NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI CARLO SMURAGLIA: ► Il Tribunale ha condannato i quattro gestori del sito “Stormfront” per incitamento all’odio razziale

 

anpinews

. Una decisione che è stata definita “esemplare”
anche perché è la prima volta che viene riconosciuta l’associazione a delinquere
per chi utilizza internet come mezzo di comunicazione per incitare alla
discriminazione razziale
A Roma, il Tribunale ha condannato i quattro gestori del sito “Stormfront” per incitamento
all’odio razziale. Per due anni il sito aveva ospitato dichiarazioni razziste, spesso anche
violente; non erano mancati gli inni a Hitler e gli attacchi ai giornalisti, magistrati e politici per
la loro origine ebraica o per l’ideologia democratica. Una decisione che è stata definita
“esemplare” anche perché è la prima volta che viene riconosciuta l’associazione a
delinquere per chi utilizza internet come mezzo di comunicazione per incitare alla
discriminazione razziale.
Non si può che prendere atto con favore di questa decisione, alla quale confidiamo ne
seguano altre analoghe, visto che i siti in cui si predica l’odio razziale sono più di uno.
Ma ecco subito il rovescio della medaglia; nell’Unione dei Comuni del circondario
della Val di Elsa, gli esponenti del Movimento 5 stelle si sono adoperati per
eliminare i 64.500 euro che erano destinati a finanziare viaggi delle scuole ad
Auschwitz. La ragione addotta – a quanto riferisce la stampa – è che si tratta di
attività “ricreative”, inutilmente costose. Un piccolo episodio, se vogliamo, ma
assai significativo di quanto lunga e complessa sia la strada da compiere perché
questo nostro Paese diventi davvero antifascista e democratico. I viaggi ai campi di
sterminio dovrebbero essere moltiplicati, a dispetto dei detrattori, perché sono utilissimi per
la conoscenza e la formazione dei giovani, contro ogni sforzo dei negazionisti.
Infatti, chiunque abbia seguito qualcuno di questi viaggi, sa quanto i ragazzi e le ragazze
restino colpiti dall’orrore che sono costretti a cogliere in modo tangibile. E questo è già, di
per sé, un buon antidoto perché certe tragedie e certe barbarie non abbiamo a ripetersi.
C’è un interrogativo, che occorre necessariamente porsi; si tratta di un fatto
isolato oppure c’è un legame (ideologico) tra un fatto del genere e le ben note
dichiarazioni sul fascismo “buono” usate dall’attuale capogruppo “Cinquestelle”
alla Camera? Insomma, noi speriamo vivamente che anziché di una “cultura”
diffusa, si tratti solo di banali coincidenze. In ogni caso, c’è – quanto meno – da
fare attenzione e cercare di capire, perché se è giusto non fare di ogni erba un
fascio, è altrettanto giusto non lasciare che questo tipo di convincimenti
attecchisca e si diffonda, almeno in quello specifico Movimento.
Quello che è certo, in ogni caso, è che quando ci sarà un nuovo Governo e un Ministro
dell’istruzione, ci rivolgeremo a loro, con forza, per ottenere che questi importantissimi viaggi
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vengano moltiplicati ed estesi, proprio per assicurare la formazione e la diffusione di una
cultura democratica, solidale e contraria ad ogni tipo di discriminazione.
► C’è un po’ di confusione in giro sulla scelta del nuovo Presidente della
Repubblica e spesso si ha l’impressione che non ci si renda conto del fatto che su
questo non ci possono essere baratti, e che la scelta deve essere ponderata e
condivisa, proprio perché si tratta di un incarico di garanzia, per di più con la
notevole durata di un settennio
Continuano ad apparire sui giornali nomi di possibili candidati a presiedere la nostra
Repubblica. C’è un po’ di confusione, in giro, e spesso si ha l’impressione che non ci si renda
conto del fatto che su questo non ci possono essere baratti, e che la scelta deve essere
ponderata e condivisa, proprio perché si tratta di un incarico di garanzia, per di più con la
notevole durata, di un settennio.
L’ANPI ha indicato in un documento approvato all’unanimità (e che pubblichiamo
integralmente alla fine di queste notazioni) dal Comitato nazionale, l’identikit del
Presidente ideale, imperniato su poche parole: autorevolezza, antifascismo, solido
richiamo alla Costituzione ed alla democrazia.
Questo deve essere il Presidente della Repubblica, in un sistema come il nostro: il garante,
prima di tutto, dell’unità nazionale e poi dei fondamenti stessi della nostra convivenza civile,
che si trovano tutti nella Costituzione, nata dalla Resistenza.
Se poi, a questi requisiti si aggiungesse una forte carica di rigore morale e di forte
richiamo all’etica nella vita politica e nella vita quotidiana dei singoli, sarebbe
gran bene, perché è di tutte queste cose che il Paese ha bisogno. Al resto, devono
pensare il Governo e il Parlamento, sotto l’autorevole guida morale del Presidente e nel
contesto di un corretto equilibrio di tutti i Poteri.
► Il 5×1000 per l’ANPI è una risorsa fondamentale. Altrimenti, dobbiamo ridurre
le iniziative e contenere ulteriormente le strutture organizzative, già limitate allo
strettissimo indispensabile. E questo, davvero, bisognerebbe evitarlo,
specialmente in un periodo così delicato e rischioso della vita nazionale, in cui la
presenza di un’Associazione come la nostra costituisce un’importante garanzia di
serietà, di correttezza, di moralità, di antifascismo
Il 5 per mille non è un piccolo problema economico: è una seria questione politica. L’ANPI
vive di quote del tesseramento e di un contributo statale sempre più striminzito. Non
possiamo e non dobbiamo avere altre contribuzioni, che possano incidere sulla nostra
autonomia e indipendenza. Dunque, possiamo puntare, in aggiunta, solo su questo
contributo – volontario- dei nostri iscritti e degli amici. Altrimenti, dobbiamo
ridurre le iniziative e contenere ulteriormente le strutture organizzative, già
limitate allo strettissimo indispensabile. E questo, davvero, bisognerebbe evitarlo,
specialmente in un periodo così delicato e rischioso della vita nazionale, in cui la
presenza di un’Associazione come la nostra costituisce un’importante garanzia di
serietà, di correttezza, di moralità, di antifascismo. Mi rendo conto che le suggestioni
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sono molte e vedo sulla stampa la pubblicità di mille associazioni ed enti che chiedono il 5
per mille; il rischio di dispersione è fortissimo. Se prevalesse l’impegno e la passione per ciò
che la nostra Associazione rappresenta e per ciò che può rappresentare nella società e nella
“politica” dell’Italia, la tentazione di disperdere i contributi in mille rivoli sarebbe facilmente
superata

