L’editto di Milanello di Marco Travaglio | 10 dicembre 2012 da il fatto quotidiano

Diceva Karl Marx che le tragedie della storia si ripetono sempre, ma in forma di farsa. Ma in che forma si ripetono le farse, in un paese dove nulla è mai serio? Vent’anni fa il cinquantaseienne Silvio B. inaugurava un supermercato Standa a Casalecchio di Reno e lanciava il suo primo proclama politico per salvare la Fininvest dal tracollo finanziario e se stesso dalla galera: “Come sindaco di Roma, tra Fini e Rutelli, voterei Fini”. Era l’annuncio dell’alleanza a geometrie variabili, con An nel Centro-Sud e con la Lega al Nord, che di lì a quattro mesi avrebbe regalato la vittoria al suo partito chiamato come un coro da stadio: Forza Italia. Ora il settantaseienne Silvio B. ha gli stessi due problemi di allora: Mediaset rischia il tracollo finanziario e lui la galera. Così ha scelto un altro luogo simbolico per una certa Italia, per annunciare la ridiscesa in campo: il prato di Milanello.

L’arma segreta non è un mirabolante programma di riforme, tanto non ci crederebbe nessuno e comunque interesserebbe a pochi intimi: ma l’acquisto di Balotelli, che si aggiunge al colpaccio Briatore. Il resto sarà una campagna elettorale tutta in tv, con qualche ritocco sui bersagli: al posto dei comunisti, la Merkel e l’euro; al posto delle toghe rosse (quelle le combattono già Napolitano e Violante), Monti e le sue tasse. Il fatto che l’euro sia entrato in vigore nel 2002, sotto il governo Berlusconi-2, se lo sono scordato tutti. Il fatto che il Pdl stia nel Ppe con la Cdu della Merkel, è un dettaglio per amatori. Il fatto che il Pdl abbia votato tutti i decreti di Monti, chi se ne ricorda? Ciò che conta è smarcarsi dal governo tecnico, facendo finta che sia caduto per merito di B. e lasciando Bersani e Casini col cerino in mano. La gente, la sua gente, abboccherà: anche i berlusconiani più critici e delusi, quelli non ancora fuggiti verso Grillo o l’astensione, di fronte all’alternativa “volete ancora più tasse con Bersani e Vendola o il nemico pubblico numero uno delle tasse tant’è che s’è beccato 4 anni in primo grado per evasione fiscale?”, torneranno all’ovile rassegnati: aridatece er puzzone.

E saranno senz’altro più numerosi di quelli che avrebbero preferito Alfano (diciamo la verità: non esiste in natura un solo fan di Alfano, nemmeno tra i parenti stretti, se si escludono decine di giornalisti servi che per mesi hanno eretto monumenti equestri ad Angelino Jolie, scolpito nel marmo come Giovanni dalle Bande Nere). Sono gente di bocca buona e stomaco forte, oltreché di memoria corta: gente che, con questi chiari di luna, bada al sodo e al soldo e se ne infischia del conflitto d’interessi, delle leggi vergogna e del Porcellum. Anche perché l’Allegro Squadrone di Bersani & C. ha ripetuto fino alla noia che bisogna risolvere il conflitto d’interessi, abolire le leggi vergogna e cancellare il Porcellum, e non ci ha mai neppure provato. L’unica differenza rispetto a vent’anni fa è che il Cavaliere Dimezzato sa benissimo che non tornerà mai più a Palazzo Chigi, né andrà al Quirinale (che rabbia: proprio adesso che il Presidente, grazie alla Consulta, è più intoccabile del Re Sole). Ma, se tutto va male, cioè bene per lui, le elezioni non le vincerà nessuno. Non perché il Pd non abbia tutti i numeri per essere il primo partito: forse il distacco di 15 punti nei sondaggi è talmente incolmabile che anche dei perditori professionisti come quelli della sinistra italiana faticheranno a mangiarselo in tre mesi. Ma perché, proprio grazie al Porcellum, Bersani e Vendola potrebbero non avere la maggioranza in Senato nemmeno se prendessero il 40% dei voti. A quel punto, per fare un governo, dovrebbero chiedere aiuto a Grillo o a B. E Grillo ha già detto che non appoggerà nessuno: dunque non resterebbe che B. Che ancora una volta sarebbe decisivo. In cambio di cosa, ci pare quasi di intuirlo.

