Firma la petizione online” verità e giustizia per le vittime delle stragi nazifasciste

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vi informiamo che da oggi è possibile firmare anche online la petizione dell’ANPI con cui chiediamo verità e giustizia per le vittime delle stragi nazifasciste. Lo si può fare sul nostro sito nazionale: http://www.anpi.it/una-grande-campagna-dellanpi-per-fare-giustizia-e-verita-sulle-stragi-nazifasciste/  cliccando su “

 

17 miliardi per l’acquisto di f35 per bombardare l’afghanistan

Invito incontro 6 febbraio No Muos

Alle Associazioni cittadine:

 


Addiopizzo, Amnesty international, Anpi, Arci, Arcigay, Argo, A.S.D. Rugby Briganti di Librino, Ass. Rita Atria, Ass. Italia-Cuba, “Casablanca”, Catania Città Aperta, Centro Astalli, Cinestudio, Csv Etneo, CittàInsieme, Città Felice, Ctzen, Collettivo Aleph, Collettivo Experia,  Comitato per la legalità nella festa di S. Agata, Comunità di S.Egidio, Comitato porto del sole, Convenzione per la pace, Cope, Emergency, Fondazione Giuseppe Fava, Forum catanese acqua bene comune, Forum salviamo il paesaggio Ct, Gapa, Girodivite, Gruppo Memoria e Libertà, I Cordai, Iq Bal,  Legambiente,  Le Voltapagine,  Libera, Lila, Lipu, Kerè, Mani Tese, Movi, Movimento Studentesco Catanese, Officina Rebelde,  Open Mind Glbt, Pax Christi, Rete, antirazzista catanese, Siciliani Giovani, Talità Kum, Teatro Coppola, Udi, Wwf,………………

 

 

Il Comitato di base NoMuos NoSigonella con la presente invita le associazioni cittadine ad un incontro mercoledì 6/2 alle ore 19 in via Siena 1 c/o comunità SS. Pietro e Paolo. Nel corso dell’ultima assemblea cittadina del 31/1  ci si è aggiornati sulle mobilitazioni in corso a Niscemi con il presidio permanente in contrada Ulmo e sulle dinamiche in atto per ottenere la revoca della costruzione del micidiale Muos.

Si sono discusse numerose proposte di  iniziative locali (assemblee informative, concerti, cene sociali di autofinanziamento, corteo cittadino…) per estendere la sensibilizzazione in ogni ambito della nostra città e vorremmo condividerle con tutte le realtà disponibili, in vista della grande manifestazione nazionale del 30 marzo a Niscemi contro il Muos.

 

 

Comitato di base NoMuos NoSigonella- Catania

CATANIA Città Aperta: L’appello

Giustizia sociale, uguaglianza di genere nel rispetto della cultura della differenza, rispetto per i diritti individuali, solidarietà, pace, rispetto per l’ambiente, sono per noi i principi fondamentali per contrastare la crisi che attraversa il Paese, e che coinvolge ancor più drammaticamente la Sicilia e Catania.
In nome di questi principi, non accettando di subire passivamente un degrado ed una barbarie che sembrano avanzare inesorabilmente, scegliamo di impegnarci nella nostra Città perché la cultura dei diritti sostituisca l’arbitrio, la solidarietà prevalga sull’egoismo e lavoro e conoscenza abbiano la priorità su proprietà e rendita.
Proponiamo un impegno che, riaffermando il primato delle persone sulle cose, metta al centro della politica i contenuti e si interroghi sulle forme di partecipazione più coerenti per far vivere concretamente una vera alternativa democratica.
Quello che chiediamo è un radicale cambiamento della politica, che va perseguito con pazienza, umiltà e determinazione e che deve vedere come protagonisti innanzitutto coloro che non hanno avuto nulla a che spartire con l’attuale sistema di potere, in Sicilia e a Catania.
In primo luogo, vogliamo ridare una speranza ai nostri giovani, su cui pesa un malessere profondo e generalizzato. Sono anzitutto loro che pagano ormai un prezzo altissimo in termini di assenza di prospettive di inserimento sociale. Vogliamo una città che non costringa più i suoi ragazzi ad andare altrove alla ricerca di un lavoro precario. Una città in cui si può restare perché si lavora, si studia e si può formare una famiglia.

Catania ha bisogno di politiche pubbliche improntate ad una maggiore giustizia distributiva, di equità nell’utilizzo delle risorse, di efficienza nella gestione dei servizi. La gestione del “Comune” va tradotta esclusivamente in termini di benessere dei cittadini.

