Muos, indagate due mamme per i blocchi Sabato prossimo manifestazione nazionale Di Salvo Catalano | 22 marzo 2013 da:ctzen

La Procura di Caltagirone, su segnalazione della Digos, ha indagato due donne per il blocco del 6 marzo. «Perseguiremo penalmente chi intralcia la funzionalità della base americana», comunicano i magistrati. Stamattina nuovi momenti di tensione per il passaggio di due mezzi. Secondo le madri un camion trasportava materiale per il completamento del Muos. Intanto sono attese migliaia di persone per il corteo del 30 marzo che l’Osservatorio dei diritti di Catania seguirà inviando i propri avvocati

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Manca una settimana alla grande manifestazione nazionale contro il Muos di Niscemi. E la distanza che separa i comitati dalle istituzioni aumenta. Interviene per la prima volta la Procura di Caltagirone sui blocchi che in queste settimane sono continuati davanti alla base militare americana dove dovrebbe sorgere l’impianto di antenne satellitari. I magistrati hanno indagato due mamme, di 32 e 35 anni, a seguito del blocco dello scorso sei marzo. Secondo l’informativa della Digos di Caltanissetta e della polizia di Niscemi, le donne avrebbero «impedito, con violenza e minaccia l’ingresso nella base, per circa un’ora e mezza, di un pullman dove si trovavano militari della marina americana, fra cui l’ammiraglio comandante della zona Sud Europa di stanza a Napoli, opponendo resistenza alle forze di polizia intervenute per garantire la libertà di accesso alla struttura e insultando gli operatori con frasi offensive».

La Procura sottolinea come «le forze di polizia sono preposte a garantire la libertà di tutti i soggetti interessati: sia la libertà di manifestazione del pensiero dei cittadini, sia il movimento e l’agibilità completa della base militare e dei componenti delle forze armate Nato nei delicati compiti istituzionali loro demandati, nonchè degli eventuali soggetti privati e pubblici incaricati della manutenzione o dell’esecuzione di lavori nella struttura». Anche stamattina le mamme e gli attivisti hanno provato a impedire il passaggio di due mezzi, ma non ci sono riusciti. «Volevamo vedere cosa stava passando, che materiale c’era – spiega Concetta Gualato, del comitato Mamme No Muos – ma ci hanno bloccato all’inizio di contrada Ulmo, non ci fanno neanche raggiungere la base». Alcune donne erano già presenti al presidio e raccontano che, oltre ad un camion che trasportava gasolio, sia passato anche un mezzo americano che trasportava il materiale di rivestimento per le basi su cui verranno collocate le grandi parabole. «Era materiale per il Muos, non è vero che i lavori sono fermi, ci stanno prendendo in giro», denuncia Laura Disca, del comitato mamme.

E’ saltato dunque l’accordo informale raggiunto nei mesi scorsi tra gli attivisti e le forze dell’ordine di garantire il passaggio dei militari, ma non quello degli operai delle ditte italiane e dei mezzi per il trasporto di carburante e di qualsiasi strumento per il proseguimento dei lavori. Già martedì – spiega il coordinamento regionale dei comitati in una nota – in un incontro alla Prefettura di Caltanissetta, gli attivisti e il sindaco di Niscemi erano stati avvisati che «da parte ministeriale non si sarebbe più tollerato il blocco dei lavori nella base».

Oggi si aggiunge la ferma presa di posizione della Procura che annuncia l’intenzione di «perseguire penalmente, secondo le forme e le modalità stabilite dalle leggi in vigore, violenze e minacce che trasmodino dall’ambito della protesta pacifica e del diritto di critica e di riunione e di manifestazione del pensiero, o che intralcino le libertà di azione delle truppe militari Nato, la funzionalità della Base o che provochino danni materiali agli impianti e alle installazioni militari». E’ il secondo intervento dei magistrati calatini sulla questione Muos. Il primo era stato proprio la mattina dell’altra grande manifestazione organizzata dagli attivisti, lo scorso 6 ottobre. In quel caso si era trattato del sequestro del cantiere per violazione delle leggi ambientali, poi dissequestrato qualche settimana dopo. «Stanno cercando in tutti i modi di intimidirci», replicano gli attivisti.

Sabato prossimo sono attese a Niscemi migliaia di persone. Da tutta la Sicilia, ma anche dal resto d’Italia, i comitati stanno organizzando pullman per partecipare alla manifestazione nazionale. L’appuntamento è alle 14.30 sulla strada provinciale che collega Niscemi e Caltagirone all’altezza di contrada Apa. Da lì il corteo sfilerà per circa cinque chilometri fino all’ingresso principale della base americana.

