Rivoluzione civile: Ingroia a Catania, non è utopia ma un sogno che si avvera da: zenzero quotidiano

Scritto da Patrizia Maltese

Rivoluzione civile: Ingroia a Catania, non è utopia ma un sogno che si avvera Sandra Amurri ha esordito ricordando la sua amica e collega Maria Grazia Cutuli: da giornalista d’inchiesta a giornalista d’inchiesta, per parlare di un Paese in cui i giornalisti non hanno vita facile e per dire no alla guerra.
Momento di commozione in una serata di grande emozione e partecipazione: l’incontro di Antonio Ingroia e di alcuni candidati della lista di “Rivoluzione civile” con i catanesi, nel cinema Odeon dove “solo posti in piedi” non era una frase tanto per dire.
Introdotta da un altro giornalista-candidato, Maurizio Torrealta, Amurri ha toccato il tema della corruzione, in “un Paese prigioniero di ricattati e ricattatori”, per ricordare che “l’onestà non è una cosa vecchia”.
Di informazione ha parlato anche Anna Falcone, definendola “asservita” per non aver fatto conoscere lo scandalo di quell’attentato alla salute e alla vita stessa delle persone e dell’ambiente rappresentato dal Muos di Niscemi.
Su un altro tipo di inchiesta – quella giudiziaria sulla trattativa fra Stato e mafia -, per ringraziare Antonio Ingroia che l’ha condotta insieme ai suoi colleghi della procura di Palermo, si è soffermato Orazio Licandro sottolineando come non si tratti soltanto di una questione penale, ma come quella sia stata “la più grande inchiesta nella storia delle democrazie occidentali, superiore persino al Watergate”. Un ringraziamento per il coraggio, “per non aver mai piegato la testa”, per aver deciso adesso di continuare il proprio impegno attraverso un’altra istituzione, il Parlamento devastato dagli Scajola, dai Dell’Utri, dai Cuffaro: per ricordare che altri – e non solo Berlusconi, ma anche il Pd costretto ad escludere Crisafulli e Papania – hanno dovuto “sbianchettare” le loro liste all’ultimo minuto mentre Rivoluzione civile non ha niente di cui vergognarsi: “Altri – ha sottolineato – sono corresponsabili del disastro: noi siamo i soli a poter dire basta ai governi delle banche e delle lobby economico-finanziarie; i soli a poter dire a testa alta di essere stati contro l’Italia di Marchionne, al quale è stato consentito anche dalle alte cariche dello Stato di smantellare pezzi di Costituzione” ricattando i lavoratori e costringendoli a rinunciare ai loro diritti pur di conservare il posto.
Centralità del lavoro anche nell’intervento di Giovanna Marano, sindacalista per decenni in mezzo alla gente, secondo la quale adesso bisogna “dare voce a chi ha pagato il prezzo più alto della crisi” (giovani, disoccupati, precari, esodati) e Rivoluzione civile è l’unico progetto politico – e ha ribadito: “politico, non elettorale” – “in discontinuità con la cattiva politica” anche perché “lo spartiacque è la questione morale”, sollecitata dalla gente che “vuole politici onesti, incorruttibili, normali, che sappiano ascoltare: non vip che non sanno quanto costa un chilo di pane”.
E certamente è politico “normale” e per questo anomalo Antonio Ingroia, non animale da palcoscenico che tenti di ammaliare le folle con promesse mirabolanti, slogan o strepiti populisti, ma cittadino onesto che sente il bisogno e il dovere di chiarire agli altri cittadini – i “cives” da coinvolgere in questa rivoluzione, per sconfiggere la casta politica che si autoassolve – esattamente ogni passaggio di quel che intende fare in questa rivoluzione che è pacifica ma sarà una “guerra senza quartiere” per espugnare il fortino in cui la casta si è barricata e sarà una rivoluzione civile che – ha scherzato – non deve essere necessariamente “educata”: “può essere anche poco educata”, perché “non perdoneremo