«Dov’è la mafia per il M5S nazionale?» Analisi del paradosso di un silenzio politico da: ctzen

Di Stefano Gurciullo | 4 aprile 2013

Il nostro blogger Stefano Gurciullo propone su Il Mafioscopio una riflessione sull’assenza nel programma dei grillini di una chiara posizione in relazione all’argomento critico delle mafie. «Ho analizzato i punti programmatici inerenti il tema della legalità dei partiti politici in corsa e scoprire che il Movimento 5 Stelle nazionale non abbia nemmeno una sillaba sulla lotta alle mafie nel suo programma mi ha lasciato molto sorpreso. E confuso»

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Due mesi fa mi ha colpito in testa un paradosso. Avrei dovuto scriverne prima, ma non mi andava di aggiungere altre righe sulla già copiosa mole di articoli, riflessioni, post e quant’altro sulla novità grillina in Parlamento. Settimane dopo il paradosso è ancora lì, mi perseguita, mi disturba. E allora basta, tiro fuori il dubbio. Non per sfogarmi, ma perché la risposta, immagino, interesserà non solo me ma buona parte del popolo italiano. Dov’è la mafia per il Movimento 5 Stelle nazionale?

Per lo speciale elezioni di Quattrogatti.info ho analizzato i punti programmatici inerenti il tema della legalità dei partiti politici in corsa. Scoprire che il Movimento 5 Stelle nazionale non abbia nemmeno una sillaba sulla lotta alle mafie nel suo programma mi ha lasciato (usando quello che gli inglesi chiamano understatement) molto sorpreso. E confuso. E con un paradosso in testa.

Controllate anche voi. Scaricate il programma ufficiale del Movimento, apritelo, premete i tasti Ctrl+F e cercate la parola “mafia”. O “giustizia”. O “crimine”, “crimine organizzato”, “cosca”, “confisca”, “legalità”. Niente. Non c’è niente.

Dicevo, un paradosso. Paradosso perché, al contrario, il M5S siciliano ha forse il programma più completo che abbia visto sul tema legalità. Dodici punti che toccano quasi tutto: dallo spronare una cultura antimafia nelle scuole all’antiracket, dal nesso mafia-politica all’ammodernamento dei tribunali siciliani. Che riescano o meno ad implementare tutte le loro proposte è un’altra storia (e sarebbe prematuro commentare a riguardo), ma la discrepanza di manifestazione di volontà tra livello regionale e nazionale è abissale e non giustificabile con il semplice fatto che il M5S sia un’organizzazione politica decentralizzata.

A chiedersi come mai il M5S nazionale “stia zitto” su una delle più gravi piaghe del paese se lo chiedono anche alcuni grillini. In questo forum thread, ad esempio, si domanda come mai “nel programma del MoVimento non ci sia alcuna traccia di lotta contro la mafia”, facendo così cadere il M5S nella comune categoria dei partiti che mai accennano al crimine organizzato in campagna elettorale. E questo nel lontano ottobre 2012, circa quattro mesi prima delle elezioni.

Le risposte non sono illuminanti. Il succo (da quello che, con le mie abilità interpretative limitate, ho captato) sembra essere che combattendo la classe politica attuale si combattono già i poteri mafiosi, ed è dunque superfluo parlare esplicitamente di mafia. Il problema, però, è che ciò non è vero. E’ un dato di fatto che il collegamento mafia-politica sia uno dei più critici e da combattere, ma senza un’esplicita strategia contro le mafie, nel loro insieme, non si va da nessuna parte.

La mafia agisce spesso attraverso scambi di favori con segmenti della classe politica attuale, sì, ma è anche il business più efficiente d’Italia e con i maggiori capitali. E i capitali si devono annichilire con strumenti antimafia appositi (come un efficiente processo di confisca dei beni criminali e la prevenzione contro l’infiltrazione economica mafiosa). Bisogna nominare la mafia, non la si contrasta semplicemente andando contro la “casta”.