L’Osservatorio dei diritti di Catania, formato da un pool di avvocati che operano nel campo dei diritti umani, seguirà come osservatore la manifestazione di giorno 30, inviando i propri legali. «Tutti gli avvocati siciliani che volessero aderire a questa iniziativa possono mandare una mail al profilo Facebook Avvocati liberi, per tutte le delucidazioni», comunica l’Osservatorio.

Nel frattempo, sul lato giuridico, la Presidenza della Regione Sicilia lo scorso 27 febbraio si è costituita dinnanzi al Tar di Palermo a supporto delle richieste del Comune di Niscemi che, ormai due anni fa, ha presentato ricorso per chiedere la revoca delle autorizzazioni del Muos. Un cortocircuito vero e proprio, visto che quelle autorizzazioni sono state concesse dalla Regione, in particolare dall’assessorato all’Ambiente e dall’Arpa Sicilia. «Roba da non crederci, la Regione si costituisce contro se stessa – denuncia Angelo Dimarca, di Legambiente Sicilia – Basterebbe revocare o annullare i suddetti provvedimenti ed il ricorso decadrebbe. La Regione chiede al Tar di dichiarare illegittimi provvedimenti che potrebbero essere revocati dalla dirigenza regionale che li ha emessi o annullati dal presidente Crocetta».

Novità infine sul fronte delle nuove analisi delle onde elettroagnetiche. Nella cabina di regia che se ne occuperà, insieme all‘Istituto superiore di sanità, come anticipato nell’incontro tra governo regionale e nazionale, ci saranno l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, l’Istituto superiore della ricerca e protezione ambientale e Massimo Zucchetti, docente del Politecnico di Torino e consulente del Comune di Niscemi. Quest’ultimo – comunica il Movimento cinque stelle – è stato proposto dal presidente della commissione Ambiente dell’Ars, Giampiero Trizzino che, ieri, insieme al vicepresidente dell’assemblea regionale, Antonio Venturino, pure lui grillino,  ieri ha incontrato il console americano Donald Moore.

[Foto di kanzir]

PARRU CU TIA scritta e recitata da Ignazio Buttita

Giustizia e “femminismo” alla catanese: nuovo rinvio al processo Rossitto. E Dominique restò sola: troppi impegni per le “impegnate”? da: ienesicule

22 marzo 2013, 15:02

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Si risolve tutto in pochi minuti, anche stamane all’ex pretura. Nel solito squallore “civile”: forse le cose da fare sono troppe e troppo serie…Ma il “cambiamento” dell’ “albergo a cinque stelle” dov’è finito? Non porta voti il coraggio di una ragazza?

di iena giudiziaria marco benanti

Sarà stata la primavera incombente, che spinge a fare giri in bici (che fa molto sinistra), sarà stato che anche la “fiera” ha orari da non mancare per le compere, saranno stati i terribili impegni in ufficio, ma anche stamane, alla ex pretura, per il processo contro il prof. Elio Rossitto  e al dipendente amministrativo Francesco Pergola (guarda link http://www.ienesiciliane.it/cronaca/10032-giudiziaria-sotto-il-vulcano-processo-rossitto-domani-parla-dominique-giu-il-cappello-mentre-la-citta-impegnata-se-ne-fotte-ecco-il-teste-chiave-della-vergognosa-vicenda.html)

non c’era nessuno -a parte il suo legale, l’avv. Occhipinti-  a stare accanto a Dominique, la ragazza che ha rotto l’omertà all’Ateneo rossazzurro.  Lo avevamo già previsto e come al solito, c’abbiamo azzeccato anche stavolta.

Neanche oggi comunque il dibattimento ha preso avvio: ennesimo rinvio per questioni di notifica. Stavolta, non è stato rispettato un termine per la notifica! Tutto rinviato al 23 aprile: ma per le “questioni preliminari”. Rinviata, quindi, anche l’audizione di Dominique, prevista per oggi.

In aula, accanto a lei tanta gente che si preparava per altri processi. Davanti a noi anche una suora. Abbiamo “pregato” -a modo nostro- in silenzio, accanto a lei. Forse solo un “miracolo” può fare uscire questa comunità di “professionisti dei cazzi propri” dal cronico torpore di ogni giorno. Per fortuna, si avvicina la domenica: il giorno giusto per i “nuovi rivoluzionari” all’italiana.

