“Sulle tragedie del lavoro in Bangladesh in occidente c’è troppa ipocrisia”. Intervista a Silvana Cappuccio | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

Sulle “fabbriche della morte” in Bangladesh, http://www.controlacrisi.org ha intervistato Silvana Cappuccio, autrice di diversi saggi sulla catena dello sfruttamento dei grandi marchi tessili occidentali in Asia. Cappuccio lavora al Dipartimento politiche globali della Cgil ed è rappresentante della Cgil nell’Ilo. Intanto, in queste ore il numero dei cadaveri estratti dalle macerie è arrivato a 1033.

Il Governo del Bangladesh ha chiuso diciotto aziende che non avevano i requisiti segnando una inversione di tendenza. Qual è il tuo giudizio? C’entra qualcosa l’ordine pubblico?
Non credo che l’azione dell’esecutivo sia stata determinata da preoccupazioni per l’ordine pubblico e per i movimenti islamici in fermento. Quel che c’è di nuovo è una reazione sul piano internazionale che ovviamente sta producendo una forte pressione sul governo del Bangladesh. Voglio ricordare che immediatamente subito dopo il crollo ci sono state due aziende, una canadese e una britannica, che hanno subito parlato di indennizzo ai parenti delle vittime. Contestualmente, la Walt Disney insieme ad altri marchi importanti hanno dichiarato che sono pronti ad andarsene dal Bangladesh. La seconda reazione che ha colpito il governo è stata la reazione dell’Ilo, che per l’Onu si occupa del lavoro su scala mondiale e in cui sono rappresentati sia i sindacati che le aziende. Immediatamente, il direttore ha disposto una missione di alto livello. Una assunzione di responsabilità e la sottolineatura di un cambiamento di registro.Cosa ha prodotto l’ispezione?
La missione si è conclusa con due punti molto concreti, tra cui anche il fatto di monitorare la realtà delle filiere del tessile a medio-breve termine. Intanto, c’è stato un aumento degli ispettori, da diciotto a duecento. E poi, l’esecutivo ha disposto una cosa importante, ovvero per tutte le aziende in cui siano accadute negli ultimi sei mesi incidenti, le autorità devono perseguire i responsabili.

Perché non venivano perseguiti?
No, non accade. E’ importante questa disposizione perché lì le procedure giudiziali arrivano sempre davanti a un muro e le vittime non vengono risarcite, per esempio. Nel caso specifico del palazzo crollato a Dacca, i lavoratori si erano rivolti il giorno prima del crollo per segnalare le crepe sempre più evidenti. Di fronte ai controlli e, sembra, ad un preciso ’ordine di evacuazione, i proprietari hanno poi detto ai lavoratori che dovevano tornare a lavorare perché era tutto a posto, con tanto di copertura da parte degli ingegneri. Voglio ricordare, che tra i le centinaia di corpi estratti hanno rinvenuto due neonati nati sotto le macerie.

Questa tragedia dovrebbero scuotere un po’ gli animi…
Tra le risultanze della missione dell’Ilo, c’è anche l’accertamento in tutte le fabbriche manifatturiere per l’export. Questo è difficilmente realizzabile perché si parla di centomila fabbriche intorno a Dacca. Chiuderne diciotto è una specie di goccia nel mare. Ovviamente, in occidente la stampa non ne parla abbastanza e non ne parla secondo l’ottica giusta. Non è un mero fatto di cronaca. C’è il coinvolgimento delle aziende occidentali, e sembra che se lo dimenticano tutti. Lì non c’è l’osservanza dei diritti minimi, a partire dalla libertà di organizzazione sindacale. Lo sfruttamento pullula. Anche laddove l’elemento normativo fosse colmato c’è il nodo dell’applicazione.

E poi c’è l’elemento della filiera della fornitura.
Tocchiamo un tasto delicato perché c’è il rischio di interpretazioni ipocrite. La domanda sulle forniture è se l’azienda madre deve essere considerata al di là delle responsabilità e dell’osservanza dei diritti umani. Anche mettendola sul piano delle responsabilità ci sono le linee guida volontarie dell’Ocse, e i governi, facendone parte, si sono assunti un impegno preciso. Quindi va chiesto conto ai governi del rispetto delle regole. Le istituzioni europee si rifanno a questi principi. C’è una comunicazione della Commissione europea della fine del 2011 che invita i governi ad adottare i principi guida dell’Onu: proteggere, rispettare e risarcire. Non ci si può nascondere dietro le etichette ma bisogna intervenire direttamente. E’ un impegno per tutti.

