Mio Fratello che guardi il mondo-Ivano Fossati- centomila facce da antirazzismo

Giuni Russo notturno dall’Italia-Donne Partigiane

Grasso e Boldrini si tagliano stipendio. Al Quirinale partono le consultazioni per il nuovo governo Fonte: controlacrisi.org | Autore: A. F.

Inizieranno oggi le consultazioni del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la formazione del nuovo Governo.

Alle 10 riceverà il presidente del Senato Pietro Grasso, poi toccherà a quello della Camera Laura Boldrini. Giovedì la giornata decisiva, quando riceverà il Movimento 5 Stelle, la delegazione di Pdl e Lega e il Pd. Per il Cinque Stelle toccherà a Beppe Grillo.

Per quanto riguarda i costi della politica, prende le prime pagine dei giornali la decisione dei presidenti delle Camere Pietro Grasso e Laura Boldrini, annunciata in un comunicato congiunto, di tagliarsi lo stipendio del 30%. “E’ una cosa che è stata decisa all’unisono. Non c’è competizione”, ha detto Boldrini, aggiungendo anche che hanno deciso di rinunciare agli appartamenti che spetterebbero loro, e di lasciarli invece “alle finalità istituzionali”.

Si è anche “convenuto di proporre misure riguardanti il trattamento economico complessivo dei parlamentari – si legge nella nota congiunta – che saranno in concreto definite una volta costituito l’Ufficio di Presidenza, con l’obiettivo di realizzare un risparmio tra il trenta e il cinquanta per cento della relativa spesa. In particolare sarà proposta la trasformazione di tutti i rimborsi forfettari in rimborsi a pie’ di lista, in modo che ogni singola erogazione sia giustificata in relazione alle finalità istituzionali. Al contempo, si proporrà di rafforzare le garanzie per i collaboratori dei parlamentari, mediante contratti di lavoro subordinato, ovviamente a tempo determinato. Nell’ottica della trasparenza verranno inoltre pubblicati sui siti internet delle rispettive amministrazioni i dati di tutte le consulenze. Sarà poi chiesto ai dipendenti delle Camere, in servizio e in pensione, di usare la stessa sensibilità e disponibilità, dando concreti segnali di contenimento dei costi: un tema che sarà presto oggetto di dialogo con i sindacati”.

Ecco date e orari delle consultazioni:

Mercoledì 20 marzo 2013

ORE 10.00 Presidente del Senato della Repubblica: Pietro Grasso

ORE 10.45 Presidente della Camera dei Deputati: Laura Boldrini

ORE 11.30 Gruppo Parlamentare Misto del Senato della Repubblica

ORE 12.00 Gruppo Parlamentare Misto della Camera dei Deputati

ORE 12.30 Rappresentanza della Südtiroler Volkspartei

ORE 12.50 Rappresentanza parlamentare della minoranza linguistica della Valle d’Aosta

ORE 16.30 Gruppo parlamentare del Senato della Repubblica Per le Autonomie-PSI

ORE 17.00 Gruppo parlamentare della Camera dei Deputati Sinistra Ecologia Libertà

ORE 18.00 Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati Scelta Civica per l’Italia

Giovedì 21 marzo 2013

ORE 9.30 Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati Movimento 5 Stelle

ORE 10.30 Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati Il Popolo delle Libertà Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati Lega Nord e Autonomie

ORE 12.15 Presidente Emerito della Repubblica, Senatore Carlo Azeglio Ciampi

ORE 18.00 Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati Partito Democratico