Nuova Cina NUOVA SINISTRA: intervista a Minqi Li | Fonte: il manifesto | Autore: SIMONE PIERANNI

Minqi Li è un economista che ha fatto un percorso inverso rispetto a molti suoi connazionali: dalla scuola di Chicago a Mao. Oggi crede ci sia bisogno di un «riorientamento», dalla «crescita» alla «sostenibilità sociale ed ecologica»

Il professor Minqi Li, che insegna Economia all’università dell’Utah, ha fatto un percorso inverso rispetto a molti suoi connazionali. Prima del 1989 – momento di svolta per molti cinesi – era infatuato dalle teorie economiche della scuola di Chicago. «Eravamo convinti che il sistema economico socialista fosse ingiusto e che privilegiasse i lavoratori statali pigri e inefficienti e punisse i più attivi e liberi imprenditori», ha scritto Minqi Li nell’introduzione al suo The rise of China and the Demise of the Capitalist World Economy, (Londra, 2008). Minqi Li ha studiato proprio nel luogo che poi sarebbe diventata la culla del pensiero neo liberista cinese. Durante le proteste cambiò la sua visione: dopo uno speech in cui richiedeva un ritorno all’economia socialista venne imprigionato. Durante la permanenza in carcere «ebbi modo – dice – di conoscere meglio gli strati più bassi della società e concentrai la mia attenzione nella lettura di Marx». Uscito dal carcere intraprese un viaggio di due anni nella Cina, quella rurale e popolare, modificando – e di molto – la propria visione dell’economia e del suo paese. La sua interpretazione del 1989 si è infine solidificata: «Gli studenti – ha scritto – potevano ritirarsi o scegliere di allearsi a una classe operaia che non aspettava altro. Scelsero di non fare, semplicemente, né l’una né l’altra cosa. E furono per questo sconfitti». Oggi è considerato uno degli economisti di punta di quella che viene considerata la «nuova sinistra» cinese. Ha accettato di buon grado di rispondere alle domande del manifesto.

Professore, dopo la caduta di Bo Xilai (capo del Partito di Chongqing, epurato dal Partito comunista cinese e oggi in attesa di processo, ndr), che influenza politica ha ancora la nuova sinistra in Cina?

La trasformazione capitalista della Cina ha portato sempre più conflitti sociali e il degrado ambientale. Bo Xilai è tra i politici che si erano resi conto che il percorso attuale della Cina di sviluppo è insostenibile. Quando era segretario del partito di Chongqing, ha fatto sforzi per regolamentare il settore privato, per ripristinare la sicurezza delle persone (con il giro di vite sulla criminalità organizzata), e per ridurre le disparità di reddito. La sua sconfitta suggerisce che nel Partito comunista, l’ala neoliberista ha oggi il sopravvento. Mentre la sinistra ha oggi un peso trascurabile tra i primi dirigenti del partito, la sua influenza tra gli strati medio-bassi della società cinese è cresciuta.

Quali sono oggi gli obiettivi principali della nuova sinistra cinese?

Alla fine del 1990, la «nuova sinistra» in Cina era essenzialmente limitata a pochi intellettuali che criticarono la riforma economico neoliberista. Da quel momento in poi la «sinistra» è diventata un movimento sociale. Nel 1990, la Cina si è impegnata in massicce privatizzazioni. Decine di milioni di lavoratori del settore statale sono stati licenziati. Molti hanno partecipato alla lotta contro la privatizzazione e molti dei leader dei lavoratori in seguito sono diventati affiliati alla sinistra. Negli anni tra il 1980 e il 1990, la classe media urbana era una forte sostenitrice di riforme economiche neoliberiste. Ma da allora molti dei membri attuali o aspiranti della classe media hanno subito i prezzi delle case alle stelle, l’istruzione privata e le spese di assistenza medica, l’inquinamento dilagante, così come una crisi di sicurezza alimentare. Alcuni di loro sono diventati politicamente radicalizzati. Nonostante decenni di propaganda antimaoista, sempre più persone delle classi sociali medio-basse hanno ricominciato a valutare in modo positivo il passato maoista. Ogni anno, milioni di persone spontaneamente partecipano alle attività di massa che commemorano Mao Zedong in tutto il paese nonostante l’opposizione ufficiale, o persino la repressione della polizia. La sinistra cinese oggi comprende attivisti operai, giovani studenti, intellettuali progressisti, radicali della classe media, e alcuni vecchi rivoluzionari veterani comunisti. Come la sinistra in molti altri paesi, ci sono molti gruppi diversi e opinioni diverse. In linea di massima, la sinistra cinese oggi si oppone al capitalismo e la sua riforma economica e supporta la trasformazione socialista della società cinese.

