ANPInews n. 55 – 27 novembre/4 dicembre 2012 Periodico iscritto al R.O.C. n.6552

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► Domenica 2 Dicembre l’ANPI consegnerà “simbolicamente”
alla Regione Emilia-Romagna i  fondi raccolti per le zone
terremotate
Presso la Casa dei popoli di Casalecchio di  Reno (BO), domenica 2  dicembre alle 12.30,
l’ANPI – nella persona del suo Presidente Nazionale,  Carlo Smuraglia, consegnerà
simbolicamente alla Regione Emilia-Romagna – rappresentata dalla Vice Presidente
Simonetta Saliera – i fondi raccolti per le zone terremotate durante la Festa Nazionale
dell’Associazione (Marzabotto 14/17 giugno 2012)  ammontanti a 20.050 euro  e già
versati.
Ha dichiarato lo stesso Carlo Smuraglia:
“Abbiamo finalmente tirato le somme di quanto raccolto a Marzabotto in occasione della
nostra Festa nazionale, in favore delle zone terremotate dell’Emilia-Romagna e il risultato, in
tempi di magra e considerando che il nostro “popolo” non appartiene alla categoria dei ricchi
(magari evasori) è soddisfacente.  Al di là della cifra, raggiunta con versamenti di
singoli, di Comitati Provinciali ANPI e di Sezioni, è significativo e importante il
fatto che la solidarietà, che abbiamo mostrato anche con l’incontro a Marzabotto
con tre Sindaci di Comuni particolarmente colpiti, si è manifestata non solo con
una partecipazione attenta, solidale ed affettuosa a quell’incontro, ma anche nel
modo tangibile di cui ho detto. E’ l’occasione, in ogni caso, per ringraziare, di cuore, tutti
quelli che hanno ritenuto di contribuire”.
L’iniziativa e’ organizzata dalla Sezione  ANPI  di Marzabotto in collaborazione con l’ANPI
Nazionale. 2
NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI
CARLO SMURAGLIA:
► Segnalo due significative e unitarie iniziative antifasciste, una a Treviso, l’altra
a Catania
Desidero segnalare due iniziative antifasciste di particolare rilievo, non perché siano isolate
(ché anzi c’è tutto un fiorire di manifestazioni in tutta Italia), ma perché è significativo il
tipo di scelta unitaria che si è fatto in entrambi i casi.
A Treviso, l’ANPI e l’Associazione volontari della libertà hanno posto all’attenzione di tutta la
cittadinanza la grave situazione  determinata  dalla recrudescenza di  episodi di violenza
neofascista e di manifestazioni fasciste in tutta Italia, nonché dalla tolleranza (se non, in
alcuni casi, addirittura di connivenza) manifestata da parte di amministrazioni locali di
centrodestra; di conseguenza, le due Associazioni hanno deciso di promuovere una
manifestazione unitaria pubblica, per sensibilizzare gli indifferenti e i “distratti” e per dare una
prima risposta a quanti ritengono insopportabili le  continue manifestazioni di apologia del
fascismo e si chiedono fino a quando si dovrà tollerare tutto questo. La manifestazione è
stata indetta per il 15 dicembre e si concreterà in un corteo, con conclusione in una piazza
cittadina.
L’elenco di Associazioni, Enti, Sindacati, Partiti che hanno dato la loro adesione è vastissimo
(ISTRESCO, ARCI, LIBERA, CGIL, CISL, UIL, Rete studenti medi, Partito democratico, Partito
dei comunisti italiani, Rifondazione Comunista, SEL, UDC, PSI, Giovani democratici, Arci
Lesbica, Un’altra Treviso, ecc.).
Il titolo è altrettanto significativo: “Contro il fascismo, l’unità della Resistenza”. E’
proprio questo aspetto largamente unitario e questo sforzo di richiamare
all’attenzione e all’impegno non solo  gli organismi democratici, ma anche i
cittadini, che vanno sottolineati in modo particolare. Ed è ovvio l’augurio che la
manifestazione riesca bene e sia in grado di coinvolgere gran parte della città: ce n’è davvero
bisogno.
A Catania, di fronte al progetto di dedicare una strada ad Almirante, si è costituito un
Comitato  antifascista per dire “no alla strada Almirante a Catania” e ribadire che “la memoria
è viva”. L’elenco dei promotori è così ampio che è impossibile riprodurlo tutto: basterà
ricordare alcune  delle componenti del Comitato, a partire  da ANPI, ARCI, Catania Città
aperta, CGIL, Città insieme, FGCI, FIOM, LIBERA, Movimento studentesco catanese, Partito
democratico, Partito dei comunisti italiani, Rifondazione comunista, SEL, Socialismo 2000,
UDI e tanti altri; oltre a numerosissime adesioni individuali.
