Liberazione di Verbania ad opera dei partigiani della Flaim

Osservatorio dei diritti di catania 30 marzo 2013 a niscemi alla manifestazione : no Mous

L’Osservatorio dei diritti di Catania, parteciperà come osservatore , inviando i propri avvocati, alla manifestazione NO MUOS a Niscemi, il 30 marzo prossimo.
Questi saranno facilemente riconoscibili dalle pettorine verdi che già in passato hanno accompagnato gli osservatori.
Tutti gli avvocati siciliani che volessero aderire a questa iniziativa possono mandare una mail al profilo facebook AVVOCATI LIBERI, per tutte le delucidazioni
L’OSSERVATORIO DEI DIRITTI CATANESE ha sede a Catania ed è composto da avvocati che operano nel campo dei diritti umani . Si propone la tutela dei diritti dell’individuo ma anche la conoscenza e la divulgazione degli stessi, fornisce assistenza legale alle vittime di violazioni dei diritti umani dinanzi all’ autorità giudiziaria. Opera anche nell’ambito della raccolta di informazioni e di reporting su problematiche specifiche attinenti alla tutela dei diritti umani.
Il gruppo ha inviato proprie delegazioni alle procedure di monitoraggio sul rispetto degli obblighi in materia di diritti umani e ha già partecipato a manifestazioni politiche e ad altri fenomeni sociali relativi ai diritti dell’individuo.
Goffredo D’Antona portavoce osservatorio dei diritti Catania.

Altro mare, stessa morte. La tragica vicenda dei Rohingya da: MigarantiTorino.it

Scritto da Redazione il 25 March 2013

di Mirtha Sozzi
L’alto Commissariato per i rifugiati ha lanciato un appello per denunciare l’aumento delle morti di persone – in fuga dal proprio paese – nell’Oceano Indiano. Nel 2012 vi sarebbero morte almeno 500 persone; cifre che rendeno un altro mare, lontano ma speculare al nostro Mediterraneo, tomba silenziosa di chi fugge per salvarsi la vita.
Per coloro che fuggono dalle guerre e dalla miseria, l’Oceano Indiano e’ diventato uno dei tratti di mare piu’ letali al mondo. Insieme al Mediterraneo e alla frontiera statunitense-messicana. Lo scorso febbraio Guterres, portavoce dell’UNHCR, ha dichiarato: “This is an alarmingly high number of lives lost, and begs a far more concerted effort by countries of the region both with regard to addressing the causes and to preventing lives being lost. Push-backs, denial of disembarkation, and boats adrift for weeks will not solve a regional problem that clearly needs better, more joined-up, and more compassionate approaches by everyone”. Il punto cruciale è quindi quello della sensibilizzazione al problema, sia per i governi dei paesi di partenza sia per quelli di destinazione, che spesso si rifiutano di favorire gli sbarchi e di recuperare le barche in avaria. Problemi che riguardano un’intera regione, quella del golfo del Bengala che abbraccia India, Sri Lanka, Balngladesh, Myanmar e Thailandia.

La maggiorparte delle persone, vittime del mare, tenta la fuga dal Myanmar e, secondo quanto riferisce il sito dell’Agenzia ONU per i rifugiati, sarebbero già diverse migliaia le persone che nel 2013 si sono imbarcate affidandosi ai trafficanti nel Golfo del Bengala. Si tratta per lo più di persone di etnia Rohingya, provenienti dallo stato birmano di Rakhine o dai campi per rifugiati o dagli accampamenti del Bangladesh. I musulmani Rohingya sono visti dal governo birmano come emigranti illegali dal Bangladesh e non sono stati riconosciuti ufficialmente come una delle minoranze etniche della regione. La posizione del governo ha reso i Rohingya degli apolidi e dal giugno 2012 la situazione è esplosa tanto che si parla di genocidio muto.

80.000 sfollati, 5.000 abitazioni rase al suolo, 650 morti, 1.200 feriti: sono i numeri ufficiali, aggiornati a dicembre 2012, delle ondate di violenza che hanno colpito l’etnia dei Rohingya. Spinti alla fuga, ciò che si trovano di fronte è la via dell’oceano, dei trafficanti, delle carrette del mare alla deriva, delle marine militari che le respingono o che rifiutano di concedere gli sbarchi. L’ultima vicenda in ordine cronologico è del 15 marzo corrente mese, in cui il governo thailandese avrebbe trainato un’imbarcazione, con a bordo persone di etnia Rohingya, fuori dalle acque di conpetenza del Paese e durante le operazioni di intercettazione sarebbero stati esplosi anche colpi di arma da fuoco. Storie che si ripetono tristemente dal Mediterraneo fino all’oceano Indiano senza alcuna variazione. Qui un lembo di mare, là la grande distesa di un oceano per una medesima sorte: l’indifferenza umana, la non osservanza delle leggi internazionali, il fuggire da una morte per incontrarne un’altra.

foto Un gruppo di rifugiati Rohingya

Usa, divieto di matrimoni tra omosessuali al vaglio della Corte Suprema da: ilfattoquotidiano.it

A giugno sono attese due importanti sentenze sulla costituzionalità delle leggi che impediscono le nozze gay. Giuria divisa tra quattro i giudici ‘liberal’, quattro conservatori e un ‘centrista’ da cui potrebbe dipendere il verdetto

Usa, divieto di matrimoni tra omosessuali al vaglio della Corte Suprema

Il momento a lungo atteso, sperato, temuto è infine arrivato. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha iniziato a valutare due casi che potrebbero cambiare la vita di milioni di gay e lesbiche americane, e più in generale la sorte dei diritti omosessuali negli Stati Uniti. Nel caso United States versus Windsor, i nove giudici della Corte dovranno decidere se il “Defense of Marriage Act”, la legge federale che definisce il matrimonio come unione esclusiva tra un uomo e una donna, violi i diritti costituzionali delle coppie omosessuali. Nell’altro caso, Hollingsworth versus Perry, toccherà dare un giudizio sulla Proposition 8, il bando alle nozze gay passato in California nel 2008.

