno Vincenzo Pirrotta, Crabs, Caftua, Puccio Castrogiovanni, Giuseppe Cucé e Pablo Rabito, condurrà Tiziana Lodato. Un assaggio di ciò che la città deve tornare ad essere. 

Siamo, dunque, già impegnati ad affrontare le emergenze della città, tantissime. La settimana scorsa, nella la prima riunione della Giunta, abbiamo approvato una delibera urgente che consentirà al Comune di avere circa 5 milioni di euro in più dallo Stato quale compensazione per il mancato introito dell’Imu. Gli anni di malamministrazione si vedono e dobbiamo rimettere in moto una macchina amministrativa ingolfata, dare motivazioni a dipendenti e dirigenti, affrontare la crisi finanziaria del Comune ma soprattutto dare attenzione alle tante persone che soffrono nella nostra città, da chi vive all’ottavo piano in un condominio di Librino e non esce di casa da anni a causa dell’ascensore guasto, ai commercianti che chiudono, ai giovani che vogliono lasciare Catania per mancanza di lavoro.

Ho già avuto l’onore di essere ricevuto al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, cui mi lega sincera stima ed amicizia, che ha mostrato grande simpatia nei confronti della città, assicurandomi una sua visita ufficiale. Ho avuto modo di parlare ed incontrare, tra gli altri, il presidente Crocetta, che mi ha assicurato massima collaborazione; l’assessore regionale al Bilancio Luca Bianchi con cui verificare la reale situazione finanziaria ed economica; l’assessore regionale al Trasporti Nino Bartolotta, concordando il cambiamento del progetto ferroviario che avrebbe deturpato parte del centro storico della città; l’amministratore delegato di Alitalia Del Torchio per avviare una fase nuova ed aumentare i collegamenti da e per Catania; l’assessore regionale al Turismo Michela Stancheris, con la quale ho festeggiato la nomina dell’Etna come Patrimonio Mondiale dell’Umanità da parte dell’Unesco. Primi piccoli ma significativi passi. Il lavoro che ci aspetta è enorme ma sono certo che Catania risorgerà.

Chiudo con le parole pronunciate durante il mio insediamento, tratte dalle “Memorie di Adriano” della scrittrice belga Marguerite Yourcenar: “Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, irrigate d’acque limpide, popolate da esseri umani il cui corpo non fosse deturpato né dal marchio della miseria o della schiavitù, né dal turgore di una ricchezza volgare”. Con questo sentimento mi accingo a servire la città di Catania come il più umile dei cittadini, ma quello al quale è stata affidata la più grande responsabilità.

Vi aspetto il 29 in piazza Università

Enzo Bianco

Franco Battiato: sabato 29 giugno 2013 ore 21 Piazza Università Catania

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I giovani e la Resistenza a Niguarda

Pta di Giarre, processo in stallo: tutto rinviato al 17 settembre da: live sicilia

Martedì 25 Giugno 2013 – 12:04

 

 

Ancora un rinvio al processo che vede tra gli imputati Melchiorre Fidelbo, marito della senatrice del Pd, Anna Finocchiaro.

 

 

CATANIA. E’ stato rinviato al prossimo 17 settembre, per la costituzione di un collegio, il processo, davanti alla terza sezione penale del Tribunale di Catania, a quattro persone per la procedura amministrativa che avrebbe portato all’affidamento senza gara dell’appalto per l’informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza (Pta) di Giarre, assegnato alla Solsamb, società guidata da Melchiorre Fidelbo, marito della senatrice del Pd e presidente della commissione Affari costituzionale, Anna Finocchiaro. Per abuso d’ufficio e truffa aggravata sono imputati, oltre a Fidelbo, gli allora direttori amministrativi dell’Azienda sanitaria provinciale di Catania, Giuseppe Calaciura e dell’Asp, Giovanni Puglisi, e quello generale dell’Asp 3 Antonio Scavone, oggi senatore eletto nelle file del Pdl in quota Pds-Mpa. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Michelangelo Patané e dal sostituto Alessandro La Rosa, la stipula della delibera del 2010 che autorizzava l’Asp di Catania a stipulare un convenzione con la Solsamb per il Pta di Giarre che, secondo l’accusa, sarebbe stata redatta “senza previo espletamento di una procedura ad evidenza pubblica e comunque in violazione del divieto di affidare incarichi di consulenza esterna”, come prevede la normativa regionale. L’atto, sostiene la Procura, “avrebbe procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale alle Solsamb “consistito nell’affidamento diretto alla società di una prima anticipazione di 175mila euro”.

