Un 25 aprile con i colori dell’arcobaleno, da Elfo Bruno.

 

 

 

 

27 Aprile, 2012 – 09:08 — arcigay

 

Il fascismo è stato una pagina odiosa e dolorosa del nostro passato. Inutile girarci attorno. E si rassegnino quanti cercano di venire a patti con una storia che è ciò che è stata: miseria, sopraffazione, violenza, terrore e morte. Quando si sentono certi commenti di politici, anche di sinistra, nel loro goffo sforzo di cancellare la differenza tra democrazia e ciò che è il suo esatto contrario – si pensi al tentativo di accomunare repubblichini e partigiani – è evidente l’inadeguatezza di una classe politica ancora troppo confusa su questo argomento.

Il 25 aprile è tutto questo: la festa della democrazia. Il suo compleanno. Un regalo che le forze democratiche di sinistra (socialisti e comunisti) e di centro-destra di allora (si pensi ai cattolici e ai liberali) hanno dato al nostro paese perché fosse più libero, più giusto. Perché l’Italia divenisse il paese descritto nell’articolo 3 della nostra Costituzione, figlia di quel processo di Liberazione che è l’essenza stessa del nostro essere, qui e ora.

Quell’articolo, tuttavia, pagina nobile della nostra Carta fondamentale, non è del tutto rispettato, a cominciare da quella classe politica della quale si è fatto riferimento. Per tale ragione a Catania, la mia prima città di adozione, la comunità GLBT, rappresentata dal comitato provinciale di Arcigay, ha ritenuto opportuno partecipare alla commemorazione della festa della Liberazione.

Perché, come si sulla nota della stessa Arcigay Catania, «la comunità omosessuale ha dato alla resistenza il suo notevole contributo di passione, idee, e valori di libertà. Migliaia sono state, infatti, le vittime, donne e uomini, sterminate per il loro orientamento sessuale, e altre migliaia quelle che hanno subito l’allontanamento dalle loro famiglie e affetti, confinate dal regime fascista, per le medesime odiose ragioni».

Alla luce di quest’evidenza, il nostro paese, per essere davvero al pari con il concetto di eguaglianza, deve affrontare il passaggio da uno stato di privilegio della maggioranza (bianca, cattolica ed eterosessuale) a una società davvero plurale, dove tutte le diversità, anche quella GLBT, abbiano pieno diritto di cittadinanza.

Arcigay Catania, con i suoi volontari e le sue volontarie, era lì per questa ragione: per ricordare le origini della nostra storia e per gettare un ponte sul futuro. Perché alla liberazione dalla tirannide si accompagni la liberazione dal pregiudizio, dall’esclusione dai diritti, dalla divisione tra cittadini normati e persone impreviste. Proprio per tali ragioni «nel suo discorso il presidente ha evidenziato l’esigenza di continuare a resistere contro il fascisimo dei mercati finanziari, della discriminazione di razza e genere, della omofobia».

E sempre durante la manifestazione, il cavallo alato ha consegnato due targhe: una all’ANPI Catania, per la gratitudine ai/lle compagni/e combattenti, per averci liberato dalla dittatura fascista; e un’altra a Santina Sconza, presidente dell’Anpi Catania per la sua sensibilità verso i temi della lotta all’omofobia.

È ipotizzabile – e auspicabile – credere che proprio da ieri, sotto il vulcano, la lotta per la piena parità ha un alleato in più: una cittadinanza più grande, civile, che riconosce, tra i valori del 25 aprile, anche quello della piena eguaglianza tra tutti i cittadini e le cittadine della nostra Repubblica, nata dall’antifascismo e proiettata verso l’Europa dei diritti.

Catania in questo si manifesta, ancora una volta, avanguardia d’Italia. Al popolo etneo va il mio più sentito ringraziamento, per questo abbraccio di civiltà e di democrazia.

 

RASSEGNA STAMPA UL 25 APRILE “LA GAZZETTA DEL SUD” DEL 226/4/2012

 

 

APRI LA PAGINA:

Gazzetta

 

