Migranti, Amnesty punta il dito contro lo sfruttamento in Italia. Napolitano: “Cittadinanza a chi nasce da noi” da:controlacrisi.org di:Fabio Sebastiani

L’Italia deve rivedere le sue politiche sull’immigrazione che contribuiscono allo sfruttamento dei lavoratori migranti e violano il loro diritto a condizioni di lavoro giuste e favorevoli e all’accesso alla giustizia. Nella giornata mondiale dei migranti, Amnesty International punta il dito contro il Bel Paese cogliendo il vero punto debole della legislazione italiana.All’inizio del 2011 la presenza di cittadini stranieri in Italia era stimata intorno ai 5,4 milioni, circa l’8,9% della popolazione. Circa 4,9 milioni di cittadini stranieri hanno documenti in regola che li autorizzano a stare in Italia. Si stima che vi sia circa mezzo milione di lavoratori migranti privi di documenti validi, ossia migranti ‘irregolari’. Il problema non può essere nascosto quindi.

Sarà per questo che oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha spezzato una lancia a favore dei figli dei migranti nati in Italia, parlando del sacrosanto diritto alla cittadinanza.

Amnesty ha pubblicato un rapporto sullo sfruttamento dei lavoratori migranti nel settore agricolo italiano (Exploited labour: Migrant workers in Italy’s agricultural sector) che si concentra su gravi forme di sfruttamento dei lavoratori migranti provenienti da paesi dell’Africa subsahariana, dell’Africa del Nord e dell’Asia, impiegati in lavori poco qualificati, spesso stagionali o temporanei, per lo più nel settore agricolo delle province di Latina e Caserta.

Secondo il dossier lo sfruttamento del lavoro dei lavoratori migranti è diffuso nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia in parecchie zone dell’Italia meridionale. Ricevono paghe inferiori di circa il 40%, a parità di lavoro, rispetto al salario italiano minimo concordato tra le parti sociali e lavorano un maggior numero di ore. Le vittime dello sfruttamento del lavoro sono migranti africani e asiatici e, in alcuni casi, cittadini dell’Unione europea (soprattutto bulgari e rumeni) e cittadini di paesi dell’Europa orientale che non fanno parte dell’Unione europea (tra cui gli albanesi). “Nell’ultimo decennio le autorità italiane hanno alimentato l’ansia dell’opinione pubblica sostenendo che la sicurezza del paese è minacciata da un’incontrollabile immigrazione ‘clandestina’, giustificando in questo modo l’adozione di rigide misure che hanno posto i lavoratori migranti in una situazione legale precaria, rendendoli facili prede dello sfruttamento”, ha dichiarato Francesca Pizzutelli, ricercatrice del segretariato internazionale di Amnesty International e autrice del rapporto.

Per Pizzutelli “il controllo dell’immigrazione può costituire un interesse legittimo di ogni Stato, ma non dev’essere portato avanti a danno dei diritti umani di coloro che si trovano nel suo territorio, lavoratori migranti inclusi. L’esito di tutto questo per i lavoratori migranti consiste spesso in paghe ben al di sotto del salario concordato tra le parti sociali, riduzioni arbitrarie dei compensi, ritardato o mancato pagamento, lunghi orari di lavoro. Si tratta di un problema diffuso e sistematico”.

Le politiche italiane intendono controllare il numero dei migranti stabilendo delle quote d’ingresso per tipi diversi di lavoratori e rilasciando permessi sulla base di un contratto scritto. Queste quote tuttavia, dice Amnesty International, sono molto inferiori all’effettivo fabbisogno di lavoratori migranti e questo sistema, oltre a essere inefficace e a prestarsi ad abusi, incrementa il rischio di sfruttamento del lavoro dei migranti.
I datori di lavoro preferiscono assumere lavoratori già presenti in Italia a prescindere dalle quote d’ingresso fissate dal governo. Alcuni lavoratori possono avere il permesso già scaduto mentre altri possono aver ottenuto il visto d’ingresso attraverso intermediari ma non riescono poi a ottenere il permesso di soggiorno. In questo modo, molti lavoratori migranti finiscono per trovarsi senza documenti che ne attestino la presenza regolare in Italia e rischiano l’espulsione.