APPELLO DELL’ANPI NAZIONALE PER IL 25 APRILE Il 25 aprile tutti in piazza per l’Antifascismo e la Costituzione

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Il 25 aprile cade in un momento di gravissima crisi per il Paese: pesante instabilità
economica, un livello occupazionale mai così basso, una situazione che costringe molte
famiglie addirittura al livello della disperazione, uno scenario politico segnato da una
devastante confusione, da una forte caduta di valori e infine da una diffusa rabbia sociale –
derivante da una pesante incertezza del futuro – che spesso si traduce in atti e linguaggi di
preoccupante violenza.
Il 25 aprile cade, quindi, a dettare un sentiero di profonda inversione di rotta e solida
ricostruzione: diritti, partecipazione. Il sentiero della Costituzione – ancor’oggi disapplicata e
ignorata quando non avversata – unica garanzia di un Paese libero, civile e cosciente, un
Paese, è il caso di dirlo e sottolinearlo, normale. La festa della Liberazione cade a liberarci
dalla tentazione di tirarsi fuori, affidare il timone delle scelte e della guida pubblica alla
casualità; a liberare il futuro da interessi personali e tentativi di riedizioni di pratiche e culture
politiche che hanno mortificato, diviso e gettato nella disgregazione l’Italia. E’ soprattutto un
monito contro ogni forma di degenerazione morale e politica e contro ogni rischio di
populismo e autoritarismo.
L’Italia ha bisogno di un governo democratico e stabile, di un Parlamento che funzioni nella
serietà e nella trasparenza, di una politica “buona”, di organi di garanzia che fondino la loro
autorevolezza sul richiamo ai valori della Costituzione nata dalla Resistenza.
Il 25 aprile è un grande richiamo alle cittadine e ai cittadini a tornare ad incontrarsi,
riflettere insieme: in una parola a partecipare e ridare ossigeno a una democrazia sempre più
calpestata. E un monito a chi ha il dovere costituzionale di amministrare e di garantire diritti:
non sono più tollerabili condotte che non siano trasparenti e responsabili; non è più
sostenibile una situazione di disuguaglianza, di incertezza e di precarietà.
Auspichiamo una Festa grande, celebrata in tutti i Comuni, un’infinita Piazza che rimetta in
moto la speranza e ridisegni il volto del Paese nel solco delle sue radici autentiche:
antifascismo e Resistenza. L’ANPI sarà in campo, e lavorerà a fianco delle cittadine e dei
cittadini, per compiere questo decisivo percorso, con passione e rinnovata energia: l’ANPI è
la forza dei suoi giovani, della sua nuova stagione per la democrazia.
Una stagione di piena e straordinaria Liberazione.

CIRCOLO SEL “GRAZIELLA GIUFFRIDA”: INTERVISTA A VITTORIO BERTONE da: sud

Alessandra Litrico

Si è da poco costituito a Catania il II circolo SEL “Graziella Giuffrida” in onore della partigiana originaria di San Cristoforo, una giovane impegnata nella Lotta di Liberazione, ma nella vita anche un’insegnante, trasferitasi a Genova per unirsi alle Squadre di Azione Partigiana.