Le decisioni della Corte, attese per giugno, mettono ovviamente in moto tante cose: i sentimenti privati di milioni di persone omosessuali e delle loro famiglie; la riflessione sulla Costituzione e sui diritti da essa protetti; le strategie politiche e di potere di gruppi e partiti, con l’amministrazione Obama schierata per il riconoscimento dei matrimoni gay e gran parte dei settori conservatori e religiosi che li considerano distruttivi del tessuto sociale. La sensazione di molti, politici, analisti, semplici cittadini, è che l’America si trovi oggi a una svolta importante della sua storia, come successo con la Brown versus Education, la sentenza che diede un colpo alla segregazione razziale, o con la Roe versus Wade, quella che legalizzò l’aborto. Si tratta, questa volta, di cancellare l’ultima barriera legale posta a un gruppo di cittadini non sulla base del colore della loro pelle o delle convinzioni religiose, ma a causa del loro orientamento affettivo e sessuale.

Il misto di sentimenti, pregiudizi, tradizioni familiari e storiche, idee e aspirazioni che coglie in questo momento molti americani riguarda ovviamente anche i nove giudici della Corte, figure generalmente circondate da un alone di rispetto e riserbo, restii a dare interviste o a esprimere troppo pubblicamente le loro opinioni; custodi, almeno formalmente, dell’indipendenza del potere giudiziario e della supremazia della legge. E’ però un fatto che le due sentenze sui matrimoni gay presentano, anche per i giudici, un risvolto personale ed emotivo che poche altre sentenze della recente storia americana hanno avuto. Sugli orientamenti dei quattro giudici “liberal” – Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer, Sonya Sotomayor ed Elena Kagan – sembrano esserci pochi dubbi. Il loro voto dovrebbe andare compattamente a favore del sì alle nozze gay. Ben più incerto, e umanamente combattuto, appare invece il pronunciamento dei quattro giudici conservatori e del giudice “centrista”, Anthony Kennedy, da cui potrebbe dipendere l’esito finale.

Prendiamo per esempio il presidente della Corte, John Roberts, 58 anni, nominato da George W. Bush nel 2005 per ridefinire in senso conservatore la legislazione e la società americane. Dopo aver offerto ai suoi sponsor politici una serie di importanti soddisfazioni – su guerra al terrorismo, finanziamento alla politica, poteri di polizia – Roberts li ha delusi votando per la costituzionalità della riforma sanitaria di Barack Obama. Nel caso delle nozze gay, il presidente della Corte si trova in una situazione particolarmente delicata. Tra il pubblico, a seguire le udienze, ci sarà la cugina 48enne di Roberts, Jean Podrasky, insieme alla sua fidanzata (che Jean spera di sposare presto). La Podrasky, interpellata sul cugino, ha detto: “E’ un uomo intelligente. E’ un brav’uomo. Soprattutto, è capace di vedere dove va l’onda”, un’allusione alle capacità “politiche” e pragmatiche del cugino. Su Roberto sono comunque centrati gli occhi di molti. Potrebbe, per lui, valere lo stesso meccanismo già sperimentato da Rob Portman, il senatore repubblicano diventato sponsor delle nozze gay dopo la scoperta dell’omosessualità del figlio. Difficile, dicono alcuni, disconoscere l’umanità di qualcuno che si conosce e ama.

Chi invece proprio non è capace di “seguire l’onda” è un altro giudice conservatore della Corte, Antonin Scalia, 77enne figlio di immigrati siciliani, nominato al suo seggio da Ronald Reagan e noto per le posizioni apertamente reazionarie. L’ego e l’intemperanza di Scalia hanno più volte, negli ultimi anni, messo in imbarazzo i suoi stessi sostenitori. Si ricorda per esempio quando, nel 2004, andò a caccia con Dick Cheney, dovendo peraltro giudicare la task force sull’energia messa in piedi dal vicepresidente. Scalia, nel corso del tempo, ha più volte espresso tutto il suo disgusto per le nozze, e più in generale, per i diritti gay. Ha votato perché la sodomia restasse fuori legge in Texas, e l’ha equiparata alla “animalità”. Sull’omosessualità, ha detto: “Se non possiamo avere un sentimento di riprovazione morale contro l’omosessualità, possiamo averlo contro l’omicidio?”

Ora molti si chiedono se Scalia, durante le audizioni della Corte, sarà capace di trattenersi o si lascerà andare ai suoi celebri show giudiziari. L’ostinato impeto reazionario del vecchio giudice potrebbe risultare controproducente per le stesse posizioni anti-nozze gay, rivelandone il carattere smaccatamente fuori tempo. La riprova di ciò si è avuta lo scorso dicembre, quando Scalia all’università di Princeton ha di nuovo rilanciato il parallelo tra omicidio e omosessualità ed è stato criticato da uno studente gay diciottenne, che tra gli applausi dei presenti ha definito le posizioni di Scalia “una riduzione all’assurdo”.

