Bentivegna, minuto di silenzio in Campidoglio ma i consiglieri del Pdl escono dall’aula da “la Repubblica”

 

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Accese polemiche sul ricordo del partigiano scomparso il 2 aprile scorso che fu tra i protagonisti della lotta di liberazione dal nazi-fascismo e partecipò all’azione partigiana in via Rasella. La denuncia del Pd capitolino: “Episodio gravissimo, Alemanno aveva promesso tutti gli onori. Ora stigmatizzi la sua maggioranza e chieda scusa”. L’attacco di Alzetta (Roma in Action): “Siete fascisti”

Bentivegna, minuto di silenzio in Campidoglio ma i consiglieri del Pdl escono dall'aula Rosario Bentivegna

Ancora polemiche sul partigiano Rosario Bentivegna, scomparso il 2 aprile all’età di 89 anni. Dopo le diatribe nei municipi romani, gli insulti della destra e i botta e risposta durante la camera ardente allestita mercoledì a Palazzo Valentini su richiesta della famiglia, l’aula Giulio Cesare del Consiglio comunale di Roma ha osservato oggi un minuto di silenzio per “Sasà”, l’ex gappista che durante la lotta di liberazione dall’occupazione nazista fu anche tra i protagonisti dell’attentato di via Rasella. Durante il minuto di ricordo chiesto al presidente Marco Pomarici dai consiglieri Daniele Ozzimo (Pd) e Andrea Alzetta (Roma in Action), però, i consiglieri della maggioranza sono usciti, quasi tutti, dall’aula.

“Spiace che l’aula Giulio Cesare solo dopo l’insistenza da parte dell’opposizione abbia reso omaggio con un minuto di silenzio al ricordo di Rosario Bentivegna – ha detto il consigliere capitolino del Pd, Daniele Ozzimo – Un minuto di silenzio avvenuto con i banchi della maggioranza semi-deserta visto che quasi tutti i consiglieri del Pdl prontamente hanno abbandonato l’aula. Un comportamento offensivo da parte del centrodestra nei confronti di un protagonista della nostra storia. Eppure il sindaco aveva dett0 due giorni fa che Roma avrebbe ricordato Bentivegna con tutti gli onori. Chiediamo al primo cittadino di stigmatizzare il comportamento della sua maggioranza”.

Ancora più dura la reazione di Alzetta che afferma: “Il capogruppo Gramazio e praticamente tutti i colleghi della maggioranza hanno profanato la memoria del comandante partigiano, medaglia della Resistenza, uscendo dall’aula”.  “Dopo i vergognosi insulti rivolti da Storace a Bentivegna- ha aggiunto il consigliere- sarebbe stato opportuno da parte di chi ha giurato sulla Costituzione al momento del suo insediamento, mandare un segnale chiaro di rispetto per un eroe della Resistenza che, insieme ad altri partigiani, ha riscattato l’onore di questo Paese, infangato dal ventennio fascista e dall’alleanza con la Germania nazista”. Il riferimento, ovviamente, è al sindaco, assente ieri alla cerimonia funebre in Provincia. “Mi sarei anche aspettato Alemanno in persona, e non l’assessore Funari all’ultimo saluto a “Sasà” – ha commentato infatti Alzetta- E a Storace voglio dire che, con la sua storia che si circonda di veri e propri assassini, come Almirante e il golpista Rauti, dovrebbe solo ringraziare i partigiani che dopo solo due anni hanno permesso un’amnistia e concesso anche a lui di manifestare le sue idee”. Toni caldissimi in aula Giulio Cesare, insomma, divenuti incandescenti quando Alzetta ha urlato all’indirizzo dei consiglieri del Pdl “fascisti di merda”.

A scatenarsi contro Alzetta è stato a quel punto Dario Rossin, capogruppo de La Destra, che ha sottolineato: “Alemanno, genero di Rauti, saprà certamente difendere Giorgio Almirante dall’infame accusa di Alzetta: nessuno può dire assassino ad Almirante. I missini hanno visto cadere uno ad uno decine e decine di ragazzi. Alzetta è un bambino cresciuto male”.

Ma l’indignazione per l’atteggiamento della maggioranza capitolina e il richiamo al Ventennio hanno coinvolto un po’ tutti gli esponenti del centrosinistra. “Addolora assistere a questi comportamenti – hanno infatti dichiarato in una nota congiunta Massimiliano Valeriani e Monica Cirinnà (entrambi Pd) – Dopo più di un decennio dalla svolta di Fiuggi, la Destra romana ha dimostrato, anche in questa occasione, che non si è liberata dal segno del fascismo e rimane anti Repubblicana. Eppure il Sindaco di Roma era stato chiaro. Alemanno dovrebbe, dopo questo grave episodio, tenutosi per di più in un’Aula istituzionale, chiedere scusa alla città, per evitare poi ipocrisie al prossimo episodio di stampo fascista nella Capitale”.

“Indignato da cittadino, prima ancora che da amministratore, dell’aver visto uscire dall’aula a testa bassa quasi tutti gli esponenti del Pdl, a cominciare da Gramazio, durante il minuto di silenzio in ricordo di Rosario Bentivegna – attacca anche il consigliere Pd Dario Nanni – Il sindaco aveva garantito che ci sarebbe stato un riconoscimento mentre il presidente Pomarici ha aperto il momento di silenzio solo sulla base di una richiesta dei consiglieri”.”Questa vicenda – ha concluso –  getta disonore sulla nostra città, medaglia d’oro alla Resistenza”.

Un episodio giudicato “gravissimo” anche da Umberto Marroni, capogruppo del Pd di Roma Capitale. “Un oltraggio all’aula Giulio Cesare da parte della destra. Roma città medaglia d’oro alla Resistenza ha il dovere di ricordare con tutti gli onori, come peraltro asserito anche dal sindaco” ha detto.

E se Marco Pomarici rigetta le accuse di una gestione inusuale del minuto di silenzio per “Sasà”, da parte della maggioranza l’unico a parlare fino ad ora è stato Angelino Torre, consigliere della Lista civica per Alemanno: “E’ inevitabile che il minuto di silenzio in ricordo di Rosario Bentivegna scatenasse delle polemiche all’interno dell’aula Giulio Cesare, perché le valutazioni su quei tragici fatti che colpirono Roma negli anni dell’occupazione nazista e che culminò con la strage delle Fosse Ardeatine, sono ancora controverse e piene di incognite. Certo, un decorato al valore militare merita sempre l’ammirazione e il riconoscimento di tutta la nazione. Escludo che oggi siano state fatte delle valutazioni di carattere ideologico – conclude Torre- ma sulla considerazione fatti”.

(05 aprile 2012)