BUONASERA Domenico, di Antonio, nato a Maretta Marea (Me), ultima residenza: Maretta Marea, caduto a Cuzzago nel giugno 1944, Comando 32° div. Garibaldi “Redi”

Due articoli pubblicati su Resistenza Unita di Ottobre e Novembre 1985, dove si ricorda il partigiano Buonasera Domenico.

Cattura buonasera 2

 

Cattura buonasera

ANPInews n. 68 – 18/25 marzo 2013 Periodico iscritto al R.O.C. n.6552

 

anpinews

Su iniziativa della Sezione ANPI di Tolentino (MC) e del Comune, si svolgeranno, a partire dal
22 marzo, delle iniziative pubbliche per commemorare il 69° anniversario dell’eccidio di
Montalto (MC), in cui persero la vita, per mano nazifascista, 26 giovani.
Pubblichiamo di seguito il programma della giornata conclusiva, domenica 24 marzo, dove
prenderà la parola il Presidente Nazionale ANPI:
ore 8.00
Una delegazione ANPI deporrà corone di alloro a San Severino Marche, Borgiano, Muccia,
Caldarola, Vestignano e Montalto;
Piazza Libertà, ore 9.00
Raduno e formazione del corteo che si dirigerà verso il Cimitero accompagnato dal Gruppo
Bandistico “Nicola Simonetti” dell’Ass. “Nazareno Gabrielli – Città di Tolentino”;
Famedio dei caduti, ore 9.30
Celebrazione della Santa Messa (in caso di pioggia la Santa Messa sarà celebrata presso la
Basilica di San Nicola);
Piazza della Libertà, ore 10.30 (in caso di pioggia Sala Consiliare)
Deposizione corona alla lapide dei Caduti Saluto del Sindaco di Tolentino – Saluto del
Presidente ANPI di Tolentino – Intervento del Sindaco del Consiglio dei Ragazzi e di un
rappresentante delle Scuole Superiori – Orazione ufficiale di Carlo Smuraglia, Presidente
Nazionale dell’ANPI.
Piazza Libertà, ore 11.40
Partenza in pullman per Montalto con sosta a Caldarola per onoranze al Cippo della Medaglia
d’Argento Aldo Buscalferri.
Ulteriori info su:
http://www.comune.tolentino.mc.it
http://www.anpitolentino.it
http://anpimarche.wordpress.com
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► Pubblichiamo di seguito il messaggio di cordoglio della Presidenza e della
Segreteria Nazionale ANPI per la scomparsa di Teresa Mattei, Partigiana e
Costituente
Ci ha lasciato Teresa Mattei, partigiana combattente, Costituente, per anni componente
della Presidenza onoraria dell’ANPI.
Un lutto gravissimo per tutti i sinceri democratici e antifascisti: Teresa è stata il simbolo di
una lotta autentica e appassionata per l’uguaglianza nei diritti di tutti i cittadini, senza alcuna
distinzione: proprio l’articolo 3 della Costituzione porta la sua firma.
Una vita di battaglie, la sua, a cominciare dall’esperienza partigiana – fu valorosa
combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù con la qualifica di
Comandante di Compagnia – fino all’attività nell’Assemblea Costituente, di cui a 25 anni fu la
più giovane componente, alle battaglie successive per i diritti delle donne, per non
dimenticare il suo impegno nell’educazione dei minori: fu lei a fondare la Lega per i diritti
dei bambini alla comunicazione che promosse in tutto il mondo campagne per la pace e
la non violenza, come anche la Cooperativa di Monte Olimpino, la cui attività era tesa a
far realizzare – in piena autonomia – ai bambini delle scuole elementari e degli istituti per
handicappati, dei documentari e cortometraggi. Alcuni di questi furono ospitati nel 1969 dalla
mostra del Cinema di Venezia.
Il cinema, una passione che l’ha accompagnata per anni. Ma la più grande fu forse quella per
i giovani. La trasmissione della memoria alle nuove generazioni è stata un’altra “battaglia”
che ha segnato buona parte della sua esistenza. Memoria attiva, che guarda al futuro. Ci
piace oggi ricordare e riportare uno dei suoi ultimi messaggi – accorato, pieno di senso di
responsabilità e tenacia morale seppure pronunciato con voce ormai flebile – rivolto ai
giovani dell’ARCI di Mesagne (Brindisi): “Siete la nostra speranza, il nostro futuro. Custodite
gelosamente la Costituzione. Abbiamo bisogno di voi in modo incredibile. Cercate di fare voi
quello che noi non siamo riusciti a fare: un’Italia veramente fondata sulla giustizia e sulla
libertà”.
Porteremo con noi – e non cesseremo mai neanche un giorno di trasmetterla alle ragazze e ai
ragazzi – la forza di queste parole, la loro carica di futuro e di limpido e inossidabile amore
per il Paese.
LA PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 13 marzo 2013
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ARGOMENTI
NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI
CARLO SMURAGLIA:
Stiamo vivendo una fase molto complessa e difficile della vita politica, in cui si alternano
momento di preoccupazione e spesso di rabbia a momenti addirittura esaltanti. Vedrò di
esaminare rapidamente gli uni e gli altri, pur essendo costretto ad una relativa brevità per il
numero, appunto, degli eventi da prendere in considerazione.
► E’ motivo di soddisfazione e di speranza che la scelta del nuovo pontefice sia
caduta su un uomo molto più incline ad esaltare la povertà piuttosto che gli
splendori della Chiesa. Così come conforta l’idea che il nuovo Pontefice usi parole
e adotti comportamenti che rappresentano, per tutti, un segnale positivo.
L’elezione del nuovo Pontefice riguarda essenzialmente la Chiesa ed i credenti; ma in qualche
modo finisce per riguardare tutti, soprattutto quanti in questa occasione intravedono segni di
cambiamento e di rinnovamento, sentendo riecheggiare parole ed espressioni che
sembravano dimenticate. In effetti, è motivo di soddisfazione e di speranza che la scelta sia
caduta su un uomo molto più incline ad esaltare la povertà piuttosto che gli splendori della
Chiesa. Così come conforta l’idea che il nuovo Pontefice usi parole e adotti comportamenti
che rappresentano, per tutti, un segnale positivo. La solidarietà, l’attenzione agli umili ed ai
poveri, il richiamo ad un Santo passato alla storia come il “poverello di Assisi” mostrano
un’attenzione importante al malessere, ai disagi sociali, ai drammi di una società in grave
crisi, da cui quale bisogna uscire non solo con una nuova economia e una nuova politica, ma
anche con una nuova etica. Per questo, abbiamo considerato l’avvento di Papa Francesco
come un’indicazione che conforta le attese e le speranze di tutti coloro che aspirano ad una
società più giusta ed equa. Che tali aspirazioni provengano anche dall’autorevole voce del
Papa incoraggia gli sforzi di coloro che si adoperano per il cambiamento e soprattutto
lavorano perché la solidarietà umana prevalga finalmente, sugli egoismi. In questo contesto,
anche noi laici possiamo dare un sincero benvenuto al nuovo Pontefice.
► L’elezione di Laura Boldrini e Pietro Grasso: si tratta di persone, in un certo
modo, nuove per la politica, ma di larga esperienza nel campo della socialità, la
prima, e dell’impegno contro la criminalità organizzata e in favore della legalità, il
secondo. La loro storia personale è di per sé significativa e rappresentativa di una
reale volontà e possibilità di rinnovamento
L’elezione dei due Presidenti della Camera e del Senato, nella persona di Laura Boldrini e
Pietro Grasso, rappresenta un ulteriore motivo di soddisfazione e addirittura di entusiasmo. Si
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tratta di persone, in un certo modo, nuove per la politica, ma di larga esperienza nel campo