Muos, l’Iss chiede un nuovo incontro Divergenze tra tecnici ministeriali e regionali Di Carmen Valisano | 26 giugno 2013 da<<<<<. ctzen

 

Il primo luglio gli esperti chiamati a pronunciarsi sulla costruzione dell’impianto a Niscemi, in contrada Ulmo, dovranno confrontarsi nuovamente per chiarire i punti di contrasto. A dichiararlo, attraverso Facebook, è il docente del politecnico di Torino Massimo Zucchetti. Fino alla prossima riunione la relazione – che potrebbe subire delle modifiche – non verrà pubblicata

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«Importanti divergenze su alcuni aspetti tecnici». Per questo motivo la pubblicazione della relazione dell’Istituto superiore di sanità sul Muos – l’impianto in costruzione a Niscemi, all’interno della base militare Usa – è stata rinviata. A renderlo noto, attraverso Facebook, è Massimo Zucchetti, docente del Politecnico di Torino e uno degli esperti delegato dalla Regione. Lo studio era atteso per la scorsa settimana, ma solo adesso si conosce il motivo del ritardo.

Che i pareri tra i tecnici dell’Istituto e quelli nominati dell’assessorato regionale all’Ambiente fossero discordanti lo aveva spiegato lo stesso Zucchetti qualche giorno fa a CTzen. Pomo della discordia è la differente posizione sugli effetti dell’elettromagnetismo. Infatti, spiega lo stesso docente, «a causa di importanti divergenze su alcuni aspetti tecnici (principalmente sulla pericolosità delle emissioni elettromagnetiche del Muos, ma non solo) fra gli esperti del Iss ed alcuni componenti del tavolo tecnico di confronto sul Muos (fra cui i tre esperti raccomandati dalla Regione Sicilia, fra cui il sottoscritto) vi sarà una ulteriore riunione del tavolo tecnico presso Iss il primo luglio a Roma, per continuare la discussione».

Dal nuovo confronto tra gli studiosi sarà possibile ricevere una notizia attesa sia dal fronte degli attivisti che si battono contro l’impianto in costruzione in contrada Ulmo che dei vertici militari statunitensi. «Fino ad allora – scrive ancora Massimo Zucchetti – è (sarebbe) riservata sia la diffusione della relazione Iss (che tra l’altro a questo punto potrebbe anche essere modificata) che delle note di commento degli altri componenti il tavolo tecnico». Il docente ha deciso di rendere nota la situazione per chiarire il percorso tortuoso di una vicenda di tale portata. «C’era comprensibilmente un poco di confusione in giro. Così dovrebbe esser chiaro: su cosa ci riservi il futuro, lo scopriremo solo vivendo». All’ombra o meno delle grandi parabole made in Usa.

Turchia: leader Pkk, processo pace si concluderà con liberazione Ocalan da: controlacrisi.org

 

Il processo di pace tra governo turco e militanti curdi del Pkk “si concluderà con la libertà per tutti, compreso Abdullah Ocalan”. Lo ha affermato Murat Karayilan, leader sul campo del Pkk, in un’intervista al settimanale tedesco Die Welt. A suo giudizio, una volta che la terza fase del processo di pace sarà conclusa, anche Ocalan, leader carismatico del Pkk, che dal 1999 sconta un ergastolo in regime di isolamento sull’isola di Imrali, sarà libero.

Disabilità: tagliare gli sprechi veri da: controlacrisi.org

 

Quanto spreca l’Italia per l’accertamento dell’invalidità? E quanto deriverebbe in termini di risparmio dalla semplificazione amministrativa? È l’oggetto di una elaborazione propositiva che la Federazione per il Superamento dell’Handicap invierà nei prossimi giorni ai Ministeri della Salute, della Funzione Pubblica, del Lavoro e delle politiche sociali, e dell’Economia.

