Giarre ” IN MEMORIA DEL PARTIGIANO PEPPINO ALIZZI” 15 DICEMBRE 2012

ALIZZI

Una piazza per il “Maestro” di Santina Sconza

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Abbiamo voluto ricostruire la storia e la vita di Giuseppe Alizzi, padre e figlio di questa Repubblica, chi meglio dei suoi alunni, compagni di lotte e amici può testimoniare sulle vicende che accaddero in quel periodo a Giarre. Siamo qui riuniti alla Camera del Lavoro, anche perché questa era stata la sua casa, con Carmelo Furnari suo alunno, Antonio Ciaurella compagno del PCI e Antonino Scuderi suo amico. Dopo quindici anni un loro sogno si è avverato, tra pochi giorni andranno a scoprire una targa che intitola una piazza del paese al loro “Maestro”, una promessa che avevano fatto tutti insieme al momento della sua morte.  Si vola nei ricordi, si riportano alla luce fatti dimenticati accaduti dal 1947 fino alla sua morte e anche dopo.

Chi era Alizzi? dal racconto degli aneddoti esce la figura di un Comandante partigiano, un maestro elementare, un sindacalista, un militante comunista, un visionario sognatore e un politico realista. Siamo nel 2012, mentre raccontano il tempo, si ferma e arretra, anni duri quelli, per chi ha scelto dopo la resistenza di essere comunista, sindacalista e di dedicare la propria vita ai più deboli.

I compagni raccontano e si emozionano, è come se all’improvviso diventassero giovani e fossero insieme con lui, la stanza si riempie di fumo, è il maestro che accende una sigaretta dopo l’altra.

Di Peppino insegnante di scuola elementare, racconta Carmelo suo alunno.

Un precursore dei tempi, Alizzi, la sua scuola non si svolgeva solo sui banchi, ma nelle aule del Consiglio Comunale, nella caserma dei carabinieri, negli uffici notarili al Tribunale e nei luoghi di lavoro.

Credeva in una scuola non chiusa ma aperta al sociale, non nozionistica ma adeguata a far crescere gli alunni nella vita sociale a farli maturare nel confronto con la realtà. Una scuola da comunista parlava sempre di educazione civica, dove il fondamento era la Costituzione, la Libertà e la difesa del diritto allo studio.

Lui non si limitava a fare il maestro a scuola, ben presto si accorse che molti contadini e operai di Giarre erano analfabeti, non si scoraggiò insieme al suo collega e compagno partigiano Leonardo Torrisi, la sera trasformò la sezione del partito comunista in scuola serale per adulti. La sezione si riempì di braccianti e operai, la prima lezione fu imparare a firmare, sostituire una croce con nome e cognome da dignità di uomini liberi. I suoi alunni si distinguevano per preparazione e bravura e tutti i notabili della Giarre bene liberali e democristiani, pur sapendo che quel maestro era un comunista, facevano la coda per avere i loro figli iscritti nella sua sezione.  Quanti alunni, quante generazioni, sono cresciuti con lui e non solo didatticamente ma soprattutto hanno condiviso gli ideali politici e sociali. (Josè Calabrò sindaco di Misterbianco e consigliere  Provinciale, Salvatore Calì consigliere comunale di Giarre, consigliere provinciale e sindacalista, Carmelo Patanè Presidente Nazionale Arcigay e tanti altri hanno seguito il suo percorso politico).

Alizzi non si limita all’insegnamento, ma dedica tutto il suo tempo agli altri, il bene e il progresso della collettività sono i suoi obiettivi.

La sua attività politica spazia tra l’impegno al sindacato come segretario della Camera del Lavoro di Giarre e la militanza nel Partito Comunista. Nel 1952 è eletto consigliere comunale, nei primi anni settanta consigliere provinciale del P.C.I..

Molte furono le lotte che realizzò sia da sindacalista sia da attivista del partito, fu protagonista delle lotte contro lo sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche ricordiamo: la vicenda del pastificio Strano insieme al segretario aziendale della CGIL Salvatore Alfonso si oppose ai licenziamenti e si batté per gli aumenti salariali agli operai. La lotta contro l’industriale Grasso padrone di un cementificio, i lavoratori erano costretti a lavorare fino a tredici ore il giorno, lui insieme agli operai indice manifestazioni e blocchi stradali per l’applicazione del contratto di lavoro. Il comandante dei carabinieri di Giarre il maresciallo Cifanelli, amico del padrone, lo minacciò pubblicamente e lo denunciò per blocco stradale. Le pressioni e le minacce subite da Peppino furono così dure da far intervenire nel dicembre del ’58 i deputati nazionali del P.C.I. Pezzino e De Pasquale con un’interrogazione scritta al Ministro dell’Interno e della Pubblica Istruzione in sua difesa.