Dieci anni di sangue | Fonte: il manifesto | Autore: Andrea Pira

IRAQ Serie di stragi nell’anniversario dell’attacco Usa. E crisi senza sbocchi
Una serie di esplosioni e attacchi suicidi ha marcato il decimo anniversario dell’invasione statunitense dell’Iraq. Il bilancio delle vittime è di almeno 56 morti e 170 feriti. Ma a segnare la ricorrenza sono anche le parole dell’ex premier britannico Tony Blair, tra i fautori dell’intervento contro Saddam Hussein, che ha parlato alla Bbc all’indomani della messa in onda di un documentario della tv pubblica che denuncia «le spie che presero in giro il mondo». Già mesi prima dell’attacco diverse informazioni mettevano infatti in dubbio le certezze, costruite su «fabbricazioni, pensieri magici e bugie», alla base dei dossier che accusavano il leader iracheno di sviluppare programmi per la produzione di armi di distruzione di massa.
L’ondata di attacchi che ieri ha preso di mira i quartieri sciiti e nel sud della capitale Baghdad, è stata la più sanguinosa da almeno sei mesi. Bisogna tornare indietro allo scorso 9 settembre. Allora le vittime degli attacchi, rivolti soprattutto contro le forze di sicurezza, furono 76. Nella mattinata di ieri a farne le spese sono stati invece gli iracheni che si recavano a lavoro e al mercato. Il primo ordigno è esploso verso le otto ora locale (le sei in Italia). Una bomba, deflagrata nei pressi di un ristorante nel distretto orientale di Mashtal, ha fatto almeno quattro morti. Pochi minuti dopo due manovali morivano nell’esplosione di un ordigno piazzato nel luogo dove si riunivano nell’attesa di essere scelti per una giornata di lavoro nel quartiere di Nuova Baghdad.
Nell’arco temporale di un paio d’ore, autobombe, ordigni nascosti e attentatori kamikaze hanno colpito non distante dalla Zona verde, sede di rappresentanze diplomatiche e palazzi governativi, e nei distretti di Sadr City, Husseiniya, Zaafaraniya. Ieri sera mancava ancora una rivendicazione, in molti puntano tuttavia il dito sui gruppi sunniti legati alla galassia qaedista. Sebbene la violenza non tocchi i picchi del 2006 e del 2007, notano gli osservatori, il Paese sembra avvitarsi in una crisi politica con il premier Nouri al Maliki, alla guida di un governo di minoranza a rischio destabilizzazione, sia per il delicato equilibrio tra le comunità sciita, sunnita e curda sia per la gestione delle risorse petrolifere.
Gli attacchi nelle ultime settimane sono stati quasi all’ordine del giorno. Secondo dati riportati dall’agenzia France Presse nel mese di febbraio i morti sono stati almeno 220. A sottolineare la gravità della situazione c’è la decisione del governo di posticipare di almeno sei mesi le elezioni nella provincia occidentale di Anbar e in quella settentrionale di Nineveh. Motivo del rinvio, ha spiegato il portavoce del premier, Ali Mussawi, le minacce e gli omicidi che hanno avuto per vittime alcuni candidati.
Intanto dai microfoni della Bbc, Blair, ha voluto rimarcare la scelta, fatta dieci anni fa, di schierarsi accanto a George W. Bush nel sostenere l’attacco che portò alla caduta di Saddam. «Senza l’intervento armato guidato da statunitensi e britannici in Iraq ci sarebbe stata una rivolta popolare più sanguinosa di quella in corso oggi in Siria», ha detto l’ex premier britannico nel rimarcare la convinzione che il leader iracheno fosse una minaccia per la sicurezza. È la convinzione che, in base alle informazioni di intelligence in possesso all’epoca, Saddam stesse continuando a sviluppare il proprio arsenale.
Tuttavia è forse l’emittente pubblica britannica a smentire l’ex leader laburista. Un’inchiesta trasmessa dal programma Panorama rivela che sia la Cia sia l’MI6 furono avvertite da fonti di primo piano del regime che l’Iraq non aveva attivi programmi per produrre armi di distruzione di massa. Informazioni date alle due agenzia dall’allora ministro degli Esteri di Saddam, Naji Sabri, che si incontrò con il capo della Cia a Parigi, Bill Murray e che in una nota ha tuttavia smentito le rilevazioni, e dal capo dell’intelligence irachena Tahir Habbush al Tikriti, il jack di quadri nel mazzo dei più ricercati del passato governo, contattato dall’MI6. Gli agenti furono avvisati mesi prima dell’invasione del Paese, ma le loro dichiarazioni non furono prese in considerazione perché definite non affidabili.
Lettera 22

Precari “I miei 34 anni da supplente”. Le denunce di Anief e Flc-Cgil | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

