ARCIGAY la nuova sede “Un investimento sulla città” di Roberta Fuschi

 

Il presidente Caloggero : “Non sarà solo la sede di Arcigay Catania ma rappresenterà la Casa di tutte e tutti, dove tutte e tutti troveranno amicizia, solidarietà e assistenza”. Presenti Berretta, Bianco, Caserta e Licandro.

Arcigay Catania

La sede della sede Acigay Catania

CATANIA – La nuova sede di Arcigay si trova nel cuore del centro storico di Catania: in via Vittorio Emanuele. A pochi passi da Piazza Sant’ Antonio. Lì nei primi anni del novecento c’era un noto locale omosessule o meglio una sala da ballo per soli uomini. Frizzante luogo di ritrovo per la comunità lgbt del tempo prima, teatro di arresti finalizzati al confino (per volontà del regime fascista) poi. Che la scelta del luogo sia volutamente (o meno) legata a quel pezzo di storia poco importa perché simbolicamente il legame esiste ed è dirompente. E’ il segno dei tempi, del percorso di lotta che una comunità storicamente ghettizzata e perseguitata ha portato avanti.

Oggi la sede di Arcigay si “mostra” alla cittadinanza perché la comunità che rappresenta (che ha la sua forza nella visibilità) ne è parte attiva. La città di ieri e quella di oggi cosi si incontrano e si confrontano. E poi c’è la Catania di domani che in tanti durante l’inaugurazione della sede immaginano e sperano di vivere.

“Abbiamo fiducia nel futuro di questa città” tuona Paolo Patanè, ex presidente nazionale di Arcigay. “Questo spazio è un investimento sulla città e per la città, un metodo di relazione tra le persone dove la libertà dei singoli è una libertà di tutti”. La comunità lgbt apre alla città. Come spiega il presidente Giovanni Caloggero:“vogliamo che questa sia una casa delle associazioni dove chiunque possa sentirsi a casa propria”.

Perché questo avvenga però precisano :“la città deve uscire dallo stato di degrado in cui versa da troppi anni”. Il concetto è chiaro: la città deve rinascere e diritti passano necessariamente dalla strada del benessere sociale. E proprio sul futuro della città sono intervenuti i tre potenziali candidati sindaco del centro sinistra dimostrando una comunanza di vedute.

Secondo Enzo Bianco “ viviamo in una città in cui la violenza è la cifra delle relazioni tra le persone. Dobbiamo tornare a vivere in una città civile dove tutti possano tornare a essere cittadini”. Giuseppe Berretta considera la nascita della sede di Arcigay “ un segnale importante in una città come Catania. C’è una forte esigenza di tornare a operare collettivamente e a creare gli spazi di confronto che in questi anni sono mancati”. Un tema, quello degli spazi, condiviso anche da Maurizio Caserta. “ Se farò sindaco di questa città – ha detto Caserta – la mia prima preoccupazione sarà quella di creare questi spazi dei diritti e fare ripartire la vita economica e sociale. Il lavoro e i diritti non sono cose distinte ma vanno a braccetto”. La Catania del futuro dovrà essere accogliente e in questo Arcigay vuole fare la sua parte. Coma ha detto- ai microfoni di LiveSicilia- il vicepresidente Alessandro Motta: “la sede deve diventare un luogo di aggregazione, ma anche un luogo di elaborazione politica partendo dal pensiero del movimento lgbt che va riscoperto ma anche innovato. Un patrimonio che deve essere poi fruito da tutta la cittadinanza”.

Una scommessa coraggiosa che si innesta in un contesto di crescita per la collettività. Quindi come ha detto Orazio Licandro “un presidio democratico per la crescita politica e culturale della città di Catania”. Testimone ne è la presenza della presidentessa dell’ Anpi, Santina Sconza, già madrina del Pride dello scorso anno, che ha ribadito l’importanza dei principi di uguaglianza sanciti dalla nostra Costituzione. Proprio l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia sarà la prima associazione a riunirsi nella sede di via Vittorio Emanuele. A pochi passi da via Sant’Antonio.

