Fosse Ardeatine. Vite perdute e ritrovate di Mario Avagliano dal suo blog

Roma 24 marzo 1944, quarto giorno di primavera. In una cava di pozzolana sulla via Ardeatina, i tedeschi uccidono 335 uomini con un colpo di pistola alla nuca. Sono prigionieri politici e partigiani di tutte le forze antifasciste, ebrei, detenuti comuni e ignari cittadini estranei alla Resistenza, sacrificati in proporzione di dieci a uno (ma nella fretta e nella confusione ne vengono uccisi cinque in più), in rappresaglia per l’attacco partigiano del giorno prima in via Rasella, costato la vita a 33 militari della compagnia dell’SS Polizei Regiment Bozen. È il più grande massacro compiuto dai nazisti in un’area metropolitana d’Europa e segnerà profondamente la storia e la memoria italiana del dopoguerra.
Nella ricorrenza del 50° anniversario della scomparsa di Attilio Ascarelli, il medico legale ebreo che dall’estate all’autunno del 1944 diresse le attività di esumazione e di identificazione delle salme della strage delle Fosse Ardeatine, esce un libro intitolato I Martiri Ardeatini. Carte inedite 1944-1945 (AM&D Edizioni, pp. 331, euro 30). Il volume, curato da Martino Contu, Mariano Cingolani e Cecilia Tasca, propone per la prima volta le schede biografiche delle vittime che furono redatte all’epoca dalla commissione, accompagnate da un interessante saggio sui più recenti sviluppi storiografici relativi all’eccidio, una preziosa bibliografia sull’argomento, un profilo del professor Ascarelli, e l’inventario del Fondo a lui intestato e  conservato presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Macerata.
In qualità di direttore della commissione medico-legale, Ascarelli raccolse la documentazione prodotta in quei mesi (comprensiva di fotografie delle operazioni di recupero delle salme, dei cadaveri e delle lettere ritrovate sui corpi delle vittime), più altri documenti che via via aggiunse negli anni successivi.
In uno di questi corposi fascicoli, sono contenute 291 schede di martiri (su un totale di 335), alcune più ampie, alcune telegrafiche, che vengono pubblicate in questo volume e ci rivelano particolari inediti di alcuni di loro.
Nulla si sapeva, ad esempio, del commerciante Secondo Bernardini, democristiano, che fu arrestato dalle SS a Pisoniano assieme alle moglie e, dopo la devastazione della casa, venne tradotto nel carcere di via Tasso, dove entrambi «subirono immane torture tra le quali hanno avuto asportazioni delle unghie e fustigazioni sotto le piante dei piedi». Il sottotenente Marcello Bucchi, invece, rinchiuso a Regina Coeli assieme a don Giuseppe Morosini, quando ebbe un colloquio con la madre e questa gli chiese cosa avesse fatto, rispose: “Mamma, la Patria è un ideale tanto grande”.
Le schede rappresentano, come scrive Claudio Procaccia nella prefazione, “un punto di partenza per la creazione di un dizionario biografico delle persone assassinate il 24 marzo 1944”. Se infatti il susseguirsi degli eventi tra il 23 e il 24 marzo è stato ampiamente ricostruito dalla storiografia, così come si è indagato a fondo sull’impronta che l’eccidio ha lasciato nella memoria del dopoguerra (vedi il libro di Alessandro Portelli “L’ordine è già stato eseguito”), poco invece si conosce, ad eccezione di alcuni personaggi più noti, delle vicende individuali delle vittime, di cui oggi resta traccia – e non per tutti – solo in alcune pubblicazioni locali o a carattere familiare, nelle cerimonie e nelle lapidi presenti a Roma e nelle città di origine.
La ricostruzione delle biografie civili e politiche dei martiri – alcuni dei quali ancora non sono stati identificati – sarebbe invece un’operazione di grande interesse storico, anche perché da essa emergerebbe un microcosmo altamente rappresentativo dell’intera storia italiana di quel tempo, in uno dei suoi snodi più drammatici e cruciali, tra fascismo, occupazione nazista, Resistenza e liberazione.
Alle Fosse Ardeatine furono uccisi italiani originari di ogni parte della penisola, dalla Lombardia alla Sicilia (più alcuni stranieri: un belga, un francese, un libico, un turco, un ungherese, tre ucraini e tre tedeschi). Le vittime erano militari e civili e appartenevano a tutti i ceti sociali, dagli aristocratici ai poveracci venuti in città per sbarcare il lunario e sopravvivere alla miseria.
Erano impiegati, commessi, commercianti, avvocati, professori, studenti, militari, venditori ambulanti, artigiani, contadini, pastori, operai. Di ogni fascia d’età, dagli anziani ai giovanissimi. Di ogni livello d’istruzione, dagli analfabeti ai grandi intellettuali, compresi alcuni colpevoli di reati comuni, che stavano scontando la loro pena in carcere. Quanto al credo religioso, vi era un sacerdote, don Pietro Pappagallo, e anche 75 ebrei (per la maggior parte di essi, i documenti pubblicati in questo volume sono le uniche testimonianze biografiche sino ad ora note). Tra i politici, infine, c’erano esponenti di tutte le forze antifasciste, compresi alcuni degli esponenti più autorevoli del Fronte militare clandestino di Roma, a partire dal loro capo, il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.
Il libro I Martiri Ardeatini, che sarà seguito a breve nel piano editoriale da altri due volumi tratti dal Fondo (uno sui verbali di esumazione della commissione medico-legale e un altro sulla figura del generale Simone Simoni, una delle vittime dell’eccidio), offre quindi la chiave e gli strumenti per riportare alla luce quelle vicende, “perché – come scrisse nel 1945 Ascarelli – si diffonda ovunque l’eco di tanta infamia e perché resti documentata una delle innumerevoli atrocità naziste che commosse la pubblica opinione del mondo civile!”.