A 34 anni dalla prima supplenza, un’insegnante di tedesco e’ ancora precaria della scuola. Laureata in lingue e letterature straniere, ha iniziato a firmare contratti a tempo determinato nella scuola pubblica, come docente di lettere, nel lontano 1979. Dopo alcuni anni la sua posizione e’ stata cancellata ed ha ricominciato a fare supplenze come docente di lingue. Oggi e’ seconda in graduatoria ad esaurimento, ma la carenza di posti liberi ancora non le garantisce di essere assunta in ruolo prima che vada in pensione. A denunciare la vicenda e’ l’Anief sottolineando che ”come lei, con percorsi professionali travagliati e senza mai aver tagliato il traguardo dell’agognato ruolo, ci sono tantissimi colleghi”.
”Decine di migliaia di candidati – spiega l’associazione – che hanno iniziato la loro carriera da insegnanti nei primi anni Ottanta. E che oggi, ormai ultra-cinquantenni, con abilitazioni, idoneita’, master e specializzazioni incamerate, si ritrovano uniti da un destino professionale a dir poco beffardo. Ma la loro non e’ una storia professionale segnata dalla sfortuna”. ”Le colpe di questi record da terzo mondo sono tutte da addebitare all’inefficienza dello Stato e dei Governi che si sono succeduti – evidenzia Marcello Pacifico, presidente Anief – . Sono loro che li hanno condannati a vestire il ruolo di precari a vita.
Solo per motivi di risparmio della spesa pubblica si continua infatti, imperterriti, a derogare alla direttiva comunitaria, la 1999/70/CE, che da 13 anni impone ai Paesi che fanno parte dell’Ue di assumere tutti i lavoratori che hanno svolto 36 mesi di servizio nell’ultimo quinquennio. Come si continua a non tenere conto del decreto legislativo 368/01, che dava seguito a questa direttiva a livello nazionale. Per non parlare dell’oltraggio che si perpetra nei confronti dell’articolo 1 della Costituzione”.Anief, vicina per statuto ai precari della scuola, non puo’ che tornare a condannare questo modo di procedere. Con i docenti della scuola utilizzati per lungo tempo attraverso supplenze annuali, preliminari al ruolo. Ma che poi, anziche’ accedere finalmente alla stabilizzazione, si ritrovano nel ”girone” delle supplenze brevi. E’ una situazione paradossale, che ha toccato l’apice con i 200mila posti tagliati negli ultimi sei anni, con la riforma Gelmini dei corsi scolastici, che ha introdotto le classi-pollaio e ridotto il tempo-scuola ai minimi termini, con i 2mila istituti soppressi malgrado il recente parere contrario della Consulta. Con province dove si annoverano punte del 50 per cento di personale precario. E con le graduatorie che a dispetto del proprio nome, destinate all’esaurimento, hanno raggiunto la presenza record di 250mila candidati. ”Il duro attacco sferrato in questi anni ultimi anni alla scuola – continua il presidente dell’Anief – , con tagli ad oltranza e investimenti risibili rapportati al prodotto interno lordo, ha raggiunto il risultato opposto di quello di un Paese che doveva investire nella conoscenza culturale per risollevarsi. Mortificando tanti professionisti dell’insegnamento, che in altri Paesi sarebbero valorizzati ed apprezzati per il prezioso lavoro che svolgono. Invece di essere abbandonati al loro destino. E mandati in pensione da precari”.

Intanto, la Flc Cgil lancia la campagna in tutti i comparti della conoscenza “Il lavoro e’ discontinuo, la vita NO” per rivendicare diritti e tutele per chi lavora con contratti precari, chi ha attivita’ discontinue, chi lavora da free lance, che per un paradosso del nostro sistema di welfare sono i soggetti piu’ esposti ai rischi ma anche i meno tutelati dallo Stato sociale. Con la campagna “Il lavoro e’ discontinuo, la vita NO” la Flc Cgil avanza al Parlamento delle richieste minime di civilta’: stabilizzazione dei rapporti di lavoro, estensione del sostegno al reddito nelle fasi di non lavoro anche a chi lavora con contratti precari; istituzione di un reddito minimo per liberarsi dal ricatto del lavoro a qualsiasi condizione che grava sulle tante e i tanti giovani del nostro Paese, su chi e’ senza lavoro, chi lo cerca, chi vuole studiare; sostegno alla malattia a prescindere dal contratto di lavoro; diritto universale alla maternita’ anche per chi il lavoro non ce l’ha o lo ha a termine”. Nei prossimi mesi la Flc attivera’ un percorso di iniziative e dibattiti sul welfare e sui diritti universali.