E in Italia?
Negli atti parlamentari si trova una interrogazione sul Rana Plaza presentata l’8 maggio dall’on. Teresa Bellanova, in cui vengono elencati cinque nomi di aziende italiane, ovvero Benetton, Itd, Pellegrini, De Blasio ed Essenza. Quest’ultima è l’unica ad aver confermato, mentre Benetton ha parlato di un rapporto occasionale con un fornitore che si serviva di subforniture presso società che producevano nel Rana Plaza. Se il governo italiano volesse, a questo punto intanto potrebbe chiedere alle aziende italiane un chiarimento e impegnarle così con una assunzione netta di responsabilità, prevedendo un indennizzo e il reimpiego per i superstiti, e chiedendo che in tutta la filiera si produca in modo trasparente, nel rispetto dei diritti, dei contratti, delle procedure di informazioni. Per creare lavoro dignitoso e non occasioni di morte.

Libri & Conflitti. Estratto da AFFONDATO SUL LAVORO, di Gabriele Polo da: controlacrisi.org

 

Libri & Conflitti Gabriele Polo, prima impegnato in viaggio nell’Italia del lavoro: nella Torino orfana «non dichiarata» della Fiat, visita i luoghi della ex locomotiva produttiva del Nord-Est con i suoi distretti in rapida trasformazione, referta le crisi d’identità delle province lombarde e la mutazione genetica delle cooperative emiliane, esplora infine le «difficili continuità» di un Sud sempre in bilico tra sviluppo e regressione. 
Oggi la memoria del suo viaggio è raccolta in questo libro, Affondao sul laovro (ediesseonline) ed è il ritratto impietoso del paese visto nelle terre del benessere economico ora in declino, lacerate in profondità dal trionfo del liberismo in economia e del berlusconismo in politica; di un paese che nel celebrare i suoi 150 anni ha visto, in questa drammatica congiuntura politico-economica, riaffiorare tutti i nodi irrisolti della sua storia.

