“Normale” una trattativa Stato-mafia? Riflessioni del Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia

 

 

La vicenda della “trattativa” tra Stato e mafia sta assumendo proporzioni sempre più rilevanti, in un dibattito in cui non mancano anche posizioni del tutto strumentali. Non intendo entrare nel merito delle controversie di ordine costituzionale che vede contrapposto il Quirinale alla Procura di Palermo, anche se è evidente che si tratta di un fatto assolutamente eccezionale: ma deciderà la Corte Costituzionale, del cui giudizio ci fidiamo.
Volevo invece trarre spunto da una recente trasmissione televisiva cui hanno partecipato personaggi di notevole rilievo.

Nel corso di essa, si è detto, da parte di alcuni, che non c’è stata trattativa con lo Stato, ma trattative e rapporti tra mafiosi ed uomini dello Stato, compresi
ufficiali dei Carabinieri.
E lo si è detto come se si trattasse di una cosa “normale”. Ed è questo che induce a qualche riflessione, anche perché giorni fa ho letto su un giornale di sinistra, in un articolo di cui non ricordo l’autore, che, tutto sommato, una trattativa Statomafia non è cosa da strapparsi le vesti.

E siccome ora sento che invece le trattative ci sarebbero state tra singoli soggetti delle due parti, ed anche questo mi è parso che non suscitasse particolare stupore, allora qualche considerazione si impone, anche sul concetto di “normalità”.

Se abbiamo tutti protestato quando un Ministro della Repubblica ha dichiarato,
tempo fa, che con la mafia bisogna “convivere”, è assurdo che oggi ci sia ancora
chi considera “normale” una trattativa.
Non si tratta con la criminalità organizzata, ma la si combatte con convinzione,
con fermezza e senza cedimenti.

Il procedimento penale in corso ci dirà se davvero una trattativa c’è stata o no; in ogni caso, sarebbe grave lasciare passare l’idea che – al di là delle responsabilità penali – una “trattativa”, si possa considerare non solo lecita, ma addirittura “normale”.

Altrettanto grave è il discorso se si fa riferimento ai contatti, ai rapporti, alle trattative che alcuni singoli personaggi, anche delle istituzioni e/o delle Forze
dell’ordine, avrebbero intrattenuto con capi mafiosi. Quali che fossero le intenzioni, la tesi della “normalità” di simili comportamenti dev’essere respinta con forza.
Le guardie non possono trattare con i ladri, ma solo cercare di scoprirli e mandarli in carcere.

Questo vale a maggior ragione per ciò che attiene alla criminalità organizzata, uno dei più gravi mali di cui soffre il nostro Paese, ormai non più solo al sud, ma su tutto il territorio nazionale.

Chiediamo ai cittadini di impegnarsi nella lotta contro la criminalità organizzata, di denunciare gli abusi, di uscire allo scoperto contro i soprusi; e intanto ci sarebbe stato o ci sarebbe chi sta “trattando” con quelli che dobbiamo sconfiggere e per i quali invochiamo la giustizia penale?

Sarebbe davvero una contraddizione pazzesca e inaccettabile. Anche in questo caso, non sappiamo se cose del genere, pubblicamente denunciate in televisione, siano realmente avvenute e chi ne sarebbero i protagonisti.

Ma dobbiamo dire con fermezza che si tratta di metodi inaccettabili ed
inammissibili, sotto ogni profilo, non solo giuridico.

Su queste cose, insomma, bisogna avere le idee molto chiare; altrimenti passano messaggi più pericolosi perfino di quello della ineluttabilità della convivenza con la mafia.

 

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