nulla” alle cricche, ai corrotti, alla mafia in guanti gialli, alla massoneria e ai poteri occulti che hanno distrutto la nostra democrazia. Perché “la vera anomalia è una classe dirigente che va a braccetto con le mafie in ogni regione”. Il riferimento era anche agli impresentabili nelle liste del Pdl, con la “pupiata”, la sceneggiata dell’esclusione di Dell’Utri e Cosentino, mentre veniva candidato Cesaro, i cui rapporti con il boss della Nuova camorra organizzata, Raffaele Cutolo, sono provati dalle intercettazioni. E, del resto, “avendole pulite lui, che potevate aspettarvi?”. “Lui”, ovviamente, è Silvio Berlusconi, “la menzogna fatta persona”, una “vergogna” la cui ultima bugia è stata detta “sulla pelle dei disoccupati” con quell’annuncio di quattro milioni di posti di lavoro; ma ce n’è anche per Monti, “principale responsabile del disastro in cui si trova l’Italia” e anche dell’ennesima disillusione perché dopo il ventennio berlusconiano era arrivato con “un curriculum di tutto rispetto”, avrebbe dovuto dare la caccia agli evasori e risanare l’economia e invece il risultato è stato che siamo passati dalla recessione alla depressione. Berlusconi e Monti (l’uomo delle banche), due aspetti diversi dello stesso problema, ai quali Rivoluzione civile si contrappone per due caratteristiche: “Abbiamo due qualità che agli altri mancano: le mani pulite e le mani libere”. E non è esente da responsabilità politica il Pd che ha sostenuto Monti e le sue politiche contro i lavoratori. Ma in questo Paese non c’è il principio della responsabilità politica, perché “fa comodo a tutti essere irresponsabili” e per questo “la magistratura è stata attaccata da più parti”. Un esempio per tutti: la commissione Antimafia guidata da Beppe Pisanu, che finalmente dopo vent’anni decide di far luce sul periodo delle stragi e sulla trattativa fra Stato e mafia, che a un certo punto sembra voler fare a gara persino con i magistrati nella ricerca della verità, ma che alla fine manda assolti proprio i politici anche contro ogni evidenza processuale. “Un’altra vergogna” per Ingroia, che parla di “classe politica irredimibile”, di “politicanti che parlano la stessa lingua” e con la storiella del voto utile mostrano di disprezzare gli elettori, dell’impossibilità “di chiedere un po’ di serietà in questo Paese”. E siccome non si può solo sfasciare alla Grillo, ma bisogna anche proporre, nel progetto di Rivoluzione civile c’è l’introduzione del criterio di responsabilità amministrativa, la cancellazione delle leggi ad personam, la reintroduzione del falso in bilancio, l’introduzione del processo penale breve e della prescrizione lunga e quella che con orgoglio ha voluto chiamare la legge Ingroia-La Torre: omaggio, aggiornamento e prosecuzione della norma sulla confisca dei beni dei mafiosi voluta dal segretario regionale del Pci (tradito dai presunti eredi del Pd) che il leader di Rivoluzione civile proporrà insieme al figlio di Pio, Franco La Torre, candidato della lista, perché quel criterio dalla lotta alla mafia venga esteso alla corruzione elevata a sistema e ai grandi evasori. Primo passo: l’istituzione di un Alto commissariato per la confisca dei patrimoni illeciti. Che poi serviranno – insieme a quelli derivati dall’abolizione delle spese militari – a creare posti di lavoro, a finanziare la ricerca, a sostenere la scuola, l’università e la sanità pubblica, mentre oggi queste istituzioni sono state ridotte alla fame prima dai governi Berlusconi e poi da Monti che hanno dirottato le risorse sul privato. La rivoluzione si fa anche così. E Rivoluzione civile – dice Ingroia – “non è un’utopia e non è un’illusione: è un sogno che si avvera”.2013-02-08-Ingroia-incontra-Catania-019 2013-02-08-Ingroia-incontra-Catania-112

Zona industriale tra abbandono e rifiuti speciali Ontario: “Neanche in Tunisia questi livelli di degrado” da: live sicilia catania

Sabato 09 Febbraio 2013 – 13:17 di

Viaggio di LiveSiciliaCatania tra gli stradoni della zona industriale. Quello che dovrebbe essere il polo attrattivo degli investimenti finanziari è un luogo degradato e abbandonato: in alcune zone manca anche la segnaletica e l’illuminazione. Vecchio (Ugl): “Viabilità pericolosissima”. Cicero dell’Irsap: “La zona industriale etnea è tra le priorità dell’ente. Nel piano delle opere triennali inseriti gli interventi per garantire i servizi essenziali”. Ontario (Confindustria): “Vigileremo sull’operato dell’Irsap” FOTO DI ORAZIO DI MAURO

 

Eternit e pneumatici

CATANIA – Poi ci si chiede perché non ci sono investimenti o perché alcuni imprenditori decidono di lasciare Catania. La risposta non serve trovarla in bilanci, carte e burocrazia, ma basta fare un giro nella zona industriale. Segnaletica inesistente, rifiuti speciali ai margini delle strade, capannoni fatiscenti ed abbandonati, eternit nei terreni dove a pochi passi pascolano i bovini, scarsa illuminazione, pensiline consumate dal tempo, buche sull’asfalto. Una storia, risaputa, denunciata, troppe volte.

Micro discariche a cielo aperto

La fotografia di un fallimento: la gestione delle Asi. In questo grande quartiere industriale: insediamento di importanti realtà anche internazionali, ogni giorno si recano migliaia di lavoratori che vivono, respirano, si muovono tra queste strade. Qui la sicurezza da anni è un optional.

“La situazione è sempre la stessa di qualche anno fa – denuncia Luca Vecchio della Ugl metalmeccanici – ovvero pericolosissima, perché non ci sono le segnaletiche e le strade sono costruite male, anche quelle nuove”. Luca lavora alla St Microelectronics e per raggiungere il posto di lavoro, ogni giorno, è costretto a fare manovre ai limiti della sicurezza: “Allo svincolo del modulo M6 è stato costruito uno svincolo che va ad invadere la corsia delle macchine che provengono da Siracusa. Infatti sei costretto un’inversione di marcia contro il codice della strada”.

Bovini al pascolo a pochi passi dalle micro discariche

Quando la mattina il cielo è grigio i lavoratori della zona industriale si affidano alla clemenza delle previsioni meteo. “Quando piove – racconta ancora il sindacalista – le strade specie nella zona dove è ubicato il modulo M6 praticamente si allaga. Qualche anno fa abbiamo anche presentato un esposto alla procura della repubblica ma non è cambiato assolutamente niente: non è stato fatto nessun intervento. Il canale di gronda – continua Vecchio – dove vanno a confluire tutte le acque è molte volte ostruito”.

E i problemi non sono finiti. “L’illuminazione è carente – afferma il segretario della Ugl – spesso, addirittura, manca la luce”. Ed i rifiuti: l’eternit è visibile perché è in mezzo alla strada. “Molti capannoni incendiati della zona industriale risultano – evidenzia – costruiti in eternit e non sono stati bonificati”. Necessario, questo, per garantire la tutela della salute pubblica.

“Tanti buoni propositi – incalza Vecchio – ma non si è visto mai nessuno. Vista la densità della popolazione avevamo chiesto anche un presidio medico e del 118, che è stato soppresso. Non ci sono ambulanze e quando capita un incidente, ovviamente, – racconta – i soccorsi arrivano in ritardo”.

Una fermata abbandonata dell’autobus

Sul fronte del trasporto urbano i servizi, a detta dell’Ugl, sono insufficienti. “Parliamo di quasi 10 mila lavoratori che ogni giorno raggiungono la zona industriale e le tratte dell’Amt non coprono le necessità. Molti infatti si spostano con il proprio mezzo. Abbiamo chiesto più volte l’attivazione di navette e pullman speciali, ma anche in questo caso le nostre richieste sono cadute nel dimenticatoio. Parliamo di 10 mila persone – ribadisce Luca Vecchio – più di un paese, ma nonostante questo viene tutto lasciato – sentenzia – nell’inciviltà più assoluta”.