Restano i dubbi e le angosce personali di Anthony Kennedy, tradizionalmente lo swing vote della Corte, il voto che ha fatto pendere le decisioni da una parte piuttosto che dall’altra. Come Scalia, anche Kennedy è un cattolico conservatore. Ma, a differenza di Scalia, Kennedy ha più volte nel passato mostrato un lato di forte e umana partecipazione alla lotta per i diritti gay. Giustificando la sua opposizione alla criminalizzazione della sodomia, Kennedy scrisse che “la libertà garantita dalla Costituzione dà alle persone omosessuali il diritto di fare questa scelta nel privato delle loro case”. E’ su questo giudice quasi ottantenne che i gruppi gay e lesbici ripongono dunque molte delle loro speranze legali e giudiziarie. Quelle sociali, di “mentalità”, appaiono del resto ampiamente assicurate. Il 70% di chi in America ha oggi meno di 32 anni è favorevole ai matrimoni gay. La decisione della Corte è quindi fondamentale, ma non decisiva. I nove giudici non faranno altro che accelerare, o rallentare, qualcosa che è inevitabilmente già iscritto nel futuro degli Stati Uniti.

NESSUNA REVOCA EFFETTIVA AL MUOS DA PARTE DELLA REGIONE. APPELLO AD UNA GRANDE MOBILITAZIONE POPOLARE PER IL 30 MARZO A NISCEMI

il 25/03/2013in: comunicati stampa, news

Il coordinamento dei comitati regionali No MUOS, in vista della grande manifestazione del 30 marzo a Niscemi, non può non denunciare l’atteggiamento ambiguo della regione Sicilia in merito alla revoca delle autorizzazioni alla costruzione del MUOS. Dopo la seduta della commissione sanità della regione tenutasi a Palermo il 5 febbraio scorso, il Presidente Crocetta dava mandato all’assessore all’ambiente di avviare il procedimento di revoca delle autorizzazioni, visti i dati e le relazioni emersi dalla seduta, relativi alla pericolosità del MUOS, ed al dir poco lacunoso iter amministrativo che ha portato al rilascio delle autorizzazioni. Quest’atto è stato seguito dalla rassicurazione del console americano sulla sospensione dei lavori, chiedendo in cambio ai comitati di interrompere i blocchi dei militari USA. In realtà si è scoperto che nascosti tra i soldati americani che entravano alla base, c’erano degli operai, e questa circostanza ha messo fortemente in dubbio l’effettiva sospensione dei lavori, costringendo gli attivisti e le donne del comitato mamme No MUOS a continuare i blocchi, e ricevendo per questo anche degli avvisi di garanzia, oltre che violenti strattonamenti e spintoni da parte delle forze dell’ordine. Inoltre, in continuità con questo arrogante atteggiamento, c’è la scelta della regione di costituirsi a sostegno del comune di Niscemi all’interno del procedimento pendente davanti il Tar di Palermo. Con la revoca effettiva delle autorizzazioni il procedimento sarebbe decaduto, in questo modo invece la regione è sia a favore che contraria alle autorizzazioni da lei stessa rilasciate ed impugnate dal comune di Niscemi nel 2011, con il risultato che il Tribunale ha fatto commissionare un altro studio, a seguito del quale, il 4 aprile prossimo è previsto l’arrivo a Niscemi del verificatore incaricato della nuova perizia. Questa mossa della regione, incoerente con quanto deciso a febbraio, cela il rischio che questi siano tutti modi per prendere tempo e raccogliere “scuse” per non procedere alla revoca delle autorizzazioni, come emerso dall’incontro tra Monti e Crocetta di alcuni giorni fa. In questo quadro si inserisce anche il tour del console americano in Sicilia, che sta incontrando politici e pezzi del movimento per propagandare la lealtà e la trasparenza del governo americano sulla vicenda MUOS. Sarebbe stato molto più opportuno però, che questa trasparenza fosse venuta fuori durante la seduta della commissione sanità a cui il rappresentante del governo Usa era stato invitato e a cui non si è presentato. Se davvero il governo americano vuole essere trasparente come dice, dovrebbe innanzitutto rendere pubblici tutti i documenti sul MUOS, a cui finora i consulenti e studiosi del comune di Niscemi non hanno avuto accesso, e non celebrare incontri ad uso e consumo dei media.
Il coordinamento invita quindi a partecipare al corteo del 30, che sarà grande, partecipato e pacifico, come è stata la manifestazione dei No Tav di sabato scorso in Val di Susa, con cui il coordinamento regionale ha condiviso la piattaforma di lotta per la difesa della salute, del territorio e dell’ambiente. Il movimento cresce ogni giorno e non è più formato solo da attivisti dei comitati, ma da sempre più persone che hanno capito la gravità della questione su cui si gioca il futuro di questa terra. Solo una grande e permanente mobilitazione popolare riuscirà a fermare l’installazione delle parabole e riuscirà ad ottenere lo smantellamento delle 46 antenne NRTF, restituendo la sughereta smilitarizzata ai niscemesi e ai siciliani che a gran voce e con determinazione ripudiano strumenti di guerra e di morte.
25.03.2013 Coordinamento dei comitati regionali No MUOS

Laureati, record di disoccupati. Istat: 200.000 gli under 35 da: controlacrisi.org

Ormai laurearsi non basta più per lavorare, è la triste realtà emersa da un’indagine Istat. Infatti, secondo i dati diffusi, nel 2012 si contano circa 200.000 disoccupati tra gli under 35 laureati. Si tratta di un aumento di circa il 28% sul 2011. A confronto con il 2008 si registra una crescita quasi del 43%.