 

Noi di Sud abbiamo sentito il neo coordinatore del circolo – l’avvocato Vittorio Bertone – per avere contezza di  quelli che sono i vari progetti in cantiere:  «Il progetto affonda le sue radici nel tempo – dichiara – volevamo partire da un’idea di politica dal basso, incentrata sulle delicate tematiche dell’infanzia, della sanità, del mondo assistenziale, della cultura civica e, soprattutto, del diritto allo studio».

 

Insomma, un impegno in difesa degli “ultimi”, perché nonostante il momento di forte crisi , Catania deve essere consapevole dell’esistenza di persone che decidono di attivarsi seriamente, anche facendo autocritica su quella che è la sinistra : «Secondo noi si potrebbe evadere dal metodo delle frasi ad effetto e dagli slogan. Nel mercato discografico– prosegue Bertone – si è tornati al vinile, all’alta affidabilità, per così dire. Uso questa metafora facile per descrivere un periodo tremendo sotto il profilo sociale, economico e politico, in cui il lavoro è diventato un bene di lusso e il nuovo proletariato è rappresentato dai neolaureati.

 

Ecco, in una fase come questa c’è assolutamente bisogno di qualità da parte di chi è chiamato a dare una risposta, nonché di una certa dose di dinamismo,la cosiddetta “sinistra pratica”,  per intenderci. Esistono delle istanze urgenti che sono davanti agli occhi di tutti. Bene, oggi non basta più saperle indicare da lontano».

 

Il circolo ha in mente molte attività da porre in essere, volte a coinvolgere la collettività divulgando informazioni all’interno di riunioni aperte al contributo di tutti, per poter fornire alla gente gli strumenti cognitivi di cui ha bisogno : «Occorre parlare di debito pubblico, per capire bene cos’è e come è stato contratto, ma anche della distinzione netta tra crisi economica e crisi finanziaria, tematiche che tengono banco a livello nazionale».

 

Pochi riferimenti alle imminenti Amministrative da parte di colui che può essere considerato l’anima del  neonato circolo, ed altrettanti sono i cenni riguardanti le suddivisioni all’interno della sinistra : «La sinistra ha bisogno di essere rappresentata in modo compatto e le proposte di cambiamento devono venire da soggetti politici nuovi – dichiara – inoltre uno dei più grandi problemi della sinistra è rappresentato dal suo essere frammentata in innumerevoli realtà, le cui differenze, spesso, non sono poi così chiare. C’è chi le chiama “anime”¸ ma mai come ora è giunto il momento di dare vita, perdonatemi il gioco di parole, ad un unico cuore».

 

L’attenzione del circolo è completamente focalizzata sulle pressanti esigenze dei concittadini, sui problemi pratici che attanagliano la nostra città: «Abbiamo in cantiere un focus su Librino (grazie alla collaborazione dell’attore teatrale Luciano Bruno) ed un tavolo programmatico sulla situazione degli asili nido ed in generale sull’infanzia. E’ nostra intenzione, infatti, creare una ‘commissione mamme’ per discutere delle difficoltà incontrate dai piccoli durante il loro percorso di crescita in una città come Catania».

 

A breve – aggiunge- ci sarà un incontro avente ad oggetto il ‘Trattato di Lisbona’, affronteremo i risvolti critici legati alla modifica dell’art. 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio. Inoltre vogliamo riprendere il discorso legato alla via in onore di Graziella Giuffrida, dato che in passato (2003) c’era già stato un lavoro di raccolta firme effettuato da Domenico Stimolo» .

 

Idee chiare e tanta voglia di fare, quindi, alla base di qualsivoglia attività verrà realizzata in futuro, perché « Il rinnovamento passa da un’esigenza non anagrafica, ma di rinnovo delle persone».

Landini: “La Cgil fa il patto con Confindustria ma a pagare sono i lavoratori” Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

”La Camusso dice che non la ascolto? Non bisogna ascoltare me, ma i giovani e i precari, i lavoratori che oggi non stanno bene e che noi dovremmo rappresentare”. Non accenna a placarsi la polemica tra Maurizio Landini, segretario generale Fiom, e Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, all’indomani dell’incontro tra sindacati e Confindustria sull’ipotesi di nuovo patto sociale. Landini ha criticato quell’iniziativa, e per tutta risposta la leader della Cgil l’aveva rimproverato di non ascoltarla. ”Lei sbaglia a voler fare patto con Confindustria – replica Landini – non capisco l’oggetto dello scambio. Mi sembra un patto a perdere”. “Questi sono patti che pagano solo i lavoratori: quando lo hanno fatto nel 2001 ci siamo beccati Berlusconi, quando e’ caduto Silvio ci siamo beccati Monti. Questi patti hanno tagliato le pensioni e hanno aumentato

Bombe a traguardo maratona Boston: morti e feriti. Ferrero: “Atti terroristici e impermeabilità della democrazia alle istanze sociali” da: controlacrisi.org

 

Bombe a traguardo maratona Boston, mortiFollia pura, non ci sono altre parole per descrivere quanto accaduto a Boston durante la più antica maratona del mondo. Due bombe artigianali sono esplose al traguardo della manifestazione, nella centralissima Copley Square. Diversi i morti e i feriti gravi.