(Il Messaggero, 23 marzo 2013)

Scuola, in 6 anni cancellati 200.000 posti di lavoro da : WELFARE – ITALIA

Cancellati” ben 200.000 posti di docenti precari e personale Ata in questi ultimi sei anni.

L’allarme arriva oggi dall’Anief, l’associazione sindacale professionale.
La scomparsa è dovuta “alle riforme avvenute negli ultimi anni – si legge – : dal libro bianco, ai regolamenti della Gelmini della legge 133/08, alla legge 111/11 di Tremonti sul nuovo dimensionamento dichiarato incostituzionale. Per la Ragioneria dello Stato la maggior parte dei tagli è stata concentrata negli ultimi due anni”.
E la conferma poi arriva dai tecnici del Tesoro “La riduzione avvenuta tra il 2008 e il 2013 di 4.000 scuole autonome su 12.000 (con la scomparsa di altrettanti posti di dirigenti, dsga, ata), la riduzione del 35% del personale Ata e di 4 ore del tempo scuola settimanale degli studenti in ogni ordine e grado, l’introduzione del maestro unico e l’eliminazione dell’insegnante specialistico di lingua inglese (con la caduta dei livelli di apprendimento degli alunni dal 2° al 32° posto nei rapporti Pirls), il tetto sugli insegnanti di sostegno (dichiarato incostituzionale nel 2010), l’innalzamento di un punto percentuale del rapporto alunni/docenti hanno peggiorato il servizio scolastico, aumentato la dispersione e peggiorato i livelli di apprendimento dei nostri studenti, mortificando le aspettative maturate dai 200.000 precari formati dallo Stato per insegnare e lasciate nel limbo delle graduatorie ad esaurimento”.

Solo di recente, a seguito del ricorso seriale nei tribunali del lavoro per la violazione della Direttiva europea 1999/70/CE in tema di stabilizzazione, fa notare il sindacato, “il governo ha sbloccato migliaia di immissioni in ruolo senza, però, smettere di discriminare i supplenti, ai quali continua a non riconoscere gli scatti stipendiali di anzianità”.