Vogliamo lavorare alla costruzione di un PROGRAMMA PARTECIPATO e proponiamo sin d’ora alcuni temi utili per iniziare a riflettere sulla Città:

  1. Priorità delle politiche pubbliche;
  2. Cultura della legalità;
  3. Democrazia permanente

Priorità delle politiche pubbliche

In primo luogo, prevalenza degli interessi generali su quelli individuali.

Bisogna smetterla con una prassi politica perversa che ha trasferito risorse ingenti dal pubblico al privato, creando arricchimento per pochi e disservizi per tutti.

Proprio su questo si è costruito un “sistema” affaristico – simile in tutte le capitali del Mezzogiorno – con l’intervento organico dei poteri affaristici sovente collusi con quelli criminali. La vera differenza fra gli schieramenti politici consiste nel primato, o meno, delle politiche Pubbliche, ed il nostro progetto vuole essere la conseguenza coerente di questo profondo convincimento.

Cultura della legalità

Affermare la legalità come complesso dei diritti e dei doveri di ogni cittadino, che assicuri a tutti la certezza della loro dignità individuale, civile, sociale.
Va pienamente affermato il sistema delle regole, partendo dal principio della responsabilità individuale: chi viola leggi e norme, chi non fa il proprio dovere, chi amministra male, deve pagare. Il Comune deve essere impegnato, in prima linea, con strumenti, idee, e modi di essere che siano efficacemente improntati al principio di legalità.

Solo così è possibile contrastare quella mancanza di senso civico e pubblico che caratterizza la vita della nostra città e che rappresenta anche il principale presupposto per la diffusione della criminalità mafiosa.

Democrazia permanente

Noi concepiamo la democrazia come partecipazione costante di cittadini consapevoli alle decisioni, come processo continuo e permanente.

Il programma per l’amministrazione della Città, dunque, dovrà essere il risultato di un confronto serrato e serio con i cittadini, a partire dai giovani e dai quartieri, finalizzato al raggiungimento dell’unità di forze diverse e alternative al sistema di potere.

La gravissima crisi della politica può essere superata solo ponendo al centro delle scelte pubbliche il metodo democratico con processi positivi e, anche, d’innovazione istituzionale.

Oggi esistono mezzi e conoscenze -come, ad esempio, l’uso del web- per praticare la partecipazione e costruire dal basso una democrazia organizzata e deliberante, consentendo la circolazione delle idee e l’organizzazione orizzontale, non gerarchica, dei saperi.

Occorre costruire nuove procedure deliberative che siano espressione di volontà, anche diretta, dei cittadini; in questo senso, anche primarie che non siano espressione di personalismi notabilari, ma scelta di indirizzi politici all’interno di un quadro comunque alternativo all’attuale gestione della Città, possono essere strumento di partecipazione democratica.

Catania, infine, ha bisogno di una politica locale sobria, umile, che eviti gli sprechi e sia attenta alle vere priorità pubbliche.

Ha bisogno di una netta rottura con le precedenti amministrazioni nella scelta delle donne e degli uomini, nello stile, nel rapporto con e tra le forze politiche.

Da parte nostra, quindi, nessun rapporto con quei partiti responsabili e corresponsabili del dissesto finanziario, morale e politico. Nessun riferimento, nemmeno, all’attuale quadro politico regionale, costruito sul recupero di forze pienamente coinvolte nella peggiore politica e nel clientelismo eretto a sistema..

Noi crediamo che per Catania sia il tempo di una vera e profonda alternativa.

Su queste basi, che rappresentano le precondizioni di qualunque impegno politico-amministrativo, ci proponiamo di costruire un programma di governo per la Città, aperto al contributo di tutti i cittadini.

Terremoto Formazione, chi va e chi resta di Riccardo Lo Verso da: live sicilia

Il terremoto all’assessorato alla Formazione, fra trasferimenti di massa e rotazione dei dirigenti. Ecco cosa c’è dietro la scelta del governatore Crocetta e dell’assessore Scilabra di voltare pagina

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PALERMO – La stretta sulla Formazione professionale è arrivata martedì sera. Al termine di una lunga riunione negli uffici della presidenza fra il neo governatore Rosario Crocetta e l’assessore Nelli Scilabra. Si è deciso di voltare pagine per ritrovare “trasparenza, correttezza, efficienza e coerenza nell’azione amministrativa”. Così c’è scritto nei decreti che saranno notificati a chi dovrà lasciare il Dipartimento. Saranno gli atti ufficiali del trasferimento di massa che ieri ha provocato un terremoto negli uffici di via Ausonia, a Palermo.