Uno scenario di degrado quello della zona industriale su cui più volte hanno alzato la voce gli imprenditori. “La città aspetta un intervento decisivo, è venuto il momento di fare da soli”. è la netta posizione de Il Tavolo per le Imprese che promuove uno strumento operativo di semplice realizzazione: il Contratto di Rete.

Rifiuti ai margini delle strade

“Da troppo tempo gli imprenditori – affermano – segnalano le inefficienze della zona industriale. Noi proponiamo la stipula di un contratto di rete tra le imprese, una forma di collaborazione e di integrazione che prevede l’istituzione di un fondo patrimoniale. Anche in altre parti d’Italia le imprese si aggregano per realizzare i rispettivi obiettivi strategici, senza però rinunciare alla propria autonomia”.

Alfonso Cicero

Ma di chi è la competenza delle zone industriali? Il nuovo ente regionale che gestisce le ex Asi è l’Irsap, nato da poco più di un anno. Alfonso Cicero, commissario straordinario dell’Irsap, è consapevole dei problemi. “Mi sono insediato a dicembre – afferma a LiveSiciliaCatania – e stiamo lavorando a pieno regime per avviare questa nuova macchina. E’ stato già nominato il direttore generale ed ora si potrà finalmente operare”. La situazione non è semplice: 200 milioni di euro di debiti da ripianare. “La zona industriale di Catania – assicura – è una delle nostre priorità, insieme ad altri insediamenti industriali della Sicilia”. In queste settimana stiamo cercando di rendere efficienti gli uffici periferici e stiamo cercando con i dirigenti di ogni territorio di redigere un report sullo stato di ogni area. I problemi, purtroppo, sono comuni”.

Eternit (particolare)

Come avete intenzione di operare? “Abbiamo già approvato il bilancio 2012 – dichiara Cicero – e stiamo elaborando il bilancio di previsione 2013 dove è inserito il piano delle opere triennale dove sono inseriti tutti gli interventi che io chiamo servizi essenziali”. A cosa si riferisce? “Servizio idrico, illuminazione, manutenzione strade e – aggiunge – per me è un servizio essenziale anche la video sorveglianza”. Su Catania, Cicero ha già avviato e manifestato completa apertura per il progetto di intermodalità: con particolare riferimento alla riqualificazione del nodo ferroviario di Bicocca. “E’ nostra volontà intervenire consapevoli delle enormi difficoltà finanziarie – conclude Cicero – perché bisogna lavorare con l’obiettivo di attrarre investimenti, e le zone industriali rappresentano il nostro biglietto da visita”. Cicero è pronto a dialogare con parti sociali, sindacati e associazioni imprenditoriali per programmare lo sviluppo delle aree industriali.

Silvio Ontario

Fiducioso che l’istituzione dell’Irsap porti un’inversione di rotta è Silvio Ontario, presidente dei Giovani Industriali di Sicilia e imprenditore catanese. “Avere finalmente una governance stabile – afferma a LiveSiciliaCatania – è un fatto positivo. Le Asi erano solo dei carrozzoni e delle macchine mangiasoldi: l’Irsap – spiega Ontario – ha un Cda composto da 11 membri, prima venivano elargiti compensi per 400 persone. Ora l’obiettivo è creare un habitat diverso dell’intera zona industriale che è nel completo abbandono. Io recentemente sono stato in Tunisia – racconta – e lì non ho visto gli stessi livelli di degrado. Noi – promette – vigileremo sulle azioni di questa nuova governance che, secondo noi, deve avere come target anche quello di sburocratizzare la macchina e snellire i procedimenti. Solo così si potranno creare le condizioni idonee per le imprese che già sono insediate nella zona industriale di lavorare al meglio e di poter attrarre nuovi investitori”.