Quattro nazisti di Stormfront a processo di redazione contropiano

Quattro allegri ragazzi in cerca di vittime… Gli animatori del sito neonazista Stormfront rinviati a giudizio dopo lunghe “intercettazioni” sulle loro mail.
Saranno processati con rito abbreviato Luca Ciampaglia, 23 ann (Pescara), Daniele Scarpino, 24 anni (Milano), Diego Masi, 30 anni (Frosinone) e Mirko Viola, 42enne considerato “vicino a Forza Nuova”, della provincia di Como.
Ieri il Gup ha preso la decisione. I quattro erano stati arrestati  il 16 novembre con l’accusa di aver organizzato un gruppo per incitare alla discriminazione e alla violenza etnica, religiosa e razziale.
Tra le parti civili, ammesse la comunità ebraica di Roma, il ministro Riccardi e Roberto Saviano. Agli atti c’è anche una semi-dissociazione di  Scarpino, che in una lettera al pm afferma di capire solo ora di essersi fatto «prendere troppo la mano con il White Nationalism». Posizioni simile anche per altri due imputati, preoccupati evidentemente di prendrsi una condanna sostanziosa. Rivendica tutto, invece, il neonazista Viola, che in una lettera al suo avvocato scrive: «Il mio reato? aver “infastidito” una nota lobby. Non ho mai minacciato, programmato stermini o altre nefandezze, ma credo di aver mandato su tutte le furie “lorsignori” e l’ho fatto con la massima gioia».

Neonazisti contro Riccardi: le intercettazioni via chat

Progetti politici, insulti e antisemitismo nelle conversazioni pubblicate in esclusiva dal Messaggero.it

ROMA – Erano convinti di poter beffare la polizia postale, servendosi dei sistemi di messaggistica istantanea o di speciali software “anonimizzatori”. Convinti così di poterla fare franca, per mesi si sono scambiati consigli su come far proseliti e come dar vita al folle progetto di un movimento neonazista organizzato a livello nazionale, pronto a compiere gesti dimostrativi contro stranieri ed esponenti delle comunità ebraiche. E, credendo di non essere letti, hanno anche dato libero sfogo al loro odio nei confronti di quei politici che si sono impegnati nel campo dell’integrazione degli extracomunitari. Come il ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, il cui nome figura in alcune intercettazioni telematiche nelle mani del pubblico ministero, Luigi Tescaroli.

Insulti. La colpa del ministro Riccardi, per i neonazi di Stormfront, è quella di «collaborare con il Giudaismo internazionale» e di «voler far sparire gli italiani per favorire il meticciamento». Di lui parlano Daniele Scarpino, uno degli arrestati (ideologo e moderatore del Forum), e Tommaso C., protetti dai nickname, rispettivamente Dani14 e Liquid87. «Dovrebbe essere proprio deportato. Io davvero lo brucerei vivo», sentenzia Liquid87. Concetti contenuti in una “chattata” avvenuta tramite Msn di Microsoft il 16 luglio del 2012, e in cui Scarpino si dice certo di non poter essere intercettato. «Usa skype, perché non ti possono intercettare», dice Tommaso a Scarpino. «Io non ho problemi a parlare a telefono, anche perché fino ad oggi non è mai successo niente». I due non sapevano che le loro utenze telefoniche erano già sotto la lente di ingrandimento degli agenti del Servizio di polizia postale.

Il progetto politico. Ad allarmare gli inquirenti – che procedono per associazione a delinquere – è la volontà di creare un vero e proprio movimento politico, anche se non in maniera “ufficiale”, fuori dal mondo virtuale. Romanus (David C.) è già pronto a incontrare alcuni utenti del forum residenti in Abruzzo, mentre Maurizio D. (utente Costantino), impiegato nel mondo finanziario, suggerisce in un messaggio privato inviato il 22 luglio 2012 e intercettato dalla polizia: «Dobbiamo creare un fondo di investimento per sostenere il sito». La cosa più importante, rileva Daniele Scarpino, è però quella di agire in modo da non dare nell’occhio. Se ne parla in una chattata avvenuta il 13 luglio, sempre nel sistema di messaggistica di Msn, tra Scarpino e Letizia, nickname “Luna92”. I due vogliono diffondere le idee del loro movimento creando volantini, adesivi e documentazione varia (inclusi video). La loro preoccupazione è di mantenere un basso profilo.