La legislazione italiana inoltre, prosegue il dossier di Amnesty International, ha introdotto il reato di ‘ingresso e soggiorno illegale’, stigmatizzando così i lavoratori migranti irregolari, alimentando la xenofobia e la discriminazione nei loro confronti. Questa legislazione pone i lavoratori migranti nella condizione di non poter chiedere giustizia per salari inferiori a quanto concordato, per il mancato pagamento o per essere sottoposti a lunghi orari di lavoro. La prospettiva, per molti di loro, è che se denunciano lo sfruttamento vengono arrestati ed espulsi a causa del loro status irregolare. “Le autorità italiane – dice ancora Pizzutelli – dovrebbero modificare le politiche in materia d’immigrazione concentrandosi prima e soprattutto sui diritti dei lavoratori migranti, indipendentemente dal loro status migratorio, garantendo loro un efficace accesso alla giustizia, istituendo meccanismi sicuri e accessibili per i lavoratori migranti che intendono presentare esposti e denunce contro i datori di lavoro, senza timore di essere arrestati ed espulsi”.

Rosarno, gli “schiavi invisibili” ci sono ancora, sono tutti lì da:repubblica.it di Vladimiro Polchi

La Rosarno di tre anni fa, quella della rivolta e delle denunce per i diritti calpestati di chi lavora, esiste ancora. Non è cambiato niente. Anzi, il virus dello sfruttamento si è diffuso in tutto il Paese. “Quando non hai i documenti ti danno solo lavoro nero, che è mal pagato”. Le testimonianze è raccolte da Amnesty International. Come quella di  Jean-Baptiste: “Se non ti pagano cosa puoi fare senza documenti?

ROMA – Ricordate Rosarno e gli schiavi invisibili della Piana di Gioia Tauro? Cos’è cambiato a tre anni dalla rivolta dei braccianti stranieri? Poco o nulla. Anzi, il virus dello sfruttamento si è diffuso in tutto il corpo del Paese. “Quando non hai i documenti ti danno solo lavoro nero, che è mal pagato. Prendiamo dai 25 ai 30 euro al giorno per otto o nove ore di lavoro. Ma quando ci facciamo male non prendiamo niente”. A parlare è Ismael, un immigrato del Burkina Faso che vive e lavora a Caserta. La sua testimonianza è raccolta da Amnesty International. Così come quella di  Jean-Baptiste: “Quando il datore di lavoro non paga, che cosa puoi fare per avere il denaro? Senza documenti, come puoi andare alla polizia? Senza documenti, sei espulso”.

La Giornata dei migranti. In occasione della Giornata internazionale dei migranti, che ricorre il 18 dicembre, Amnesty International lancia un nuovo rapporto sull’Italia per denunciare lo sfruttamento dei braccianti agricoli stranieri: Volevamo braccia e sono arrivati uomini. Il 18 dicembre di 22 anni fa fu varata la “Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei lavoratori e lavoratrici migranti e delle loro famiglie”: entrata a pieno titolo nel diritto internazionale nel 2003, dopo essere stata ratificata da 20 Stati membri. L’Italia però, così come gli altri Stati europei, non l’ha ratificata. Il rapporto di Amnesty si concentra sulle gravi forme di sfruttamento, per lo più nel settore agricolo, delle province di Latina e Caserta.

I braccianti di Latina. Stando al rapporto, fino all’80 per cento dei lavoratori agricoli nell’area di Latina sono stranieri. Le loro condizioni? Sunny (nome fittizio), un migrante indiano che non ha documenti e lavora senza contratto, si è confidato con Amnesty: “Lavoro 9-10 ore al giorno dal lunedì al sabato, poi cinque ore la domenica mattina, per 3 euro l’ora. Il datore di lavoro mi dovrebbe pagare 600-700 euro al mese; io contavo di mandare 500 euro al mese a mio padre, mia madre e mia sorella in India. Negli ultimi sette mesi, però, il datore di lavoro non mi ha pagato il salario intero. Mi dà solo 100 euro al mese per le spese. La mia famiglia in India ha dovuto chiedere soldi ad altre famiglie. Non posso andare alla polizia perché non ho i documenti: mi prenderebbero le impronte e dovrei lasciare l’Italia”.