Eppure di grillini in Parlamento che la nominano sembrano esserci. Il Fatto Quotidiano ne ha scovate un paio, Giulia Sarti e Federica Dieni. Sarebbe opportuno da parte loro e dell’intera squadra M5S in Parlamento chiarire la posizione del Movimento in relazione alle mafie e giustificare l’assenza di un tema così critico nel programma (portando così alla luce il paradosso della discrepanza tra M5S siciliano e nazionale). E chissà, magari aggiornarlo.

[Leggi il post sul blog Il Mafioscopio di Stefano Gurciullo]

[Foto di c.mane]

Catania, corsa a sindaco: Berretta ritira la candidatura e cerca un “Bergoglio per Palazzo degli Elefanti”. Pare che sia stato subito trovato: lo avrebbero chiamato “Enzo II” da: ienesicule

4 aprile 2013, 17:14

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Annuncio alla stampa del parlamentare Pd. A proposito: domani c’è direzione provinciale del partito. Che “inconorerà” Bianco!

Di iena assonnata marco benanti

Se ne va dalla competizione per sindaco (“tolgo l’alibi”) e rilancia sulle primarie, a 24 ore dalla direzione che, con ogni probabilità, formalizzerà l’appoggio “unitario” ad Enzo Bianco. Altro che primarie…
Punta tutto su “novità e cambiamento” la novità politica del momento Berretta, che con una conferenza stampa, ha sciolto il “nodo gordiano-catanese”: e certo, perché sarà tutta una “battaglia di principio” –come dice il deputato democratico e i suoi più vicini sostenitori dentro gli organismi dirigenti pd- ma forse c’è del calcolo dietro la “battaglia berrettiana”. Quale?

Nell’ ipotesi molto verosimile dell’ennesima sconfitta del Pd alle prossime amministrative –quando, nel segreto dell’urna, anche non pochi ululanti delle varie “società civili” voteranno (per bieco interesse personale come e peggio dei sottoproletari catanesi) per il centrodestra- Berretta e il suo gruppo di interessati amici potranno appunto giocare la “carta” del “rinnovamento”. Insomma, sarà facile dire: “io l’avevo detto che stavate sbagliando…io sono il nuovo, il cambiamento…grazie andatevene”. Niente male come “battaglia di principio”: la nostra è un’ “ipotesi maleducata”, ma attendiamo i fatti per vedere se saremo smentiti. Tirando le somme: Berretta segue il “vento che tira”, il “vento” che non è solo quello della demagogia grillina, ma anche e soprattutto quello di una parte consistente della borghesia di questo paese che vuole altro, che ha “mollato” Berlusconi e vuole una “moderazione efficiente”. Insomma, un po’ quello che è la “proposta Renzi”.
Per il momento, Berretta e il suo gruppo (ma oggi dov’erano Saro Condorelli, Pierluigi Flamigni e Damiano Pagliaresi? E Michele Giorgianni? In questo ultimo caso, l’assenza di salatini e cocktail finale potrebbe essere una spiegazione?) fanno quelli che “stanno dentro un partito” e lo rispettano: quindi, hanno fatto la loro “battaglia” e attendono l’esito. Già scritto. Lo sanno anche loro. Fra pochi mesi se ne riparlerà. Ma dire come fa Berretta che “appoggerà il partito” non vuole necessariamente –fuori dall’ipocrisia- appoggiare necessariamente il candidato del partito. Vuoi vedere che i “rinnovatori” appoggeranno il prof. Caserta? Sarà un caso ma quello del prof. di economia è stato evocato proprio da Berretta stamane durante la conferenza stampa, assieme a quello della Acagnino (il magistrato “usato” con i suoi metodi -da populista demagogo- da “Schiumazza Crocetta”) e delle associazioni di società civile che chiedono primarie, primarie, e ancora primarie.
Comunque, oggi Berretta, con accanto il portavoce di “Io cambio Catania” Daniele Sorelli (nella foto in alto) ha giocato un’ ottima “partita mediatica”. Come “scacchista” ha superato l’esame. Dall’incontro con i giornalisti viene fuori un candidato che “lotta per il principio” che è “nuovo”, che vuole la partecipazione e la “condivisione delle scelte”, mentre gli altri, i competitori, Enzo Bianco in testa, sono “vecchi”, fanno “accordi di potere”, magari con pezzi del centrodestra “scapagniniano”, insomma con il “diavolo” o poco ci manca. Quando, però, si dipana il “ragionamento politico” le domande arrivano. Almeno da parte nostra.
Quello di Berretta non “è un ritiro polemico, come la stampa lo ha definito, continuerò a lavorare per Catania senza risparmiarmi, così come per il Partito democratico e per il centrosinistra”. Niente candidatura e niente lista con “Io cambio Catania”. Questo è l’ “uomo di partito”. Che chiede, però, le primarie, in nome dei “contenuti”.
Ci mancherebbe. La città –lo diciamo noi- è stata –sopratuttto economicamente- “rasa al suolo”, anche e soprattutto nel periodo in cui l’on. Berretta era a Roma. Lui è corresponsabile, come il resto della “classe dirigente” catanese, dello “stato comatoso” di Catania, di un territorio che non attrae da anni investimenti produttivi, a parte le speculazioni immobiliari dei finti imprenditori di cui è popolato.
Ma andiamo avanti: “un cambiamento che avremmo voluto avviare con le primarie – spiega – che però continuano a negarci. Bianco le ha definite procedure burocratiche ma non per me. Per me, invece, sono un metodo e la sostanza democratica del Pd, un modo per incrociare i bisogni dei cittadini, e il centrosinistra, negandole, sta sbattendo la porta in faccia a quei cittadini che avrebbero voluto partecipare attivamente”. Il “ragionamento politicamente corretto” arriva alle “scuse” a Marisa Acagnino:

