Minacce alle Femen: “Vi taglieremo i seni. Li mangeranno i nostri cani”. Un’attivista: “Non ci fermeremo!”| Autore: isabella borghese da: controlacrisi.org

Ci ha lasciati esterrefatti la notizia del 2 aprile che riguarda l’internazione della giovane diciannovenne delle Femen, Amina Tyler. Ma a questa disumana ingiustizia la reazione esterna è stata altrettanto chiara e forte.
Tre attiviste del gruppo hanno manifestato a Milano davanti al consolato tunisino a Milano. Una protesta che è stata proclamata a livello internazionale: in Francia 15 attiviste che erano riunite davanti all’ambasciata tunisina sono state arrestate: avevano incitato donne a inviare foto a seno nudo. Numero anche le minacce rovolte a loro sulla pagina internet.

E anche l’Italia risponde a questo dramma umano con l’idea di creare un gruppo Femen nel nostro paese. “Stiamo organizzando il movimento e ci sono ancora cose da sbrigare a livello logistico – raccontano due delle ragazze italiane che hanno partecipato al presidio davanti all’ambasciata – Di noi c’è bisogno anche qui: siamo attiviste femministe che lottano per l’uguaglianza tra donne e uomini, vogliamo la fine di ogni cultura patriarcale, siamo contro le dittature, la religione e lo sfruttamento sessuale. In Italia c’è un bel po’ di lavoro da fare”.

Le tre italiane sono Giorgia, Elvire e Tiziana le tre protagoniste della manifestazione che conoscevano Amina e con cui stavano programmando un’azione in Tunisia.
“Stavamo preparando un’azione delle nostre, in topless, da fare in Tunisia con lei –  dichiara Elvire – Lei avrebbe voluto farla da sola ma noi le abbiamo detto di aspettare. Lei ha deciso, nel frattempo, di pubblicare la sua foto a seno nudo coperto dalla scritta “il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno” ma la situazione da lì è degenerata. Per cinque giorni non abbiamo più saputo nulla di lei. Poi ci siamo messe in contatto con due giornalisti che l’hanno intervistata e che ci hanno detto che è segregata in casa e non sta bene: il cugino l’ha picchiata e i genitori le danno tranquillanti per non farla reagire. Non la mandano nemmeno a scuola. Dicono che è pazza e che si fatta manipolare da persone esterne. Ma non è vero: è lei che è venuta da noi”.

Le Femen attraverso vari contatti locali si stanno muovendo affinché Amina venga liberata e possa così espatriare.
“Non siamo però ancora riuscite a parlare con lei. Ci hanno detto che lei forse non vuole andarsene ma restare in Tunisia e lottare da lì per la libertà delle donne arabe – continua Elvire – E’ la prima volta che una ragazza araba viene sequestrata dopo un’azione. Ci sono delle Femen che avevano fatto manifestazioni in Tunisia ma mai a seno scoperto. Noi siamo qui perché ci rendiamo conto che la situazione è difficile e vogliamo lottare per lei. Lei non è sola e deve essere liberata”.

Ma le Femen non hanno paura e proseguono con il loro credo e la loro attività.

“Ma noi non ci facciamo intimidire – ribadisce Elvire. – Anzi, le nostre azioni diventeranno sempre più radicali proprio a causa delle reazioni violente dell’Islam nei confronti del corpo femminile. Un comportamento come quella che c’è stato contro Amina è una dichiarazione di guerra”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: