ADDIO A RITA LEVI MONTALICINI – Muore a 103 anni…da:A Testa Alta-libera informazione

MUORE LA MONTALCINI
AVEVA 103 ANNI
 
 
E’ morta la senatrice a vita Rita Levi Montalcini.
L’Italia è in lutto: va via una donna illustre, che ha portato alto il nome di questa Nazione in tutto il mondo. Va via un esempio di umiltà e di genialità singolare in tutto il pianeta. Va via uno di quei motivi per cui io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono. 

L’illustre neurologa, già premio Nobel per la medicina nel 1986, si è spenta presso la sua abitazione a Roma in via di Villa Massimo. Aveva 103 anni ed era nata a Torino. La notizia è stata verificata dalla Questura di Roma. La scienziata era in compagnia di alcune persone care che, visto il peggioramento delle sue condizioni di salute, hanno chiamato i soccorsi per trasferirlla presso clinica Villa Margherita. Il quadro clinico è andato rapidamente peggiorando. Quando il personale del 118 è arrivato sul posto, non ha potuto fare altro che costatarne il decesso.

Rita Levi Montalcini nel 1986 vinse il Premio Nobel per la medicina grazie alla scoperta e all’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa. E’ stata, inoltre, la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Nel 2001 fu nominata senatrice a vita, dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che la scelse per i suoi meriti sociali e scientifici.
I messaggi di cordoglio.
“Tutta Roma è addolorata per questa tristissima notizia”, ha commentato il sindaco della capitale Gianni Alemanno – “La scomparsa di Rita Levi Montalcini è un gravissimo lutto per l’Italia e per tutta l’umanità. Una persona che ha rappresentato la coscienza civile, la cultura e lo spirito di ricerca del nostro tempo e che ha saputo mettere insieme il rigore scientifico col massimo livello di umanità”.
Walter Veltroni: “Con Rita Levi Montalcini se ne va una personalità  straordinaria – ha detto l’esponente Pd – una donna che nella sua lunghissima spvendida vita ha mostrato impegno, forza, ingegno straordinari. Ci mancherà”.
Renato Schifani ha sottolineato: “Con lei l’Italia perde un grande scienziato e una grande donna, ma la sua figura e il suo insegnamento rimarranno sempre vivi nel nostro ricordo e continueranno a costituire motivo d’orgoglio per il nostro Paese”.
“E’ un faro di vita che si è spento”. Così Piera Levi-Montalcini, consigliere comunale e nipote della scienziata l’ha voluta ricordare.

Casablanca “Storie dalle città di fontiera”

casablanca gennaio 2013

SI ACCENDE IL BUIO Una lettera, un bimbo, una famiglia e sei soldati che dissero no a Hitler

 

 

di Matteo Incerti e Johannes Lubeck ( Aliberti 2012 – pg. 235 , 38 foto – euro 15) 

Una piccola lettera, scritta il 5 agosto 1944 da un ufficiale d’infermeria della Luftwaffe di stanza sull’Appennino emiliano. Un foglietto di carta che parla di un bimbo fatto nascere dal soldato e che chiede siano risparmiati da un rastrellamento il piccolo e la sua famiglia. Sessantasette anni dopo, quel bimbo diventato nonno si mette sulle tracce dell’uomo a cui deve la vita. Scopre così l’incredibile epopea di un’intera famiglia tedesca e di un gruppo di soldati del Terzo Reich che, nell’inferno della seconda guerra mondiale, si riscattarono dal nazismo attraverso l’umanità, la fede e il coraggio. Uno di loro, per vendetta d’amore, arrivò a sfidare Joseph Goebbels. Una vicenda reale, un’avventura incredibile dal 1940 ai giorni nostri, attraverso l’Italia, la Germania, la Grecia, la Polonia e la Russia. Una favola della vita contro ogni dittatura.

“Persone che dissero di ‘no’ agli orrori del nazismo pur non disertando dall’esercito tedesco, i cui comportamenti umani e civili condannano ancora di più coloro che si resero protagonisti di eccidi e poi si sono rifugiati dietro alla scusa del “abbiamo eseguito ordini”. Il libro che assume i tratti della favola, non cade nello stereotipo del ‘tedesco buono’. Questa storia dimostra che si poteva disobbedire”
Massimo Storchi, storico, scrittore – Istoreco Reggio Emilia in occasione della conferenza stampa di presentazione del libro 4 dicembre 2012 – Reggio Emilia

Fiat-Sevel, multa a un operaio per le auto difettate ma l’errore è del robot da:controlacrisi.org autore:fabio sebastiani