Ecco il testo della loro conversazione, avvenuta alle tre di notte.
Luna92: Io sarei per non mettere cose che identificano troppo
Dani: Logo o non logo
Luna92: Nel senso, se vedono gli stessi volantini a Catania, Milano, Firenze o Padova cominciano a capire che dietro c’è qualcosa e si rischia. Deve sembrare una cosa totalmente disorganizzata e poco preoccupante.
Dani: Quindi volantini con significato simile ma diversi. Divisi per città?
Luna92: Sì, senza un riferimento preciso. In modo che se li vedono quelli sopra di noi, pensano che non ci sia niente di grosso dietro. Ma che nello stesso tempo faccia avvicinare gente.
Dani: Tipo alcuni con logo, altri senza.

Scarpino indica in un altro documento quali siano le strategia da adottare per costituire il movimento politico. «Rendere l’organizzazione il più anonima possibile – scrive – con una sede privata fornita dai sostenitori, accessibile solo su invito, senza tesseramenti, per evitare schedature dei dati personali. L’organizzazione va strutturata con una gerarchia temporanea e per obiettivi. Le iniziative vanno propagandate attraverso persone definite informatori, ai quali viene garantito l’anonimato e che si prendano il compito di informare sui fatti e sugli eventi riguardanti la propria zona».

Propaganda. Tutti i volantini, viene spiegato dall’ideologo Scarpino, devono essere distribuiti in maniera gratuita. Il concetto viene espresso in un messaggio privato, inviato sul forum, da Scarpino all’utente “Neodimio” (anche questo intercettato dagli agenti). «Distribuite le produzioni (il riferimento è a materiale di propaganda, ndr), gratis nei vostri giri. Magari aspettate dei giorni che le personalizzo con dei loghi Stormfront. Poi possiamo partire con la diffusione massiva. L’importante è che sia gratis, perché dietro al Nazionalismo bianco come lo intendo io c’è anche la filosofia del volontariato totale che consiste nel dare gratis a chi vuole il materiale White Nationalist. Poi se stamparlo comporta delle spese, ci si smezza», scriveva.

Shoah. Uno dei negazionisti e antisemiti più convinti del Forum, come rilevano gli inquirenti, è Viola. Classe 1969, originario di Cantù (Co), è vicino al movimento di Forza Nuova e, scrivono i pubblici ministeri, si distingue per “le attività legate essenzialmente al consumo di sostanze stupefacenti”. “Da alcune conversazioni (intercettate per via telematica e telefonica, ndr) emerge in maniera inequivocabile il suo già palesato antisemitismo”, si legge negli atti della Procura. In una conversazione telefonica-choc, del 25 luglio, Mirko si vanta con un amico di potergli presentare a breve «un nuovo antisemita». Non solo. Viola sostiene di aver visitato un sito internet israeliano e di aver «inventato e pubblicato il nome di quattro parenti israeliani inesistenti». In una seconda conversazione telefonica dice anche di poter «creare un falso parente ebreo ucciso nei lager tedeschi nella seconda guerra mondiale e di registrarlo su un sito israeliano». Questo, per Viola (che ha anche organizzato una conferenza sul negazionismo, presentando il documentario “Wissen Macht Frei” – la conoscenza rende liberi) dimostrerebbe che «la Shoah è una mera invenzione».

CasaPound. Nelle intercettazioni telefoniche spunta anche il movimento dei “Fascisti del Terzo Millennio”. In una conversazione del 25 luglio, Viola parla con Fabio M., 24enne di Como. I due vogliono organizzare una riunione, coinvolgendo CasaPound. Un progetto che, però, viene rinviato, perché «Iannone (leader di CasaPound, ndr) non vuole esporsi per il momento. Ne riparliamo a settembre». In una chattata, avvenuta il 24 aprile 2012, tra Scarpino e l’utente del forum “Liquid87”, si inizia a stilare un elenco di persone «che possano essere d’azione». In particolare, fanno riferimento all’utente di Stormfront “Chaosnietsche”, «forse di Napoli»: «Lui è uno che le cose le fa», dicono, osservando che frequenta i circoli di CasaPound. Scarpino gli chiede se conosca Zippo, «verosimilmente Alberto Palladino», l’esponente di CasaPound finito in carcere per aver aggredito alcuni militanti del Pd nel Municipio IV, a Roma.

da Il Messaggero