Anche in questo caso, l’intento unitario è evidente, così come la volontà di non
limitarsi ad una manifestazione, ma  di svolgere un’attività permanente (per
questo si è costituito appositamente un  Comitato antifascista), almeno fino a
quando il progetto non verrà abbandonato. Due iniziative che ritengo di 3
segnalare, proprio perché indicano la strada giusta, quella di un impegno unitario,
non occasionale ed episodico, ma destinato ad assumere connotati continuativi.
Ribadisco che so perfettamente di tante iniziative che si stanno svolgendo in tutta Italia, e
non penso minimamente di sottovalutarne l’importanza; anzi, ritengo estremamente
importante che la  mobilitazione sia generale e diffusa, altrimenti questi neofascisti
diventeranno sempre più arroganti. Ma bisogna contemporaneamente mobilitarsi nei
confronti delle Istituzioni, affinché ognuna di esse faccia il suo dovere, come imposto dalla
Costituzione. E’ sotto gli occhi di tutti la sottovalutazione, l’indifferenza, vorrei dire
la rassegnazione con cui viene accolta questa recrudescenza di manifestazioni, da
parte degli  organi di governo, centrali, e periferici. Bisogna svolgere un’azione
profonda e continuativa per democratizzare le strutture dello Stato e far capire
che antifascismo e democrazia sono termini indissolubili; e mi fermo qui perché
voglio affrontare, su questi temi, un altro tipo di riflessione, a proposito dei recenti cortei
romani di Casa Pound.
► Il corteo di Casa Pound a Roma: come si può definire una “vittoria della
democrazia” veder sfilare per Roma coloro che si richiamano ad un passato che
non può essere motivo di esaltazione ed anzi deve considerarsi estraneo ai valori
conclamati dalla nostra Costituzione?
Sabato scorso ci sono state, a Roma, diverse manifestazioni di studenti, di docenti, di
antifascisti; e c’è stato anche un corteo (autorizzato, con limitazioni di percorso) di Casa
Pound.
Tutto si è svolto senza incidenti; e grande è stata la soddisfazione di tutti noi, così come
grandi erano state le preoccupazioni della vigilia, giustificate da recenti episodi.
Ma ciò che mi colpisce particolarmente  è la dichiarazione del Ministro degli
interni, “Oggi ha vinto la democrazia”. Io capisco la soddisfazione, ma che sia
stata una vittoria della democrazia, c’è da dubitarne.
E’ vero che le manifestazioni e i cortei per la scuola, cui hanno partecipato studenti,
professori, sindacati ed altri movimenti, sono andate bene, forse anche perché la polizia si è
mostrata meno pronta ad intervenire con la forza, anche quando non era necessaria e
quando, soprattutto, non avrebbe dovuto trovare  spazio una ingiustificata violenza. E’ vero
che il presidio antifascista organizzato dall’ANPI di Roma e da altre associazioni, per
protestare contro le manifestazioni di Casa Pound, si è svolto serenamente e senza incidenti.
Ma è vero anche che abbiamo dovuto subire la sfilata per Roma (per fortuna, solo fino a
Ponte Milvio)  di Casa Pound, di cui sono ben note le “esibizioni” di forza recenti. Ed è vero
ancora che costoro si definiscono “i fascisti del terzo millennio” e che un loro capo,
intervistato dai giornali, ha detto di richiamarsi alla “filosofia di Mussolini”. Quale sia stata,
questa filosofia, lo sappiamo bene; così come ne conosciamo i dolorosissimi, tragici, effetti.
E’ dunque, davvero, una “vittoria della democrazia” veder sfilare per Roma coloro
che si richiamano ad un passato che non può essere motivo di esaltazione ed anzi
deve considerarsi estraneo ai valori conclamati dalla nostra Costituzione?
Ed è conciliabile con la democrazia il fatto che si autorizzino cortei del genere, con
quei richiami e quelle caratteristiche, mentre l’organo supremo della nostra
giustizia, la Corte di Cassazione, considera reato il fatto di esporre simboli fascisti 4
e di fare il saluto romano? Io credo  di no ed anzi penso che ci sia una
contraddizione stridente, che in uno Stato democratico non dovrebbe verificarsi.
Ci dicono che anche in Grecia  ci sono state e ci sono manifestazioni del genere e che un
gruppo manifestamente fascista (Alba Dorata) è riuscito ad entrare addirittura in Parlamento
(col voto di una parte di cittadini, è vero, ma anche col “passo dell’oca”, di infausta
memoria). A prescindere dal fatto che un Paese libero e democratico non dovrebbe ispirarsi
alle esperienze peggiori di altri Paesi, il fatto è che la Grecia è un Paese allo sbando, per
tante ragioni, ma soprattutto per la gravissima crisi economica che lo colpisce e l’inutile
rigore di una parte dell’Europa,  chiaramente cieca di fronte agli insegnamenti della storia.
Come sempre, gli estremisti di destra escono  allo scoperto, in periodi di crisi; e questo è
accaduto anche in Grecia, ma non si tratta di un nobile esempio da imitare. Semmai,
dobbiamo esser vicini ad un popolo che soffre una crisi che non ha determinato e non essere
troppo comprensivi con aperte manifestazioni fasciste di chi vuole approfittare della crisi.