Sindacato mondiale: “E’ il momento per le Istituzioni Finanziarie Internazionali di invertire le politiche di austerità e stagnazione”| Fonte: cgil da: controlacrisi.org

La CSI, Confederazione Internazionale dei Sindacati, insieme alle Federazioni Sindacali Internazionali e al TUAC, Comitato Consultivo Sindacale presso l’OCSE (tutte organizzazioni che formano le Global Unions), in occasione degli Incontri Annuali 2013 del FMI e della Banca Mondiale, hanno prodotto la dichiarazione ” E’ il momento per le Istituzioni Finanziarie Internazionali di invertire le politiche di austerità e stagnazione ” (vedi allegato) .

La dichiarazione parte dalla stima dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, secondo cui, nel 2012, vi sono stati circa 200 milioni di disoccupati. E secondo dati ancora più allarmanti, la disoccupazione mondiale continuerà a crescere sia nel 2013 che nel 2014. La situazione è particolarmente grave in Medio Oriente e nell’Africa del Nord (MENA), e in Europa, dove alcuni paesi sono entrati nel loro sesto anno consecutivo di recessione.

Le Global Unions chiedono al FMI di sostenere e promuovere un programma economico per favorire la ripresa dell’Europa. I livelli di disoccupazione, dovuti al periodo di depressione, in molti stati europei richiedono una risposta urgente e forte da parte del FMI, dell’Unione Europea e della Banca Centrale Europea. Il FMI dovrebbe comunicarlo pubblicamente ai suoi partner europei.

Ritengono, inoltre, che il FMI non dovrebbe continuare ad appoggiare “riforme” del mercato del lavoro dannose. Le raccomandazioni o le condizioni del FMI per questa area prevedono la riduzione o il congelamento dei salari minimi, procedure di licenziamento meno severe e la riduzione dell’indennità di fine rapporto. Sono state inserite, inoltre, norme che indeboliscono o smantellano la struttura della contrattazione collettiva sia a livello nazionale che di settore, talvolta in violazione delle norme sul lavoro riconosciute a livello internazionale.

Nei paesi appartenenti all’area MENA, un importante obiettivo dei negoziati del FMI per la concessione di nuovi prestiti è stata la rimozione o la riduzione delle sovvenzioni per il carburante. I sindacati della regione hanno chiesto ripetutamente, urgentemente e pubblicamente l’adozione di misure più miti. Il FMI dovrebbe lavorare a stretto contatto con la Banca Mondiale sulla tempistica e la sequenza della rimozione delle sovvenzioni, le quali dovrebbero prevedere il tempo necessario per assicurare, prima della rimozione della sovvenzioni, che siano pienamente in vigore misure di protezione sociale e dei lavoratori, inclusi programmi di trasferimento di denaro, aumenti salariali e creazione di posti di lavoro per i giovani.

In altri paesi in via di sviluppo, esortiamo il FMI a continuare il suo attuale lavoro insieme all’OIL. Consideriamo questo programma di lavoro un importante indicatore dell’impegno del FMI nei confronti delle politiche decise per affrontare le questioni legate alla disuguaglianza e alla distribuzione. Il Fondo e l’OIL hanno intrapreso dei progetti pilota in tre paesi per assistere i governi e le parti sociali nella creazione di strategie orientate allo sviluppo di posti di lavoro. Esortiamo il Fondo a sondare, insieme all’OIL, la possibilità di inserire altri paesi, che presentino una potenzialità di lavoro comune, oltre ai tre paesi pilota, ovvero la Bulgaria, la Repubblica Domenicana e lo Zambia.

Il FMI e l’OIL hanno recentemente portato a termine anche un lavoro congiunto in tre paesi per esplorare le questioni fiscali collegate all’istituzione di uno zoccolo di protezione sociale sostenibile. Questo progetto congiunto, in Mozambico, El Salvador e Vietnam, ha comportato l’apprendimento di un’importante lezione riguardo al finanziamento degli schemi di protezione sociale. Esortiamo il FMI a proporre all’OIL ulteriori paesi per un lavoro analitico congiunto.