della socialità, la prima, e dell’impegno contro la criminalità organizzata e in favore della
legalità, il secondo. La loro storia personale è di per sé significativa e
rappresentativa di una reale volontà e possibilità di rinnovamento. Le parole che
hanno pronunciato in occasione dell’insediamento sono di ulteriore conforto e
speranza. Il richiamo ai disoccupati, agli esodati, agli imprenditori strangolati dalla crisi, agli
emigranti , agli esclusi, fatto dalla Boldrini, riempie il cuore e suscita nuove speranze. Ancor
di più ci conforta e soddisfa l’auspicio che la Camera diventi la “Casa della buona politica”, e
l’attenzione dedicata agli emigranti, alle donne colpite dalla violenza, agli esclusi, cioè a tutto
un mondo che non è quello dei poteri, dell’arroganza, dell’abuso, della corruzione, ma
piuttosto quello della sofferenza, della correttezza, della trasparenza. Si legge, nelle parole
della Boldrini, l’immagine di un mondo pulito e giusto. E finalmente nell’aula del
Parlamento che un tempo si volle “sorda e grigia” ma poi per troppo tempo è
apparsa dimentica dalla nostra storia nella sua parte migliore, si sente dire che “i
diritti sono stati scritti in Parlamento ma sono stati costruiti liberando gli italiani
dal fascismo”. Parole di grande rilievo e ricche di significato, cui fanno eco quelle
pronunciate da Grasso, nuovo Presidente del Senato, che parla di legalità e di
impegno contro le mafie, e sottolinea la necessità della verità per le tante stragi
impunite che l’Italia ha subìto in questo dopoguerra. Parole che hanno di per sé
un grande significato, ma sono corroborate e irrobustite dalla storia di questi due
Presidenti, che le fa ritenere parole di vita e di impegno e non di semplice rito.
E poi ci si lasci esultare all’idea che una donna venga eletta ad una carica così importante,
nella quale – certo – è stata preceduta da altre due donne, negli anni passati, ma in cui il
cammino femminile verso la parità anche ai vertici sembrava essersi arrestato. Anche questo
fa ben sperare che parole come libertà ed uguaglianza tornino a risplendere, acquistando
concreta effettività, nel firmamento non solo del Parlamento, ma di tutto il Paese.
Non entriamo nel dibattito politico sulla durata di queste cariche e sulle prospettive
istituzionali per il prossimo futuro; e neppure vogliamo andare al di là di una felice presa
d’atto di quella libertà di opinione e di azione che si è manifestata al Senato. Vedremo nei
prossimi giorni e nei prossimi mesi quali saranno i frutti; intanto riempiamoci gli occhi e il
cuore di questa fioritura primaverile.
► Al richiamo di “Libera”, 150.000 mila persone, cittadini e cittadine, in gran
parte giovani, si sono riunite ed hanno sfilato per le vie di Firenze, per ricordare le
vittime della mafia, anzi delle mafie. E’ un fatto estremamente significativo, che ci
mostra un Paese che non vuole arrendersi all’inciviltà, alla barbarie della
criminalità organizzata
Poiché siamo in tema di vicende di alto significato, non posso fare a meno di ricordare che, al
richiamo di “Libera”, 150.000 mila persone, cittadini e cittadine, in gran parte giovani, si
sono riunite ed hanno sfilato per le vie di Firenze, per ricordare le vittime della mafia, anzi
delle mafie. E’ un fatto estremamente significativo, che ci mostra un Paese che non vuole
arrendersi all’inciviltà, alla barbarie della criminalità organizzata e neppure alle offese che il
tempo reca alla memoria. Sono stati letti, a Firenze, novecento nomi di caduti in questa
“guerra” implacabile, che ha colpito e colpisce ancora commercianti, sindacalisti, sacerdoti,
imprenditori, carabinieri, poliziotti, sindaci, magistrati, giornalisti e tante persone comuni,
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uomini e donne, colpevoli solo di non aver subìto e di aver cercato di reagire, rivendicando il
diritto di essere liberi. C’è ancora in Italia chi non si limita a protestare, ma opera,
partecipa e si impegna per la convivenza civile, per la libertà, per i diritti sanciti
dalla Costituzione.
Ho presenziato anch’io ad una delle manifestazioni preparatorie a Milano, e già
ero stato convinto partecipe di questa voglia complessiva di non arrendersi; la
manifestazione di Firenze e i tanti giovani che vi hanno partecipato mi convincono
ancora di più che se ci sono tanti aspetti negativi nelle vicende che stiamo
vivendo, c’è tuttavia una forte volontà di costruire un mondo nuovo. Una volontà
con cui l’ANPI non può che essere in piena assonanza, perché questo è anche il nostro
intento e il nostro sforzo, per il ricordo dei caduti e delle vittime e per l’orgoglio e l’impegno
di lavorare perché a tutti sia restituita la dignità e la libertà di vivere secondo le regole
elementari della correttezza e dell’equità e nel reale rispetto dei valori fondanti del nostro
sistema costituzionale.
► Grande attenzione, approfondimento, ma anche passione al Convegno
dell’ANPI Nazionale del 16 marzo a Milano. Ed è questo il segno più importante,
così come il fatto che il pubblico non fosse solo femminile ma registrasse anche la
presenza di molti uomini: a riprova del fatto che la battaglia per la libertà,
uguaglianza e parità non è riservata al genere femminile, ma impegna, nello
stesso modo, tutti, indipendentemente dal sesso
Anche se, in questo caso, si tratta di un fatto almeno in parte di minore rilievo rispetto ai
precedenti di cui ho parlato, voglio dedicare qualche parola alla magnifica riuscita del
Convegno Nazionale promosso dall’ANPI e organizzato dal coordinamento donne dell’ANPI. Il
Convegno si è svolto a Milano, nella bella cornice del Salone degli Alessi a Palazzo Marino,
nella giornata di sabato 9, con relatori illustri (Menapace, Lunadei, Gagliani, Mantegazza), un
intervento del Presidente Nazionale dell’ANPI e le splendide conclusioni di Marisa Ombra. La
sala era piena di un pubblico strabocchevole. E tale è stato per l’intera giornata. Al mattino
c’erano anche molti giovani, ragazze e ragazzi, studenti, che hanno partecipato con estrema
attenzione anche se costretti a sedere per terra perché non c’erano più posti e hanno
proposto anche interessanti ed intelligenti domande dopo le prime relazioni. Il tema era “La
violenza e il coraggio” (donne, fascismo, antifascismo, Resistenza, ieri ed oggi). Si
voleva esplorare quale sia stato il comportamento e l’ideologia del fascismo nei
confronti delle donne, come esse abbiano reagito e quanto di quelle ideologie e
della resistenza femminile sia riuscito a superare la soglia del tempo, restando
presente e vivo anche ai giorni d’oggi.
Si è discusso, dunque, non solo di memoria e di comportamenti passati, ma anche
di ciò che accade nel presente, di quanti pregiudizi restano in piedi contro le
donne e quanto ancora sopravvive delle peggiori concezioni proprietarie, in casa e
fuori, da parte degli uomini. Lo si è fatto con attenzione e approfondimento, ma
anche con passione. Ed è questo il segno più importante, così come il fatto che il
pubblico non fosse solo femminile ma registrasse anche la presenza di molti
uomini: a riprova del fatto che la battaglia per la libertà, uguaglianza e parità non
è riservata al genere femminile, ma impegna, nello stesso modo, tutti,
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indipendentemente dal sesso: per la semplice ragione che si tratta di una
battaglia di civiltà.
Rimarchevole anche il fatto che i partecipanti fossero non solo milanesi ma provenienti da
molte parti d’Italia, alcune perfino dalla Calabria e dalla Sicilia: un fatto di rilevante entità,
che rivela attenzione e volontà di partecipazione e di approfondimento.
A tutti quelli che hanno partecipato, talvolta con particolare e personale sacrificio, va
doverosamente rivolto un ringraziamento sincero. Così come un forte ringraziamento va
rivolto ai relatori e a tutti coloro che hanno contribuito con letture, grafici, audiovisivi a
determinare una cornice significativa per l’intero evento; alle compagne e amiche del
Coordinamento donne dell’ANPI, che hanno materialmente e con fatica organizzato, con
estrema cura, il Convegno e tutti gli aspetti logistici e comunicativi, col contributo saliente
anche dell’Ufficio stampa nazionale dell’ANPI; alla Segreteria dell’ANPI milanese, il cui
apporto è stato determinante per garantire presenza e successo all’iniziativa. Alla fine è “il
gioco di squadra“ che vince sempre; anche se, purtroppo, ancora una volta si deve
riscontrare la scarsissima volontà di parteciparvi da parte degli organi di comunicazione e di
informazione, che palesemente hanno sottovalutato la rilevanza della discussione e del
Convegno stesso, imperniato su temi che riguardano non tanto e solo la memoria, ma anche
e soprattutto il presente. Anche su questo dovremo fare una riflessione attenta, perché il
fenomeno si ripete ed è incredibile che in questo Paese si tardi ancora a comprendere che il
progresso complessivo è dovuto soprattutto alla composizione di tanti fatti concomitanti, di
tanti eventi, insomma di tanta partecipazione, della quale è opportuno ed utile che sia dato
conto.
► Avevo parlato la settimana scorsa degli sforzi del “Cavaliere”, per evitare i
processi. Adesso, alle malattie più o meno consistenti ed agli impegni politici
addotti per ottenere rinvii dei processi, si è aggiunta una nuova pagina, davvero
poco esaltante: la richiesta di trasferimento dei processi ad altra sede (Brescia)
per “legittimo sospetto”
Poiché non mancano mai gli aspetti negativi, debbo soffermarmi, sia pure brevemente, su
almeno due fatti che in questi giorni ci hanno colpito, e tutti negativamente. Avevo parlato la
settimana scorsa degli sforzi del “Cavaliere”, per evitare i processi. Adesso, alle malattie più o
meno consistenti ed agli impegni politici addotti per ottenere rinvii dei processi, si è aggiunta
una nuova pagina, davvero poco esaltante: la richiesta di trasferimento dei processi ad altra
sede (Brescia) per “legittimo sospetto”. La legge prevede che tale richiesta (che se accolta,
comporterebbe il rischio di ricominciare tutto daccapo) possa essere avanzata quando “gravi
situazioni locali” possano turbare lo svolgimento dei processi, pregiudicando la libera
determinazione e determinando eventualmente motivi di “legittimo sospetto”. Ora, di gravi
situazioni locali non se ne sono viste davvero, a Milano, fatta eccezione per la eversiva
manifestazione dei parlamentari del PDL, davanti e dentro il Palazzo di Giustizia. Ma di questo
avvenimento non si parla, nella richiesta di rimessione, per la ovvia ragione che ne sono stati
protagonisti gli stessi che, in definitiva hanno proposto, sempre a nome e per conto del
“Cavaliere” la richiesta di trasferimento dei processi. Per il resto, non c’è stata altro che
qualche legittima critica, del resto formulata e formulabile in qualunque parte di Italia,
riguardo a ciò che stava avvenendo al palazzo di giustizia di Milano, in cui lo sforzo degli
imputati e dei loro sostenitori non era quello di difendersi nel processo ma quello di
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difendersi dal processo, dunque dalla stessa giustizia. E allora resta la tesi del “legittimo
sospetto” che i Magistrati di Milano non siano imparziali. E perché mai? E perché tutti, visto
che ormai non si tratta più solo dei Pubblici Ministeri ma dei Giudici del Tribunale anche in
diversa composizione dei Collegi e dei Magistrati della Corte d’Appello di Milano? Tutti toghe
rosse? “Ma va là”, direbbe uno dei difensori di Berlusconi, noto per questo tipo di
esclamazioni. Ma chi può credere davvero a queste tesi? E perché ci si dovrebbe
scandalizzare perché di fronte a una ininterrotta serie di richieste di rinvio per mille diverse
ragioni, quando si è addotta una malattia, i giudici hanno disposto la “visita fiscale”, come si
fa con qualunque cittadino? Siamo sempre allo stesso punto: alla pretesa di
Berlusconi di essere diverso dagli altri, di avere una sua giustizia, che non lo
disturbi, che rispetti i suoi tempi e le sue occupazioni. Una pretesa assurda, che
chiaramente viola di per sé il principio di uguaglianza, oltreché la logica più
elementare. E tuttavia, forse Berlusconi qualcosa otterrà ancora una volta: magari la
possibilità di guadagnare quel mese che gli preme di salvare, per poi ritrovarsi ,dopo un po’,
con tutti i suoi processi da definire, salvo a lamentarsi del loro accumulo. Ma quanto potrà
ancora durare tutto questo? Ce lo chiediamo in tanti, nella speranza che una buona volta
riescano a prevalere il buon senso e la ragione, e soprattutto la giustizia.
► Alla scuola di fanteria di Cesano è stato chiamato a svolgere una lezione un
personaggio come Mario Merlino, noto per i suoi trascorsi (e non solo) fascisti,
amico di Delle Chiaie e di Erich Priebke ed oggi legato ai principali leader del
l’estremismo nero italiano. Si è trattato di una scelta vergognosa
Alla scuola di fanteria di Cesano è stato chiamato a svolgere una lezione un personaggio
come Mario Merlino, noto per i suoi trascorsi (e non solo) fascisti, amico di Delle Chiaie e di
Erich Priebke ed oggi legato ai principali leader del l’estremismo nero italiano. Si è trattato di
una scelta vergognosa; e a quanto narrano giornali insospettabili come il Messaggero, lo
svolgimento della “lezione” è stato ancora peggiore: della stessa idea; alla “manifestazione”
ha preso parte anche una ex appartenente al servizio ausiliario femminile della Repubblica
sociale italiana, ci sono stati momenti di esaltazione, il dono di un mazzo di fiori e così via.
Insomma, una manifestazione fascista in una scuola militare! E’ davvero il colmo.
E’ vero che lo Stato Maggiore dell’esercito, chiamato in causa da interpellanze parlamentari,
si è impegnato ad un approfondimento della vicenda, ha negato l’esistenza di qualsiasi forma
di revisionismo storico e si è dichiaro disponibile ad ospitare manifestazioni e convegni di
taglio completamente diverso. Ne prendiamo volentieri atto, ma il fatto resta ed è gravissimo,
perché rivelatore di inclinazioni assai pericolose anche all’interno delle Forze Armate e in
particolare in chi ha consentito una simile manifestazione. L’ANPI Provinciale di Roma ha
preso una netta, chiara e tempestiva posizione, con ripetuti interventi e
comunicati sulla vicenda. Ora resta da vigilare perché gli impegni assunti dallo
Stato maggiore dell’esercito vengano mantenuti e non accada che tutto finisca (anche
le promesse) nell’oblio, come spesso avviene, disgraziatamente, in questo Paese.
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Per comunicazioni e informazioni scrivere a:
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La tragedia di Moro 40 anni dopo di Nicola Tranfaglia – 19 marzo 2013 da: antimafia duemila