Nei prossimi giorni la recensione del libro

Era considerata la Stalingrado veneta, culla della classe operaia MiraLanza – quella di calimero «piccolo e nero» e dell’olandesina
candida-candida – diventata inglese nell’89 (gruppo Reckitt) e oggi semidismessa a suon di esuberi. Il 27 maggio scorso «Mira la rossa» si è svegliata «grillina», nuova stella veneta del MoVimento 5 stelle, dopo la vicentina Sarego, significativa perché ex sede del parlamento di Bossi, ma molto più piccola della cittadina sul Brenta. Sulla poltrona di primo cittadino a Mira ora siede Alvise Maniero, studente universitario, il primo a essere stupito di un esito che lo ha visto battere il sindaco uscente di centrosinistra (Michele Carpinetti), passando dal 17,3% del primo turno al 52,5 del ballottaggio (e sottraendo un migliaio di voti al rivale). «Del resto – commenta il neosindaco – se ci fosse stata un’amministrazione uscente degna, pulita e preparata, non ci saremmo certo candidati». Il «ci» – una sua rappresentanza – è accampato nell’ufficio del primo cittadino di Mira, come potrebbero farlo tre studenti universitari fuorisede nella loro stanza comune: oltre al sindaco, Nicola Crivellato (vice di Maniero, assessore a Cultura, territorio, agricoltura e attività produttive) e Michele Gatti (Bilancio e personale). Tre ragazzi, ma guai a dirglielo: «Finitela con ’sta storia, il nostro non è giovanilismo e tra di noi ci sono anche persone più anziane». Verissimo, ma l’anagrafe un certo impatto lo deve aver avuto sull’esito elettorale, insieme al rigetto di ciò che è stato prima. Che per Maniero è stata una brevissima esperienza con l’Italia dei valori, dentro cui – prima di tanti altri – aveva annusato puzza di bruciato: «Me ne sono andato subito, appena ho sentito che il problema principale era come dividere i rimborsi elettorali tra i candidati», ricorda ora, con memoria dal sapore un po’ profetico.
A cambiare l’opinione politica di Mira sono stati, invece, gli scandali che hanno portato agli arresti domiciliari l’ex amministratore autostradale Lino Brentan del Pd e – soprattutto – l’insistenza sulle «grandi opere che danno lavoro» che accomuna tutto lo schieramento politico tradizionale, in particolare l’incubo di Veneto City, il megaprogetto che non tocca il territorio comunale di Mira, ma gli incombe addosso. Il che significa, nessun vantaggio economico e solo rogne, dall’inquinamento atmosferico a quello del territorio.
Da questo mix è spuntata la vittoria del MoVimento 5 stelle. Così appena eletto Maniero dichiara di considerare inutili se non dannosi progetti come «Veneto City, la nuova Camionabile, la Romea commerciale, il polo logistico di Dogaletto». Tutte opere con ispirazione politica strasversale («unificate» dalla tutela dell’assessore regionale Renato Chiasso), che oltre alla vittoria grillina, spiegano i mille voti (7%) alla lista «Mira fuori dal comune», creatura dei Comitati ambiente e territorio (Cat), che propugnano la «cancellazione dall’orizzonte delle solite cricche in nome dei beni comuni» e hanno messo in programma «la partecipazione dei cittadini, per fermare le grandi opere, rifiutandone l’imposizione dall’alto e proponendo alternative con la protezione e la rivalutazione del nostro territorio», ricorda Mattia Donadel, candidato sindaco alternativo.
Per il Pd l’incrocio tra inchieste della magistratura, crisi economica e uso disinvolto del territorio ha prodotto una derrota totale quanto imprevista e a nulla è valso il continuo richiamo al «buon governo», né l’allargamento dell’alleanza all’Udc. Mentre per Maniero e i suoi compagni – per nulla imbarazzati dalla provenienza trasversale dei loro consensi e dei tanti voti arrivati da destra – quel mix si è tradotto in un’assunzione di responsabilità che loro declinano in un semplice obiettivo: «La decenza politica». È questo che dicono di aver sempre avuto in mente da quando hanno iniziato a vedersi – convocandosi via internet – fino alla conquista del Municipio con tanto di seduta inaugurale trasmessa in diretta – streaming online, neanche a dirlo.
«Trasparenza», insomma. Come MoVimento comanda, ma in piena autonomia, perché «Beppe Grillo qui è venuto a portarci il suo appoggio senza chiedere nulla… tranne il palco per il comizio». Tranquilli e sereni sul metodo, un po’ più preoccupati sul merito, Maniero e compagni hanno di fronte a loro i problemi di tutte le amministrazioni: pochi soldi, territorio intasato, disoccupazione che si affaccia dopo tanti anni anche da queste parti. «Useremo la rete per raccogliere idee». Al solito, ma con gli ultimi ottanta esuberi della ex MiraLanza che fare? «Noi non possiamo intervenire direttamente su una crisi occupazionale grave, ma dovremo lavorare per il rilancio dell’economia in modo sostenibile – non come si è fatto finora – per esempio valorizzando turisticamente la Riviera del Brenta». Per un «riuso» del territorio ci sono anche i mezzi istituzionali, come la Conferenza dei sindaci chiamata a dire la sua sulle grandi opere in progetto: «E lì – taglia secco Maniero – cercheremo di bloccare tutto». In attesa di capire meglio che fare, i «grillini» sanno bene quel che non vogliono fare: «Per esempio non sentire più in Consiglio comunale lunghe quanto inutili discussioni su Mira e la pace in Medio Oriente o votare ordinanze che chiudono la biblioteca comunale alle nove di sera perché così si tutela la famiglia». Concretezza, insomma, mai più una politica che «pensa di volare alto e poi si abbassa agli interessi più meschini». E pragmatismo, «perché siamo al punto che le cose più semplici non funzionano e tutto diventa difficile, persino trovare il modo di tagliare lo stipendio del sindaco». Di certo almeno questo obiettivo Maniero lo centrerà. E per spiegare il suo mandato paragona la sua Giunta a dei «meccanici chiamati ad aggiustare un’automobile di serie (l’amministrazione pubblica, ndr), qualcosa di elementare. Mica dobbiamo far vincere un gran premio a una Ferrari. Qui bastano competenza, ascolto e onestà». Cose che in realtà torneerebbero utili anche a Maranello e in qualunque altro luogo.

Gabriele Polo, Giornalista, è stato direttore del quotidiano il manifesto. Tra le sue pubblicazioni: I tamburi di Mirafiori (Cric editore, 1989), Il mestiere di sopravvivere (Editori Riuniti, 2000), Ritorno di Fiom (Manifestolibri, 2011).