Andando nel dettaglio: 197 mila ragazzi tra i 15 e i 34 anni, in cerca di un impiego e con in tasca un titolo accademico (+27,6% sul 2011). Un risultato pessimo, che rimane tale anche se andiamo a vedere il totale delle persone disoccupate (15 anni e più) con ‘certificati’ di laurea e post laurea: sono 307.000, in aumento del 32,3% su base annua. Un rialzo superiore all’aumento medio dei disoccupati complessivi (+30,1%).

Questi dati però devono essere letti nell’ambito di un aumento complessivo delle persone laureate. Infatti, l’aumento dei ‘dottori’ tra i disoccupati dipende anche dal fatto che stanno crescendo nella popolazione attiva. Osservando i tassi di disoccupazione, cioè il rapporto percentuale tra il numero di chi cerca un impiego e il totale delle forze lavoro, osserviamo che ai giovani con ‘passaporto’ accademico va ancora meno peggio rispetto ai coetanei con titoli di studio inferiori.

Cisl Spa: il business di Bonanni | Fonte: la notizia | Autore: Stefano Sansonetti da: controlacrisi.org

Il sindacato di Bonanni fa soldi con l’informatica, le assicurazioni, i viaggi e la pubblicità. E tra soci e partner spuntano finanziarie lussemburghesi, fiduciarie, colossi bancari esteri e una società messicana. Il tutto mentre nel paese ci sono 3 milioni di disoccupati e 2,8 mln di precariE’ un’autentica galassia nella quale convivono società d’investimento lussemburghesi, fiduciarie e colossi bancari esteri. Un reticolo di partecipazioni azionarie e accordi commerciali che conducono addirittura in Messico. Se si provasse a immaginare chi si muove dietro uno scenario di questo tipo verrebbe alla mente, come minimo, un raider finanziario di livello mondiale. E invece al centro del caleidoscopico sistema c’è la Cisl. Già, proprio il sindacato, oggi guidato da Raffaele Bonanni, che nel corso degli anni sembra aver messo al centro dei suoi interessi il business. Il tutto in un momento di crisi in cui in Italia, come qualche giorno fa ha certificato l’Istat, ci sono 3 milioni di disoccupati (11,7 per cento) e 2,8 milioni di precari. Carte alla mano,lanotiziagiornale.it è in grado di documentare i poliedrici affari che stanno montando intorno al sindacato di via Po.

Eustema, la gallina dalle uova d’oro. C’è una società romana che negli ultimi tempi sta facendo soldi a palate grazie alla pubblica amministrazione italiana. Si chiama Eustema e il suo core business sono consulenza tecnologica e produzione di software, attività grazie alle quali ha chiuso il 2011 con un fatturato da 40,3 milioni di euro e utili per 1,2. Nel 2012, poi, la società si è aggiudicata due maxiappalti per servizi da fornire all’Inail. L’ultimo, bandito all’epoca dalla Consip (centrale acquisti del ministero dell’economia) per la manutenzione e lo sviluppo di tutti i siti internet dell’Inail, è stato vinto da Eustema in coppia con Accenture. Sul piatto la bellezza di 14 milioni di euro. Poco tempo prima, questa volta con un drappello di società, Eustema si era aggiudicata due lotti da complessivi 26,2 milioni per lo sviluppo di software per la gestione di contabilità, patrimonio, personale e comunicazione dell’istituto oggi guidato da Massimo De Felice. Ebbene, di chi è Eustema? Semplice, attraverso le due holding Finlavoro e Innovazione Lavoro, che ne detengono rispettivamente il 35,5 e il 33,6 per cento, fa capo proprio alla Cisl. Ma le sorprese devono ancora arrivare. Il 28,8% del capitale di Eustema, infatti, fa capo a una società informatica che si chiama E-World Consultant, dietro alla quale si trovano due fiduciarie. La prima si chiama Unione Fiduciaria e fa capo al mondo della banche popolari italiane (compaiono Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banca popolare di Sondrio, Banco Popolare, Banca popolare di Milano e Ubi Banca). La seconda si chiama Servizio Italia, e per il 100% fa addirittura capo al colosso creditizio francese Bnp Paribas. E’ appena il caso di ricordare che la società fiduciaria è una sorta di schermo, uno strumento al quale ci si affida per far amministrare beni senza rendere pubblica la propria partecipazione, in pratica senza metterci “la faccia”. Infine il residuo 2% di Eustema è in mano a Postecom, società tecnologica di Poste, il gruppo pubblico guidato da Massimo Sarmi con cui la Cisl ha un tradizionale rapporto. Qualche mese fa Eustema ha addirittura lanciato lo sguardo fuori dall’Italia. E così ha sottoscritto un accordo di partnership con Neoris, un gruppo informatico che ha sede a Miami ma è controllato da Cemex, colosso messicano che produce cemento e fattura qualcosa come 44 miliardi di dollari l’anno. Con l’apporto di Neoris, in sostanza, Eustema punta a presentarsi ancora più forte alla cuccagna degli appalti pubblici nostrani.