moro-aldoMi trovo qui a scrivere, dopo più di quarant’anni, un articolo sulla vita e sulla  tragedia vissuta da Aldo Moro, rapito il 16 marzo del 1978 dalle Brigate Rosse, rinchiuso in un’angusta prigione a Roma e dopo 54 giorni di interrogatori ucciso e lasciato in via Caetani – a metà, come allora si disse – tra la sede della Democrazia Cristiana di Piccoli e Andreotti e il Partito comunista italiana di Enrico Berlinguer.
E, per quanto conosca bene i suoi scritti e abbia scritto un lungo saggio sui terrorismi italiani per la Storia dell’Italia repubblicana pubblicata negli anni novanta presso le edizioni Einaudi  che vorrei trasformare in un libro se riuscirò a  farlo, sono ancora – dopo più di trent’anni – molto  colpito da quell’avvenimento e mi chiedo ancora quale significato esso conservi  nella difficile e tormentata storia dell’Italia repubblicana.
Aldo Moro è stata – senza dubbio alcuno – una figura centrale della classe politica italiana in una fase difficile e tormentata del primo quarantennio repubblicano.

Nato a Maglie, in provincia di Taranto nel 1916, laureato all’Università di Bari nel 1938 con una tesi sulla capacità giuridica penale che diverrà subito un libro, iscritto alla Fuci e al GUF, quindi giovane presidente dell’Azione Cattolica, diventa, nel 1940, il presidente nazionale dell’organizzazione.
E’ un giovane studioso che non fa subito una scelta antifascista ma che, con la guerra e la successiva catastrofe italiana, aderisce al partito cattolico, vicino alla corrente che fa capo a Dossetti, Lazzati e Fanfani.
E’ subito deputato all’Assemblea Costituente e partecipa alla commissione dei 75  incaricata di predisporre il testo della carta costituzionale.
E’  tra i protagonisti dell’ acceso dibattito e Nilde Jotti, che presiedette a lungo la Camera dei deputati, testimonia che Togliatti ascolta con particolare interesse gli interventi del giovane deputato pugliese, il cui contributo  è importante su parti essenziale della Costituzione, a cominciare dall’articolo 1 della Carta che concerne il fondamento della Carta sul lavoro come sul carattere antifascista del testo approvato negli ultimi giorni del  dicembre 1947.
Rieletto nelle elezioni del 1948 con più di 50mila preferenze, diventa sottosegretario agli Esteri nel III governo De Gasperi e mantiene una posizione autonoma tra i dossettiani. Tre anni dopo quando Dossetti abbandona la politica e scioglie la corrente, Moro è tra i fondatori di Iniziativa Democratica, la corrente di Fanfani, Taviani e Rumor ma anche nella nuova corrente resta, per così dire, per conto suo.
Accetta nel ’53 il sistema maggioritario di legge maggioritaria e viene eletto, per la sua posizione di mediazione tra tesi diverse, presidente dei deputati democristiani. E’ dopo la scomparsa di de Gasperi, l’anno dopo, ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni del 1955 e ministro della Pubblica Istruzione nei governi Zola e Fanfani nel 1957 e 1958.
L’ascesa di Aldo Moro alla guida della Democrazia Cristiana si realizza all’indomani delle elezioni del 1958 che vedono la DC vittoriosa sui suoi avversari e Fanfani per un breve periodo segretario del partito e presidente del Consiglio.
Eletto segretario del partito dopo le dimissioni di Fanfani, si rivela per quello che è: un leader naturale che, se ha di fronte compiti che stimolino l’intelligenza e lo spingano a porre in secondo piano gli studi e l’insegnamento, mette da parte la sua apparente pigrizia ed è in grado di esercitare un ruolo di primo piano nella politica nazionale.
In quel momento Moro si rende conto, di fronte all’analisi di una società come quella italiana che si sta trasformando in maniera rapida e tumultuosa, che non è più possibile andare avanti nè con l’appoggio più o meno esplicito delle destre nè con governi che non godano di una maggioranza parlamentare certa, e che, dunque, la strada da intraprendere per non tradire quel volto di partito popolare e antifascista più volte ribadito dallo stesso Moro nei congressi del dopoguerra, è quello di portare al governo uno dei partiti della sinistra che rappresentano la maggioranza delle classe lavoratrici.
Nasce di qui l’apertura a sinistra e, dopo l’esaurimento di quella fase alla fine degli anni sessanta, al partito comunista prima con la strategia della solidarietà nazionale o compromesso storico che dir si voglia a seconda del punto di vista da cui partono i due protagonisti, Moro e Berlinguer e dopo il fallimento di  quel difficile compromesso la strategia dell’attenzione interrotta irrimediabilmente dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro.
Ci sarà tempo e modo in altra sede e in altri tempi di quel che ha significato per la repubblica l’episodio che ha troncato la vita del giurista cattolico.
Vorrei soltanto ricordare a conclusione di questo articolo una lettera datata 28 aprile 1978 di Aldo Moro dalla sua prigione segreta. La prima è indirizzata alla Democrazia Cristiana, il partito di cui era allora presidente: ” In tanti anni e in tante vicende i desideri sono caduti e lo spirito si è purificato. E, pur con le mie tante colpe, credo di aver vissuto con generosità nascoste e delicate intenzioni. Muoio, se così deciderà il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell’amore immenso per una famiglia esemplare che io adoro e spero di vigilare dall’alto dei cieli (…) Ma questo bagno di sangue non andrà bene nè per Zaccagnini nè per Andreotti nè per la D.C. nè per il paese. Ciascuno porterà la sua responsabilità. Io non desidero intorno a me, lo ripeto, gli uomini del potere. Voglio vicino a me coloro che mi hanno amato davvero e continueranno ad amarmi e a pregare per me. Se tutto questo è deciso sia fatta la volontà di Dio. Ma nessun responsabile si nasconda dietro l’adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno chiare, saranno chiare presto.”
Un testamento limpido e ammonitore dopo più di 40 anni di inchieste e processi che non hanno chiarito ancora tutti gli aspetti decisivi di quella tragedia.

Andrew Fly, un catanese in Messico «Per il mio lavoro mi ispiro a Virlinzi» Di Agata Pasqualino | 18 marzo 2013 da: ctzen

Otto mesi fa Flavio Garozzo, trentenne musicista e artista catanese, ha fatto le valige e da San Giovanni La Punta si è trasferito a Città del Messico per seguire una donna e un sogno. Quello di creare la Andrew Fly Entertainment, una talent agency online che si occupa di promuovere progetti, reclutare artisti e realizzare colonne sonore. Con una missione: «Farla diventare la più grande community di cinema, giornalismo e distribuzione d’intrattenimento indipendente»

andrew fly_interna

A Catania si sentiva una delle tante vittime della crisi economica, senza lavoro e senza opportunità, per questo Flavio Garozzo30 anni appena compiuti, musicista e compositore per film, originario di San Giovanni La Punta, otto mesi fa ha fatto le valigie e si è trasferito a Città del Messico, nella zona Xochimilco a sud della capitale. Ad attirarlo dall’altra parte del mondo è stata la sua attuale moglie: «Ci siamo sentiti su Skype per quasi dieci anni – racconta – e un bel giorno, avendo paura di invecchiare solo e vista la crisi economico-depressiva europea, ho deciso di prendere l’aereo». Con sé ha portato l’idea della Andrew Fly Entertainment, una talent agency che si occupa di promuovere progetti artistici, reclutare artisti e realizzare colonne sonore.

Un progetto molto ambizioso che Garozzo, che ha studiato alla Sae di Milano come tecnico del suono e che in Sicilia ha collaborato con la casa di produzione 095mm dell’amico Fabrizio Famà e con l’associazione Wig Wag per il regista Giacomo Maimone, porta avanti con l’attore britannico Liam Rooke. «La nostra missione – dice – è quella di creare la più grande community di cinema, giornalismo, distribuzione d’intrattenimento indipendente». Una sfida al sistema attuale: «Tutto – spiega il suo ideatore – è nato dalla voglia di non dover dipendere da strumenti come Youtube e iTunes per vendere i propri prodotti. Gli artisti – aggiunge – adesso sono numeri che sperano di essere trattati come professionisti, in questo senso Andrew Fly Entertainment funge da motore motivazionale e di distribuzione».

«Mi ispiro a Checco Virlinzi, che avrei dovuto conoscere un mese prima della sua scomparsa, lui aveva sentito parlare di me come musicista. Ma il destino aveva altri piani», afferma Garozzo, che finora per il suo lavoro ha ottenuto i ringraziamenti di diversi artisti, tra cui Chris Huelsbeck, musicista per videogiochi, e Anup Poudel, vincitore del concorso Videocracy 2010 premiato da Hillary Clinton. «Sono persone – spiega – che, pur avendo partecipato ad importanti eventi artistici, hanno avuto dei momenti difficili. Io ho cercato di motivarli, confortandoli e mettendoli in contatto con produttori esecutivi. Per tutto questo – rivela – non ho guadagnato un centesimo, ma tanti “grazie” che mi hanno dato la forza di chiedere finanziamenti a gruppi di investimento come la Crawford Latino-America (azienda leader per crediti personalizzati e soluzioni amministrative, ndr)».

Il lavoro per realizzare il suo progetto è ancora lungo, under construction, proprio come il sito e lo store online dell’agenzia. Ma il messaggio è chiaro: «Hollywood è solo un modo. Il modo è la Andrew Fly». Uno slogan che mostra l’ambizione del giovane artista originario di San Giovanni La Punta. «È vero – ammette – sono ambizioso, ma non basta specialmente in un mondo dove la tecnologia è a portata di mano e sempre più rapida».  Garozzo sa che la strada è dura per Andrew Fly, il suo alterego musicale che dà il nome all’agenzia, nato dalla collaborazione come tastierista all’interno della band The end of days con il cantautore Daniele Strano, attuale fondatore della casa di fumetti interattivi www.onartsentertainment.com. «Devo dire grazie a Daniele se oggi mi sento sicuro di affrontare il mondo dell’entertainment, perché quando gli altri dicevano “bianco” lui diceva “nero”», racconta. «Devo molto – aggiunge – anche a mio padre, Fredy Garozzo, che mi ha insegnato fin da piccolo a suonare ed organizzare eventi».

Ma quello di realizzare e portare al successo il suo progetto, non è l’unico desiderio del giovane talent manager catanese: «Il mio augurio più grande – confessa – è di rivedere Catania, e l’Italia in generale, splendere grazie alla libertà di commercio e di parola».

[Foto di arkitehti]

Esigiamo i vostri saperi. Appello delle madri e delle famiglie dei migranti tunisini dispersi da: Storie migranti

Esigiamo i vostri saperi. Appello delle madri e delle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Tunisia: settembre 2010, febbraio, marzo, aprile, maggio 2011, settembre, novembre 2012. Tunisia: febbraio 2013.
Le prime date sono quelle delle partenze dei nostri figli, l’ultima, febbraio 2013, è quella in cui scriviamo questo appello.
Siamo madri e famiglie tunisine che da anni ormai continuano a chiedere verità. L’abbiamo fatto in vari modi, con le nostre manifestazioni e sit-in, rivolgendoci ai nostri governi e istituzioni, chiedendo all’Italia, pretendendo dalle autorità dei due paesi lo scambio delle impronte digitali, ma per ora abbiamo ottenuto solo risposte vaghe, impegni formali e nessuna chiarezza rispetto allo scambio avvenuto.
I nostri figli sono partiti per l’Italia e l’Europa subito prima o dopo la nostra rivoluzione, e l’hanno fatto nell’unico modo previsto per loro dalle politiche europee: attraversando il Mediterraneo su piccole imbarcazioni, dal momento che le politiche europee non prevedono che dalla Tunisia si possa prendere un aereo o una nave di linea con la stessa libertà con cui possono farlo i cittadini europei che vengono nel nostro paese.
Di molti di loro non abbiamo più alcuna notizia, altri sono morti in uno dei tanti naufragi del Mediterraneo.
Sono, dunque, figli “dispersi”, sia quelli morti di cui non ci sono stati restituiti i corpi, sia quelli di cui non abbiamo più notizie, per quanto alcune madri e famiglie riconoscano le loro immagini nei reportage televisivi italiani e francesi.
Siamo madri, padri, sorelle e fratelli. Nello stesso modo in cui lo si è in Europa. Ma per centinaia di giovani dispersi solo 6 di noi sono riusciti ad ottenere il visto per l’Italia per cercare di andare a capire che cosa fosse successo. Per le politiche europee, dunque, il nostro affetto e il nostro dolore non hanno lo stesso valore degli affetti che, in un caso simile, verrebbero riconosciuti ai familiari di giovani europei.
Vogliamo che non sia così. Per questo, chiediamo ora all’Unione europea di rendere conto sino in fondo di quanto è successo. Nemmeno noi conosciamo il numero esatto di quanti siano i “dispersi”, ma sono tanti, centinaia, per la sola Tunisia, senza contare i dispersi e i morti che in tutti questi anni hanno trasformato un così breve tratto di mare in un cimitero marino.
Per il nostro dolore, ma soprattutto per i nostri figli “dispersi” vogliamo che sia fatto tutto il possibile per rispondere alle nostre domande. In tutti questi mesi abbiamo raccolto informazioni e sappiamo: quando sono partiti, da quali luoghi, verso dove, con quali imbarcazioni, il numero di persone per ogni imbarcazione, da quali numeri di telefono ci hanno telefonato durante il loro viaggio, l’ora delle telefonate, la compagnia telefonica da cui chiamavano, abbiamo i video dei telegiornali italiani e francesi in cui alcune famiglie riconoscono i loro figli, in un caso l’articolo di un giornale italiano che dà notizia dell’arrivo di una delle imbarcazioni e per alcuni naufragi accertati possiamo indicare i luoghi in cui sono avvenuti.
Questo è il nostro sapere. Ma sappiamo anche che quel tratto di mare è continuamente osservato dagli innumerevoli mezzi tecnologici che l’Unione europea con i suoi stati membri e la sua agenzia Frontex dispiega tra le due sponde del Mediterraneo per il controllo delle migrazioni. Radar, satelliti, motovedette, aerei, elicotteri, e, dopo l’arrivo, impronte digitali. Sappiamo che tutte queste informazioni vengono archiviate. Sappiamo che oltre ai mezzi dell’Unione europea ci sono anche quelli della Nato.
Chiediamo dunque all’Unione europea la formazione di una commissione per metterci a disposizione i suoi saperi, con la partecipazione dei governi italiano e tunisino in quanto stati coinvolti. Chiediamo che alla commissione partecipi un rappresentante delle famiglie per ogni imbarcazione, con il visto per poter prender parte alle riunioni della Commissione. Chiediamo inoltre la partecipazione: dei tecnici europei, italiani e tunisini impegnati nelle politiche di controllo delle migrazioni, dei nostri avvocati italiani e tunisini e, di volta in volta, sui singoli punti, dei tecnici ed esperti che possano aiutarci nel lavoro di ricerca e che saremo noi a indicare, delle persone che ci hanno aiutato nella costruzione del nostro dossier.
Vogliamo sapere e chiediamo:
1) la localizzazione delle imbarcazioni al momento delle telefonate pervenute durante il viaggio e tutte le informazioni raccolte dai mezzi tecnologici di controllo nei giorni interessati
2) il controllo nominale da parte dei nostri tecnici dello scambio di informazioni dattiloscopiche già avvenuto tra le autorità tunisine e italiane e l’approfondimento della ricerca in questo senso sui database europei
3) il confronto tecnico dei video in cui i genitori riconoscono i propri figli con le fotografie degli stessi e la messa a disposizione delle immagini di archivio precedenti e successive a quelle apparse nei reportage televisivi
4) il recupero dei corpi delle persone morte durante i naufragi e il recupero dei relitti