L’intero ambito della disabilità è regolamentato da norme disorganiche prive, fra l’altro, di attenzione ai costi dell’impianto di valutazione e di verifica delle condizioni soggettive. Nelle norme italiane si rinvengono numerosissime definizioni “medico-legali”, quasi mai sovrapponibili, legate ad altrettanti status. Per ciascuno status sono previste modalità diverse che innescano percorsi differenziati. Costi su costi, visite su visite, spesso inutili e superflue: si pensi che la legge prevede che al 18esimo anno di età qualsiasi persona con invalidità debba essere rivalutata, anche se affetta da una menomazione gravissima.

Oppure si pensi alla moltiplicazione delle visite per poter accedere alla riabilitazione (una del medico territoriale, l’altra del medico della struttura convenzionata) o per ottenere il sostegno scolastico, o per iscriversi alle liste di collocamento.

La FISH nella sua analisi evidenzia l’elevatissimo numero di operatori, in particolare medici, coinvolti nelle attività di accertamento, valutazione, verifica, conferma, controllo delle diverse condizioni sanitarie. Ciò comporta un costo elevatissimo e non giustificabile, oltre che sottrarre risorse utili ad altri servizi e prestazioni.

Ad esempio ogni Commissione ASL di accertamento di invalidità è composta da tre medici ASL (dipendenti o convenzionati), un medico INPS, un medico rappresentate delle Associazioni di categoria (a carico dello Stato). Per un totale di 5 medici. Ma i verbali rilasciati da questa prima commissione vengono poi verificati da una seconda commissione dell’INPS di uguale composizione.

Nel solo 2011 le domande di accertamento per invalidità (o handicap o disabilità) sono state 1.200.000 con altrettante valutazioni e relativi costi.

La FISH riporta, fra gli esempi, il caso non infrequente dei bambini nati con una severa patologia congenita: prima dei venti anni di vita la persona viene visitata mediamente, per i motivi “fiscali” più disparati, 7 volte, con il coinvolgimento di 67 medici. E il numero può aumentare se la persona viene anche convocata a controlli straordinari.

A questo si aggiungano i costi spaventosi per i controlli straordinari sulle invalidità (800mila dal 2009 al 2011, altri 450mila nei prossimi tre anni). Si pensi che, solo per pagare medici esterni all’Istituto, la spesa INPS è passata da 9 milioni nel 2010 a 25 milioni nel 2011. E questa è solo una parte minima della spesa complessiva: 1.250.000 lettere di convocazione, le spese amministrative, i medici dipendenti coinvolti, i costi dell’assistenza dei Caaf e i successivi ricorsi.

Infatti tale impianto normativo e burocratico è poi motivo di contenzioso. 325.926 sono le cause civili pendenti in materia di invalidità (Fonte: Corte dei Conti, Determinazione 91/2012), per un giro d’affari stimato – per legali, periti e patronati – in circa 2 miliardi di euro.

E per non parlare della lentezza del sistema: fra la presentazione della domanda di accertamento e l’erogazione delle provvidenze economiche trascorrono in media 278 giorni per l’invalidità civile, 325 giorni per la cecità civile e 344 giorni per la sordità.

Ciò che tale situazione comporta – sorvolando sull’enorme disagio subito dai Cittadini – è meritevole di un intervento di semplificazione e di revisione immediata.

È in questa direzione che la FISH proporrà una revisione dei criteri di valutazione di invalidità, un intervento normativo di revisione delle disposizioni vigenti per renderle omogenee, una massiccia semplificazione normativa che restituisca ai soli servizi pubblici territoriali il compito di valutare la disabilità in funzione dell’inclusione sociale e dell’autonomia personale.

25 giugno 2013

FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap

Case in affitto? Stangata Imu. Aumenti oltre 140% da: controlacrisi.org

 

Se l’Imu di giugno ha favorito le prime case, non ha risparmiato invece quelle date in affitto.

La rata che è stata appena versata è aumentata moltissimo confrontata con quella pagata dai proprietari diversi anni fa ai tempi dell’acconto Ici.
Sono stati colpiti sia gli appartamenti a contratto libero, ossia i 4 anni più 4, quanto quelli affittati a canone concordato, 3 anni più 2, e nelle grandi città, nel primo caso, tocca un aumento medio che va oltre il 140% rispetto al corrispondente acconto Ici.