Autori: Gabriele Polo
Ediesse online
Pagine: 152
ISBN: 88-230-1734-4
euro 12,00

Domani la giornata mondiale del commercio equo e solidale Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

L’11 maggio si celebra la Giornata Mondiale del Commercio Equo e Solidale e Altromercato torna in piazza con IO.EQUO la campagna che guarda oltre la crisi, investendo su un’economia reale fondata sul rispetto dei diritti e su una maggior equità nelle relazioni commerciali. Tante le iniziative previste per tutto il mese di maggio, animate dai Soci di Altromercato su tutto il territorio nazionale, che possono essere ritrovate sul sito http://www.ioequo.it.
A Roma, Torino, Verona, Perugia, Cagliari e tante altre città italiane avrà luogo CHIEQUATROVA, una caccia al tesoro molto speciale, aperta a tutti, per scoprire le realtà che contribuiscono a coltivare un’altra economia, attraverso divertenti giochi di gruppo ed enigmi da risolvere insieme alla propria squadra.
Kathy Marshall di Sabahar (Etiopia) e Mala Sihna di Bodhi (India), due donne che hanno scelto d’investire la loro vita in progetti a favore degli artigiani dei loro paesi, saranno le protagoniste di eventi quali sfilate, fashion show e momenti di approfondimento per conoscere la maestria, la minuziosa attenzione e il grande valore artigianale ed etico che stanno alla base dei capi Auteurs du Monde.
In molte città verranno organizzati dibattiti sulla pubblicazione, curata da Altreconomia, de “Lo speculatore INconsapevole”: una raccolta di interviste di esponenti autorevoli della cultura, delle istituzioni e dell’economia che offrono il loro punto di vista sulle prospettive e i rischi che si profilano se non si assumeranno decisioni importanti per restituire sostenibilità ai sistemi di produzione e distribuzione della ricchezza mondiale e frenare l’erosione occupazionale e il degrado ambientale.
Infine, per chi ama la cucina buona fino in fondo sta per arrivare IO.CUCINOEQUO, l’iniziativa de IlCircolodelCibo la community di chi ama sperimentare e dare vita a creazioni culinarie con prodotti del Commercio Equo e Solidale sposati a materie prime locali. Le migliori ricette diventeranno le protagoniste di un ricettario innovativo curato da IlCircolodelCibo, dedicato alla cucina dell’incontro tra materie prime, sapori, culture.

No Tav, domani nuova ondata di mobilitazioni attorno alle reti Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Il Movimento No Tav domattina sara’ nuovamente in val Clarea, attorno alle reti del cantiere preliminare alla Torino-Lione, per effettuare la pulizia di alcuni terreni. L’iniziativa e’ la terza della settimana dopo quelle di martedi’ (in occasione di alcuni espropri) e di giovedi’ pomeriggio. Dal 17 al 19 maggio, invece, ci saranno le “prove tecniche di campeggio” con una tre giorni di iniziative sempre a Chiomonte intorno alle medesime reti. La settimana entrante si preannuncia calda: e’ di oggi la notizia che alcuni amministratori, tra cui quelli di Bussoleno, ospiteranno LTF in una serie di giornate dedicate ad altrettanti incontri con singoli cittadini che abbiano dubbi o bisogno di informazioni. A Bussoleno il primo dei due appuntamenti e’ previsto per la giornata di mercoledi’, tra le 9 e le 12,30 e dalle 14 alle 17. Sul sito del Comune, un avviso informa che i tecnici di Ltf saranno “a disposizione dei cittadini per informazioni e recepimento osservazioni relativamente al progetto definitivo, agli espropri e alle occupazioni”. Per la sera stessa, il Movimento No Tav ha indetto sempre a Bussoleno, presso il salone Don Bunino, un’assemblea per discutere della questione e di quali potranno essere le azioni da mettere in campo.

E Finocchiaro ci ricasca alla Sma di Lia Quilici da: L’Espresso

In un supermercato di Roma la senatrice ha usato la scorta per farsi imbustare e pesare la spesa. Gli agenti hanno impedito ai passanti di fare foto. Un’incredibile recidiva, dopo il caso Ikea

(10 maggio 2013)

La berlina della Finocchiaro (dietro la Smart) in uscita dal supermercato di piazza Pio XI a Roma, giovedì pomeriggio
La berlina della Finocchiaro (dietro la Smart) in uscita dal supermercato di piazza Pio XI a Roma, giovedì pomeriggioBollò come «miserabile» l’attacco di Matteo Renzi che l’aveva definita inadatta a sedere al Quirinale in quanto «la ricordiamo per la splendida spesa all’Ikea con il carrello umano».