Stato di allerta in tutto il Paese, ancora non è chiara la natura delle esplosioni. Altri ordigni sono stati disinnescati.

Panico e terrore hanno preso la scena, come mostrano le immagini che stanno facendo il giro del mondo. Alcune persone potrebbero essere morte perché travolte dalla folla di gente fuggita per lo spavento.

Una reporter di una tv locale del New England vicina al luogo dell’esplosione verificatasi al traguardo della maratona di Boston ha visto una delle vittime che ha perso entrambe le gambe. “Ero così vicina, è stato spaventoso. Ho sentito la forza dell’esplosione. La gente scappava. Ho visto vittime proiettate dappertutto”, ha detto Jackie Bruno della Necn.

“A Boston sono esplose delle bombe e sono morte delle persone – dichiara Paolo Ferrero, Prc – Atti terroristici e impermeabilità della democrazia alle istanze sociali, questa è la post modernità che ci vogliono riservare. Noi al contrario lavoriamo per la costruzione di un protagonismo di massa, quel protagonismo che il terrore e il senso di impotenza dato dall’arroganza del potere vogliono distruggere”.

Femen e la scomparsa di Amina. “La polizia mi sta cercando insieme alla mia famiglia per catturarmi di nuovo” | Autore: i.borghese da: controlacrisi.org

 

Amina è scomparsa. A quanto pare si è allontanata da casa da diversi giorni causando la preoccupazione dei genitori.

L’allarme è stato lanciato dalla madre della ragazza tunisina dopo essersi accorta che venrdì la figlia si è allontanata da casa senza però rientrare.
Secondo quanto riferisce la donna, la giovane si è allontanata di nascosto da casa da venerdì.
Amina è in cura psichiatrica da sei anni.

In un’intervista su Repubblica l’attivista ha anche dichiarato di essersi allontanata dai suoi appositmanete. “Adesso sto bene, ma di certo non lo sono stata nelle ultime settimane”. “La mia famiglia mi ha portata via da Tunisi dopo la pubblicazione delle mie foto a seno nudo: mi hanno dato delle medicine e costretto a leggere il Corano. Ora sono riuscita a scappare e non ho intenzione di fermarmi. Mi batterò ancora per le mie idee”.

Amina attraverso skype è anche riuscita a parlare con Inna Shevchenko, una delle fondatrici delle Femen. “Non voglio lasciare la Tunisia, lo farò solo dopo la protesta a seno nudo”.

La ragazza ha poi raccontato di essere scappata dalla sua famiglia. Adesso dovrebbe trovarsi al sicuro.

Nella videochat Amina descrive persino i dettagli del rapimento e delle torture che ha subito dai famigliari che, secondo il racconto della ragazza, le avrebbero somministrato sedativi e psicofarmaci. “Mi hanno anche fatto incontrare un imam che mi ha obbligato a leggere il Corano”.

Nel video la ragazza lancia un’accusa anche  contro la polizia: “Mi sta cercando insieme alla mia famiglia per catturarmi di nuovo”.

«È un lager, va chiuso» Fonte: il manifesto | Autore: Patricia Lombroso

 