Le rotonde a Caserta. La paga minima per un lavoratore agricolo nell’area di Caserta, contrattata fra le parti sociali, sarebbe di 39.91 euro lordi per 6.5 ore di lavoro (5.70 euro l’ora). Sulle rotonde, però, il potere contrattuale dei lavoratori migranti è praticamente inesistente. “Accetto qualsiasi lavoro da chiunque”, spiega Body, un lavoratore ganese. La paga standard per una giornata (dalle 8 alle 10 ore) è di 20-30 euro, cioè non più di 3.75 euro l’ora. Alcuni migranti hanno riferito che le paghe possono scendere anche a 15-20 euro al giorno. Afram, della Costa d’Avorio, racconta: “Oggi ho lavorato dalle 6 del mattino alle 6 della sera, con una pausa di 30 minuti, a zappare un campo. Mi hanno pagato 20 euro”.

I falsi contratti. La ricerca condotta da Amnesty International nell’area di Latina denuncia l’esistenza di un sistema di compravendita di visti. “In India ho pagato 300,000 rupie (circa 4,300 euro, ndr) per il nulla osta per entrare in Italia  –  ricorda Sunny  –  Per avere un contratto una volta arrivato in Italia bisogna pagare altri mille euro”. Individui che si fingono futuri datori di lavoro ricevono denaro per presentare la domanda di nulla osta, ma nella maggior parte dei casi non intendono impiegare i migranti appena arrivati. E così spesso i contratti di soggiorno non vengono firmati e, otto giorni dopo il loro arrivo in Italia, la posizione dei lavoratori migranti diventa irregolare.

La denuncia di Amnesty. In conclusione, Amnesty International ritiene che la situazione creata dalla rigidità del decreto flussi e dal pacchetto sicurezza faciliti lo sfruttamento dei lavoratori migranti e ostacoli il loro accesso alla giustizia. Le misure recentemente adottate, come  la criminalizzazione del caporalato e la cosiddetta Legge Rosarno, rischiano di essere in gran parte inefficaci. “Il controllo dell’immigrazione può costituire un interesse legittimo di ogni Stato  –  sostiene Francesca Pizzutelli, ricercatrice del Segretariato Internazionale di Amnesty International e autrice del rapporto  –  ma non deve essere portato avanti a danno dei diritti umani di coloro che sono nel suo territorio, lavoratori migranti inclusi

Tagli alla sanità: siamo alle morti bianche?da:il fatto quotidiano di Ivan Cavicchi

C’è qualcosa di barbarico di cinico di spietato che sta uccidendo di sanità i cittadini del Lazio. Essi pagano eccessi che per essere mantenuti avrebbero avuto bisogno di altri eccessi tendenzialmente infiniti. Invece Bondi e il finito sono la stessa cosa. Come Terminator ha la sua missione da compiere ed è programmato per questo. La coscienza non c’entra lui deve fare il suo lavoro . Come mastro Titta svolge un servizio e cerca di farlo con professionalità… è illogico prendersela con lui… ma prima di arrivargli a tiro… quante cose sporche, quanta corruzione, quanto clientelismo, quanto consenso comprato chiudendo benevolmente gli occhi su tante porcherie.

