«In piazza, perché indignarsi non basta più» Il presidente Anpi «L’alternativa a questo governo c’è già Ma mi preoccupo quando vedo le opposizioni dividersi»

Noi non siamo l’antipolitica, non ci interessa esserlo, perché è la politica, da sempre, il tessuto connettivo della società e della democrazia. La buona politica, ovviamente». Che cosa intende per buona politica? «Intendo quella che mira all’interesse di tutti, fatta di dignità e onore, volta a costruire. Superando gli inevitabili divisioni e conflitti non con compromessi di comodo, ma con una visione del bene comune che porti alla ricerca di punti di convergenza. È un po’ quello che accadde con la Costituzione: io non sono affatto d’accordo con quanti ritengono sia stata il frutto di compromessi, credo piuttosto siano stati identificati valori da tutti condivisibili. Il valore del lavoro, il valore della persona». Carlo Smuraglia, avvocato, docente, senatore per i Democratici di sinistra, e oggi presidente dell’Anpi, ha appena finito di parlare dal palco allestito all’Arco della Pace di Milano per la manifestazione di Libertà&Giustizia «Ricucire l’Italia». «Io giro tutto il Paese», dice, «e quello che vedo è un’enorme domanda di un futuro che poggi sulla consapevolezza della memoria. Ma bisogna fare presto. Indignarsi non basta più, e nemmeno resistere». Come si sana la frattura tra cittadini e politica? «Il male di oggi è che molti cittadini dicono tanto sono tutti uguali . In realtà una via alternativa c’è, indicarla è uno dei compiti della buona politica, appunto. Che si deve tradurre in comportamenti chiaramente percepibili dai cittadini, deve dare un’immagine di coerenza, di ricerca di soluzioni accettabili, al di là dei singoli interessi. Anche su questa scandalosa legge elettorale, per esempio. Lo spettacolo delle divisioni delle opposizioni deve finire, non perchè la discussione venga nascosta, ma perchè sia funzionale alla ricerca di punti comuni. Questo vale per l’oggi come per il domani. Una volta che riusciremo ad uscire dalla situazione in cui ci troviamo, una volta che Berlusconi non sarà più presidente del Consiglio, forse in pochi mesi alcune leggi ingiuste verranno abrogate, alcune distorsioni raddrizzate, ma per ricostruire davvero un patrimonio culturale, fatto di etica, rispetto, che restituisca al lavoro il posto che gli spetta, ci vorrà molto più tempo. E tutto questo lo chiediamo alla buona politica». Dal 13 febbraio al Palasharp ad oggi le manifestazioni contro questo governo e questo modo di fare politica si sono moltiplicate, ma Berlusconi è ancora lì. «Non possiamo aspettare un 25 luglio che non sappiamo se ci sarà, non possiamo aspettare che Berlusconi se ne vada da solo o per mano di chi non ci può dare garanzie per il futuro. Dobbiamo pensare a concludere questa situazione e a pensare a cosa faremo dopo, dobbiamo farlo tutti insieme. C’è un filo rosso che lega il 13 febbraio alla partecipazione ai referendum e alle amministrative, agli scioperi della Cgil, fino ad arrivare alla manifestazione di oggi. È fondamentale la ricerca di un collante, non possiamo considerare ognuno di questi un momento bello, ma isolato. Bisogna essere convinti che il momento del cambiamento è molto vicino, non è il sogno di un futuro lontano. E ci vuole anche un pizzico di utopia, fede e slancio nel futuro. Senza un po’ di utopia non si può costruire niente».LAURA MATTEUCCI

9 ottobre 2011 pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 7) nella sezione “Politica

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