Finlavoro, la holding di partecipazioni “sindacali”. Altra consistente parte degli affari della Cisl passa attraverso Finlavoro, in pratica la finanziaria del sindacato di via Po. A fine 2011, tanto per dirne una, nella sua pancia risultavano 1 milione e 70 mila euro di quote detenute in fondi comuni d’investimento. Tra le più importanti partecipazioni di Finlavoro c’è il 40% della Edizioni Lavoro. Si tratta della casa editrice del sindacato, attiva non soltanto nel settore dei manuali e dei saggi tematici, ma anche in quello dei romanzi. Forte di ricavi 2011 per 556 mila euro, anche la Edizioni Lavoro presenta interessanti sorprese nel suo azionariato. Il 60%, infatti, è in mano alla Avagliano Editore, che a sua volta è controllata dalla Repas lunch coupon, ossia una delle società leader nel settore dei buoni pasto in diverse regioni italiane. Ebbene, azionista di maggioranza della Repas, con 64,8%, è la Dynasty Investments, una società con sede a Lussemburgo. Accanto alla quale, con il 7,9%, troviamo la Fedra, ovvero l’ennesima fiduciaria il cui capitale è da ricondurre a Banca Finnat, l’istituto della famiglia Nattino tradizionalmente vicino al Vaticano. E per non farsi mancare niente, nei piani bassi della Finlavoro si sistemano altre 4 società partecipate. Ce n’è per tutti i gusti. La Assisind, che fattura circa 300 mila euro l’anno, si occupa di assicurazioni. La Poker Travel Viaggi, anch’essa intorno ai 300 mila euro di ricavi, opera come agenzia di viaggio. La Apogeo Servizi, di giovane età visto che è stata fondata nel 2009, agisce come concessionaria pubblicitaria di Labor tv, il canale televisivo della Cisl. Infine la Euro Esse, che era nata sotto gli auspici di diventare un centro di ricerche e sondaggi, ma che da due anni è in liquidazione.

Pensioni di invalidità e limiti di reddito: appello al Parlamento | WELFARE – ITALIA da: controlacrisi.org

Giungono alla FISH forti segnali di preoccupazione dopo il recente pronunciamento della Corte di Cassazione (Sezione Lavoro, Sentenza n. 7320 del 22 marzo 2013) sulla questione dei limiti reddituali da applicare ai fini della concessione della pensione agli invalidi civili.

La Corte, dopo indicazioni di segno opposto, afferma che il reddito a cui fare riferimento non è solo quello individuale, ma deve essere sommato a quello del coniuge, se presente. Ribadisce, quindi, quanto già affermato nella Sentenza del 2011 (Sezione Lavoro, n. 4677 del 25 febbraio 2011).

La Sentenza non è legge e non incide immediatamente sulle prestazioni di milioni di invalidi civili, ma potrebbe condizionare il confronto in corso fra INPS e Ministero del Lavoro proprio su questo tema.

Ricordiamo che a fine 2012 INPS aveva emanato una circolare che già prevedeva il computo del reddito coniugale (e non più individuale) ai fini della concessione della pensione. In seguito alle proteste delle Associazioni e dei Sindacati e al conseguente intervento del Ministero del Lavoro, la circolare era stata ritirata da INPS in attesa, appunto, di un’istruttoria fra il Dicastero e l’Istituto.

“Riteniamo che questo ‘pasticcio’ debba essere sanato politicamente dalle Camere, che il Parlamento debba riappropriarsi della propria funzione legislativa, intervenendo sulla delicata materia e pronunciando quella che è l’interpretazione esatta di una normativa farraginosa.”

Questo il richiamo di Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, che approfitta per ricordare che nella precedente legislatura era stata depositata una precisa Proposta di Legge (Atti della Camera, 4231) che però non è mai giunta alla discussione.

“Ci appelliamo a tutti i Parlamentari affinché quella Proposta non solo venga ripresentata, ma che sia anche calendarizzata al più presto, discussa e approvata. Il rischio che, in forza di una decisione assunta nelle aule di tribunale, migliaia di persone rimangano prive di protezione (già minima) è elevatissimo.”

Il testo della Proposta di Legge 4231 è consultabile al seguente indirizzo: http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0048730.pdf

Roma. Il Parnaso del PD | Fonte: Contropiano | Autore: Federico Rucco da<<<<<. controlacrisi.org