La Banca Mondiale, lo scorso anno, ha iniziato un riesame delle sue politiche di tutela sociale e ambientale. Il riesame, una volta completato nel 2014, permetterà alla Banca di stabilire politiche e pratiche globali per il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori nei suoi prestiti per investimenti. Esortiamo la Banca a inserire completamente nelle sue politiche di tutela le norme fondamentali sul lavoro, così come sono state definite dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Le Global Unions pensano che, se la Banca intende effettivamente affrontare il problema della disuguaglianza e portare avanti il suo impegno per ridurre la povertà, ci sarà bisogno di rinnovati sforzi e attenzione sia per la creazione di posti di lavoro che per la protezione sociale. La Banca dovrebbe lavorare all’attuazione della proposta del “World Development Report 2013: Jobs” in modo da riesaminare tutte le strategie di sviluppo attraverso una “lente occupazionale”.

Le Global Unions considerano un approccio globale, completo di protezione sociale, che comprenda l’accesso ai servizi essenziali si base, come una componente fondamentale di ogni strategia per lo sviluppo. Per tale ragione, abbiamo appoggiato con forza l’istituzione di un’iniziativa delle Nazioni Unite per lo “ Uno Zoccolo di Protezione Sociale Nazionale” (One United Nations Social Protection Floor) ed abbiamo sollecitato l’istituzione di uno zoccolo di protezione sociale in tutti i paesi. Chiediamo ai responsabili regionali della Banca Mondiale di presentare dei piani ambiziosi, precisando come intendono procedere nell’espansione della protezione sociale, soprattutto in termini di copertura, in modo tale da evitare sistemi frammentati e residuali nei paesi in via di sviluppo.

Chi si interessa della costante discriminazione che le donne si trovano di fronte sia nel mercato del lavoro che altrove, lo scorso anno, ha accolto con favore la pubblicazione del “World Development Report 2012: Gender Equality and Development” della Banca. La Banca dovrebbe assistere i paesi nel fissare obiettivi per la parità, in termini di risultati, in aree che rafforzano la disuguaglianza strutturale delle donne, oltre a quella relativa all’accesso.

La dichiarazione delle Global Unions comprende anche proposte per le misure che il FMI e la Banca Mondiale dovrebbero adottare per l’assistenza nella costruzione di un settore finanziario privato che sostenga l’economia reale e per le iniziative che possono prendere per l’assistenza nell’adozione e nell’applicazione coordinata di tasse sulle transazioni finanziarie nel maggior numero possibile di paesi.

CGIL, CISL e UIL, che stanno lavorando con i sindacati di tutto il mondo per far avanzare le proposte delineate nella dichiarazione, l’hanno inviata al governo, connuna lettera di accompagnamento indirizzata al Ministro Grilli (vedi allegato) in cui sollecitano il governo a prendere attivamente in considerazione le raccomandazioni dei sindacati per i prossimi Incontri della Primavera 2013 del FMI e della Banca Mondiale.

La Fisac Cgil oggi sotto Montecitorio contro le esternalizzazioni nel sistema bancario Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Davanti a Montecitorio per dire No ai piani di dismissione ed esternalizzazione di Unicredit. La Rsa della Fisac Cgil del Polo di Roma di Unicredit Business Integrated Solutions (UBIS) – società consortile del Gruppo operante nel settore back office, informatico e tecnologico – ha dato appuntamento per oggi pomeriggio sotto le finestre del Parlamento (fino alle 19.00) per manifestare contro i futuri piani di delocalizzazione ed esternalizzazione del progetto “Newton” e quelli già realizzati da UBIS, nell’ambito del medesimo progetto, attraverso joint-ventures con Hewlett Packard (servizi di amministrazione del personale) e con Accenture (gestione fatture). “Tali operazioni si configurano, in realtà – si legge in un comunicato – come licenziamenti mascherati, differiti nel tempo e nello spazio, con lo scopo di abbattere i costi aziendali con l’espulsione dei lavoratori dipendenti, mantenendo, al contempo, inalterata la struttura delle retribuzioni ai manager (bonus e stock-option) ed il ricorso alle consulenze esterne”. In Parlamaento giace da tempo una proposta di legge per impedire proprio le delocalizzazioni e le esternalizzazioni che di fatto rappresentano licenziamenti mascherati. Oggi comunque a Milano ha preso il via il confronto tra sindacati e Unicredit.