E’ in uscita il numero di marzo/2013 di “Patria Indipendente”

Patria_editoriale

Segnaliamo:
–  Le elezioni e l’apologia del ventennio: gli italiani si sono assolti dalla vergogna fascista (in allegato): editoriale di Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della sera
–  “Sarò nascosto al mondo”, in crisi un’ideologia del papato articolo del Prof. Gianfranco Fioravanti, Docente di Filosofia medievale all’Università di Pisa  
–  Per educare alla legalità occorre essere adulti decenti: articolo del Prof. Raffaele Mantegazza, Docente di Pedagogia Interculturale all’Università di Milano – Bicocca

per salutare due persone che avevamo molto care e che, purtroppo, ci hanno lasciato in questi giorni

Mercoledì mattina ci ha lasciato Nella Lazzini (classe 1919). Nella ha collaborato alla Resistenza, al fianco del marito Egidio Marchini detto il ‘Morino’ (classe 1912), con la formazione “Orti” di Lido Galletto, poi distaccamento  “Ubaldo Cheirasco” della Brigata Garibaldi “Ugo Muccini”. Era una partigiana a tutti gli effetti, anche se non si definiva tale, come lo sono state del resto le tantissime donne che con semplici gesti di solidarietà hanno sostenuto la lotta di Liberazione al pari di chi ha imbracciato un fucile, rischiando ugualmente la propria vita e quella dei propri cari.
Nella Lazzini, durante l’intervista per il film-intervista su Nello Masetti, il ribelle “Carlin”
Abbiamo conosciuto Nella nell’ottobre del 2004 durante la campagna di raccolta di interviste sul rastrellamento nazifascista del 29 novembre del 1944 che colpì anche il territorio di Fosdinovo (da quelle interviste nacque poi il film-intervista “Un popolo alla macchia”). Ci aveva parlato di lei, Lido Galletto, il comandante “Orti”, come persona che andava “assolutamente” intervistata. Essere introdotti dal partigiano «Orti» nella case della valle dell’Isolone era una garanzia, e con quella presentazione si poteva convincere a farsi intervistare anche chi era un po’ restia a raccontare la propria storia. Ricordiamo ancora che ci accolse insieme a suo figlio Giorgio, alla nuora Fosca e ai suoi nipoti, Francesca e Marco, di cui poi diventammo amici, senz’altro per cercare di rompere quella timidezza, quella ritrosia che in un primo momento la assaliva ma che, dopo aver dimenticato la presenza della telecamera, se ne andava presto. Quel giorno Nella raccontò la sua vita durante la Resistenza e da subito capimmo che la sua era una storia esemplare e soprattutto ci colpì la luce dei suoi occhi una freschezza che la rendeva saggia e allo stesso tempo eternamente giovane. Qualche mese dopo questo primo racconto, Nella compare anche nel nostro film-intervista dedicato a Nello Masetti, il ribelle «Carlin» (siamo nell’ aprile 2005), che lei conosceva bene, perché erano cresciuti insieme prima di ritrovarsi insieme nelle fila della Resistenza. Infatti con Nella se ne va un altro pezzetto di una storia comunitaria, della mitica Valle d’Isolone, insieme a lei abbiamo conosciuto chi adesso non c’è più come Lido, Elia e Renato ma anche chi è ancora tra noi: Turiddo (che era come un fratello), Bruno, Bianca e Rosina. Non solo testimoni di quel fazzoletto di terra, ma anche espressione di una sinistra di classe che sembra ormai un corpo estraneo nell’Italia di queste ore, un mondo che avrebbe ancora molto da insegnare, perché la lotta per la giustizia sociale, per queste persone, ancor prima di una acquisizione di consapevolezza politica, è stata una ragione d’essere. E il loro modo di essere compagni si realizzava con i gesti di tutta una vita.
Negli anni siamo rimasti molto legati a Nella e alla sua famiglia. Ci colpì da subito la sua generosità. Dopo averci raccontato nel film delle frittelle che cucinava per i partigiani, quando da lì a poco organizzammo il nostro primo 25 aprile in Piazza Matteotti a Fosdinovo, nel 2005, , ecco arrivare Fosca con un cesto coperto di canovacci e stracolmo di sgabei fatti apposta per noi da Nella. Ormai lei usciva più poco di casa, ma in molte delle cose che abbiamo fatto dopo (per la festa della Liberazione con  “Fino al cuore della rivolta”, che molti di voi conoscete) si conserva e si prolunga lo spirito di quel gesto… e anche se il pubblico negli anni è diventato sempre più straripante nella piazza, tutti noi, tutti voi continuiamo a mangiare un po’ di quegli sgabei.
Estratto video da “Un popolo alla macchia” (Clicca sull’immagine)
I funerali si svolgeranno venerdì 1 marzo, alle ore 10.30 presso il Santuario di Caniparola (la vecchia chiesa). Il collettivo Archivi della Resistenza –Circolo Edoardo Bassignani esprime le sue più sentite condoglianze ai figli Mauro e Francesco, alla nuora Fosca, ai figli Francesca e Marco e a tutta la famiglia, a chi gli ha voluto bene, agli eterni ragazzi e ragazze della Valle d’Isolone. Cara Nella, che la terra ti sia lieve.
Il collettivo Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani
Nel mentre che stavamo scrivendo questo ricordo, ci è arrivata una notizia tragica: la prematura scomparsa di Lorenzo Binelli, un compagno iscritto all’ANPI di Carrara. Lorenzo era una persona gentile e un amico, era stimatissimo da tutti e aveva dedicato molte energie alla difesa dei valori antifascisti, sia nella sua attività di militante, sia come autore di alcuni saggi sulla Resistenza. È stato un professore e sapeva bene quanto fosse importante trasmettere il testimone ideale di quelle lotte. Adesso che non c’è più quello che faremo lo faremo anche per lui. Il collettivo di
Il collettivo Archivi della Resistenza –Circolo Edoardo Bassignani esprime le sue più sentite condoglianze alla moglie e a tutta la famiglia, ai compagni dell’ANPI Carrara e a chi gli ha voluto bene. Caro Lorenzo , che la terra ti sia lieve.
COMUNICATO ANPI – Con grande cordoglio comunico la morte del compagno e soprattutto amico Lorenzo Binelli, segretario e tesoriere della Sezione Comunale di Carrara. La sua malattia dolorosissima è stata da noi seguita e vissuta con angoscia per mesi. Ha voluto, e così abbiamo fatto, essere definito nei suoi manifesti “Partigiano del nuovo millennio”.
Sabato 2 Marzo alle ore 15 in Piazza 27 Aprile (ex San Francesco) parenti ed amici si riuniranno per salutarlo ed accomiatarsi da lui.
Alessandro Conti – Presidente ANPI Massa Carrara
Lorenzo Binelli a Merizzo di Villfranca in Lunigiana

 

LUNEDI’ 11 MARZO L’ANPI ASSOCIAZIONE PARTIGIANI D’ITALIA SEZIONE DI CATANIA ORGANIZZA UN INCONTRO PRESSO LA SEDE DI ARCIGAY IN VIA VITTORIO EMANUELE 245 ALLE ORE 18,30 PER DISCUTERE: LA RESISTENZA OGGI: I VALORI DELLA COSTITUZIONE

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LUNEDI’ 11 MARZO L’ANPI ASSOCIAZIONE PARTIGIANI D’ITALIA SEZIONE DI CATANIA ORGANIZZA UN INCONTRO PRESSO LA SEDE DI ARCIGAY IN VIA VITTORIO EMANUELE 245 ALLE ORE 18,30 PER DISCUTERE:

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LA RESISTENZA OGGI: I VALORI DELLA COSTITUZIONE

AL TERMINE DELL’INCONTRO, IL COMITATO ARCIGAY CATANIA OFFRIRA’ AI PRESENTI UN APERITIVO.

Comunicato stampa exlavoratori Thyssenkrupp

PROCESSO D’APPELLO THYSSENKRUPP

nessuna giustizia, nessuna pace

Dopo 5 anni dalla strage l’ennesima doccia fredda per i familiari delle vittime e gli ex lavoratori nel processo ThyssenKrupp: derubricato il reato più grave (per l’ad H. Espenhahn l’omicidio volontario diventa colposo), ridotte significativamente le pene per tutti gli altri imputati e concesso anche il dissequestro della Linea 5. Giustamente i familiari hanno occupato l’aula per ore e non sono mancati attacchi al ViceSindaco T. Dealessandri, contestato per il ruolo avuto dal Comune nella vicenda: ritiro dal processo d’Appello (in cambio di un lauto risarcimento) e soprattutto la ricollocazione di decine di ex lavoratori TK nelle municipalizzate del Comune che però, in cambio di un posto di lavoro, sono stati costretti a rinunciare alla costituzione di Parte Civile alimentando così la divisione tra i lavoratori. Una sentenza della giustizia padronale per salvare gli unici responsabili di quelle morti atroci, in una giornata funestata dall’ennesimo lavoratore morto nello stabilimento ILVA di Taranto.

 

Rinnoviamo ancora una volta la nostra solidarietà e vicinanza ai familiari dei nostri 7 compagni di lavoro e alle famiglie di tutti i morti sul lavoro in questo Paese.

Questa sentenza infanga la loro memoria, quella dei loro familiari, la dignità stessa del lavoro e li uccide nuovamente, aprendo pericolosamente la strada dell’impunità per i loro assassini. Anche il responsabile della sicurezza C. Cafueri, che non dimentichiamo ha indotto (e per questo è indagato in un processo a parte) alla falsa testimonianza numerosi testimoni della difesa, ha visto ridotta la sua pena dopo aver piagnucolato ignobilmente dinnanzi alla Corte. Ci chiediamo con quali considerazioni gli siano state riconosciute le attenuanti!? Probabilmente per i servigi ben svolti per il suo padrone…

 

Come era prevedibile le richieste di pena “esemplari”, il processo “storico”, “una nuova pagina della giurisprudenza del lavoro”, sono serviti solo a contenere in parte la rabbia e lo sdegno dei familiari, degli operai e della società civile. Questa vicenda ci insegna che la giustizia italiana adotta due pesi e due misure e che la vita dei lavoratori vale meno di zero. Per questo non bisogna accordare nessuna fiducia alla legalità borghese!

Le “condanne” inflitte in primo grado sono arrivate non per la lungimiranza della giustizia ma per la puntuale e sollecita mobilitazione popolare che ha spinto in tal senso il pronunciamento della Corte. Per gli operai é difficile oggi organizzarsi e rispondere in maniera adeguata agli attacchi dei padroni e dei loro lacchè. Vengono infatti promosse a piene mani rassegnazione e sfiducia nei propri mezzi e nelle proprie risorse.

Oggi più che mai, all’indomani di questa vergognosa sentenza, sentiamo la responsabilità di chi ha affrontato una vera e propria “guerra” contro l’ingiustizia e forse non ha combattuto con tutte le armi a propria disposizione. Ma sappiamo di possederne una formidabile: la solidarietà.

Questa vicenda ci insegna che dobbiamo organizzarci meglio e con maggiore determinazione, senza abbassare mai la guardia. Continuare oggi a combattere per i nostri 7 compagni di lavoro della TK, per i morti all’ILVA, per i morti da amianto all’Eternit, per avere giustizia e sapere la verità per la strage di Viareggio e per tutti i morti nei cantieri, sulle strade e nelle fabbriche nel Nord e nel Sud d’Italia significa pretendere che venga riconosciuta la dignità del lavoro (sancita dalla Costituzione) per noi stessi e per le generazioni future, per i nostri figli.

Non ci siamo costituiti nel processo per un tornaconto personale ma per pretendere verità e giustizia in una delle peggiori vicende riguardanti i morti sul lavoro nel nostro Paese degli ultimi trent’anni.

Il Comune ha perpetrato nei confronti di alcuni lavoratori costituiti Parte Civile un atteggiamento vergognoso e discriminatorio, promettendo una ricollocazione mai avvenuta. Fassino ha promesso di sanare questa ingiustizia incontrando gli ultimi lavoratori in mobilità il 30 giugno 2011 e garantendo il proprio impegno nella ricollocazione. Ovviamente solo promesse, come quella ai tempi della campagna elettorale della Gran Torino Capitale del Lavoro…

Vigileremo su cosa verrà fatto dei soldi ottenuti come risarcimento dagli Enti locali, sulle modalità di riqualificazione delle ex aree Thyssen e su chi graveranno gli oneri della bonifica: alla TK o ai cittadini torinesi? Conoscendo Fassino e la sua politica prepariamoci! Non dobbiamo aprire noi lavoratori di nuovo le tasche come abbiamo già fatto con il suo degno predecessore Chiamparino in occasione delle Olimpiadi 2006 e per l’ostensione della sindone (per i quali il Comune di Torino è il più indebitato d’Italia e oggi si tagliano e privatizzano i servizi), o per le spese di militarizzazione della Val Susa per la costruzione della Tav.

La nostra non è solo una lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro, per un lavoro sicuro e dignitoso. E’ la lotta per affermare il nuovo che avanza, la costruzione di una nuova società.

Il nuovo assetto politico in Piemonte e in tutto il Paese vede un notevole avanzamento di consensi del M5S. I denigratori lo definiscono un non-voto, un voto antipolitico.

Noi guardiamo il risultato di queste elezioni come un segnale del cambiamento sentito e voluto da una buona parte degli italiani: rompere quel meccanismo di concertazione tipico di una classe politica vecchia e corrotta che ha fatto di inciuci, corruzione, clientelismo e promesse mai mantenute il solo e unico modo di intendere la politica. Il M5S, pur con le proprie contraddizioni, ha la possibilità di cambiare da “dentro”, ma anche fuori dai palazzi del potere, nelle piazze, questo sistema ormai in sfacelo che ci ha condotti sin qui, nella peggiore crisi economica, sociale e culturale dal Dopoguerra ad oggi. Ma soprattutto ha l’occasione di mettere al centro della propria agenda politica l’unica misura necessaria per ricostruire il Paese: il lavoro, utile e dignitoso per tutti.

Non saranno certo i Bersani, i Fassino, i Monti, la BCE o la Goldman Sachs a risolvere questa crisi! Dicono di volerlo fare ma non sanno come e nemmeno vogliono. Solo noi cittadini e lavoratori possiamo e dobbiamo essere protagonisti del cambiamento già in atto, che trasformerà questa società gestita da pochi a scapito di molti in una società nuova in cui sia riconosciuta la dignità del lavoro ed ognuno lavori secondo le proprie possibilità ed abbia secondo le proprie necessità. Una società che stiamo già costruendo sulle macerie di questo sistema economico, basato sul profitto e sullo sfruttamento, ormai in declino.

“…il capitale non ha riguardo per la salute

e per la durata della vita dell’operaio,

quando non sia costretto a tali riguardi dalla società”

(Karl Marx)

 

 

Torino, 1 marzo 2013                                                                                                  Ex lavoratori ThyssenKrupp Torino