Chongqing è ancora un “modello”?

Non c’è una visione unificata economica tra la sinistra cinese. Chongqing (ovvero una riforma relativamente progressista del capitalismo) è probabilmente insufficiente a fornire una soluzione ai problemi attuali economici e sociali della Cina. Mentre l’economia cinese continua a crescere rapidamente, soffre di gravi squilibri economici, sociali ed ecologici. Per far fronte a questi squilibri, sarebbe necessario un riorientamento fondamentale della priorità di politica economica della Cina, dalla crescita economica (cioè, il profitto e l’accumulazione del capitale) verso la sostenibilità sociale ed ecologica. È impossibile concepire un riorientamento economico senza una redistribuzione del reddito e della ricchezza. Ovvero: una grande parte della ricchezza capitalista dovrebbe essere ridistribuita verso la classe operaia o investita nei beni pubblici. Ovviamente questo non sta accadendo.

Qual è la “mappa” della nuova sinistra cinese oggi?

La nuova sinistra negli anni 90 includeva intellettuali soprattutto accademici, come Wang Hui, Cui Zhiyuan, e Wang Shaoguang. Poi è diventato un movimento sociale, molti si sono organizzati intorno a siti web popolari. Uno dei più noti è “Wu Zhi Xiang Tu” (Utopia). Utopia cerca di interpretare il maoismo principalmente come una forma di nazionalismo. Altri attivisti di sinistra si dicono marxisti-leninisti-maoisti. E criticano Utopia per la sua tendenza nazionalista.

Possiamo definire le riforme previste dal nuovo governo di Pechino come neo liberali? E che tipo di impatto avranno sulla società cinese?

Il capitalismo cinese ha tratto grandi benefici dalla ristrutturazione neoliberista globale, posizionandosi come il principale fornitore di manodopera a basso costo per il mercato globale. Al momento, non è ancora chiaro cosa le élite cinese vogliano fare per il futuro. Ma la Banca mondiale ha raccomandato alla Cina di privatizzare le imprese statali restanti e privatizzare la proprietà del territorio rurale. Il nuovo primo ministro Li Keqiang, è ampiamente noto per aver sostenuto con entusiasmo le raccomandazioni della Banca mondiale. Se il piano di Li Keqiang sarà implementato, significa che la Cina ha scelto con forza il sentiero neoliberista.

Quanto è ancora importante lo stato nella visione della nuova sinistra?

Lo stato è sempre importante. Suppongo però che la vera questione non sia se lo stato rimane importante, ma se lo stato rimane uno strumento efficace per regolare le contraddizioni del capitalismo cinese. Se la classe capitalista cinese non è disposta a rinunciare a gran parte della propria ricchezza attuale per il bene di alleviare le diverse contraddizioni economiche, sociali ed ecologiche, queste contraddizioni possono portare ad una grave crisi per la società cinese in cinque-dieci anni. Quando ciò accadrà, non sarà solo una crisi per lo stato della Cina, ma anche una crisi per il capitalismo cinese. E non solo.

il manifesto 20 marzo 2013

Editoria, Rcs tagli per un terzo dei lavoratori. Fnsi: “Responsabilità della mala gestione dell’azienda” da: controlacrisi.org

“Un atto di protesta che non è possibile evitare quello che segna la gravità di una crisi dell’azienda editrice che ha origini messe in evidenza dal Comitato di redazione nella denuncia di varie gestioni sbagliate, ma che non si può risolvere con il taglio di quasi un terzo dei posti di lavoro”. A dichiararlo è una nota della Giunta Esecutiva della Fnsi, che si manifesta solidale e “sostiene la protesta e l’azione dei colleghi del Corriere della Sera, come di tutti i colleghi della Rcs Mediagroup verso i quali e’ esteso un preannunciato piano di tagli, e dismissioni o chiusure di testate nell’area dei periodici con il coinvolgimento di oltre cento giornalisti su 250”.