Una famiglia di palazzinari rampanti, una speciale relazione con il Pd e Sel romani, un’aspra concorrenza con l’altro boss delle costruzioni Caltagirone. I Parnasi mettono a segno i loro businness su Roma. La vicenda del grattacielo del Torrino al centro di interrogazioni parlamentari, indagini e proteste. Seconda puntata.
Cosa era il Parnaso lo sappiamo. Era la residenza del dio Apollo e delle Nove Muse. Chi sono invece i Parnasi, i rampanti costruttori che stanno mettendo a segno un business dietro l’altro su Roma? Il padre padrone della ditta è Sandro,la sua dinastia è guidata è capeggiata dal rampante Luca Parnasi,consorte dell’attrice Christiane Filangieri.
Come abbiamo visto nella puntata precedente, anche i Parnasi erano tra gli ospiti alla festa dei sessanta anni di Goffredo Bettini, il padre padrone del Pd romano di provenienza PCI.
Tra i business più gettonati del gruppo Parnasi, negli ultimi anni, figurano la tenuta Tor Marancia, un parco pubblico nell’11 Municipio (per anni amministrato dal grande capo di Sel a Roma, Massimiliano Smeriglio, da oggi vicepresidente della Regione). A Tor Marancio la famiglia Parnasi cedette 190 ettari al comune ma, in cambio, ha incassato il via libera per la realizzazione di un mega centro commerciale. Do ut des, dunque. Veltroni li chiamò “accordi in compensazione” e i costruttori romani gioirono, anzi continuano a gioirne augurandosi che la pacchia non finisca mai.
Ma è nel 12° Municipio (quello dell’Eur) che i Parnasi hanno fatto il colpo grosso e si apprestano a farne un altro. Nel primo caso si tratta del comprensorio Torrino nord, Castellaccio, Mostacciano dove un grattacielo dei Parnasi (società Parsitalia) è stato acquistato per oltre 260 milioni dalla Provincia di Roma (operazione avviata dal Pd Gasbarra e poi proseguito da Zingaretti). C’è poi ultro ghiotto boccone sempre all’EUR 2 attraverso l’ennesima sigla di famiglia, Europarco: un quartiere da 800 mila metri quadri, nuovi alberghi, uffici eservizi su 63 ettari. Infine c’è il nuovo stadio della Roma che sorgerà a Tor di Valle, stessa zona. Non solo uno stadio ma annessi centri commerciali, parcheggi, servizi e quant’altro.
La vicenda del grattacielo al Torrino acquistato dalla Provincia di Roma ancora prima di essere terminato – e per pagare il quale la Provincia sta vendendo tramite BNP Paribas i suoi gioielli immobiliari a piazza del Popolo, San Lorenzo in Lucina, Piazza Venezia etc., palazzi nel centro storico di Roma e di enorme valore – è da tempo al centro di polemiche e proteste, soprattutto dei lavoratori che verranno deportati in una località del tutto amena sia per i servizi che per la fruizione da parte degli utenti.
Una scelta che molti commentano più come un regalo ad un costrutture amico che una scelta logica e funzionale al servizio pubblico.
C’è poi l’incognita della sopravvivenza o meno della Provincia di Roma e della sua possibile scomparsa-integrazione nella Città Metropolitana. A che scopo dunque spendere quasi trecento milioni di euro e vendere i gioielli di famiglia? L’operazione Parnasi- Torrino- Provincia di Roma è approdata anche nella aule parlamentari. A presentare una interrogazione era stato il sen.Elio Lannutti dell’Idv. C’è da augurarsi che i neo-eletti del M5S non lascino cadere la cosa e tornino alla carica per bloccare una operazione che appare ancora tutt’altro che trasparente.Qui di seguito il testo dell’Interrogazione parlamentare sulla vicenda Torrino-Provincia di Roma. Parnasi presentata dal senatore Elio Lannutti (IdV) del 30/11/2011

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che la sede della Provincia di Roma sarà trasferita nella torre «Europarco», progettata da studio Transit. In particolare si tratta di una torre nel quartiere Eur-Torrino dove 50.000 metri quadri ospiteranno tutti gli uffici dell’ente con un costo di 263 milioni di euro;

la Provincia di Roma nel 2010 ha varato una manovra di bilancio da 597,83 milioni di euro e, malgrado una riduzione di 116 milioni, ancora vanta circa 880 milioni di debiti;

a quanto si legge in un articolo pubblicato su “Il Corriere della Sera” dell’8 ottobre 2011, Nicola Zingaretti commenta così il cambio di sede dell’amministrazione: «”La nuova sede è la dimostrazione che le cose possono cambiare, per far funzionare lo Stato”. (…) “Si chiude la Babele delle 12 sedi, si promuove una macchina amministrativa più efficiente, si accorciano i tempi per pratiche e spostamenti, si migliora la vita dei dipendenti, si risparmiano milioni di euro ed energia. È la conclusione di un percorso iniziato nel 2005 con la felice intuizione di Enrico Gasbarra”»;

il trasloco non piace ai lavoratori. Il sindacato di base Usb da mesi sta conducendo una battaglia contro l’acquisto della megatorre sita in una zona già ampiamente compromessa per la congestione del traffico urbano, l’insufficienza dei mezzi di trasporto urbano e l’abuso edilizio che ha segnato gravemente il territorio;

considerato che:

il nuovo volto della Capitale si sta modellando con centri commerciali, grattacieli, nuovi uffici, centri direzionali e abitazioni. Fiumi di cemento conquistano terreni e costantemente nuovi palazzi sorgono in tutte le periferie romane. La capitale sta cambiando molto, il settore dell’edilizia è in fermento, grandi opere sono state realizzate e altre sono in cantiere e in progettazione;

per le grandi imprese di costruzioni sono tempi d’oro. La gran parte dei vasti progetti sono infatti condotti dalle ditte famose nell’edilizia romana come i Caltagirone, Parnasi, Toti, Scarpellini, Bonifaci e Pirelli Re;