Ma anche paragonando la rata dell’Imu versata nel 2012 con quella appena saldata, gli aumenti medi si aggirano sul 40%.
Salti che hanno fatto scendere sul piede di guerra Confedilizia, l’associazione dei proprietari.Confedilizia interviene criticando la definizione di “seconda casa”: “Fa pensare alle villetta al mare delle famiglie abbienti – spiega  Giorgio Spaziani Testa, il Segretario Generale – in realtà possedere una casa diversa da quella in cui si abita non è sempre sinonimo di ricchezza”.
Basti pensare che nella categoria vanno messe anche la casa che la famiglia può possedere per motivi ereditari, come l’appartamento che il proprietario ha abbandonato perché per lavoro si è traferito altrove e con obbligo di residenza.

“A volte -specifica Confedilizia – gli affitti servono solo a rimpolpare le scarse entrate del pensionato o a mantenere il figlio che non rtova lavoro”.

I proprietari parlano di “emergenza sociale” soprattutto per i beni dati in affitto concordato “dei quali beneficiano le categorie più deboli”. Chiede, “almeno per questa tipologia, un blocco dell’aliquota al 4 per mille” assicurando che l’aggravio per lo Stato sarebbe di “70 milioni in tutto”.

Brutto programma sulla tv pubblica greca Fonte: il manifesto | Autore: Dimitri Deliolanes

 

Malgrado le proteste popolari e le promesse del Pasok le frequenze restano bloccate. E malgrado l’ultimatum del governo i lavoratori restano asserragliati nella sede centrale. Toni trionfalistici dei network commerciali, che già controllano l’80% dell’audience. In gioco c’è la democrazia