Il Fatto Quotidiano, 9 dicembre 2012

DISCURSU DE RAUL ALFONSIN en el Cabildo,10 de dicembre 1983

Solidarietà a Nadia Furnari

Esprimiamo tutto il nostro sostegno a Nadia Furnari (nella foto), fondatrice e anima dell’Associazione Antimafie Rita Atria e da tantissimi anni punto di riferimento dell’intera associazione e di tantissime altre persone impegnate nell’antimafia sociale. Il 13 dicembre prossimo Nadia dovrà comparire in Corte d’Appello di Messina per la chiamata in giudizio promossa dall’ex Prefetto di Messina, Stefano Scammacca, contro l’Avvocato Repici che, in due lettere rivolte al Presidente del Consiglio dei Ministri nel 2007, denunciava fatti e circostanze che coinvolgevano lo stesso ex prefetto. Nadia Furnari è stata citata nel procedimento per una richiesta di risarcimento danni, in quanto accusata di essere, attraverso il sito http://www.ritaatria.it, l’organo divulgatore delle lettere.

C’è già stato un primo grado di giudizio, nel quale il Tribunale ha respinto la richiesta di risarcimento sia nei confronti di Repici sia nei confronti di Nadia sul presupposto che la pubblicazione delle lettere costituisca legittimo diritto di cronaca. Auspichiamo e chiediamo, da cittadini che hanno a cuore la lotta contro le mafie e chi ne è protagonista, e da persone che in questi anni hanno conosciuto, apprezzato, stimato e condiviso l’impegno di Nadia, che la richiesta venga nuovamente respinta, cosi’ come già accaduto in primo grado. La sua unica colpa è stata quella di aver pubblicato e dato voce all’informazione tutta. Ma quando una cittadina s’impegna socialmente e ha il coraggio di farlo su fronti come quello della denuncia civile e sociale non dovrebbe essere colpevole, ma esempio di buona ed esemplare cittadinanza.

Colpisce poi che oggi si trovi citata in giudizio soltanto Nadia Furnari dell’Associazione Antimafie Rita Atria, in quanto le missive furono all’epoca pubblicate anche su moltissimi altri siti, ben più noti di http://www.ritaatria.it. Perché? Quale lo scopo del voler colpire solo Nadia?

Sono domande che ci poniamo anche davanti all’attualità di tante vicende di questi anni, che hanno visto importantissime voci “scomode e libere” costrette a passare anni e anni nei tribunali per querele che hanno il solo scopo di metterle a tacere. Perché spesso, troppo spesso, la querela (o peggio, l’atto di citazione) è utilizzata come arma intimidatoria nei confronti di chi non ha paura e non si arrende, denunciando quotidianamente malaffare, cattiva politica e mettono a nudo i poteri forti senza aver paura di fare nomi, cognomi, indirizzi, atti e fatti. Sono moltissimi i casi nei quali il giornalista vince la causa e vede smontata la minaccia. Ma intanto passano anni, si perde tempo (che viene strappato alle inchieste) e ci si sente a rischio. Lo ha denunciato in questi giorni anche l’Associazione Nazionale Stampa Online, ripresa da Ossigeno Informazione (l’Osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia promosso da FNSI e Ordine dei Giornalisti), domandando “ chi difende il querelato a fronte di un’ingiusta querela, quando quest’ultima viene fatta a fini intimidatori?”

Ma noi abbiamo la convinzione che venga confermata la sentenza di primo grado con l’assoluzione dell’Avv. Repici e, quindi, la decadenza della richiesta di risarcimento danni a Nadia Furnari. L’Italia ha oggi bisogno di voci libere, di persone coraggiose che tengano sempre la schiena dritta e la testa alta. Nadia è una di queste, è tra le più preziose ed importanti. E, quindi, va tutelata e non lasciata sola!!!!

I FIRMATARI
Articolo21
Libera Informazione
PeaceLink
Le Siciliane/Casablanca
Antonio Mazzeo
Michela Buscemi – testimone di giustizia
TeleJato
Associazione Culturale Altrinformazione – Rivista Mamma!
Dieci e Venticinque
I Siciliani Giovani

censurati.it

L’ANPI di Catania si associa alle altre associazione nella solidarietà a Nadia Furnari.

Catania – Archivio di Stato mostra “carte di Natale nell’Archivio di Stato di Catania: religione,arte e tradizioni”

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13 dicembre Giacomo Sferlazzo – GAPAnnone – Arte e Politica a Lampedusa

La Città Felice – Associazione G.A.P.A.