Nel frattempo, come militante politico, guidava l’occupazione delle case popolari di Via Trieste e del quartiere satellite di Via Regina Pacis, case costruite, da parecchio tempo, mai assegnate perché utilizzate come promessa elettorale. L’occupazione sbloccò la situazione e si procedette alla loro assegnazione.

Ancora manifestazioni con blocchi stradali per l’acqua, i proprietari dell’acquedotto i Garaffo e Scilio, che fornisce l’acqua potabile a Giarre, decidono per morosità del comune, il blocco della fornitura idrica, in quell’occasione lui, Antonino Muntoni e molti altri furono denunciati per blocco stradale.

Tutti ricordano i suoi interventi al Consiglio Comunale, quando dopo la giunta social – comunista di Biagio Andò, s’instaura la giunta democristiana con sindaco Pippo Russo. La popolazione di Giarre accorreva in massa per ascoltare Giuseppe Alizzi, il suo amore per gli altri lo rendeva carismatico.

Negli anni settanta è eletto consigliere provinciale, la passione è sempre quella, ricordiamo tra i suoi tanti interventi, l’interrogazione sui danni per la grandine, colpito dalla gravità della situazione, dalle ricadute occupazionali e dall’aggravamento del tenore di vita per contadini esegue una meticolosa ricerca contrada per contrada dei danni riportati al fine di richiedere aiuti economici per le popolazioni interessate.  E pensare che la sua elezione al consiglio provinciale fu contrastata dal suo stesso partito che diffidava della sua esuberanza politica. Infatti, i rapporti con il Partito Comunista di Catania non erano idilliaci.

Nel ‘75 alle elezioni regionali finalmente per la prima volta un cittadino di Giarre è eletto deputato regionale Giuseppe Toscano, professore di filosofia, ma ancora una volta la federazione di Catania preferisce che nell’assemblea regionale ci sia La Micela, pertanto chiedono a Toscano di dimettersi. La sezione di Giarre si oppone, dopo diverse riunioni a Catania, senza nessun risultato, Alizzi, Ciaurella e altri si recano a Palermo per un incontro col segretario regionale Achille Occhetto, comunicando la non disponibilità della sezione di Giarre alle dimissioni di Toscano, che può continuare la sua attività da deputato regionale, la vittoria riportata dalla sezione di Giarre fu pagata con l’isolamento di Toscano all’interno dell’Assemblea Regionale.

Nessuno conosceva a Giarre la storia del partigiano Alizzi, lui non ne faceva mai cenno, solo durante un comizio per la campagna contro il referendum per l’abrogazione del divorzio, fu chiamato sul palco a intervenire come Comandante Ivan, lui rimase turbato. I partigiani che hanno vissuto i momenti più drammatici e cruenti della Guerra di Liberazione, malvolentieri raccontano di quell’esperienza. Alizzi, come tanti Siciliani, durante il periodo fascista era stato chiamato alle armi e come tenente dell’esercito inviato in Croazia, dopo l’armistizio dell’8 settembre, si schierò in difesa della libertà del popolo jugoslavo. I partigiani pensando che fosse un infiltrato politico lo arrestarono, dopo avendo capito l’errore lo reclutarono nell’esercito di liberazione jugoslavo affidandogli l’incarico di primo comandante del battaglione Pino Budicin. In quella zona gli scontri tra i partigiani e le truppe tedesche e degli ustascia furono molto violenti, lui fu testimone delle atrocità della guerra, a Lika fu perpetrata una strage contro abitanti inermi e bambini che furono rinchiusi in una scuola e fatti saltare in aria con la dinamite. L’atrocità della guerra giustifica la sua ritrosia a raccontare le vicende della sua partecipazione, lui è sempre stato un educatore, combattente per necessità ma sempre schierato sul fronte del pacifismo. Intanto gli anni passano e Giuseppe Alizzi è sempre più deluso del suo partito, non accetta il cambiamento, la trasformazione del partito comunista in Pds voluta dal segretario nazionale Achille Occhetto. Muore nel 1991 lasciando un vuoto incolmabile, i compagni, i suoi alunni e i cittadini di Giarre lo ricordano sempre.

