Disoccupato suicida nel trapanese: Ingroia, cancellati da morti come lo erano da vivi da: zenzero quotidiano

Scritto da Patrizia Maltese

Disoccupato suicida nel trapanese: Ingroia, cancellati da morti come lo erano da vivi

Il suo biglietto di addio lo ha lasciato fra le pagine della Costituzione italiana, quella in base alla quale l’Italia dovrebbe essere una repubblica democratica fondata sul lavoro: “Perché allora lo Stato non mi restituisce la dignità togliendomi da questa condizione di disoccupazione?”
Dopo essersi rivolto inutilmente alla segreteria del suo sindacato (la Cgil in cui militava da anni e del cui direttivo provinciale faceva parte), Susanna Camusso, e al Capo dello Stato, Giuseppe Burgarella, operaio edile senza lavoro da anni la soluzione definitiva per togliersi dalla disoccupazione – come lui stesso ha scritto – l’ha trovata impiccandosi a Guarrato, nel trapanese.
E naturalmente oggi i leader dei partiti che hanno avallato politiche del lavoro che privano del lavoro si battono il petto e le loro parole ipocrite non meritano nemmeno di essere riportate.
Di ben altro spessore quelle del vero partigiano della Costituzione Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione civile: “Burgarella ha lasciato il suo messaggio disperato fra le pagine di quella Costituzione tradita, offesa, umiliata e vilipesa proprio come lui, un lavoratore onesto lasciato senza occupazione per anni, dimenticato, che si è sentito privato prima della vita, della quotidianità, poi anche della dignità. Il suo gesto racchiude il senso della tragedia contro cui noi lottiamo”.
Per Ingroia, questi non sono suicidi, “ma vittime di omicidi di Stato travestiti. A questi si aggiungono i nomi dei piccoli imprenditori che hanno fatto la stessa tragica scelta. Non possiamo assistere inermi alla disperazione degli italiani, sempre più numerosi, che pagano con la propria vita le drammatiche conseguenze della crisi e dei provvedimenti iniqui. In questa campagna elettorale si sente parlare di tutto, tranne che di loro. Sono stati cancellati da morti come lo erano da vivi. Invece solo di loro dovremmo parlare, perché questa è la realtà fatta di carne e sangue e dolore e disperazione di questo Paese. A questa realtà bisogna dare una risposta in modo che più nessuno debba togliersi la vita per reclamare ciò che gli spetta di diritto”.
E dolore e rabbia ha espresso Giovanna Marano: “Con quel gesto Giuseppe – ha detto la sindacalista della Fiom, per anni vicina agli operai di Termini Imerese – ci ha ricordato la solitudine, lo smarrimento, l’inquietudine che i disoccupati vivono”.
Per Marano, candidata di Rivoluzione civile, “ci ha ricordato che questo Paese, la nostra democrazia, è fondata sul lavoro. E ci ha ricordato anche che questo fondamento è da troppo tempo vituperato, attaccato, mortificato da logiche e pratiche di potere che scaricano sui più deboli le conseguenze sociali ed economiche, non solo della mera crisi, ma più in concreto del malgoverno e dell’incapacità politica, degli sprechi, della corruzione, dell’irresponsabilità dei grandi manager, della grande finanza. Per salvaguardare, sempre e comunque, l’impunità dei più forti e l’accumulo sfrenato di capitali”.
Quindi ha sottolineato: “Giuseppe ci ha ricordato tutto questo, in un biglietto lasciato tra le pagine della Costituzione. A noi spetta il compito di riprendere in mano quella Costituzione e riattuarla nella vita di tutti i giorni”.