Comizio per il 25 Aprile 2013 da parte della Presidente ANPI provinciale di Catania Santina Sconza

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Oggi 25 aprile, festa della Liberazione, siamo qui dopo 68 anni dall’avvenimento, a ricordare quei giorni indimenticabili. Il 25 aprile  è nata la democrazia,  è nata la costituzione,  siamo diventati cittadini e non più sudditi.

Il 25 aprile giorno della Liberazione è la festa più cara al cuore di tutti noi, non a caso oggi ci troviamo insieme in questa piazza, dopo un corteo partecipato come non mai.

Oggi  questa festa assume connotati del tutto particolari, andando al di là del ricordo e della memoria,  per trasformarsi in un grande momento d’impegno, per due distinte ragioni:

La prima è che nell’anno trascorso e soprattutto negli ultimi mesi abbiamo assistito a un crescendo di iniziative neofasciste, da quelle più squallide a quelle più “forti” e davvero insopportabili. Penso all’invasione di alcuni licei romani, alle manifestazioni di violenza, soprattutto all’infausta idea di dedicare un sacrario a Rodolfo Graziani oppure a quella del tentativo di ricollocare a Brescia, nei pressi di piazza della Loggia, una statua di netto aspetto e significato fascista; a un’altra inconcepibile iniziativa, quella di  far parlare un fascista come Mario Merlino  di fronte agli allievi di una scuola militare, la difesa da parte del sindacato Co.I.S.P. e politici fascisti dell’uso della violenza da parte di alcuni componenti delle forze dell’ordine come nel caso del giovane Federico Aldrovandi, all’infiltrazione di CasaPound nel movimento 5 stelle, e infine d’intitolare una strada a Catania al fascista Almirante segretario di redazione de  ” La Difesa della Razza”  la rivista del razzismo italiano.

 

20 anni di regime Berlusconiano, hanno portato il peggio del fascismo al potere, questi ne hanno approfittato per voler cambiare la storia; ricordiamo  il grave tentativo di modifica della carta costituzionale che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, ricordiamo anche  il progetto di legge 1360 con cui volevano equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare oltreché subordinato ai nazisti e ai loro crimini) ai partigiani. Questi due progetti furono osteggiati e bloccati dal duro intervento  della nostra associazione. Questo regime ha avuto un’opposizione debole e a volte complice.

Il fascismo ha pervaso la nostra società, inconsapevolmente molti hanno assorbito il disprezzo fascista verso i gay, i migranti, i diversi in genere quelli che il nazifascismo voleva nei campi di sterminio. La strage di donne uccise dai loro fidanzati, mariti o ex è dovuta a una mentalità che fa del possesso un surrogato dell’amore, una mentalità caratteristica del ventennio fascista.

Tutto questo non solo ci fa riflettere e indignare, ma ci assegna il compito e il dovere di reagire con tutte  le nostre forze, coinvolgendo tutti i cittadini, le istituzioni, i partiti, in una grande operazione culturale e politica, che faccia finire questo scempio, che oltretutto è anche pericoloso per il futuro del paese.

 

La seconda ragione di particolare impegno di questo 25 aprile, deriva dall’eccezionale situazione di crisi politica e morale. L’impossibilità per le forze politiche antifasciste di trovare punti di convergenza sia in campagna elettorale sia successivamente al momento di proporre un governo e un nuovo presidente della repubblica,  è stata una brutta pagina di cronaca politica, che ricorda gli anni precedenti all’avvento del fascismo.  Ancor più grave è che questa crisi politica si sia innestata su una  altrettanto grave crisi economica e sociale.  

 

Il quadro che si presenta davanti a noi  è davvero fosco;  l’ articolo 1° della costituzione “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul Lavoro” è stato già nei fatti cambiato  in “L’Italia è una repubblica forse democratica fondata sul denaro”  il lavoro e i lavoratori sono stati sacrificati per gli interessi dei grandi capitali e delle banche oggi il profitto e la finanza contano  più  degli uomini e delle donne e dei loro diritti.

La corruzione e le mafie  investono ogni angolo della nostra società e falsano la nostra economia, rubandoci diritti e speranze,  la politica non riesce a trovare risposte e soluzioni adeguate perché da questi è inquinata.

Quando non hai più il lavoro, quando non hai più una pensione dopo anni di lavoro, quando sarai un precario a vita  senza diritti, quando le speranze dei tuoi figli diminuiscono, quando pensi che un cappio è l’unica  soluzione,  è l’ora della RESISTENZA!   Non si resiste da soli.

 

In questa situazione di estrema incertezza e di grande precarietà, abbiamo il dovere di richiamarci ai valori e ai principi della Costituzione nata dalla Resistenza, ponendo al centro di ogni

azione e di ogni richiesta il bene comune. Come diceva un grande giurista, le costituzioni non sono fatte per i tempi buoni, quelli in cui le istituzioni lavorano bene con il consenso dei cittadini; sono fatti invece per i tempi bui, quando si prospettano pericoli di autoritarismo esplicito o strisciante, perché è allora che bisogna stringersi fortemente attorno ai quei principi generali, che sono la vera garanzia della nostra convivenza civile.

C’è da ricostruire il tessuto sociale, economico, politico e morale del paese, e noi dobbiamo mettere a disposizione le nostre  energie, la nostra volontà,  la nostra storia.

E’ il momento che i diritti sociali citati nella nostra costituzione e che ancora non hanno trovato applicazione, ma hanno subito duri attacchi e profondi tagli (Sanità, Scuola, Università, Cultura….),  devono essere esercitati non solo nell’interesse delle persone ma nell’interesse  della collettività. Senza salute, lavoro e istruzione non ci può essere superamento della crisi economica.

Per ultimo non per importanza cito l’articolo 11 della costituzione “L’Italia ripudia la Guerra” dobbiamo schierarci contro la costruzione di nuovi insediamenti militari come a Niscemi e contro l’acquisto di nuovi strumenti di morte.

Dobbiamo dire NO al MUOS e NO agli F35 e chiedere il ritiro delle cosiddette missioni di pace!

I nostri caduti sognavano certamente un’Italia ben diversa da questa.

Nel festeggiare il 25 aprile dobbiamo assumere l’impegno di fare il possibile perché quei sogni stroncati, quelle attese distrutte trovino finalmente applicazione  in un paese che abbia la forza e la capacità di rinnovarsi.

Guardando con speranza al futuro  sarà il modo più degno per “festeggiare”,  il 25 aprile

 

ORA E SEMPRE RESISTENZA.

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