Chiediamo a tutte/i coloro che ci hanno appoggiato e a tutte/i coloro che vogliono farlo di impegnarsi a sostenere la nostra richiesta

Madri e famiglie tunisine dei figli “dispersi”

1) Rawafi Samir 2) Werteni om el Khir 3) Cherni Monjiya 4) Bou Ila Fatma 5) Ben Hssin Mostafa 6) Ben Hassin Ahmed 7) Rhimi Hamed 8) Rhimi Mbarka 9) Rhimi Mohamed 10) Rhimi Abedel Kader 11) Mhamdi Zohra 12) Rahali Moncef 13) Boughanmi Khdija 14) Ghanmi Malika 15) Ghribi Mahbouba 16) Ayari Fajra 17) Mathlouthi Chrifa 18) Bouthouri Rebeh 19) Bouthouri Aziza 20) Bouthouri Feleh 21) Bouthouri Khdija 22) Bouthouri Ezzdin 23) Nasri Rachida 24) Nefzi Jamila 25) Manaai Amna 26) Selliti Salha 27) Bou Elali Hayet 28) Ben Sahra Rayes 29) Ben Gharsa Nejya 30) Mejri Najwa 31) Ksouri Salha 32) Kasrawi Fatma 33) Ayaechi Hejer 34) Ouni Nejya 35) Ouni Saida 36) Dachrawi Fadhila 37) Mounira Chakroui 38) Manai Zakia 39) Soltani Hejer 40) Soltani Imed 41) Tayaa Zmorda 42) Abasi Hanen 43) Jdidi Mokhtar 44) Zawi Thouraya 45) Rawahi Souad 46) Sidani Jamila 47) Zayani Mohsen 48) Bejaoui Moufida 49) Ben Ghars Nejia 50) Mathlouthi Crhifa 51) Gsouri Salha 52) ElBarhi Safia 53) Mazhoud Faten 54) Limam Zohra 55) Jiljli Radhia 56) Jiljli Fathia 57) Karoui Fatma 58) Bahri Yamina 59) Habboubi Abdelwaheb 60) Kamoun Abdelaziz 61) Ben Smida Mouhamed 62) Monira Ganouni 63) Salma Nefzi 64) Hanen Kaabachi 65) Ines Bouaazi 66) Dalila Hamdi 67) Bader Medfaaii 68) Abdelkader Bou Tara 69) Hanen Kridis 70) Rebah Selem 71) Anis Hamdi 72) Rihab Sahnon 73) Walid Ben hamouda 74) Anwer Jrir 75) Tawfig Kileni 76) Radiya Ben Mouhamed 77) Sahra Ben Rays 78) Zakiya Manyi 79) Kamel Tarchoune 80) Basma Trablsi 81) Hammza Mrazgiya 82) Ahmed Ben Amara 83) Monjiya Charni 84) Feten Charni 85) Moktar Jdidi 86) Fatma Ben Ataya 87) Rachida Mansour 88) Salha Kasrawi 89) Jamila Sidani 90) Hayet Bouali 91) Sahra Ben Erays 92) Rebah Hamrawi 93) Samia Nakashi 94) Tahher Nakashi 95) Meherzia Chargoui El Rouafi 96) Ayed Jeljli 97) Fahma Rebhia 98) Sonia Janhaoui 99) Mehriz Nakkaji 100) Taher Raouafi 101) Rachida Beji 102) Teber Ajmi 103) Fatma Bent Ali 104) Jasmina Ghribi 105) Hamida Ayari 106) Moungi Delajssi 107) Noureddine Mbarki 108) Jamel Eddine El Mil 109) Wahida Hacheni 110) Ali Ben Mabrouk 111) Mohamed Ali Briki 112) Naima Ben Hadj Selem 113) Rafika Sayedi 114) Moncef Belhadj Ettaleb 115) Riadh Ben Hadj Ahmed 116) Saida Ben Sassi 117) Mohamed Ben Khadhar 118) Younes Ben Ali Khmiri 119) Brahim Addali 120) Romdhana Balhoudi 121) Habib Alaya 122) Mohamed Bayadhi 123) Ali Ayari 124) Fatma Chwaykhi 125) Hedi Ben Youssef Amri 126) Mahmoud Ben Hadj Taleb 127) Fraj Ben Omor Ben Houaydi 128) Karima Ben Lbrahim 129) Mohamed Ben Lasoued 130) Rebah Ben Mohamed Ben Sabeur 131) Taoufik Ben Ali Boughanmi 132) Ahmed Ben Abderrahmen Abbassi 133) Ali Ben Hedi Bouganmi 134) Mohamed Ben Mabrouk Brick 135) Zahani Ben Salm Drbali 136) Nejia Lakdher 137) Naceur Soltani 138) Fawzi Soltani 139) Salah Ben Wsifi 140) Souad Ben Ahmed Ben Ammar Ben Sassi 141) Ouanissa Omri 142) Mohamed Salah Naseri 143) Chedli Ben Bouzayene Salhi 144) Khalifa Ben Ali Salhi 145) Ahmed Tahri 146) Issa Ben Abderraouf 147) Salah Oualhezi 148) Hasna Ben Salah 149) Abderrahmen Amri 150) Fatma Amri 151) Zohra Hajri

Niscemi e il Muos, la Regione si costituisce contro… la Regione di Nadia Palazzolo da: Palermo Report.it

 

La Regione Siciliana in aula contro la Regione Siciliana. Nessun refuso, nessun errore di battitura… Palazzo d’Orleans si schiera contro i provvedimenti adottati da un suo assessorato.

La vicenda è quella del Muos di Niscemi e a sollevare il caso è Legambiente.

”La Regione Siciliana – spiegano gli ambientalisti – si è costituita contro se stessa” nel procedimento davanti al Tar di Palermo proposto dal Comune di Niscemi per chiedere l’annullamento delle autorizzazioni, ritenute illegittime, rilasciate dalla Regione nel giugno 2011. “La Presidenza della Regione – ricostruisce Legambiente – si è costituita dinnanzi al Tar patrocinata dall’ufficio legislativo e legale a supporto delle richieste del Comune di Niscemi e quindi contro i provvedimenti dell’assessorato Regionale Territorio e ambiente e dell’Arpa Sicilia, difesi in udienza dall’Avvocatura dello Stato insieme al ministero della Difesa”.

”Roba da non credere, la Regione si costituisce contro se stessa – osserva Angelo Dimarca, responsabile Conservazione natura di Legambiente Sicilia – basterebbe revocare o annullare i provvedimenti ed il ricorso decadrebbe. La Regione chiede al Tar di dichiarare illegittimi provvedimenti che potrebbero essere revocati dalla dirigenza regionale che li ha emessi o annullati dal presidente della Regione”.