GUANTANAMO 136 detenuti in sciopero della fame. Onu e NYT incalzano Obama
136 detenuti in sciopero della fame. Onu e NYT incalzano Obama «È un lager, va chiuso» NEW YORK. «Non ci piegheremo dinanzi allo sciopero della fame di alcuni detenuti a Guantanamo, né ci faremo intimorire dalla loro protesta: è soltanto un gesto simbolico per attirare l’attenzione del mondo su Guantanamo…». Così dichiarò ufficialmente una settimana fa il portavoce militare Robert Durand, di fronte all’agitazione collettiva dei detenuti che entrava nel suo terzo mese e che registra di fatto 136 detenuti che rifiutano il cibo su 166.
La risposta delle autorità non si è fatta attendere: mentre lo sciopero della fame dilagava, all’alba di sabato scorso c’è stata un’irruzione violenta da parte dei secondini che ha scatenato il panico nel settore Cam6 del lager, dove gran parte dei detenuti ha accesso a uno spazio comune ricreativo per consumare cibo e pregare.La squadra addetta all’estrazione forzata dei prigionieri dalle celle di Cam 6 ha sparato proiettili di gomma «non letali», ferendo alcuni detenuti che poi sono stati trasferiti nelle celle di massimo isolamento di Camp 5.
Per giustificare l’irruzione dei secondini il rapporto parla di oscuramento degli sportelli delle celle e il boicottaggio del sistema audio e video che consente di monitorare i detenuti. Le note ufficiali sottolineano che le condizioni dei detenuti non destano preoccupazione. «Si è trattato di una misura cautelativa, adottata per garantire la loro sicurezza e per motivi di interesse nazionale», ha dichiarato in un comunicato il portavoce militare di Guantanamo Robert Durand. Di fatto, i legali che assistono i detenuti non hanno piu il permesso di accedere a Guantanamo per accertare le condizioni reali dei propri assistiti sino al prossimo 26 aprile. Tutte le notizie frammentarie che circolano provengono dalle telefonate dei detenuti. Ieri anche il New York Times ha dato il via a una campagna per la chiusura, in tandem con Amnesty International, pubblicando una lettera aperta in cui si sottolinea che «questo è il momento di aumentare la pressione sulla Casa Bianca»,
Tredici dei l36 detenuti che progressivamente si sono uniti nella protesta e allo sciopero della fame collettivo sono stati costretti alla nutrizione forzata mediante intubazione nasale. A questo riguardo già una settimana fa Navi Pillar, presidente dell’Alto Commissariato dell’Onu, da Ginevra pronunciava una aspra e determinata strigliata istituzionale nei confronti dell’amministrazione Obama. Un invito a «chiudere Guantanamo», un carcere aperto «in violazione del diritto internazionale» e una condanna della pratica dell’alimentazione forzata, definita una forma di «violenza e tortura nei confronti dei detenuti, che non tiene conto del loro mancato consenso».
Peter Maurer, presidente della Croce Rossa Internazionale, è stato tre settimane a Guantanamo proprio per verificare le condizioni dei detenuti impegnati nello sciopero della fame e stilare un rapporto riservato da inviare al governo statunitense. Lasciando il «Gulag» americano di Cuba – nello stesso giorno in cui è avvenuta l’incursione armata dei secondini e veniva ordinato ciò che in gergo viene chiamato lock-down del carcere, con l’instaurazione del controllo «massimo e totale» e il divieto di accesso ai legali dei detenuti – ha sollecitato Obama a risolvere urgentemente il dilemma del limbo legale in cui versano i 166 detenuti di Guantanamo da ben 11 anni. Quelli condannati a «detenzione perpetua» come gli 86 detenuti che hanno avviato la protesta. Dopo essere stati prosciolti da ogni accusa di terrorismo, sono in attesa di essere trasferiti nei loro paesi d’origine. Tra i tredici sottoposti a nutrizione forzata c’è Abel Hikmil, tunisino di 48 anni, a Guantanamo dall’inizio, giunto al 43° giorno di sciopero della fame. In isolamento ha già tentato il suicidio. La sua legale Cori Crider è stata informata dell’accaduto dalla lettera di un detenuto, nella quale c’è scritto che Hikmil è stato portato via in ambulanza e che non è chiaro se sia ancora vivo o meno.
La lettera è datata 11 marzo ma il ministero l’ha inoltrata solo due giorni fa a Crider. «Molti dei miei assistiti mi raccontano al telefono che non hanno mai visto condizioni simili – ha detto all’Associated Press l’avvocato – e ribadiscono che non hanno alcuna intenzione di morire a Guantanamo senza fare rumore».

Cucchi, ecco l’ora esatta del pestaggio da: popoff-globalist

Stefano cominciò a morire poco prima dell’udienza di convalida. Le arringhe delle parti civili al processo [Checchino Antonini]


Redazione
martedì 16 aprile 2013 02:40

di Checchino Antonini

«Manca la voce degli imputati ma mancano pure dei precisi atti che i tre agenti di custodia imputati avrebbero dovuto compiere quel giorno a Piazzale Clodio». Quel giorno è il 16 ottobre del 2009, il giorno in cui Stefano Cucchi fu portato in tribunale dopo una notte in guardina. Un giorno cruciale per la vicenda del trentunenne arrestato la notte precendente mentre cedeva una dose di hashish a un amico. Secondo Alessandra Pisa, avvocata di parte civile che ha tenuto la sua arringa, il pestaggio di Stefano Cucchi «avvenne in prossimità dell’udienza di convalida».

La foto segnaletica di Stefano mostra dallo schermo i segni delle botte, intorno agli occhi, sulla mandibola destra. Lo schermo è allestito nell’aula bunker di Rebibbia dove il processo di primo grado è alle battute finali. Entro la fine di maggio sarà emessa una sentenza nei confronti di 12 persone: medici e infermieri dell’ospedale Pertini più agenti della polizia penitenziaria. Stavolta sono proprio i secondini (Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici), che devono rispondere di lesioni personali aggravate, al centro della ricostruzione dei fatti compiuta dalla legale ferrarese, stesso studio di Fabio Anselmo, stessi casi seguiti. Questo, Aldrovandi, Uva, Ferrulli.