Il settore, lo ammettono per primi gli addetti ai lavori, fa acqua da tutte le parti. Il marasma delle rendicontazioni, l’impossibilità di controllare la regolarità dei corsi, il mancato pagamento degli stipendi degli operatori nonostante l’erogazione dei finanziamenti, i casi di dipendenti regionali che si sono appropriati di soldi pubblici finiti nei loro conti corrente personali, le parentopoli: tutto ha contribuito a scatenare la reazione dei nuovi vertici dell’assessorato. Che gettano acqua sul fuoco e non vogliono sentire parlare di epurazione. E’ una questione di opportunità, si può anche scegliere di usare un’altra parola, ma i numeri sono impietosi. Sessanta persone, fra dirigenti e funzionari, trasferiti. Restano a disposizione dell’assessorato alla Funzione pubblica, in attesa di conoscere il nuovo incarico. “Quando la squadra non funziona – dice qualcuno bene informato – bisogna cambiare le cose”.

I sette dirigenti trasferiti sono Patrizia Lo Campo, Antonino Di Franco, Pietro Fiorino (che in una lettera a Livesicilia smentisce di aver ricevuto al momento un provvedimento di trasferimento*), Nicola Trentacosti (anche lui smentisce di aver ricevuto al momento un provvedimento di trasferimento**), Teresa D’Esposito (anche lei smentisce di essere stata trasferita***), Maria Sorce, Michele Lacagnina. C’è da da giurare che qualcuno impugnerà il decreto di trasferimento non appena gli sarà notificato. Altrettanti dirigenti resteranno nel dipartimento Istruzione e formazione professionale, ma non si occuperanno più di ciò che hanno fatto finora. La rotazione riguarda Marcello Maisano, Marco Montoro, Domenico Giubilaro, Fabio Ballo, Rosa Maria Milazzo, Vita Di Lorenzo e Angelina Varisano. In realtà, uno di loro resterà al proprio posto. Uno solo che incassa, così, un attestato di stima e fiducia piena.

Sulle scelte dell’assessore, spiegano i bene informati, non avrebbero pesato le inchieste della magistratura. Di Formazione si stanno occupando la procura della Repubblica e quella regionale della Corte dei conti. È stato deciso di voltare pagina prima ancora di conoscere gli esiti investigativi e prima ancora di analizzare le rispose di dirigenti e funzionari sul delicato tema delle parentele nel mondo della Formazione. Gli è stato chiesto di autodenunciare interessi, diretti e indiretti, nel settore. Hanno risposto in massa, ma in pochi – una ventina in tutto – hanno ammesso che qualcuno, in famiglia, dirige un ente di formazione che incassa contributi dall’assessorato oppure vi lavora come docente.

Senza contare che la politica, troppo spesso, ha messo le mani sulla Formazione. Non  a caso il governo ha già depositato all’Assemblea regionale siciliana un disegno di legge sulle incompatibilità per fermare il fenomeno delle parentele politiche proprio negli enti di formazione in alcuni casi trasformati in bacini elettorali.

Lo scandalo parentopoli si è aggiunto alla mancata rendicontazione. E’ il nocciolo della questione amministrativa. Riuscire a sapere come siano stati spesi milioni di euro è una missione impossibile. Ci sono tremila corsi, o giù di lì, di cui si sa poco o niente. A cominciare dal numero dei giovani che li hanno frequentati. Una cosa è certa, però: la stragrande maggioranza è già stata pagata profumatamente, con una copertura delle spese che tocca l’80 per cento del totale. Eppure, come ha scoperto l’inchiesta del mensile S, in molti casi ai corsi ha partecipato meno della metà degli allievi previsti. Nei casi limite sono stati spesi 120 mila euro per formare una sola persona.

Ce n’era abbastanza per adottare il provvedimento di trasferimento di massa che coinvolge metà del personale del Dipartimento e con il quale, secondo il presidente Rosario Crocetta “si mette fine ad una gestione consolidata, nel settore Formazione che ha coinvolto l’assessorato, in questi anni, in una serie infinita di scandali. Comincia un nuovo percorso che dovrà garantire tutti i dipendenti dei vari enti di formazione, ma escluderà dalla Formazione gli enti che non sono in regola con le informative antimafia, che non pagano i dipendenti e che non svolgono correttamente i corsi”.