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Dall’11 giugno circa 2.600 lavoratori della radio-televisione pubblica greca Ert sono asserragliati dentro il palazzo della sede centrale, alla periferia est di Atene, e continuano le trasmissioni, ma questa volta autogestite, con il segnale diffuso in streaming oppure attraverso frequenze analogiche prestate da piccoli canali locali.
Continua anche la trasmissione satellitare dell’Ert World, perché l’Ebu (più nota come Eurovisione) si è rifiutata di oscurare il segnale per «un membro fondatore». Anzi, il presidente dell’Ebu Jean-Paul Philippot e il vice presidente Claudio Cappon hanno lanciato durissimi attacchi contro la decisione del premier greco Antonis Samaras, ma anche contro la Commissione Europea, accusata di atteggiamento pilatesco. Ogni sera, nel cortile dell’Ert, migliaia di cittadini difendono lavoratori e impianti da una possibile irruzione della polizia godendosi un grande concerto che tengono i complessi musicali dell’Ert oppure artisti solidali. L’audience dell’Ert non è mai stata così alta.
L’immediato sblocco delle frequenze e la ripresa delle trasmissioni è stata chiesta ben due volte anche dal Consiglio di Stato. Ma il premier di centrodestra si rifiuta di obbedire. Non è la prima grave illegalità della componente di Nuova Democrazia del governo di coalizione greco. Lo stesso licenziamento in blocco di tutti i dipendenti, tramite annuncio televisivo, è privo di qualsiasi validità legale. Inoltre, l’oscuramento dell’Ert è avvenuto per decreto, senza passare dal Parlamento, ignorando l’articolo 51 della Costituzione ellenica che esige il funzionamento «senza interruzioni» del servizio pubblico.
È noto che la maniera maldestra e autoritaria con cui il premier e il suo ministro dell’Informazione Simos Kedikoglou hanno gestito la questione ha provocato grandi tensioni all’interno dell’alleanza di governo. Di fronte al moto di indignazione popolare, il piccolo partito della Sinistra Democratica è uscito dal governo e dalla maggioranza. I socialisti del Pasok hanno preferito rimanerci, ma imponendo la loro soluzione: l’Ert tornerà a trasmettere «al più presto» con un altro nome ma con lo stesso personale, alleggerito di 600 persone. C’è stato lunedì il rimpasto di governo e la gestione dell’affare Ert è passato nelle mani di un sottosegretario, il giornalista Pantelis Kapsis. Ma per il momento Samaras e i suoi continuano a insistere. Le frequenze rimangono bloccate e sabato Kedikoglou ha chiesto ai dipendenti dell’Ert di sgomberare il palazzo. Un tentativo di braccio di ferro da parte di un governo estremamente debole, quindi molto pericoloso per la democrazia.
Samaras e i diktat della troika
Il problema che deve affrontare Samaras è semplice da descrivere ma difficile da risolvere. In estrema sintesi, un anno dopo la sua elezione, il leader di Nuova Democrazia si è trasformato in mero organo esecutivo dei diktat della troika (Bce, Fmi, Commissione Europea). Una politica che porta sempre più recessione: a fine anno il Pil greco sarà a -5,5%, l’anno prossimo si spera in un -4,5%. In sei anni consecutivi di recessione, la Grecia ha perso il 26% del suo Pil. La disoccupazione si sta avviando verso il 28%, un milione e 800 mila persone, poco meno della metà della popolazione attiva. Quella giovanile ha superato il 60%.
Una catastrofe umanitaria. Ma la cosa peggiore è che tuttora non si vede come quest’austerità possa condurre allo sviluppo e all’uscita dalla crisi. Neanche gli europei si azzardano oramai a fare previsioni, pur insistendo in una politica ormai contestata apertamente anche dal Fmi.
Il premier greco avrebbe dovuto porre con forza ai suoi interlocutori europei la questione degli effetti disastrosi dell’austerità sul paese. Ha preferito invece scatenarsi contro la tv pubblica.
Chi avesse visto la maniera in cui le principali emittenti private greche hanno presentato nelle ultime due settimane la durissima vertenza sulla chiusura dell’Ert, avrebbe compreso perfettamente il tipo di scambio che Samaras ha voluto fare con i padroni dell’informazione privata. Anche se la chiusura dell’Ert rimane tuttora senza una spiegazione ufficiale (Samaras ha parlato di «peccaminosa Ert» e di «scandali», ma probabilmente si riferiva al suo scandaloso ministro Kedikoglou), i canali privati, unanimemente, si sono prodigati in una campagna trionfalistica, insistendo sul «mostro di corruzione finalmente ucciso». Come ci si attendeva, il fatto che l’Ert avesse il bilancio in attivo fin dal 2010 è stato sistematicamente omesso, come pure il fatto che gli “stipendi da sogno” ampiamente pubblicizzati, erano solo quelli dei dirigenti e consiglieri nominati da Kedikoglou. Una disinformazione sistematica, che però ha influenzato poco l’opinione pubblica greca, a conoscenza del cronico legame perverso tra politica e televisioni private.
Succede infatti che, per puro caso, tutti i canali televisivi privati appartengano a imprenditori che hanno forti interessi economici con lo stato. Un esempio: nel canale privato Mega, in cima all’audience, l’azionista di riferimento è l’imprenditore Giorgos Bobolas, a capo del gruppo appaltatore Elaktor e del gruppo editoriale Pegasus. Secondo azionista è il gruppo editoriale Dol, attivo nel campo delle forniture pubbliche. Lo stesso vale anche per gli altri canali, Antenna (gruppo armatoriale Kyriakou), Star (gruppo energetico Vardinoyiannis) e Skai (gruppo armatoriale Alafouzos) e per i canali minori. In cambio del sostegno fornito da decenni ai due partiti che si alternavano al governo, Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok, i canali privati hanno incassato scandalose “facilitazioni” nei loro rapporti con il settore pubblico. Non solo accesso in appalti e forniture, ma anche l’inedita situazione, unica in Europa, di occupare abusivamente frequenze pubbliche senza versare un centesimo allo stato. Oppure di rifiutarsi di pagare le pur ridotte tasse sulla pubblicità trasmessa nonché i contributi per gli impiegati. Va aggiunto che tutti i canali privati chiudono i loro bilanci con forti perdite, spesso coperte da generose iniezioni di liquidità da parte delle banche.
La truffa dell’«infotainment»
Insieme, le emittenti private controllano circa l’80% dell’audience, quindi c’è un controllo forte sull’informazione televisiva. Il modello adottato è quello dell’ infotainment, informazione “leggera”, di facile digeribilità, capace di attrarre spettatori e pubblicità. I greci la seguono, ma si fidano poco. Tutte le ricerche sulla credibilità dell’informazione collocano in basso le emittenti private e in cima la radio-tv pubblica. Controllata, certo, dal governo, ma rispettosa di quel minimo di pluralismo e completezza che i privati fanno sistematicamente a pezzi, sera dopo sera, telegiornale dopo telegiornale.
Ecco quindi spiegata la chiusura brutale dell’Ert. Samaras vuole regalare il monopolio dell’informazione tv ai privati. Ha tentato anche di indire l’asta per le frequenze digitali con l’Ert chiusa e fuori gioco, in modo da attribuirle tutte ai suoi amici editori. Ed ecco quindi il perché di questa grande mobilitazione in favore dell’Ert, in Grecia ma anche in Europa. Senza l’Ert il funzionamento dello stesso sistema democratico subisce un duro colpo. Non è un caso che l’unico partito schierato in favore di Samaras per la chiusura dell’Ert sono i nazisti di Alba Dorata.