L’intitolazione di una strada o di una piazza indica alle future generazioni un esempio, un modello di vita e di cittadinanza. La scelta dei nomi da dare ai luoghi pubblici è dunque occasione per una riflessione sulla storia e sulla identità di un Paese, sul suo passato e sul suo futuro.

Presidio NOMUOS Mercoledì 5 dicembre ore 11 presidio informativo Catania in via Etnea,fra via Prefettura e via Minoriti

Mobilitiamoci per fermare la militarizzazione dei nostri territori

Conquistiamo con la lotta la revoca della costruzione del Muos

Da settimane i comitati NoMuos si stanno mobilitando insieme alle popolazioni di Niscemi e dintorni per impedire il transito degli autoarticolati con la gru necessaria al montaggio delle parabole del Muos. Da un mese l’aeroporto di Fontanarossa, a causa di lavori di rifacimento della pista, ha deviato tutti i voli nella base militare di Sigonella: il prevedibile disagio dei passeggeri nelle operazioni d’imbarco è stato appesantito dalla preoccupazione per la contiguità dei voli dei micidiali droni (aerei senza piloti), che ininterrottamente hanno continuato le loro missioni di guerra e di morte. Il popolo siciliano si sta rendendo conto che la nostra isola da decenni è stata sempre più militarizzata da basi militari Usa-Nato e da galere etniche per migranti. Siamo stanchi di vedere calpestata la sovranità popolare, siamo stanchi di fare da scudo umano e di essere complici di criminali guerre neocoloniali, che insanguinano il Nordafrica ed il Mediorente ed hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero marino. Mercoledì 5 dicembre, i deputati regionali – freschi di elezione – si insedieranno ufficialmente a Palazzo dei Normanni a Palermo (che verrà presidiato dal locale comitato NoMuos). Tra di loro, c’è anche chi si è più volte espresso – in campagna elettorale – contro il progetto di costruzione del Muos, come lo stesso Presidente della Regione Crocetta, che già all’indomani della elezione è rimasto sordo davanti alla richiesta di audizione avanzata dal Coordinamento regionale dei Comitati NoMuos e che a tutt’oggi persevera nell’intento di temporeggiare accampando pretesti per non assumersi le responsabilità della carica che ricopre. Rinfreschiamo la memoria a lor signori e facciamo loro sentire la rabbia delle donne e degli uomini che si oppongono alla militarizzazione della Sicilia!

Mercoledì 5 dicembre dalle ore 11

presidio informativo in via Etnea, fra via Prefettura e via Minoriti

Tutti/e a Niscemi sabato 8 dicembre manifestazione regionale

alle ore 14 concentramento nel campo sportivo

NO all’installazione del Muos! Si alla smilitarizzazione della Sicilia!

 

comitato di base NoMuos NoSigonella

Catania via Caltanissetta 4

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NO MUOS: Presidio davanti all’ARS

 

Mercoledi 5 dicembre alle 10.30 davanti Palazzo dei Normanni

 

Dopo la grande manifestazione del 6 ottobre, la mobilitazione popolare contro il megaradar Muos, che le forze armate Usa vogliono realizzare a Niscemi, sta crescendo sempre di più, nonostante il silenzio delle principali testate regionali e nazionali.
Nelle ultime ore, si è diffusa la notizia che presto arriveranno sul posto i tir che devono trasportare le gru necessarie alla installazione delle mostruose parabole del radar.
Il Coordinamento regionale dei Comitati No Muos ha già organizzato presìdi, blocchi

stradali e assemblee permanenti per impedire il passaggio di questi mezzi pesanti.
Il Comitato No Muos di Palermo solidarizza, come dal primo momento, con questa lotta popolare e indìce una serie di iniziative nel capoluogo regionale per amplificare la voce dei niscemesi e di tutti i siciliani.
Mercoledì 5 dicembre, i deputati regionali – freschi di elezione – si insedieranno ufficialmente a Palazzo dei Normanni. Tra di loro, c’è anche chi si è più volte espresso – in campagna elettorale – contro il progetto di costruzione del Muos. Anche il Presidente della Regione.
Rinfreschiamo la memoria a lor signori, e facciamogli sentire la rabbia delle donne e degli uomini che non vogliono la militarizzazione della Sicilia!
Facciamo appello a tutte le realtà che condividono questa lotta di civiltà a partecipare a un presidio di protesta davanti Palazzo dei Normanni, mercoledì 5 dicembre.