Per Legambiente, ”al di la’ degli annunci, si stanno precostituendo tutte le condizioni per ingarbugliare sul piano giuridico-amministrativo una vicenda che potrebbe essere chiarita e risolta definitivamente con la immediata revoca delle autorizzazioni regionali che invece permangono in vita e continuano ad alimentare contenziosi”

M5S/Pd: Bersani va avanti, Grillo costretto alla resa dei conti. Il punto | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Dopo 48 ore, c’e’ gia’ aria da resa dei conti nel Movimento 5 Stelle. Il senatore Giuseppe Vacciano mette sul tavolo le sue dimissioni. E’ lui uno dei ‘dissidenti’, in tutto una decina, che hanno votato Pietro Grasso per la presidenza del Senato, in dissenso dal gruppo. E’ lui uno di quelli che dovra’ ”trarne le dovute conseguenze”, come ha chiesto senza mezzi termini Beppe Grillo.Sul blog di Grillo, piu’ di diecimila commenti testimoniano il dibattito che infervora la base. I messaggi piu’ votati sono quelli che contestano la linea del ‘capo’: ”Che fai, li cacci?”. E c’e’ anche chi denuncia che lo staff del blog cancellerebbe alcuni commenti piu’ scomodi.

Intanto, Pier Luigi Bersani, rinfrancato dall’esito positivo della ‘mossa del cavallo’ e’ determinato a continuare su quella strada anche nella formazione del Governo. L’idea e’ quella di ripetere lo schema delle Camere, ideando una compagine con profili di novita’ e fatta di nomi spendibili anche di fronte all’opinione pubblica. Bersani continuera’ a battere sulla chiave del ”cambiamento” (non a caso da’ dei ”vecchi leninisti” ai ‘grillini’).

Alessandro Di Battista, neodeputato grillino, non condivide le critiche della base del M5S dopo il caso sul voto al Senato per Grasso e dalla sua pagina Fb anticipa: “Ragazzi, errori ne faremo, siamo umani (lo siete anche voi) quindi d’accordo, ‘siate duri, ma senza perdere la tenerezza’”. La sua è una fotografia molto fedele della difficile situazione in cui si è venuto a trovare il movimento dopo l’elezione dei due presidenti di Camera e Senato.
Di Battista non gradisce le stoccate a “Beppe”: “Definire ‘esempio dittatoriale’ il post nel quale in modo duro (giustamente) invita al rispetto di alcune regole che abbiamo accettato liberamente e’ una stronzata megagalattica (scusate il turpiloquio ma a volte solo certe parole rendo l’idea). Le regole del codice comportamentale io le ho accettate perche’ lecondivido, non per rimediare una poltrona. Le condividevo da cittadino elettore e le condivido ancor di piu’ da cittadino eletto. Si puo’ discutere sulle scelte che vengon prese miliardi di ore, per carita’, (per questo rispetto il pianto dei nostri senatori, per me un pianto bellissimo) ma quel che non si puo’ discutere nel 5 Stelle – rivendica – e’ la sovranita’ popolare”. E la tanto sbandierata sovranità popolare stavolta sembra vada in tutt’altra direzione.
“Noi siamo portavoce e basta e i cittadini devono conoscere per filo e per segno quel che succede nelle istituzioni. E’ vero, umanamente – sottolinea – c’e’ differenza tra Grasso e Schifani (per lo meno per me c’e’) ma c’e’ molta piu’ differenza tra quel che vogliamo costruire con questo meraviglioso progetto a 5 Stelle e quello che invece costruiremo se non verranno rispettate le regole e se ragioneremo con la logoca del ‘meno peggio'”.

La questione dovrebbe essere affrontata in un’assemblea congiunta di Camera e Senato ‘tra oggi e domani. Se gli eletti lo decideranno a maggioranza, si potra’ sottoporre l’espulsione dal M5S dei ‘dissidenti’ a un voto on-line dei militanti: lo prevede il codice di comportamento, che afferma che non si puo’ votare in dissenso dal gruppo. Ma anche se cio’ non avverra’, il messaggio lanciato da Grillo (e Casaleggio) dal blog vale come avvertimento: niente scherzi, perche’ ora si votera’ per il governo e la presidenza della Repubblica. E il M5S si gioca la sua stessa esistenza.

”Non faremo accordi con nessuno”, scrive Francesco Molinari, che a Grillo ricorda piccato che c’e’ una differenza tra il voto per le cariche istituzionali e quello per quelle politiche: ”Meno reazioni isteriche e piu’ fiducia!”.

Se glielo chiederanno il “reo confesso” Giuseppe Vacciano, funzionario della Banca d’Italia, lascera’ il posto al primo dei non eletti. Se espulso, non passera’ al gruppo Misto, assicura: non si vendera’ agli altri partiti. Messi sotto pressione, alcuni senatori si affrettano a precisare che loro hanno votato scheda bianca e chiedono ai ‘colpevoli’ di farsi avanti. Qualcuno pero’ non intende confessare il suo voto a Grasso e tantomeno dimettersi. Anzi, provano a sostenere che alla fine si era deciso per la liberta’ di coscienza, ma il capogruppo Vito Crimi smentisce: ”La linea era scheda bianca o nulla, ma se qualcuno ha voluto votare secondo coscienza non mi sento di crocifiggerlo”.

Ungheria, il premier Orban azzera la Costituzione e premia i nazisti. Europa in silenzio | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Tre medaglie a tre esponenti di estrema destra. Dopo le tanto contestate modifiche alla Costituzione e i forti richiami da parte dell’Europa, il premier conservatore ungherese Viktor Orban torna a sfidare le opposizioni e l’Europa e va dritto sulla sua strada, decorando tre personalita’ di estrema destra e apertamente razziste: un giornalista tv, un archeologo e un cantante rock.
Migliaia di ungheresi intanto, sfidando il freddo glaciale hanno manifestato contro le politiche del governo di centrodestra, chiedendo il rispetto della democrazia e delle liberta’.
Tra i tre esponenti di estrema destra c’e’ Kornel Bakay un archeologo noto per le sue teorie antisemite. In passato aveva affermato che sarebbero stati gli ebrei ad organizzare il commercio degli schiavi nel Medio Evo, destando grande sconcerto. C’e’ poi Ferenc Szaniszlo, giornalista della Echo TV, vicino al partito di Orban, il Fidesz. Al reporter, che recentemente e’ stato sanzionato dall’Autorita’ di sorveglianza dei media per avere definito i Rom delle ”scimmie”, e’ stato conferito il premio Tancsics, uno dei piu’ alti riconoscimenti per i giornalisti. In segno di protesta una decina di suoi colleghi che in passato sono stati insigniti con questo premio, hanno riconsegnato alle autorita’ la decorazione.
Il terzo caso e’ quello del cantante Janos Petras, del gruppo rock Karpatia, che ha avuto la Croce d’Oro al Merito. La sua band in passato ha partecipato ad una marcia della Guardia ungherese – un’organizzazione paramilitare dichiarata fuorilegge – e nelle sue canzoni ha chiesto di rivedere i confini nazionali.
Intanto ieri per le strade di Budapest sono scesi in piazza almeno 4.000 ungheresi che hanno manifestato la loro opposizione alle politiche del governo, come le recenti modifiche alla Costituzione che limitano i poteri dell’Alta Corte e azzerano le liberta’ civili. Da parte della Commissione europea, del Consiglio d’Europa, e degli Stati Uniti c’è grande preoccupazione.
In piazza, in molti hanno evocato la spauracchio della dittatura come l’avvocato Laszlo Majtenyi, mentre il filosofo Miklos Tamas Gaspar ha invitato le opposizioni a riflettere su un eventuale boicottaggio delle elezioni nel 2014, il cui risultato ”e’ gia’ stato scritto in partenza” e ”servira’ solo a legittimare il potere di Orban”. I provvedimenti del Governo, infatti, sono un segnale agli estremisti di destra Jobbik, che alle recenti legislative hanno ottenuto il 17% dei consensi e che dispongono di una quarantina di seggi in Parlamento.