Scuola di classe, “Test di ingresso incostituzionali”. Sindacati contro Profumo | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

“I test d’ingresso alle superiori sono una evidente violazione della Costituzione. Siamo di fronte all’ennesimo attacco al diritto all’istruzione che deve essere garantito a tutti”.Scoppia la polemica dopo la stretta sulle iscrizione da parte del Miur. Mimmo Pantaleo, segretario generale Flc-Cgil, sottolinea che “non si puo’ in alcun modo ostacolare l’accesso alle scuole superiori. Nel nome dell’ideologia della meritocrazia si punta ad una selezione di classe anche nella scuola dell’obbligo. Bisognerebbe abolire il numero chiuso anche nelle universita’ sostituendolo con serie politiche d’orientamento e di sostegno alle scelte dei percorsi di studio”.Anche se il ministero cerca di gettare acqua sul fuoco il problema rimane e scoppierà drammaticamente al momento di effettuare le iscrizioni. La spending review, infatti, prevede un tetto in relazione alla effettiva capacità di “accoglienza” da parte degli istituti, a cui è stato attribuito il potere di decisione. I presidi dovranno agire in base a non meglio identificati criteri di “ragionevolezza, così sottolineano i “sacri testi” elaborati dai tecnici del Governo.
“Mentre il Paese chiede radicali cambiamenti per garantire piu’ uguaglianza con simili misure – ricorda Pantaleo – si calpestano perfino i diritti degli studenti di poter scegliere liberamente l’indirizzo di studi. Tutto cio’ e’ ingiusto e genera una pericolosa sottovalutazione della funzione sociale della scuola. Siamo pronti a intraprendere tutte le iniziative possibili per bloccare la deriva demagogica di alcune scuole. Il ministro Profumo intervenga immediatamente per evitare che vengano calpestati i diritti costituzionali”. Il mondo sindacale è un coro di proteste. La Gilda degli insegnanti parla di ”storture dell’autonomia scolastica”. ”Il compito della scuola pubblica statale – sottolinea il coordinatore nazionale Rino di Meglio – non e’ quello di arruolare i piu’ bravi.”.
A protestare è anche il mondo dell’associazionismo. Secondo il Cidi (Centro d’iniziativa democratica degli insegnanti) test di ingresso per le scuole superiori sono ”un segno del degrado della scuola pubblica”. Non ha dubbi il presidente nazionale Beppe Bagni, secondo il quale e’ ”assurdo nella scuola dell’obbligo istituire un crieterio meritocratico sull’ingresso. E’ proprio l’opposto – evidenzia Bagni – di quello che deve fare la scuola”.”Si parla di valore aggiunto – sottolinea – ma se stabilisco una selezione in ingresso perdo la possibilita’ di modificare le opportunita’ dei soggetti che apprendono”. Secondo Bagni, inoltre, ”meritocrazia non vuol dire premiare il merito ma costruire una base piu’ ampia di speri per i cittadini e su questa base, poi, si puo’ premiare il merito”. L’idea del test e’, oltretutto, ”un errore pedagogico – conclude Bagni – il non capire che le diversita’ di intelligenze sono risorse per la scuola”.

Il Moige (Movimento italiano genitori), invece, ‘promuove’ i test d’ingresso a scuola.”Riteniamo – spiega in una nota – che il test d’ingresso per le scuole superiori sia un criterio adatto a salvaguardare il livello e la qualita’ formativa di un istituto scolastico. Sono numerose le scuole di qualita’ che adottano il metodo delle prove di ammissione, reali esempi di meritocrazia: la scuola deve essere selettiva come lo e’ la societa’ in cui viviamo”. Il mondo sindacale è un coro di proteste.

“Senza soluzione Fiat, a Termini Imerese problemi di ordine pubblico” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

”La crisi Fiat di Termini Imerese non puo’ essere sottovalutata e ha bisogno di soluzioni immediate e misure straordinarie per il rilancio dell’economia locale e siciliana. Altrimenti potrebbero nascere problemi d’ordine pubblico”. Così Salvatore Burrafato, sindaco di Termini Imerese commentando il rapporto Censis sulla ”Crisi sociale nel Mezzogiorno”, che cita l’ormai ex Fiat di Termini Imerese e l’Ilva di Taranto quali ”crisi d’impresa molto gravi” che hanno contribuito al progressivo smantellamento del sistema imprenditoriale del Mezzogiorno. ”Dopo aver delineato le garanzie degli ammortizzatori sociali fino a dicembre 2013 – continua Burrafato – adesso bisogna cambiare passo iniziando a ragionare sul ritorno al lavoro degli ex operai Fiat. Se queste prospettive non si concretizzeranno in tempi brevi, ho modo di ritenere che il buon senso che ad oggi hanno messo in campo i lavoratori e le parti sociali – conclude – lascera’ il passo a una stagione di mobilitazione collettiva che rischia di scaturire in gravi problemi di ordine pubblico”.