Dopo di lei, Fabio Anselmo proseguirà cercando di recuperare per il trentunenne geometra romano, ucciso in un calvario tra prigione, tribunale e ospedale, la dignità che gl’è stata negata anche in questo processo.

La Pisa ricostruisce in un grafico il sotterraneo della Cittadella giudiziaria di Roma dove ci sono le celle dei detenuti in transito. Poi incrocia gli orari in cui ciascuno è salito in aula, confronta le deposizioni, smonta i depistaggi come quelli di due detenuti albanesi che non potevano aver visto nulla e che negarono di avere sentito, depotenzia l’insidia di qualsiasi ricostruzione alternativa circolata in questi tre anni e mezzo. Cruciale il racconto di Samura Yaya che sentì le guardie arrabbiate, il tonfo di Stefano quando cadde a terra e i colpi sordi dei calci alla testa e alla schiena. Lo sentì piangere. Come per Federico Aldrovandi è un migrante, uno straniero, il teste-chiave. In quel momento non c’erano “operanti” nel seminterrato. Gli operanti sono i carabinieri che avevano accompagnato Cucchi all’udienza di convalida e l’hanno consegnato alla polizia penitenziaria. Quando fu portato in aula «aveva viso gonfio e difficoltà a sedersi, segno di una lesione al sacro». Un altro detenuto sente Stefano che chiama le guardie, chiedeva la terapia, la medicina per l’epilessia. Una ragazza nelle stesse condizioni gli consigliò di non chiamarle “guardie”, meglio “appuntati”. Stefano aveva paura che senza quelle pasticche sarebbe potuto arrivare un attacco epilettico. Alla fine di tutti gli incroci di dati, Alessandra Pisa è sicura: erano le 12.20 quando avvenne il pestaggio. «Da lì in poi matura la sintomatologia». Il dolore sarà via via più incandescente. «Gli agenti, forse, erano sfiancati dalle richieste del detenuto e hanno risposto nel modo peggiore». In aula Stefano ha i segni sul volto, sta seduto su un fianco, quasi sdraiato. Perché con una frattura alla base della colonna vertebrale è così. Ma quegli occhi cerchiati, all’avvocato d’ufficio, sembrano quelli di un tossico. «Stefano aveva tanta adrenalina in corpo che il dolore che già aveva non era la sua priorità. L’incontro padre-figlio durò pochi minuti. Stefano voleva il suo avvocato di fiducia, era arrabbiato perchè era stato picchiato, era così tanto nervoso che il dolore lo sentiva in maniera ridotta; non lo diede a vedere perchè aveva un orgoglio incredibile».

Ma le tre guardie non potevano non essere consapevoli della gravità di quel ragazzo magro che parla a fatica, cammina appoggiandosi al muro e chiede di essere visitato dal medico di Piazzale Clodio prima di essere trasportato a Regina Coeli. A questi, Stefano dice «evasivamente» di essere caduto dalle scale. «Certo che so’ scale strane!», esclama il dottore. Altri addetti ai lavori, non appena lo vedono, pensano che le ha prese. «Come mai c’ha questi rossori?», chiese quello che lo doveva tradurre in galera. Stefano non riuscì nemmeno a togliersi la maglietta, meno che mai a fare la flessione per l’ispezione corporale d’obbligo all’ingresso in carcere. Le mani erano segnate anche esse nel tentativo di parare i colpi. Ma i tre imputati e tutti gli altri colleghi, contrariamente alla prassi, non produrranno alcuna relazione, annotazione, certificazione di quelle che vanno prodotte «a futura memoria» in caso di eventi anomali come quello di un detenuto che non si regge in piedi dopo alcune ore nelle loro mani. Finché il medico di turno a Regina Coeli non decide di mandarlo al Pronto soccorso del Fatebenefratelli. E allora sarà quel camice bianco a beccarsi una “annotazione” grazie alla quale perderà il posto. L’avvocata è sicura che non si tratti di lesioni aggravate ma di omicidio preterintenzionale.