Eppure, incredibile a dirsi, Anna Finocchiaro all’abitudine al carrello umano non ha rinunciato.

Non del tutto almeno: ora son buste e banane. Insomma, la neo presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, in predicato per gestire in Parlamento le riforme una volta naufragata l’idea della Convenzione, ma pure tra i possibili reggenti del Pd allo sbando, continua a farsi aiutare dagli uomini della scorta per spicciare faccende private.

Reclutare buste della spesa e tastare e pesare la frutta, per esempio.

E’ accaduto, intorno alle sette di giovedì sera, al supermercato Sma di piazza Pio XI, zona Aurelia, non lontano dall’abitazione della ex magistrato catanese.

Un uomo della scorta fuori, accanto alla macchina di servizio, lei dentro, sorridente e rilassata, in vestitino nero e giacca rossa, insieme con gli altri due. Gentilissimi e servizievoli, nell’andare a reclutare le buste marroni della Sma, ma anche quelle in plastica trasparente e leggera che servono per imbustare frutta e verdura.

Graziosi, nell’aiutarla a scegliere e pesare delle banane. Ma prontissimi, pur sotto l’occhio delle telecamere del supermercato, a intercettare chiunque estraesse un telefonino per tentare di scattare delle foto, domandando con fare inquisitorio “che sta facendo, lei?”.

S’è fatta insomma più guardinga, la Finocchiaro, dopo quelle immagini all’Ikea e l’esagerato polverone che ne seguì. Non abbastanza tuttavia da rompere i fili della familiarità con la scorta.

Giudiziaria sotto il vulcano, Teatro “Bellini”: indagini in fase conclusiva da: ienesicule

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Arriva comunicato Procura della Repubblica:

 

Le indagini sui profili penali della gestione del Teatro Bellini, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, sono in fase conclusiva. Sono in corso di notificazione gli avvisi ex art. 415 bis c.p. nei confronti di 80 dipendenti del Teatro per il reato di truffa aggravata in danno dello Stato, ipotizzabile sia nelle attestazioni relative allo straordinario (per gli anni 2007 – luglio 2009) sia per l’uso scorretto di badge attestanti l’entrata e l’uscita, accertati attraverso l’uso di telecamere nascoste (anno 2011). Trascorso il termine per la presentazione delle difese saranno assunte le deliberazioni definitive. I fatti sono di diverso spessore, alcuni particolarmente significativi per la durata nel tempo e la reiterazione degli episodi, altri di minore entità.

 

Avvisi di conclusione delle indagini sono stati emessi anche per episodi di assegnazione di appalti di sgombero dei materiali scenici, avvenute senza le necessarie procedure e con attestazione di previsione di spesa largamente inferiori al reale, al fine di rendere possibile l’attribuzione degli appalti senza regolari gare (tali fatti sono del 2006). E’ stata rilevata a tale proposito l’inesistenza di qualunque documentazione atta a descrivere la qualità e quindi il valore residuo dei materiali di scena avviati al macero.

Per ciò che concerne altri fatti oggetto di indagine, è stata chiesta al giudice l’archiviazione. Non sono stati infatti individuati fatti di rilievo penale. In alcuni casi non sono stati trovati idonei elementi di verifica (come nel caso delle assunzioni degli artisti esterni da un’unica agenzia, circostanza dimostratasi in fatto non corrispondente al vero; o come nel caso delle trasferte della Filarmonica, per la quale è da escludersi in punto di fatto che le spese siano state sostenute dal Teatro) mentre in altri casi si è ritenuto che, pur in presenza di violazioni di disposizioni normative di vario grado, non si fosse in presenza di condotte rilevanti penalmente. E’ questo il caso di progressioni in carriera di dipendenti, della corresponsione di gettoni di presenza o di cachet ai direttori d’orchestra, della concessione di permessi retribuiti. E’ stata autorizzata la trasmissione degli atti alla Procura Generale della Corte dei Conti per i provvedimenti di competen

Muos, fisico americano esclude i rischi Ma è uno dei responsabili del progetto da: ctzen

 

 

Il gip ha confermato l’arresto dei due attivisti fermati dopo gli scontri di ieri a Nisemi. Mentre è stato notificato un foglio di via anche a Turi Vaccaro, il pacifista che si era arrampicato su una delle antenne. Intanto in un’intervista al settimanale Panorama John Oetting, studioso presso una delle più prestigiose università statunitensi, spiega: «Un forno a microonde è più pericoloso del Muos». Ma il professor Massimo Zucchetti svela il conflitto d’interessi