Primariati, strutture complesse, interi ospedali, convenzioni ai privati… favori in cambio di favori …ora la sanità romana come una fogna intasata di debiti, scoppia travolgendo i poveri cristi. Ma mastro Titta tagliava la testa ai delinquenti, era tutto sommato un giustiziere, Bondi no lui taglia, suo malgrado, le teste ai cittadini, a quelli più inermi, più deboli…che non c’entrano niente. Hai voglia a dire che bisogna rientrare nei ranghi delle compatibilità… tutte cose giuste… perfino eroiche, nessuno mai avrebbe immaginato fosse possibile mettere in ginocchio i potentati sanitari della città eterna… ma intanto sarà per colpa della regola transitiva chi ci rimane sotto sono i poveri cristi. Nei film come per i farmaci si chiamano “effetti collaterali”.

Il dramma, caro Bondi, a parte i tagli è l’inesistenza di una qualche misura di protezione per i cittadini, cioè la mancanza di un piano che governi senza vittime una transizione. ”Fare di più e meglio con meno” è una bella frase ma intanto lei è come se demolisse un palazzo con la gente dentro. La televisione se ne è accorta, la sanità del Lazio ormai tira come l’Ilva, come il processo a Misseri, gli studenti in piazza, le proteste operaie, il ritorno di Berlusconi… ma con la differenza che le persone intervistate nei corridoi degli ospedali, ai pronti soccorsi, nelle sale di aspetto degli ambulatori gridano con la calata romanesca “semo oncologici”,”ce dovemo operà”, …e mi colpisce che le loro parole ci scivolino addosso come l’acqua della doccia.

Giustamente parliamo di femminicidio, giustamente parliamo di chi muore nei cantieri, giustamente parliamo dei nostri soldati che muoiono in Afghanistan… ma di questi poveri cristi nessuno dice niente. Numericamente sono molti di più… sono tanti, troppi per non parlarne. Tutto il resto sarebbe epidemiologicamente poco rilevante… ma si sa, più dei numeri contano i lori significati. E allora cosa significano migliaia di persone abbandonate al loro destino? E cosa significa che i responsabili di questo macello silenzioso se la passano liscia, già pronti a presentarsi alle future elezioni. Perché non si estende l’ineleggibilità a coloro che si sono mostrati socialmente indegni mettendo in pericolo di vita i poveri cristi? Se il disavanzo è un delitto lo si punisca ma non lo si faccia pagare a chi non ha colpe. Demagogia? Populismo? Forse sì… la verità è che non riesco a farmene una ragione… so anche io dello spread, del pil, del debito pubblico ma le persone restano persone!

Che bello se Terminator avesse fatto obiezione di coscienza… che bello se dopo aver studiato le carte fosse andato da Monti a dirgli i nomi degli autori di questa tragedia. Che bello se si fosse fatta una lista pubblica di coloro che hanno abusato dei loro poteri dicendo semplicemente “hanno contribuito a danneggiare i diritti dei cittadini … sappiatelo”. A che serve dire che al Policlinico Umberto I ci sono 24 strutture complesse di chirurgia che fanno le stesse cose senza dirci chi le ha autorizzate. Chi sono i primari che ne hanno goduto? Perché ne hanno goduto? Quali leggi sono state violate? Che bello se la televisione inorridisse per queste cose come inorridisce delle figuracce di Berlusconi. Lo so, i poveri cristi sono poveri cristi e non dobbiamo cedere al sentimentalismo… bisogna pensare al paese… ma sapere che i malati di Parkinson mediamente ricevono 8 trattamenti fisioterapici all’anno, che le liste di attesa delle sale operatorie sono bloccate per due mesi, che la mortalità nei pronti soccorsi romani è raddoppiata… che si rischia di morire solo perché si è vecchi e poveri… o sfortunati… o in fila da qualche parte, mi fa stare male.

Eppoi la storia e la città… il S.Filippo Neri, il Fatebenefratelli, il Cto, l’Idi, la Santa Lucia… ma come si fa a cancellare tanta buona medicina ignorando le migliaia di operatori che lì dentro hanno dato l’anima. Anche loro increduli. Chi l’avrebbe mai detto… tutte queste eccellenze che fine faranno… raccontano dei sacrifici fatti… dell’indispensabilità dei servizi che hanno costruito… ma nessuno li ascolta … sono irrilevanti… ma toccherà a loro.. lavorare il doppio ..lavorare dentro condizioni proibitive, misurarsi con i malati.

