Fiat-Sevel, multa a un operaio per le auto difettate ma l’errore è del robot da:controlacrisi.org autore:fabio sebastiani

Tre giorni di sospensione e il pagamento di 2.308 euro per attività di riparazione a causa del danneggiamento di 17 veicoli. Accade in fabbrica, in Val di Sangro, nello stabilimento più grande d’Europa per la produzione di veicoli commerciali leggeri, la Sevel (Gruppo Fiat). La vicenda capitata a Roberto Ferrante, rappresentante sindacale della Fiom ha dell’incredibile. La Fiat non gli contesta alcun dolo, ma pretende un risarcimento rispetto a un danno che in realtà deriva dal mancato funzionamento di un braccio meccanico. Un’altra puntata del clima anti-Fiom che Sergio Marchionne sta cercando di mettere in piedi in tutti i siti produttivi. Della vicenda si sta occupando la Fiom nazionale che l’ha giudicata un fatto inedito. Il 14 gennaio Maurizio Landini e Giorgio Airaudo saranno davanti ai cancelli del sito produttivo. La Fiom contesta “un precedente pericolosissimo” per gli operai. “Questa azione”, critica Marco Di Rocco, segretario provinciale della Fiom “fa parte della strategia della tensione che la Sevel sta portando avanti. Non è concepibile che si usi il ricatto del trattamento economico”. “E’ la prima volta che si chiedono danni per un errore commesso non volontariamente”, commenta amaro Ferrante, “se fossi stato accusato per aver danneggiato con dolo qualche macchinario o la produzione sarei stato passibile di licenziamento. Qui invece si contesta un errore che può essere all’ordine del giorno in una fabbrica con livelli massimi di saturazione. E si attua il ricatto peggiore, quello economico”.La multa di 2mila e 300 euro vale quasi quanto due stipendi medi da operaio che si aggira attorno ai 1.200 euro. «In più», sottolinea l’operaio sanzionato, «perdo quasi altri 300 euro sulla busta paga per i tre giorni di sospensione». «Non deve passare la logica che chi lavora ogni secondo, in un ambiente dove può essere fatale la minima distrazione, l’operaio debba rispondere ad un errore con il proprio salario», sottolinea Marco Di Rocco, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil, «dopo il taglio dei diritti in tutte le fabbriche la Fiat passa all’azione incidendo sul salario: se passa quest’idea è la fine».

“È gravissimo l’atteggiamento di Sevel che multa un operaio per un lavoro, a suo dire, mal eseguito – dichiarano Marco Fars, segretatio regionale PRC Abruzzo e Carmine Tomeo, responsabile Lavoro PRC Abruzzo. Considerata l’aggressione sistematica portata avanti dal gruppo Fiat ai diritti dei lavoratori e a chi li difende è bene far notare, per completezza di cronaca e giudizio, che l’operaio soggetto di tale provvedimento è iscritto alla FIOM ed è Rsa di fabbrica. Sarà un caso?”
Sevel non accusa il lavoratore di aver appositamente eseguito male il suo lavoro o di aver colpevolmente danneggiato i furgoni prodotti. Con tali motivazioni la Sevel avrebbe potuto, a norma di legge, comminare sanzioni. Ma queste sarebbero state, molto probabilmente, poco esemplari (la multa non sarebbe potuta essere di importo superiore a 4 ore di retribuzione) ed avrebbe dovuto seguire il ben più lungo iter previsto per i provvedimenti disciplinari.
“Consideriamo, perciò, molto grave – continuano i due esponenti del Prc – l’atteggiamento che la Sevel ha assunto nei confronti dell’Rsa Fiom, che si inserisce nel quadro di rapporti tra azienda e lavoratori sempre più caratterizzati da arroganza da parte aziendale. Dopo i casi di presunto assenteismo e la mistificazione che viene fatta di questo termine, includendo in un calderone anche, ad esempio, casi di malattia o assistenza familiare, questo nuovo caso (grave e inedito) di provvedimento disciplinare, denota un atteggiamento aziendale intimidatorio nei confronti dei lavoratori”. “Siamo vicini ai lavoratori – concludono Fars e Tomeo – costretti a subire quella che la Fiom ha giustamente definito “strategia della tensione che la Sevel sta portando avanti”. Ma consapevoli che questi casi stanno già facendo scuola nel padronato, occorre unire le forze che si sono opposte alle politiche di Monti per finirla con il lavoro svolto sotto ricatto”.

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