un articolo de “Il Sole 24 ore” del maggio 2010 riportava: «Tra meno di due anni, chi entrerà a Roma passando per il quartiere dell’Eur sarà salutato da un colosso di 120 metri d’altezza. È il grattacielo Eurosky che ieri è stato ufficialmente presentato, proprio nel cantiere dove sono iniziate le opere di fondazione. Il primo grattacielo residenziale della Capitale avrà 30 piani, è stato promosso dall’impresa romana Parsitalia Real Estate (famiglia Parnasi) ed è firmato dall’architetto Franco Purini (studio Purini-Thermes). L’investimento necessario, stima l’amministratore delegato Luca Parnasi, “supera abbondantemente i cento milioni”»;

l’intervento cade nella centralità di Castellaccio, dove Parsitalia ha già ultimato, fra l’altro, la nuova sede del Ministero della salute e il mega centro commerciale Euroma2;

a breve, accanto alla torre di Purini, partirà una seconda torre a destinazione direzionale (progettata dallo Studio Transit) interamente prenotata dalla Provincia di Roma. Non solo. Un terzo e un quarto edificio – sempre uffici – sorgeranno ai piedi delle due torri: uno per la sede della società capitolina del trasporto locale, l’altro per il quartier generale della compagnia assicuratrice francese Groupama;

Parsitalia ha ceduto l’investimento a Bnp Paribas Reim Sgr che, attraverso il fondo immobiliare Upside, creato ad hoc, finanzierà l’operazione. Nel fondo di Bnp confluiranno anche tutti i nuovi edifici di prossima realizzazione nell’area;

nel 1991 la Parsitalia Srl (società a responsabilità limitata) ha sede a Roma. Il presidente è stato Sandro Parnasi. Nel 1991 la Parsitalia ha un capitale di circa 150 miliardi di lire e un patrimonio attivo di 1.050 miliardi. Nell’agosto 1991 Parsitalia Srl acquista dalla fallimentare “Sgi Sogene” la “Sogene casa” versando ai liquidatori ben 205 miliardi di lire di cui 50 in contanti e il resto rateizzate in 2 anni. Dalla “Sogene casa” Sandro Parnasi acquista un terreno in zona Tormarancio a Roma, terreni a Pomezia, quote del 30 e 49 per cento di società immobiliari in Calabria, in Abruzzo a Monte Mario con un’indennità di esproprio di 40 – 50 miliardi;

si legge su un articolo sul blog “Lumenlux” del 10 settembre 2006: «L’immobiliare “Sogene” è stata creata nel 1974 dal Banco di Roma. La “Sogene” è appartenuta al Vaticano prima e poi a Michele Sindona fino al crack del 1974. Poi “Sogene” appartenne a un gruppo di costruttori di Roma. Nel 1977 passo alla finanziaria Eurfin del finanziere e massone e cavaliere del lavoro Arcangelo Belli (…)»;

tra le operazioni di Parsitalia a quanto risulta dal citato articolo ci sono anche: «la Tenuta Tor Marancia del Municipio Xi è parco pubblico – I costruttori Parnasi cedono 190 ettari al Comune e, in cambio, costruiranno un immenso centro commerciale come da prg. Il Wwf: “La gestione resti ora all’Ente Parco”; la vicenda di Via Caterina Troiani del Municipio XII – Proteste dei cittadini di via Caterina Troiani per la possibile costruzione di tre palazzine nell’area (per convenzione destinata a servizi) compresa tra il Comprensorio Torrino nord e quello di Mostacciano. Tutto cominciava dopo le ferie estive, quando si è divulgata la notizia che la Parsitalia, sulla base di diritti edificatori precedentemente acquisiti, era in procinto di ottenere la ricollocazione su via Troiani di circa 40.000 metri cubi; nuova multisala UGC a Roma Nord – Nuova struttura da 14 sale per UGC Ciné Cité: una multisala nel Centro Commerciale “Porta di Roma”, che sta sorgendo in zona Vigne Nuove a ridosso del GRA. Per Porta di Roma srl (società controllata dai gruppi Parsitalia e Lamaro Appalti) l’accordo rappresenta il completamento del settore “cultura e tempo libero” che si va ad aggiungere alla già vasta offerta della grande struttura commerciale che si sviluppa su 130.000 mq. G.L.A.; oltre 300 negozi apriranno nella primavera del 2007 e affiancheranno le grandi catene come IKEA (già in funzione), Auchan e Leroy Merlin; la Consulta dei pensionati ha deciso di proporre a tutti i consiglieri Comunali la firma di un ordine del giorno per la salvaguardia del Pineto – I sottoscritti Consiglieri Comunali preso atto della volontà della Amministrazione di procedere ad una globale chiusura del contenzioso con la Soc.. S.E.P., Società Edilizia Pineto, con l’intervento di altro soggetto giuridico, la S.p.A. “Parsitalia” e con le conseguenze che al Comune verrebbe trasferito in proprietà l’intera estensione del Pineto (162 Ha. circa), alla SEP (ex Torlonia) circa Lit. 100 miliardi, alla Parsitalia che interverrebbe economicamente per tale somma (si tenga presente che, nel frattempo, una società del suo gruppo ha “opzionato” le azioni della S.E.P.) sarebbe riconosciuta dal Comune di Roma, con regolare concessione comunale, l’edificabilità di circa 750.000 mc. in località “Pescaccio”; Montesacro: riaperto il “Pratone delle Valli” – Il IV Municipio si riappropria così, in maniera definitiva, di un spazio fondamentale, per anni al centro di progetti immobiliari e solo recentemente “recuperato” grazie alla mobilitazione dei comitati di quartiere e delle associazioni ambientaliste; solo nel 2003 il Comune, grazie ad un accordo con la Società Parsitalia (allora proprietaria dell’area), riuscì a fissare una convenzione sui termini della compensazione edificatoria per il “Pratone delle Valli”. In cambio della zona verde, che venne ceduta al Comune stesso, la Società Parsitalia ottenne terreni, edificabili, in altre zone della città per un valore immobiliare corrispondente a quello ceduto; sulla Colombo nasce l’”Eur 2″, un quartiere di 800 mila metri cubi – Si tratterà in gran parte di nuovi alberghi, zone uffici e servizi su 63 ettari del costruttore Parnasi. Uno svincolo per un quartiere di 800 mila metri cubi. Le nuove edificazioni non saranno di impatto piccolo, sono circa 800 mila nuovi metri cubi – dunque quanto otto nuovi alberghi Hilton, secondo il metro di misura dell’ambientalismo storico – e si tratterà in gran parte di nuovi alberghi, multisala, uffici, centri commerciali e parcheggi, ma poche case, in 63 ettari del gruppo Parsitalia del costruttore Parnasi. Nello stesso “pacchetto” anche circa 70 mila metri cubi più verso Spinaceto, ma per case private»;