Comitato di base No Muos – Palermo

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Il presidio permanente contro il Muos di Niscemi, indetto dal coordinamento regionale dei Comitati NoMuos per impedire l’accesso alla base militare statunitense della gru necessaria al montaggio delle parabole del Muos, indice per sabato 8 dicembre una manifestazione regionale a Niscemi allo scopo per far crescere la mobilitazione popolare e ribadire il nostro

NO all’installazione del Muos

NO alla militarizzazione della Sicilia

Invitiamo la popolazione niscemese e siciliana a partecipare in massa al corteo ed a rafforzare il presidio in contrada Ulmo.

Richiediamo al presidente dell’ARS Crocetta di revocare immediatamente le autorizzazioni date dalla Regione alla marina militare statunitense.

 

Tutti/e a Niscemi sabato 8 dicembre

alle ore 14 concentramento nel campo sportivo

alle ore 17,30 assemblea in piazza Vittorio Emanuele

alle ore 19,30 concerto al presidio permanente

 

Assemblea popolare del presidio permanente

Coordinamento regionale dei Comitati NoMuos

Storie – L’estate del 1938 e il mondo in frantumi

di Mario Avagliano

“Quell’estate del 1938 è stata anche l’ultimo periodo passato insieme a divertirsi, senza preoccupazioni e con il solo pensiero di quanto la vita abituale poneva loro davanti: la scuola, le amicizie, le prime simpatie amorose. Proprio per questo se la ricordano così bene. Da quel momento in poi, cambierà tutto: il mondo che conoscevano e su cui avevano costruito i loro progetti di futuro si frantumò, d’improvviso”. È un brano del bel libro Ci sarebbe bastato di Silvia Cuttin (Epika Edizioni, pp. 335), che sarà presentato a Torino il 6 dicembre alle ore 18, presso il Centro Sociale della Comunità Ebraica.

Questo volume racconta l’intreccio e la vita di tre cugini (Martino, Ladislao detto Laci e Andreas detto Andi) e delle loro famiglie, i Lager e i Goldstein, nella Fiume liberale e cosmopolita di oltre un secolo fa. Silvia Cuttin, il cui nonno da parte materna è un Lager, è andata sulle tracce della storia dei tre giovani e delle assurde traversie a cui sono stati costretti dopo l’abominio delle leggi razziali del 1938, facendo i conti ogni giorno con la persecuzione, la cattiveria della società e il forzato esilio, fisico o morale.
Ne è venuto fuori un saggio con l’andamento narrativo di un romanzo, scritto in prima persona, il cui pregio maggiore è la partecipazione del lettore a tutte le fasi della ricerca e allo sviluppo delle vicende, con la diaspora delle due famiglie, che si dividono tra Italia, Palestina, Svizzera e Stati Uniti d’America.
Un libro che è anche una lancinante riflessione sul destino individuale. Il destino imposto a tre ragazzi che avevano l’unico torto di essere di origine ebraica. Martino finirà ad Auschwitz, da cui miracolosamente tornerà. Laci si rifugerà in Svizzera. Andi, trasferitosi in America, si arruolerà nella 10tg Mountain Division e parteciperà alla campagna per la liberazione d’Italia, morendo a Sassomolare, sull’Appennino, colpito da una granata, mentre soccorreva dei commilitoni.
L’ultima pagina del libro ritorna con commozione all’agosto del 1938, a Medea (Medveja), una località marina vicino a Fiume. L’ultima estate di giochi, di sogni e di serenità dei tre cugini, la cui vita di lì a poco sarebbe per sempre cambiata

(L’Unione Informa, 4 dicembre 2012)

Intervista di Enzo Biagi a Nilde Iotti

25 aprile (lotta partigiana,autunno caldo)

Conferenza stampa di Palmiro Togliatti 1960

Unict, linee guida comportamentali sospese Dietrofront del Cda, vittoria della Cgil da Ctzen