Secondo la Fnsi, “la comunicazione irrituale di una riduzione dell’organico di ben 110 giornalisti su un totale di 355 del Corriere della Sera e’ un fatto tutt’altro che irrilevante e sembra frutto di un meccanismo perverso nel quale banche chiamate a sostenere la tenuta
dell’azienda e i suoi progetti e soci chiamati a ricapitalizzare stanno dispiegando energie che meriterebbero ben altre assunzioni di responsabilita’, soprattutto quando si chiedono sacrifici ai lavoratori e ai giornalisti, i quali non sono fungibili con nessuna tecnologia.

Sono invece le mani intelligenti indispensabili per assicurare autorevolezza, identita’ e valore al Corriere come a qualsiasi giornale”. La Giunta Esecutiva della Fnsi si dice “consapevole della crisi del settore industriale dei media, che richiede di essere affrontato inuna prospettiva di visione della democrazia e dello sviluppo del Paese, dal quale non puo’ mancare una politica indirizzata verso una prospettiva di ripresa e di welfare attivo per un lavoro professionale qualificato”.

Eppure la questione legata a il Corriere della Sera e di tutta Rcs – “per la parte che attiene alle responsabilita’ aziendali e alle relazioni sindacali” – deve essere a sua volta trattata “con la massima cura del bene rappresentato dal Corriere e dalle testate della Rcs Mediagroup, che ne fanno un gruppo primario dell’editoria italiana.

I giornalisti e il loro sindacato non intenodono sottrarsi al confronto puntuale se esiste una sfida di prospettiva e non solo una operazione muscolare orientata a mettere a posto i conti e a ‘tranquillizzare’ il mondo finanziario”. Per la Fnsi, “senza i giornalisti in sicurezza nel loro lavoro si impoveriscono autonomia, autorevolezza e valore. Il piano editoriale – innovazione, contenuti, risorse professionali necessarie per realizzarlo – deve prevalere su ogni altra logica se si svuole puntare a un risanamento permanente e all’arricchimento del valore delle testate Rcs, che sono un patrimonio non solo degli azionisti ma del sistema democratico italiano”.

La Giunta della Fnsi sollecita dunque la dirigenza aziendale a “rimodulare il proprio atteggiamento, riportando i piani ad un livello di
sostenibilita’ realmente aperta al confronto delle parti, e a rappresentare agli azionisti la preliminare necessita’ di fare la loro parte nella ricapitalizzazione di una azienda che non sono stati certo i giornalisti a portare nell’attuale situazione di difficoltà”

Essi ne sono anzi il baluardo e la garanzia della sopravvivenza e sviluppo”. La Fnsi sosterra’ i colleghi del Corriere e di tutta Rcs con “determinazione, solidarieta’ e volonta’ di imboccare le strade piu’ utili per superare le attuali difficolta’”.

Sicilia, tornano i blocchi dei Forconi.da: controlacrisi.org

In Sicilia tornano i blocchi dei Forconi con il comitato Forza d’urto e insieme hanno insediato un presidio al casello di San Gregorio, snodo dell’autostrada Catania-Messina.

La protesta è esplosa di nuovo dopo che nel pomeriggio Mariano Ferro, il leader dei Forconi, e la sua delegazione hanno lasciato la sede della Presidenza della Regione a Palermo quando hanno appreso che a incontrarli non sarebbe stato il presidente Rosario Crocetta, che li aveva convocati, ma un assessore.

I Forconi continuano a sollecitare misure per l’agricoltura e l’autotrasporto. Crocetta e il governo regionale hanno fatto appello “appello ai manifestanti che hanno avviato i blocchi, affinche’ li interrompano immediatamente per non causare ulteriori danni ai produttori, in particolare agricoli”, e hanno ricordato di “avere già approvato” e avviato “l’iter di approvazione all’interno della finanziaria regionale di una serie di misure a favore dell’agricoltura e piccole medie imprese siciliane”.

“Da una stima dell’assessorato all’agricoltura, – dice Crocetta – il blocco dell’anno scorso ha causato mezzo miliardo di perdite e sicuramente gli agricoltori siciliani non possono permettersi di subire questi ulteriori danni, in una fase tra le piu’ competitive per la
Sicilia, in cui devono invece vendere i prodotti. Chiamiamo tutti al senso della responsabilita’ -prosegue il governatore- perche’ la ripresa economica e delle imprese passa dal dialogo e dalla collaborazione, e non dalle azioni di forza. Il governo dichiara – conclude il governatore – di essere disponibile a discutere con i manifestanti al fine di rimuovere i blocchi”.