 

Incontro con Giacomo Sferlazzo

dell’Associazione Askavusa di Lampedusa

Arte e Politica a Lampedusa

Giovedì 13 dicembre 2012 ore 20

presso il GAPAnnone, Via Cordai 47- Catania

Le espressioni e i linguaggi dell’artista, poeta e cantautore come fili conduttori per farci trasportare idealmente da lui sulla sua stupenda Lampedusa e sentirla così vicinissima a noi. Approfondire e immedesimarci con le parole, i suoni e le immagini di Giacomo Sferlazzo nelle difficili questioni  che mettono in questo momento l’isola in primo piano sulla scena internazionale e che la vedono protagonista di forti contraddizioni ma soprattutto di gesti di grande umanità.

Domani rientrano i 19 operai iscritti alla Fiom, assunti dopo la sentenza del tribunale Fonte: il manifesto | Autore: Adriana Pollice

Alla Fiat di Pomigliano d’Arco ieri gli operai con le famiglie al seguito festeggiavano il «Natale dei bimbi»: lavoratori travestiti da elfi e hobbit, insieme agli animatori, intrattenevano i figli trasformati in piccoli Harry Potter. Un capannone convertito in villaggio stile Il signore degli anelli mixato con la capanna della natività, tra buffet e giocattoli per i più piccoli. Fuori i cancelli c’erano altre famiglie, quelle in attesa di contratto. Niente dolci per loro, ma non erano a mani vuote. Avevano infatti un sacco pieno di 5.586 fotocopie di bonifici bancari, quattro miliardi di vecchie lire, intestati al conto ‘Gabbiano’, cioè il conto da cui gli Agnelli negli anni ’80 facevano partire i bonifici con cui finanziare off-shore il Psi di Craxi.
L’allora presidente del Consiglio fu, con Romano Prodi (che dirigeva l’Iri), tra i protagonisti della svendita dell’Alfa Romeo alla Fiat nel 1986. Una lezione di storia impartita dalle mogli degli operai e dei cassaintegrati, accompagnate dalla musica degli ‘E zezi – Gruppo operaio Pomigliano d’Arco.’ Volevano consegnare “il pacco regalo” agli Agnelli e a Marchionne: «Loro hanno costruito la fabbrica con il nostro sangue – spiegavano – si riprendessero le banconote con le quali è stata consentita la più vergognosa delle privatizzazioni». Tanto da suscitare all’epoca i sospetti della Cee: il prezzo d’acquisto pagato dalla Fiat era infatti molto inferiore al valore reale del gruppo, fissato da Finmeccanica per favorire Torino, nonostante la Ford avesse offerto di più.
Storie da prima repubblica che non interessano agli azionisti, così dentro la festa è proseguita tra palloncini e giostre medioevali. Al Lingotto queste cose piacciono molto: a Natale i biglietti per il circo, d’estate i bagni in colonia, di tanto in tanto i ‘family day’. Poi però, come nelle famiglie disfunzionali, il padre padrone si trasforma in orco: se ti fai male ti spediscono in clinica a raccontare che sei inciampato a casa; se ti cade un componente, perché lavori senza soste e senza climatizzazione, a fine turno arriva la pubblica umiliazione.
Nella grande famiglia Fabbrica Italia Pomigliano domani entreranno i 19 lavoratori Fiom reintegrati grazie alle sentenza del tribunale di Roma. Faranno tre giorni di corso, poi quattro giorni di lavoro e poi cassa integrazione fino a gennaio. «Non sappiamo quale mansione ci daranno – racconta Antonio Di Luca – né in che modo l’azienda interpreterà i dispositivi. Sappiamo solo che con noi entra la Fiom, la legalità e la speranza per gli oltre duemila lavoratori che sono ancora fuori».
Domani mattina ci saranno anche i lavoratori dell’ex Ergom sul piazzale della Fip: i circa 800 operai dell’indotto bloccheranno il cancello per lo scalo merci, stanchi di aspettare il piano industriale che avrebbe dovuto garantire i livelli occupazionali con il passaggio in newco, come da accordo siglato tra Fiat e sindacati. Il clima non è sereno neppure per chi lunedì varcherà i cancelli per la prima volta da assunto: pesa su di loro la spada di Damocle della procedura di mobilità avviata dalla Fiat per licenziare 19 operai per motivi «occupazionali e produttivi», nuova tappa della guerra dichiarata dal gruppo contro il sindacato che gli si oppone e contro le sentenze. Una delle ipotesi potrebbe essere la messa in mobilità dei lavoratori Fiom appena entrati o il loro licenziamento in tronco facendo leva sulla legge 223 del 1991, in particolare la parte che prevede tra i criteri per licenziare la possibilità di scegliere chi è stato assunto per ultimo.