Di Carmen Valisano | 3 dicembre 2012

Dopo l’appello della Cgil, il Consiglio d’amministrazione dell’Ateneo di Catania ha ritirato all’unanimità le contestatissime linee guida comportamentali in caso di apertura di procedimenti disciplinari. Fin dalla sua approvazione (il 28 settembre) il provvedimento ha ricevuto critiche da tutto il Paese. Sul tema si sono espressi – con più o meno decisione – anche tre dei candidati alla carica di rettore, Iachello, Pignataro e Vecchio

università interna

Il Consiglio d’amministrazione dell’Università di Catania alla fine ha dovuto cedere. Le tanto contestate linee guida comportamentali in caso di apertura di procedimenti disciplinari (approvate il 28 settembre) sono state sospese con un voto all’unanimità durante la seduta del 30 novembre. Il provvedimento era stato disegnato per evitare «interferenze esterne» nel corso dei procedimenti disciplinari regolati ai sensi della legge 240/2010 (la cosiddetta legge Gelmini). No a pubblici dibattiti, assemblee di docenti e relazioni con i mezzi di informazione per i docenti sottoposti a procedimento. Per i trasgressori la pena prevista era di sei mesi di sospensione dello stipendio e tutti gli effetti di legge conseguenti.

Fin dalla sua approvazione erano stati numerosi gli appelli e le critiche al provvedimento, a cominciare da quelle provenienti dal Coordinamento unico d’Ateneo. «Una pura e semplice vergogna per qualsiasi istituzione di un paese che voglia dirsi civile», l’avevano definito. In breve tempo, le contestazioni hanno varcato i confini etnei con tanto di petizioni online e articoli e prese di posizioni ufficiali. Anche i sindacati hanno ben presto preso posizione contro il provvedimento difeso, in primis, dal rettore Antonino Recca. Durante un incontro ufficiale il Magnifico aveva promesso che avrebbe valutato l’ipotesi del ritiro delle linee guida. Ma qualche giorno dopo era arrivata la mozione del Senato accademico che limita i poteri del prof. Recca ormai in scadenza di mandato. Una decisione che ha provocato nuove tensioni con i rappresentanti sindacali.

Decisivo per la decisione del Consiglio è stato l’invito della Cgil al ritiro della delibera. «Il Consiglio di amministrazione dell’Università di Catania – si legge nella nota diffusa da palazzo Centrale – ha risposto positivamente, all’unanimità, all’appello della Cgil di sospensione delle linee guida comportamentali nel corso di procedimenti disciplinari a carico di docenti». Marcia indietro, quindi, con un appello indirizzato «al presidente Monti e al ministro Profumo, al fine di sollecitare il Governo nazionale circa l’urgenza di un provvedimento normativo che riporti in capo al Consiglio universitario nazionale (Cun), organo di rappresentanza nazionale dell’intera docenza universitaria, le competenze disciplinari che la riforma Gelmini ha rimesso ai singoli atenei».

Sul tema, nei giorni scorsi, si sono espressi anche i candidati alle elezioni per la poltrona di rettore che si terranno il prossimo febbraio. Per Enrico Iachello «tali linee guida non rappresentano l’intenzione dell’ateneo di schierarsi contro la libertà di espressione, ma soltanto un invito a lasciare operare in serenità i colleghi a cui è stato democraticamente affidato l’ingrato compito di sedere nel collegio disciplinare». Un’interpretazione che sostiene l’autonomia di chi si trova costretto a decidere della sorte dei colleghi, dunque, evitando interferenze esterne. «Non ho alcuna difficoltà oggi a valutarne la sospensione», con l’auspicio – promosso anche dal Cda del quale il docente fa parte – che le competenze disciplinari ritornino al Cun.

Anche Giuseppe Vecchio ha proposto una sospensione, una «sorta di semestre bianco» almeno nella fase più intensa della campagna elettorale. Sul provvedimento, «ritengo che molti degli aspetti affermati nella stessa delibera appartengono al quadro generale dei principi che reggono e garantiscono qualunque procedimento “giustiziale” e che, pertanto, sarebbe stato inutile ribadirli se non in presenza di qualche forzatura “mediatica” avvenuta nei mesi scorsi da parte di qualche collega».

Più netta la posizione di Giacomo Pignataro: «La delibera sulle linee guida comportamentali è un provvedimento sbagliato – ha affermato – in quanto lesivo di diritti e libertà personali. Per tale ragione, che sopravanza, quindi, la mera opportunità di contribuire ad un sereno confronto elettorale, non posso che essere d’accordo con la richiesta di sospensione di quel provvedimento, ribadendo la necessità della sua successiva e definitiva revoca

I Sicilianigiovani www.isiciliani.it novembre-dicembre 2012

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