L’arringa di Fabio Anselmo sarà molto lunga e continuerà mercoledì mattina. C’è molto da dire. A cominciare dal contrasto tra la drammaticità degli eventi ricostruiti dai pm e l’inconsistenza delle lesioni per come le hanno interpretate i periti del tribunale. Ma ad Anselmo interessa cominciare l’arringa restituendo dignità a Stefano Cucchi, smontando lo stigma che lo ha visto quasi alla sbarra anziché vitttima di questo processo: «Era prima di tutto una persona e non solo un tossicodipendente», dice davanti alla terza corte d’Assise di Roma. «Non era un tossicodipendente da venti anni», ha ripetuto mostrando anche una foto in cui, vent’anni prima, Stefano era un boy scout in buona salute. «È stato detto di lui – ha aggiunto il legale – che era maleducato e non collaborativo. Frasi solo frutto di pregiudizi». Perché a partire dai carabinieri che lo arrestarono, Cucchi viene descritto come «tranquillo e spiritoso». La questura sapeva della casa di Morena (dove fu trovato un quantitativo di droga dal padre e consegnato alla procura) e i militari sapevano che era stato in palestra poche ore prima dell’arresto e che soffriva di epilessia. Nel sangue non c’era traccia di droga, né di crisi di astinenza e i suoi conti in banca erano «incompatibili» con ipotesi di spaccio. Insomma, Stefano s’era appena riaffacciato dopo alcuni anni al mondo della droga quando fu arrestato grazie a una soffiata. «Tutti sanno che è stato menato. Non c’è nessuno che non sia convinto che sia stato pestato – continua Anselmo – se fosse caduto non saremmo qui. Avremmo una relazione di servizio anziché queste incredibili perizie».

Anche per Stefano Maccioni, legale di parte civile per “Cittadinanzattiva”, «c’è stato un errore macroscopico nella perizia disposta dalla Corte, soprattutto quando indica nel capo e nel sacro le lesioni trovate sul corpo di Cucchi. Stefano aveva i jeans macchiati di sangue dall’ interno e ci sono elementi che dicono che quelle macchie siano precedenti al momento in cui fu portato in aula per la convalida del suo arresto. Quando fu portato a piazzale Clodio non aveva lesioni, non aveva macchie di sangue; questo è un dato obiettivo. Così come c’è un elemento chiaro, univoco, e sono quelle macchie sui pantaloni». Stefano si è fatto curare ogni volta che gli fu spiegato il perchè era necessario. Stefano rifiutò di alimentarsi fin dal suo ingresso al Pertini perchè voleva parlare col suo avvocato, magari per denunciare le lesioni subite. Ma non gli è stato consentito di farlo. Non si può sostenere sia stata una morta improvvisa e inaspettata. Stefano aveva segni clinici e doveva essere curato».

In aula, a concreto sostegno alla famiglia Cucchi, c’erano Claudia Budroni, sorella di Dino, ucciso da un poliziotto sul raccordo anulare di Roma, e Lucia Uva, la sorella di Giuseppe, morto nel luglio 2008 dopo un arresto da parte dei carabinieri per ubriachezza molesta e un passaggio violentissimo in una caserma della polizia. Ilaria Cucchi ricambierà l’indomani a Varese in occasione del processo d’appello.

Ammortizzatori sociali, Fiom: “Fornero, i soldi vanno presi da fisco ed evasione” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Al ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che ha escluso nuove manovre per finanziare gli ammortizzatori, e che ha parlato di taglio alle spese per reperire il miliardo che manca all’appello, il segretario generale della Fiom Maurizio Landini risponde: “Se c’e’ un problema di taglio agli sprechi noi non siamo mai stati contrari ma oggi non e’ necessario e non e’ possibile, per affrontare questa situazione, tagliare la spesa sociale o altri servizi. Si possono fare operazioni che riguardano il fisco e l’evasione fiscale. Credo che di fronte ad un’emergenza sociale di questa natura questa diventi una priorita’: non e’ solo ‘una’ delle tante cose che devono essere fatte”, conclude.

La Fiom chiede al Governo che sia rifinanziata per tutto il 2013 la cassa in deroga. Senza questi finanziamenti si corre il rischio di avere migliaia e migliaia di persone senza reddito ed il rischio e’ di ulteriori perdite del posto di lavoro e invita le parti a una trattativa vera di riforma complessiva degli ammortizzatori sociali “perche’ oggi abbiamo tantissime forme di lavoro e tantissime persone senza alcuna tutela reale”.

L’appello dei 101 per Stefano Rodotà presidente della Repubblica da: controlacrisi.org

 

Appello per Stefano Rodotà presidente della Repubblica

Il ruolo del Presidente della Repubblica è una fondamentale garanzia costituzionale e, proprio in quanto tale, è sempre più importante in un contesto politico incerto.

Questa fase storica è, per la nostra Repubblica, particolarmente complessa, perché il paese attraversa una trasformazione importantissima, densa di difficoltà e di opportunità. A deciderne la direzione saranno le scelte che verranno operate nei prossimi mesi e il prossimo Presidente della Repubblica avrà in questo un’importanza determinante.

Gli italiani si chiedono chi potrà svolgere con adeguata sensibilità questa importante funzione.

Tra i molti candidati citati in questi giorni, noi cittadini del mondo delle professioni, della cultura, dell’associazionismo, dei movimenti, uomini e donne di diversa fede politica, sosteniamo Stefano Rodotà.