(Dimitri Deliolanes è corrispondente dall’Italia dell’Ert)

Firmare per i diritti umani è dovere civile Fonte: il manifesto | Autore: Valentina Ascione

 

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Nelle piazze d’Italia oggi sarà possibile firmare le proposte di legge di iniziativa popolare della campagna «3leggi», promossa da numerose organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti, come Forum Droghe, Antigone, l’Unione delle Camere Penali e la CGIL. Una giornata straordinaria che coinvolgerà tante città, tra cui Roma, dove alle 18 in piazza Farnese si riuniranno artisti e personalità per un concerto-evento a sostegno delle tre leggi che chiedono l’introduzione del reato di tortura, il rispetto dei diritti e della legalità nelle carceri e la modifica della legge sulle droghe.

La scelta del 26 giugno per questa mobilitazione nazionale non è casuale. Per chi ha a cuore e si batte per i diritti umani, infatti, oggi non è un giorno qualunque, ma è la giornata internazionale dedicata alle vittime di tortura. Una pratica, la tortura, che vista da qui – dall’Italia del Terzo Millennio – può apparire antica, estranea alla cultura di società democratiche come la nostra. E che invece ci riguarda. Lo dimostrano pagine tra le più cupe della cronaca recente, come le violenze messe in atto tra le mura della caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova nel 2001, e altre vicende che forse avrebbero avuto un corso diverso se l’Italia non si sottraesse, da oltre 20 anni, all’obbligo di introdurre nel proprio codice penale il reato di tortura, come previsto dalle convenzioni internazionali.

«Che in Italia manchi una legge che punisce il reato di tortura è una cosa gravissima, perché in qualche modo legittima coloro che la compiono», ha dichiarato Ilaria Cucchi in un video appello a firmare le tre leggi. Con lei tanti altri testimonial d’eccezione hanno accettato di prestare il proprio volto negli spot della campagna, come il regista di «Diaz» Daniele Vicari, l’attore Elio Germano o il formidabile Ascanio Celestini, che nel suo stile da menestrello ha raccontato le drammatiche condizioni di vita nelle nostre carceri sovraffollate, dove oltre il 40% dei reclusi è in attesa di giudizio e un terzo è tossicodipendente.

Oggi si celebra anche la Giornata internazionale sulle droghe, un’altra ricorrenza simbolica per la campagna «3leggi». La legge sugli stupefacenti è infatti la causa principale del sovraffollamento carcerario. Quasi il 40% dei detenuti è in prigione per averla violata. Sono per lo più piccoli spacciatori e molto spesso semplici consumatori, finiti in carcere per l’inasprimento delle pene e l’equiparazione tra droghe leggere e pesanti voluti dalla legge Fini-Giovanardi. Accade così che in Italia sono più i tossicodipendenti in carcere di quelli nelle comunità di recupero. L’obiettivo di una delle tre leggi è proprio modificare queste norme depenalizzando realmente il consumo, reintroducendo la diversificazione tra sostanze e facilitando l’accesso alle misure alternative.

Tra le personalità che saliranno sul palco di Piazza Farnese, insieme ai promotori delle «3leggi» a Ilaria Cucchi e Daniele Vicari, gli Studenti della Scuola provinciale d’Arte cinematografica Gian Maria Volonté, gli attori Salvatore Striano e Paolo Calabresi;  Andrea Satta dei Têtes de Bois, i cantautori Agnese Valle, Bucho, Flavio Giurato e Giorgio Panzera; e poi Baracca Sound, Ginko, Adriano Bono, Presi per caso, Riflessi e Some livid strategies. L’elenco di tutti i tavoli di raccolta firme che si terranno oggi in tutta Italia è disponibile sul sito http://www.3leggi.it.

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per trattamenti inumani e degradanti ai danni dei detenuti e ci ha dato un solo anno di tempo per rimediare al sovraffollamento. Non possiamo più aspettare, il tempo sta per scadere. Firmare è un dovere civile.