LA SCHEGGIA DI STORIA SICLIANA N. 82 LA REPUBBLICA DI COMISO DI Elio Camilleri

 

 

Tutto iniziò la sera del 5 gennaio 1945 con l’assedio alla caserma dei carabinieri e del commissariato di polizia. La mattina del 6 i rivoltosi del “non si parte”, tra i quali, secondo la testimonianza di Giacomo Cagnes,  in posizione preminente i comunisti e con la partecipazione di fascisti e separatisti pur senza incidenza organizzativa, né capacità egemonica, ottennero la resa   e occuparono tutti gli uffici pubblici, costituirono posti di blocco e interruppero le comunicazioni telefoniche e telegrafiche.Nessuno arrivò a Comiso a causa delle altre sommosse che si svolgevano nelle stesse ore in numerosi altri centri.“Comiso, in realtà, mentre l’intera provincia ribolliva, era stata abbandonata alla sua sorte” (S. Nicolosi. Sicilia contro Italia. Edizioni Tringale. Catania. 1981. p. 252 Quelli del “non si parte” ormai padroni della cittadina, costituirono un “comitato provvisorio del popolo” che si insediò nel palazzo municipale. Tra i primissimi atti, il comitato produsse uno Statuto che formalizzò la destituzione dei titolari di tutte le funzioni pubbliche; proclamò la “Repubblica di Comiso” le cui rappresentanze istituzionali sarebbero state presto elette democraticamente. Cinque studenti universitari, tra i 20 e i 25 anni, costituirono il Comitato provvisorio e uno di loro, Francesco Marziano di 22 anni, fu il sindaco. Per la tutela dell’ordine pubblico si costituì una milizia cittadina formata da barbieri, macellai, commercianti, carrettieri tutti, in genere, molto giovani. L’11 gennaio 1945, il generale Brisotto, ricevuto da Bonomi, tramite Aldisio, l’ordine perentorio e categorico di ristabilire l’ordine, minacciò di marciare con il suo battaglione contro la città di Comiso e di bombardarla se essa avesse opposto resistenza. E fu così che i rivoltosi ottenute promesse, poi non mantenute, di non essere incarcerati, deposero le armi e sancirono,dopo sei giorni dalla nascita, la fine della Repubblica di Comiso. 

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