Le modifiche liberticide alla Costituzione, votate dal Parlamento, prevedono limitazioni per il potere giudiziario, limitazioni alla libertà di stampa. Ed inoltre, diritti riconosciuti solo alle coppie eterosessuali e sposate. Il Partito comunista sarà dichiarato fuorilegge. Sarà reato dormire per strada e gli studenti che si laureano con gli aiuti di Stato non potranno lasciare il paese per dieci anni.Critiche e preoccupazioni sono state espresse dalle più alte cariche europee, dal presidente della Commissione José Barroso al segretario generale del Consiglio Thorbjørn Jagland fino al presidente del Parlamento Martin Schulz, non fanno altro che confermare l’impotenza delle istituzioni continentali. Tutto quello che Jagland e Barroso hanno potuto fare, è stato di sollecitare il primo ministro ungherese Viktor Orban a impegnarsi per stabilire contatti con le istituzioni europee, al fine di eliminare le molte incompatibilità delle modifiche costituzionali con i principi europei e il diritto comunitario. Critica anche la cancelliera Angela Merkel.

Ma Orban non ha alcuna intenzione non ha alcuna intenzione di deviare dal suo percorso. Il suo partito Fidesz non è una recente creazione movimentista, ma un partito conservatore-cristiano nato sulle macerie del muro di Berlino che fa parte del Partito Popolare Europeo, insieme allo stesso Barroso. Alle elezioni del 2010 ha ottenuto la maggioranza del 52% che gli ha permesso di ottenere i due terzi del parlamento necessari a modificare la costituzione. Cosa che ha fatto fin da subito, insieme all’occupazione della Banca Centrale coi suoi uomini, dicendo che avrebbe “rivoltato il paese come un calzino”. E una nuova Carta costituzionale è entrata in vigore a inizio del 2012. Poi, siccome tutta una serie di ulteriori leggi autoritarie sono state bloccate dalla Corte Costituzionale, settimana scorsa sono stati presentati ulteriori emendamenti alla carta proprio per ridurre la possibilità di intervento della Corte. Riforme che sono passate due giorni fa a larga maggioranza – 265 favorevoli, 11 contrarti e 33 astensioni – mentre i socialisti, maggior partito d’opposizione, hanno abbandonato l’aula.

Oltre alle limitazioni del contro potere della Corte Costituzionale, che potrà intervenire solo su questioni procedurali e non di merito, le nuove modifiche prevedono tutta una serie di limitazioni anche per i tribunali, dato che sarà relativamente facile chiedere e ottenere lo spostamento dei processi in altra sede. Limitata anche la libertà di opinione e di espressione, se questa lede una non meglio specificata “dignità della nazione ungherese”. E, come contorno, i dibattiti pre-elettorali saranno vietati su radio e televisioni private. Poi aumentano i poteri di prevenzione e contenimento delle forze di polizia, che potranno incarcerare i soggetti sospettati di sedizione e congiura. E il vecchio Partito Comunista è messo ufficialmente fuori legge e dichiarato “organizzazione criminale”, rendendo così possibili i processi politici.

Trasporti: Sindacati, venerdì 22 confermato stop 24 ore bus, tram e metro | Fonte: cgil da: controlacrisi.org

Confermato venerdì 22 marzo lo stop di bus, tram e metropolitane. Lo riferiscono unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti e Faisa Cisal sottolineando che “lo sciopero nazionale di 24 ore nel trasporto pubblico locale si svolgerà con la garanzia dei servizi minimi indispensabili nel rispetto delle fasce orarie previste dagli accordi locali”.
“Alla base dello sciopero – spiegano i sindacati – la persistente incertezza sul quadro complessivo delle risorse finanziarie destinate al settore e l’insoddisfacente stato di avanzamento del negoziato per il rinnovo del contratto, scaduto ormai da cinque anni”.

Lavoro, le imprese bocciano i primi sei mesi della riforma Fornero-LAVORO – ITALIA da: controlacrisi.org

La Riforma Fornero riduce la mala flessibilità, eppure non diminuisce il costo del lavoro. E questo accade per quasi tre imprese su quattro, pari al 73% e non aumenta l’occupazione per due terzi delle imprese, il 66%.
Secondo il 59% la Riforma non è in grado di introdurre competitività nel sistema e per un intervistato su due non favorisce neanche l’instaurazione di rapporti di lavoro più stabili, e non facilita i licenziamenti (52%).

Lo afferma Gi Group Academy che mostra i dati della prima rilevazione dell’Osservatorio permanente sulla Riforma promosso in collaborazione con Gi Group e OD&M Consulting proprio a sei mesi dall’entrata in vigore.

La Riforma, secondo l’Osservatorio della Fondazione G Group Academy, per il 54% delle aziende non aumenta l’inserimento dei giovani al lavoro. Invece per il 50% delle imprese non crea maggior inclusione delle donne né nuove opportunità di impiego per gli over 50 e per poco meno della metà delle aziende (46%) tende, anzi, a paralizzare le scelte di assunzione delle imprese.

Un giudizio pesante e solo in parte mitigato da quello che viene definito “l’unico obiettivo raggiunto dalla Riforma” cioè la riduzione degli abusi legati all’utilizzo improprio di forme contrattuali flessibili (lo affermano il 54% delle aziende campione, soprattutto le imprese dell’Industria e quelle di grandi dimensioni).

Nello specifico quelli che riconoscono influenza o molta influenza alla Riforma secondo le proprie scelte aziendali, ha dichiarato un calo del ricorso a contratti di collaborazione a progetto (51%), Partite Iva (45%), contratti di inserimento (45%) e a tempo determinato (42%); è aumentato , invece, il ricorso ai contratti di apprendistato (per il 50%) e ai contratti di somministrazione a tempo determinato (per il 36%).

I contratti che trasformati o abbandonati, a seguito della riforma, da almeno la metà del campione sono quelli di inserimento, associazione in partecipazione, lavoro intermittente, collaborazione a progetto. Fra i contratti trasformati il 76% è stato convertito in un’altra forma contrattuale flessibile. Solamente il 24% in contratti a tempo indeterminato. Fra le forme flessibili verso cui le imprese si sono dirette prevalgono i contratti a tempo determinato (19%), quelli in somministrazione a tempo determinato (17%), Partite Iva e collaborazioni a progetto (14%) e i contratti di apprendistato (12%).

La Riforma, per sei intervistati su dieci, ha inciso in modo particolare sulla gestione della flessibilità in ingresso e, sebbene in misura minore, anche sulla gestione dell’uscita delle persone dall’azienda (20%), peggiorandole, rispettivamente per il 55% e il 45% dei rispondenti, e rendendole anche più costose, rispettivamente per il 58% e il 46%.

Alla prima rilevazione online dell’Osservatorio Permanente sulla Riforma del mercato del Lavoro, che va da metà dicembre 2012 -a fine gennaio 2013, hanno preso parte più di 500 imprese rappresentate in prevalenza da HR manager e imprenditori appartenenti principalmente a Pmi (69%); il campione, spiega l’Osservatorio, è rappresentativo della realtà italiana per Settore (Industria, Commercio e Servizi) su tutto il territorio nazionale