“chiedo scusa a Marisa Acagnino perché non si fa cosi, non si chiede ad una personalità di valore di scendere in campo per poi girarsi dall’altra pare nel momento decisivo”. Non lo nomina, ma il riferimento è al governatore Crocetta: del resto, in questo momento attaccare frontalmente Crocetta “il rivoluzionario del mercoledì pomeriggio” è pressocchè vietato dalle “folle antimafia”. Ma ecco lo scatto d’orgoglio: “siamo stati oggetto di un tentativo di umiliazione ma non ci sentiamo sconfitti. Siamo orgogliosi di una battaglia di valori e di idee che abbiamo messo in campo in questi mesi, che abbiamo condotto nel nome del cambiamento del contrasto della logica delle scelte chiuse, chiuse nelle stanze”.
Il Potere che brutto, è talmente brutto che non si dovrebbe nemmeno andare in Parlamento e tenere in piedi una segreteria provinciale con l’appoggio decisivo della Cgil, partito nel partito, caso quasi unico in Sicilia! Ma comunque, la critica di Berretta è contro “accordi potere in cui non ci riconosciamo e dai quali non ci sentiamo rappresentati”. Poi arriva a fare riferimento ad un nostro articolo (“marco benanti amico o nemico non so definirlo”), quello dei “quattro matrimoni e un funerale” , in cui abbiamo raccontato l’ennesima “stagione neodemocristiana” alle porte. Berretta sostiene –condiviendo la tesi dell’articolo- che il “funerale è per cambiamento. Io mi sento un pò come un congiunto del defunto che però non si rassegna”.
E ancora: “il prossimo 7 aprile, in molte città e in molti comuni del catanese, si svolgeranno le primarie mentre a Catania ci sono incontri bilaterali con i partiti, con i politici buoni per tutte le stagioni in cerca ci uno spazio per riciclarsi magari sotto l’egida di Enzo Bianco, con ex assessori provenienti da disastrose giunte di centrodestra che hanno sfasciato la nostra città.”
Secondo Berretta, Bianco si muove sull’onda di “datemi il potere e vi risolverrò i problemi”, una “vesione sicula del ghe pensi mi”. Insomma, dà del berlusconiano al competitore, pardon all’uomo del suo stesso partito, che va appoggiato (il partito). Allora la chiave qual è? “Rinnovamento, novità, primarie”. Ci vuole un “Bergoglio per Palazzo degli Elefanti, basterebbe avere voglia di cercarlo e chiedergli di impegnarsi. Ma ho il timore che sia stato tutto stabilito. Senza considerare ciò che Catania chiede e di cui ha bisogno”. Peccato perché Berretta dice che per lui “Catania viene prima di tutto”: infatti, si è candidato alla Camera e a sindaco. Facendo una scelta netta. Per il “principio” si direbbe. A domani, alla direzione provinciale Pd: appuntamento, alle 17,30, all’ “Hotel Principe” di via Alessi.