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Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Caltagirone ha confermato l’arresto dei due attivisti fermati ieri dopo i tafferugli tra un gruppo di No Muos e la polizia. Si tratta di Max Di Dio, 31 anni, e Carmelo Di Modica, 53 anni. Entrambi si trovano attualmente agli arresti domiciliari, accusati di resistenza e aggressione a pubblico ufficiale. A Di Modica, residente a Niscemi con la moglie e i cinque figli, viene contestato anche il reato di danneggiamento aggravato ad un automezzo della polizia. «E’ un uomo particolarmente pacifico – spiega Fabio D’Alessandro, del comitato di Niscemi contro l’impianto di antenne satellitari Usa nel Nisseno – L’hanno preso nel gruppo». Domani verranno processati per direttissima. Un foglio di via è stato recapitato anche al pacifista Turi Vaccaro, che qualche settimana fa era salito su una delle 46 antenne della base statunitense.

Intanto stamattina è arrivato a Niscemi il console americano Donald Moore. Una visita non prevista e i cui contorni rimangono poco chiari. Secondo l’agenzia Ansa, dovrebbe partecipare ad una riunione sull’ordine pubblico alla prefettura di Caltanissetta. Ma dalla segreteria del prefetto smentiscono un vertice sul tema sicurezza, mentre confermano la presenza di Moore per un semplice saluto. Sempre nella giornata di ieri la polizia ha annunciato di aver rinvenuto, nelle vicinanze dei blocchi, chiodi a tre punte e alcune catene. Armi da cui il movimento prende le distanze. «Non ci appartengono», spiegano gli attivisti.

Intanto sull’ultimo numero di Panorama, uscito proprio oggi, viene pubblicata un’intervista a John Oetting, studioso di fisica applicata alla Johns Hopkins University di Baltimora, uno degli atenei più prestigiosi degli Usa. «Un forno a microonde è più pericoloso del Muos – spiega lo scienziato dalle pagine del settimanale della famiglia Berlusconi – Non esiste alcuna evidenza scientifica circa la sua pericolosità, se ci si trova a un chilometro da un’antenna televisiva, ci si espone a emissioni superiori a quelle lungo il recinto della base di Niscemi». Ma il professor Oetting avrebbe più di un conflitto d’interessi sull’argomento Muos. A ricordarlo è Massimo Zucchetti, docente del politecnico di Torino e consulente del Comune di Niscemi. Sul suo blog sul Manifesto, Zucchetti sottolinea che il fisico americano fa parte dell’Apl, l’Applied Physics Laboratory della Johns Hopkins University e che contemporaneamente è anche manager di progetto e ingegnere-capo dello sviluppo del sistema Muos. «Il fisico indipendente lavora per il Muos ed è l’autore principale dei rapporti del Apl sul Muos stesso – precisa Zucchetti – Non voglio arrivare a conoscere i flussi di finanziamento che questo progetto produce, da chi arrivano i denari, come vengono spesi, nelle tasche di chi finiscono. Credo però che una piccola ricerchina su Internet, prima di intervistare una persona, sia perlomeno necessaria».

La tensione resta alta anche all’interno del movimento No Muos. Ieri l’agenzia Ansa ha riportato alcune presunte dichiarazioni di Concetta Gualato, del comitato delle mamme, a proposito di «anarchici ed estremisti violenti infilitrati tra gli attivisti». Parole smentite dalla stessa Gualato nel pomeriggio, ma che hanno rischiato di creare divisioni profonde. «Non ho mai usato quei termini – spiega Gualato a Ctzen – e mi viene il dubbio che ci sia qualcuno che agisca per spaccare il movimento. Ieri c’è stata molta violenza da entrambe le parti e noi siamo rimaste impressionate. Non ci piace il modo in cui si stanno portando avanti i blocchi negli ultimi giorni, perché i poliziotti sono costretti a spostare i ragazzi che si fanno male e di conseguenza provano a divincolarsi come possono». Le mamme continuano a partecipare ai blocchi. Tre giorni fa una di loro è anche svenuta, mentre veniva trascinata dalla polizia. «Ma preferiamo altri metodi di resistenza – conclude la portavoce del comitato – non vogliamo il corpo a corpo con la polizia».