RASSEGNA STAMPA sul 25 aprile ” LA SICILIA” del 26/4/2012

I NUOVI
PARTIGIANI

  • Giovedì 26 Aprile 2012
  • Prima Catania,
  • pagina 33

Talvolta ci spiazzano. E ci commuovono. I migranti reclusi al Cara di Mineo, in attesa di asilo politico, hanno voluto essere al nostro fianco nel ricordo della lotta al nazifascismo, della Resistenza, della Liberazione, della costruzione della democrazia. Hanno voluto ricordarci che le lotte e le storie dei popoli si assomigliano, che anche loro sono partigiani e resistenti, che anche loro fuggono da regimi totalitari, dalle violenze, dalle guerre. Che anche loro – come tanti italiani sotto il fascismo – cercano asilo in terra straniera. Straniera e sorella perché è comune il destino di quanti vogliono una terra giusta, equa, libera, accogliente. E’ comune il destino di chi lotta per la propria dignità, il lavoro, la vita. Ed è comune il nemico che oggi ci schiaccia, il capitalismo finanziario che fa affari e vive speculando sui default, sulle delocalizzazioni, sul massacro dell’economia reale e dei lavoratori e degli imprenditori che la incarnano.
I migranti di Mineo hanno voluto partecipare al corteo del 25 Aprile per gridare che, ovunque in Europa, stanno risorgendo pericolose forme di razzismo, xenofobia, omofobia, antisemitismo, complice la crisi e chi la cavalca per trarne consenso facendo leva su paure e bisogni. C’è, ed è forte, il rischio che la democrazia inciampi di nuovo. Per questo ci dicono che bisogna tornare all’«antifascismo militante», che bisogna vigilare e farlo insieme, i popoli d’Europa e del mondo. E per dirlo usano le parole dei nostri grandi poeti e pensatori. Abbiamo tanto da guadagnare nel fare questa strada insieme se è a loro, ai fratelli migranti, che dobbiamo il ricordo delle splendide parole di Gramsci: «Credo che vivere voglia dire essere partigiani. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti». Anche per questo dobbiamo dire grazie ai nostri fratelli partigiani che ci sollecitano a scegliere da che parte stare.

26/04/2012

 

 

Cerimonia comune a Palazzo degli Elefanti: «Grazie per averci accolti, ora fateci vivere dignitosamente»

  • Giovedì 26 Aprile 2012
  • Catania (Cronaca),
  • pagina 35

Pinella Leocata
«Ora e sempre resistenza». A gridarlo, ieri, alla manifestazione per il sessantasettesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, erano anche circa 80 migranti del Cara di Mineo. Nordafricani fuggiti alla repressione, alle guerre, alle torture, alla fame. Giovani uomini che hanno attraversato il deserto e sfidato la morte in mare sperando in una vita migliore, libera, dignitosa. Persone che adesso si trovano costrette nella struttura di Mineo in attesa di permesso di soggiorno, del riconoscimento del diritto di asilo. Anche per loro è Resistenza, contro le sopraffazioni e l’indifferenza di cui sono vittime e contro le nuove, risorgenti, forme di razzismo, antisemitismo e omofobia che dilagano in Europa. Anche per loro questo è un «25 aprile di lotta contro il nuovo nazifascismo».
Per venire a Catania hanno dovuto chiedere autorizzazione e ottenere dal Centro di assistenza per i richiedenti asilo l’uso di due pullman con cui spostarsi, e questo grazie al sostegno dell’associazione umanitaria Gerta. Nella corte interna del palazzo comunale, mentre veniva deposta una corona d’alloro alla memoria dei partigiani caduti, erano a fianco dei reduci, dei rappresentanti dell’Anpi, sotto la bandiera di città insignita delle medaglie al valore della Resistenza. «Ringraziamo il popolo italiano e catanese per averci accolti e chiediamo rispetto e opportunità. Chiediamo il diritto d’asilo, la possibilità di lavorare, di vivere dignitosamente, di crescere insieme a voi nel rispetto reciproco. Noi siamo i vostri figli, i vostri parenti. Vi preghiamo, occupatevi di noi». Ma in rappresentanza del Comune e della Provincia non c’era nessuno ad ascoltarli, assenti come ogni 25 aprile, da molti anni a questa parte. La loro lettera sarà recapitata all’amministrazione per altre vie. A rendere omaggio ad una memoria sempre più oltraggiata soltanto qualche esponente del Pd e della Cgil e il popolo della sinistra oggi fuori dal Parlamento.
Il corteo, più numeroso e variegato rispetto agli ultimi anni, avanza tra bandiere rosse e canti partigiani. Nunzio De Francesco, sopravvissuto a Mathausen, non c’è più, ma il suo fazzoletto da deportato sfila ancora addosso a Micio Stimolo dell’Anpi cui l’ha donato e che lo porta come una reliquia. E sfilano donne e uomini con in mano il fiore rosso dei reclusi di Mineo, su ogni stelo un verso, un pensiero di grandi italiani. Uno è di Antonio Gramsci. «Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti». E a ricordarcelo sono loro, i migranti del Nord Africa.
Sfila il corteo mentre gli slogan e le discussioni s’intrecciano passando dal passato al presente attraverso le analisi sulla crisi del capitalismo e sulle nuove, e reazionarie, forme che assume. «Oggi più che mai l’alternativa è socialismo o barbarie!» recitano i volantini e gli striscioni, mentre i giovani di Experia, Arci e Rifondazione scandiscano slogan legati all’attualità. «Le tasse le pagano le masse / i milioni di milioni li rubano i padroni». «Né precario né intero / ma per tutti lavoro nero». E, dall’altoparlante posto su un camioncino, ricordano che in Sicilia la lotta al fascismo è stata lotta alla mafia. Di qui la nuova resistenza al governo Monti «del massacro sociale» e al governatore Lombardo «raggiunto da un’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa».
Infine, il corteo sfocia in piazza Dante dove la manifestazione si conclude con gli interventi di un cassintegrato, un rappresentante dell’Arcigay e di un migrante, i nuovi emarginati. Poi la parola è ad un sindacalista della Cgil e alla presidente dell’Anpi Santina Sconza.

26/04/2012