considerato altresì che a giudizio dell’interrogante:

il piano di acquisto della nuova sede della Provincia di Roma rischia di appesantire in maniera eccesiva i bilanci dello stesso ente;

non sono chiari i motivi per cui la provincia venda una parte del proprio patrimonio immobiliare e proceda all’acquisto di un’imponente struttura nella zona dell’Eur;

vista la profonda e allarmante crisi economica che richiede urgentemente al Paese tagli ai costi delle amministrazioni e della politica, tra cui, a giudizio dell’interrogante, la necessaria abolizione delle province, appare azzardato il piano della Giunta capitolina per l’acquisto della nuova sede della Provincia di Roma,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga che sia necessario assumere idonee iniziative di competenza affinché anche gli enti locali salvaguardino e valorizzino il patrimonio immobiliare esistente invece di favorire i principali soggetti operanti nel settore edile.

L’inchiesta prosegue.

La democrazia è un’apriscatole in braccia agli operai Autore: Francesco Piobbichi da: controlacrisi.org

Aveva 39 anni, era madre di due bambine. Era un’operaia tessile del biellese ed e mortà sul lavoro, per portare a casa il suo stipendio. Le agenzie scrivono che è stata ghermita da una macchina e che i suoi colleghi l’hanno sentita urlare, ma per lei non c’è stato niente da fare. A seguire i dati sul lavoro si apprende che si muore tutti i giorni, così come si muore perchè il lavoro lo si perde. E’ la crisi e la competitività che impongono il loro conto che, guarda caso, pagano sempre gli stessi. Nell’Italia che ha bisogno di eroi per ripulirsi ad ogni elezione la propria coscienza collettiva, gli eroi normali, i lavoratori e le lavoratrici, non fanno notizia e se la fanno non diventano comunque oggetto di discussione politica. C’è per caso qualcuno in questi giorni che ha messo qualche paletto per loro in questo parlamento?  No, perchè non va di moda parlare dei loro diritti. Eppure  ci sarebbe un gran bisogno di aprire come una scatoletta le fabbriche di questo paese, per renderle trasparenti. Tutte le fabbriche, quelle grandi e quelle più piccole. Già, perchè dei ricatti che i nostri lavoratori e lavoratrici subiscono, ci si scorda troppo facilmente. Ci si dimentica con troppa leggerezza che in questo paese la democrazia e la Costituzione hanno valore fuori dei cancelli dei luoghi di lavoro, ma non dentro. Pensate a Marchionne ad esempio, a come ha trattato  chi non ha piegato la testa alle sue direttive. Se ci si pensa bene è questo il discrimine vero tra un liberale e quelli “vintage” come noi, per un liberale si può aprire il parlamento come una scatoletta ma non una fabbrica. E’ su quell’idea intangibile della proprietà privata come intoccabile tabù che non ci si intende. E’ il limite questo, che chi cammina in nome della giustizia sociale vorrebbe attraversare,  che si divide la destra dalla sinistra. Una polarizzazione questa che in molti vorrebbero far scomparire in nome di una comunità nazionale, organica, che insieme lotta contro la crisi e che cancella di fatto ogni conflitto sociale. Un’idea questa che accomuna tutti, da Grillo a Napolitano. In queste settimane un martellamento senza precedenti sta cercando di far passare nell’opinione pubblica che per quanto riguarda le controriforme del lavoro il capitolo è chiuso. Lo si fà mettendo in agenda altre questioni come i costi della politica che però non sposteranno di un cm la condizione generale verso il basso in cui è diretto il mondo del lavoro in italia. Questo soggetto scomposto e rabbioso che la crisi la paga tutta, resti pure frammentato e scomposto a guardarsi il Gabibbo e schiumare di rabbia contro i politici su Facebook. Nei luoghi dove produce ricchezza però non è ammessa nessuna diretta streming verso l’esterno e gli apriscatole sono vietati per legge.