 

 

 

IN PREPARAZIONE DEL 25 APRILE CATANIA PRESENTAZIONE DEL LIBRO ” LE DONNE EBREE IN SICILIA AL TEMPO DELLA SHOAH” DI LUCIA VINCENTI

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Femen, la giovane: dalla lapidazione alla pazzia. Internata al manicomio | Autore: i. borghese da: controlacrisi.org

Ne avevamo parlato della femminista minacciata di morte per lapidazione. Amina Tyler, la cui unica colpa è stata quella di arruolarsi nel movimento delle Femen e mostrarsi a seno nudo rivendicando la proprietà del proprio corpo. Ma, in modo probabile, la vera accusa dev’essere scattata quando la giovane ha pubblicato su facebook: “Il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno”.Era scomparsa Amina. Di lei per giorni alcuna notizia. Poi quelle, in via confidenziale, delle agenzie di Tunisi. Sconvolgenti.

“Amina internata nell’ospedale psichiatrico Razi Mannouba della capitale. Non c’è più il pericolo della lapidazione, ma è stata dichiarata pazza per il gesto inconsulto fatto in Paese islamico. Da paura il metodo che ad oggi adottano: elettro shock. Molti entrano per nulla ed escono folli per la vita. Un medico mio amico sta tentando di saperne di più ma è molto difficile. Peccato davvero. Se ci sono novità, ti faccio sapere”.
Non c’è che dire, pare che sia stata la famiglia stessa della ragazza a consegnarla alla polizia.
Ok, Amina è scampata alla morte, sfuggirà, tuttavia, alla pazzia?

Gli oppositori come i nemici dei regimi, sono costretti tutti alla stessa fine: uccidersi o dichiararsi folli.

Scuola respinge bambina non vedente: non c’è posto! Fonte: controlacrisi.org | Autore: A. F.

Storie che non vorremmo raccontare e che fanno rabbrividire. L’iscrizione di una bambina alla prima media è stata respinta con la motivazione che non c’é posto. Il problema è che stiamo parlando di una bambina non vedente e la legge dice chiaramente che “nessuna scuola può rifiutare, neppure per motivi tecnico-logistici, l’iscrizione di un alunno disabile”. Lo ha denunciato l’Apri, Associazione Piemontese Retinopatici e Ipovedenti che ha raccolto la protesta dei genitori, abitanti in un piccolo paese della Valle Susa. L’associazione non ci sta e rincara la dose: La risposta data ai genitori “é gravissima – dichiara Marco Bongi, presidente dell’Apri – la legge infatti parla molto chiaro in proposito: nessuna scuola può rifiutare, neppure per motivi tecnico-logistici, l’iscrizione di un alunno disabile, per quanto grave possa essere la sua situazione. Il diritto alla frequenza è sancito dalla legge n. 104/1992, dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 215/ 1987 e dalla Circolare Ministeriale n. 262 del 1988. Non escludo che si possano ravvisare anche responsabilità di carattere penale”. La scuola, nella lettera ai genitori, spiega che la domanda “non può essere accolta perché il numero delle iscrizioni supera la capacità recettiva dell’aula”. “Siamo davvero stanchi – dice la mamma – di essere palleggiati da un plesso all’altro. Mia figlia, già sfortunata per la sua malattia, avrebbe bisogno di tranquillità e stabilità. Invece abbiamo trovato solo problemi e poca considerazione”.

“Ci prendiamo la città” Roma 23 marzo 2013 Rete delle città vicine