Tre giorni di sospensione e il pagamento di 2.308 euro per attività di riparazione a causa del danneggiamento di 17 veicoli. Accade in fabbrica, in Val di Sangro, nello stabilimento più grande d’Europa per la produzione di veicoli commerciali leggeri, la Sevel (Gruppo Fiat). La vicenda capitata a Roberto Ferrante, rappresentante sindacale della Fiom ha dell’incredibile. La Fiat non gli contesta alcun dolo, ma pretende un risarcimento rispetto a un danno che in realtà deriva dal mancato funzionamento di un braccio meccanico. Un’altra puntata del clima anti-Fiom che Sergio Marchionne sta cercando di mettere in piedi in tutti i siti produttivi. Della vicenda si sta occupando la Fiom nazionale che l’ha giudicata un fatto inedito. Il 14 gennaio Maurizio Landini e Giorgio Airaudo saranno davanti ai cancelli del sito produttivo. La Fiom contesta “un precedente pericolosissimo” per gli operai. “Questa azione”, critica Marco Di Rocco, segretario provinciale della Fiom “fa parte della strategia della tensione che la Sevel sta portando avanti. Non è concepibile che si usi il ricatto del trattamento economico”. “E’ la prima volta che si chiedono danni per un errore commesso non volontariamente”, commenta amaro Ferrante, “se fossi stato accusato per aver danneggiato con dolo qualche macchinario o la produzione sarei stato passibile di licenziamento. Qui invece si contesta un errore che può essere all’ordine del giorno in una fabbrica con livelli massimi di saturazione. E si attua il ricatto peggiore, quello economico”.La multa di 2mila e 300 euro vale quasi quanto due stipendi medi da operaio che si aggira attorno ai 1.200 euro. «In più», sottolinea l’operaio sanzionato, «perdo quasi altri 300 euro sulla busta paga per i tre giorni di sospensione». «Non deve passare la logica che chi lavora ogni secondo, in un ambiente dove può essere fatale la minima distrazione, l’operaio debba rispondere ad un errore con il proprio salario», sottolinea Marco Di Rocco, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil, «dopo il taglio dei diritti in tutte le fabbriche la Fiat passa all’azione incidendo sul salario: se passa quest’idea è la fine».

“È gravissimo l’atteggiamento di Sevel che multa un operaio per un lavoro, a suo dire, mal eseguito – dichiarano Marco Fars, segretatio regionale PRC Abruzzo e Carmine Tomeo, responsabile Lavoro PRC Abruzzo. Considerata l’aggressione sistematica portata avanti dal gruppo Fiat ai diritti dei lavoratori e a chi li difende è bene far notare, per completezza di cronaca e giudizio, che l’operaio soggetto di tale provvedimento è iscritto alla FIOM ed è Rsa di fabbrica. Sarà un caso?”
Sevel non accusa il lavoratore di aver appositamente eseguito male il suo lavoro o di aver colpevolmente danneggiato i furgoni prodotti. Con tali motivazioni la Sevel avrebbe potuto, a norma di legge, comminare sanzioni. Ma queste sarebbero state, molto probabilmente, poco esemplari (la multa non sarebbe potuta essere di importo superiore a 4 ore di retribuzione) ed avrebbe dovuto seguire il ben più lungo iter previsto per i provvedimenti disciplinari.
“Consideriamo, perciò, molto grave – continuano i due esponenti del Prc – l’atteggiamento che la Sevel ha assunto nei confronti dell’Rsa Fiom, che si inserisce nel quadro di rapporti tra azienda e lavoratori sempre più caratterizzati da arroganza da parte aziendale. Dopo i casi di presunto assenteismo e la mistificazione che viene fatta di questo termine, includendo in un calderone anche, ad esempio, casi di malattia o assistenza familiare, questo nuovo caso (grave e inedito) di provvedimento disciplinare, denota un atteggiamento aziendale intimidatorio nei confronti dei lavoratori”. “Siamo vicini ai lavoratori – concludono Fars e Tomeo – costretti a subire quella che la Fiom ha giustamente definito “strategia della tensione che la Sevel sta portando avanti”. Ma consapevoli che questi casi stanno già facendo scuola nel padronato, occorre unire le forze che si sono opposte alle politiche di Monti per finirla con il lavoro svolto sotto ricatto”.

Finocchiaro (PD): Ingroia usa la politica per affermazione personale da:controlacrisi.org

Inzia il fuoco ostile contro Ingroia, riportiamo le frasi di Anna Finocchiaro (PD) : “Ho letto le dichiarazione di Ingroia. Io credo che si entri in politica se si ha un’idea di paese, se si vuole essere utili alla collettivita’, se si vuole mettere a disposizione la propria esperienza. Iniziare come ha fatto Ingroia attaccando in modo scomposto un grande partito come il Pd, il suo segretario e il procuratore Grasso, e’ segno di debolezza culturale, ma anche il prodotto di anni in cui la politica e’ stata per molti solo uno strumento di affermazione personale, difesa dei propri interessi e a volte di mera celebrazione del proprio ego.”