Ancora una volta, la richiesta che rivolgiamo a questo Governo e che rivolgeremo
al Governo che gli succederà, è di chiarire da che parte sta, se da quella dei valori
costituzionali, antifascisti e democratici, o da quella degli indifferenti, che non
conoscono quanto male può nascere da questi rigurgiti del passato e non sanno
ragionare se non in termini di ordine pubblico. E’ possibile che un Governo
democratico si limiti a rallegrarsi perché  non è successo niente,  non considerando la
contraddizione di cui ho parlato e la necessità di uscirne? In fondo, a Roma, cosa si è fatto?
Si è limitato il percorso del corteo per evitare  incidenti e scontri; cioè ci si è preoccupati
dell’ordine pubblico.  Ma davvero l’ordine costituzionale è un valore di secondo
livello, di cui non c’è motivo di preoccuparsi? Davvero il valore dell’antifascismo è
separabile da quello della democrazia?
Sono questi silenzi o, peggio, queste cattive interpretazioni della realtà che ci preoccupano e
ci inducono ad impegnarci di più; perché è chiaro che non riusciremo ad aver quel successo
definitivo, in questa materia, che un Paese nato dalla Resistenza merita e rivendica a buon
diritto, fino a quando non saremo riusciti ad ottenere che le strutture dello Stato (tutte, al
centro e in periferia) si adeguino convintamente al dovere di rispetto e di attuazione piena di
tutti i valori costituzionali, compresi quelli  che si identificano in un antifascismo non di
maniera, ma aderente alla nostra storia ed alla nostra Costituzione.
► La violenza alle donne: il fenomeno è gravissimo ma bisogna scavare nel
profondo per riuscire a combatterlo. Possiamo deprecare la violenza e ribadirlo
ancora una volta, con forza; il problema, però, è culturale
Si è celebrata anche in Italia la giornata contro la violenza sulle donne. Forse un po’ distratta
dalle primarie, buona parte della stampa non ha dedicato a questa tematica un’attenzione
che andasse al di là di alcuni dati statistici e alcuni luoghi comuni.
Il fenomeno è gravissimo, in realtà, ma bisogna scavare nel profondo per riuscire a
combatterlo. Si tratta di individuare  (ed estirpare) le radici di una violenza, che non si risolve
in alcuni atti isolati (peraltro, neppure tanto  isolati, visti i numeri,  anche quelli “ufficiali”,
certamente inferiori di gran lunga, rispetto alla realtà, se non pensiamo solo all’omicidio, ma
alle infinite modalità per esercitare violenze fisiche o psichiche  sulle donne), ma trova
spiegazioni spesso assai lontane dal dato contingente e specifico. Noi possiamo deprecare
la violenza e ribadirlo ancora una volta, con forza: il problema, però, è culturale; e 5
la cultura dell’eguaglianza si costruisce con un insieme di informazioni,
comunicazioni, indirizzi, che devono partire – anzitutto – dalla scuola e addirittura
dagli asili. E’ lì che devono essere coltivate le “culture” del rispetto e il culto della dignità e
della libertà della persona; è lì che deve crearsi la convinzione che senza una radicata e
consapevole realizzazione del  principio di uguaglianza un Paese non è e non riesce a
diventare veramente democratico. Ma per questo non è sufficiente il  nostro impegno, ma
occorre che si faccia, da parte degli organi a ciò preposti e in particolare del Governo e del
Parlamento, una vera “politica” in questa direzione.
► Le primarie del Pd: non posso esimermi dal prendere atto, con soddisfazione, di
un importante momento di maturità e di impegno da parte di almeno una quota
rilevante di cittadini
Fedeli alla nostra regola di restare estranei rispetto alle votazioni, politiche, amministrative e
primarie, non commenterò i risultati delle recenti primarie del centro sinistra, peraltro non
ancora concluse, visto che ci sarà un ballottaggio.
Ma non posso esimermi dal prendere atto, con soddisfazione, di un importante momento di
maturità e di impegno da parte di almeno una quota rilevante di cittadini.  Ci stavamo
abituando, purtroppo, all’assenteismo e all’indifferenza; e, invece, abbiamo
ricevuto una grande lezione di democrazia, con la forte partecipazione al voto in
tutta Italia, nonostante qualche disagio, con la creazione di una atmosfera di
partecipazione e di impegno, con la mobilitazione di un esercito di volontari che
ha fatto il possibile perché tutto, alla fine, andasse bene. Certo, è solo una fetta del
popolo italiano, che è andata a votare, e ci tornerà; certo si trattava di primarie di un solo
raggruppamento politico, ma il  significato di fondo, a prescindere da ogni valutazione
partitica, che non ci compete, resta e soprattutto c’è da sperare che si consolidi e si diffonda,
se è vero che la partecipazione – come riteniamo per certo – costituisce il fondamento della

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