Non mi riesce ad abituarmi a tutto questo e meno che mai a giustificarlo con i problemi del paese… che almeno si chiamino le cose con il loro nome… siamo alle morti bianche… il risanamento finanziario ha le sue vittime innocenti… c’è qualcosa di spaventosamente assurdo che rischia di sfuggirc

Roberto Benigni:i padri costituenti e l’articolo 1-La più bella del mondo

DIRE:contro la violenza alle donne

Manifestazione Forza Nuova, il Partito Comunista: “I fascisti non hanno convinto nessuno”da:tutto su tutti.it

I comunisti: “I presenti li guardavano come alieni”

“In una Pesaro irriconoscibile, blindatissima, – fanoafferma il Partito Comunista del Lavoratori di Pesaro – abbiamo assistito al presidio di Forza Nuova nel piccolo spiazzo di fronte a piazzale Matteotti. Isolati, in mezzo al traffico e con un cordone di polizia intorno, una ventina di fascisti (quasi tutti venuti da fuori città) hanno ascoltato musica classica e lanciato qualche slogan contro le istituzioni locali e nazionali.

Il loro maldestro tentativo di presentarsi come coloro che vorrebbero superare la crisi in modo rivoluzionario non ha convinto nessuno! Il fascismo, ben lungi dal rappresentare un’alternativa a questo sistema, è da sempre al servizio delle classi dominanti, e viene usato per reprimere gli ultimi della società quando questi si organizzano per lottare per un mondo diverso, basato sui bisogni dell’essere umano e non sul profitto. Concetti ancora vivi nella memoria dei pesaresi, che infatti si muovevano a debita distanza, osservandoli come fossero alieni venuti da Marte! Possiamo dire, senza possibilità di smentita, che i forzanovisti hanno fatto una pessima figura ed è stato evidente che la città non li ama. Ciò nonostante non possiamo permetterci di abbassare la guardia e non lo faremo, ma oggi festeggiamo e ci sentiamo orgogliosi! Mentre gli alieni si incontravano nello spartitraffico, noi antifascisti ci ritrovavamo nel centro storico della città, nello storico piazzale che ospita la lapide in ricordo dei caduti durante la Resistenza. Eravamo in tanti, un centinaio di compagni a volantinare tra la gente che passeggiava, a urlare i nostri slogan, a ballare! Belli e colorati, un colpo d’occhio incredibile rispetto alla tristezza del presidio alieno! Mai accetteremo che nella nostra città possano trovare spazio le idee di odio, razzismo, sessismo propagandate dal gruppuscolo di neri. L’antifascismo rimane vivo nelle nostre menti e nei nostri cuori, il sacrificio di tanti partigiani non è stato vano finchè continueremo a combattere per gli ideali di libertà e giustizia! Unica nota negativa della giornata (oltre all’aver assistito all’atterraggio degli alieni su Pesaro!) sono state le troppe assenze al nostro presidio, eravamo in tanti (nonostante i tempi ristrettissimi in cui ci siamo mossi), ma saremmo dovuti essere molti di più. Troppe forze che a parole si dichiarano antifasciste erano assenti, per una scelta politica, per non confondersi con noi (Pcl, Csa Oltrefrontiera, Anarchici e Comunisti Anarchici, Collettivi degli studenti di Urbino e degli studenti medi di Pesaro) considerati “estremisti”, che ieri abbiamo colorato la città con le nostre bandiere, con i nostri visi e con le nostre parole! Chi non c’era ha preso una decisione grave, importante, di cui dispiace, ma di cui non possiamo fare altro che prendere atto. Andiamo avanti, costruiamo un coordinamento antifascista coi tanti compagni che ieri sono scesi in piazza e hanno dimostrato che la Pesaro antifascista c’è ed è più viva che mai!”

Mahias(by Stefano Barone 1993)La nostra Sicilia

Roberto Benigni:senza lavoro crolla tutto-La più bella del mondo