Da sempre attento al tema dei diritti della persona e della responsabilità, conosce a fondo il senso politico e sociale delle nuove tecnologie, riflette da tempo sulle loro conseguenze nel campo dei diritti e interpreta le opportunità che offrono per un rinnovamento e uno sviluppo della democrazia. Ma non solo.

In perfetta coerenza con tutto questo, negli ultimi anni si è preoccupato di sottolineare un tema essenziale: quello della giustizia sociale e della gestione pubblica dei beni comuni. Rodotà dimostra una straordinaria consapevolezza intorno al fatto che in un momento di gravissima crisi diventano prioritari i diritti alla sopravvivenza. Per questo ha insistito sulla istituzione di un reddito di cittadinanza per tutti.

Rodotà è un laico che rispetta ogni confessione religiosa. Sempre attento alla differenza del pensiero femminile e ai contributi da esso generati, è uomo del dialogo che rifiuta la violenza come strumento per la risoluzione delle controversie.

Noi riteniamo che Stefano Rodotà incarni fedelmente i valori della nostra carta fondamentale.

E il nostro paese ha bisogno di una persona come lui, indipendente, di grande saggezza ed esperienza e con una visione moderna dei problemi, che sia garante della Costituzione italiana ed europea.

Se come supremo garante del nostro assetto costituzionale avremo una figura adeguata ai tempi, gli italiani potranno avere maggior fiducia nel sistema, sapranno che le pulsioni autoritarie potranno essere fermate, la logica dell’”uomo solo al comando” potrà essere vinta.

Vi chiediamo quindi di sottoscrivere questo appello per raccogliere il più ampio consenso intorno a alla candidatura di Stefano Rodotà alla Presidenza della Repubblica e di sollecitare i membri del Parlamento di tenere in conto la voce delle cittadine e dei cittadini italiani.

Grazie
Roma, 15 aprile 2013 – h:23

Per aderire: http://nobavaglio.it/rodotapresidente

Seguono le firme dei 101 promotori dell’appello
1. Laura Abba
2. Giovanni Boccia Artieri
3. Raffaele Barberio
4. Sofia Basso
5. Gabriel Benigni
6. Sara Bentivegna
7. Marco Berlinguer
8. Mariella Berra
9. Vittorio Bertola
10. Stefano Maria Bianchi
11. Carlo Blengino
12. Stefano Bocconetti
13. Raffaela Bolini
14. Giuseppe Bronzini
15. Massimo Brutti
16. Rosangela Caberletti
17. Luciano Canfora
18. Andrea Capocci
19. Mauro Capocci
20. Luciana Castellina
21. Giuseppe Corasaniti
22. Stefano Corradino
23. Robert Castrucci
24. Vanni Codeluppi
25. Fiorello Cortiana
26. Stefano Cristante
27. Umberto Croppi
28. Domenico D’Amati
29. Nicola D’Angelo
30. Fiorella De Cindio
31. Giulio De Petra
32. Tana De Zulueta
33. Juan Carlos De Martin
34. Santo Della Volpe
35. Ettore Di Cesare
36. Arturo Di Corinto
37. Vittorio Emiliani
38. Massimo Esposti
39. Antonello Falomi
40. Tommaso Fattori
41. Marisa Fiumanò
42. Carlo Formenti
43. Francesca Fornario
44. Anna Carola Freschi
45. Tommaso Fulfaro
46. Domenico Gallo
47. Filippo Giannuzzi
48. Alessandro Gilioli
49. Giuliano Girlando
50. Alex Giordano
51. Beppe Giulietti
52. Sandro Gobetti
53. Leda Guidi
54. Nello Iacono
55. Antonello Impagliazzo
56. Raniero La Valle
57. Riccardo Luna
58. Betto Liberati
59. Fiorella Mannoia
60. Gianfranco Mascia
61. Flavia Marzano
62. Loris Mazzetti
63. Enrico Menduni
64. Angelo Raffaele Meo
65. Claudio Messora
66. Fulvio Molena
67. Fausto Napolitano
68. Maso Notarianni
69. Ugo Onelli
70. Federico Orlando
71. Gianni Orlandi
72. Ottavia Piccolo
73. Marco Quaranta
74. Mauro Paissan
75. Flavia Perina
76. Antonio Pizzinato
77. Luca Poma
78. Giovanni Razza
79. Marco Ricolfi
80. Anthony Rimoli
81. Carla Ronga
82. Giulia Rodano
83. Claudio Rossoni
84. Ernesto Maria Ruffini
85. Laura Sartori
86. Fulvio Sarzana
87. Marcella Secli
88. Giovanna Sissa
89. Guido Scorza
90. Luca Telese
91. Tommaso Tozzi
92. Carlo Testini
93. Nicola Tranfaglia
94. Luca Tremolada
95. Marco Trotta
96. Stefano Trumpy
97. Francesco Tupone
98. Luigi Vernieri
99. Vincenzo Vita
100. Carlo Von Loesch
101. Felice Zingarelli