E’ deceduto Nunzio Di Francesco. Partigiano, sopravvissuto al lager di Mauthausen

E’ deceduto Nunzio Di Francesco.

                          Partigiano, sopravvissuto al lager di Mauthausen

Il funerale di Nunzio si svolgerà sabato a Linguaglossa. Il corteo funebre si muoverà dalla sua abitazione ( via del Peculio, 25) alle ore 10.00.

 

 In data 21 luglio improvvise complicazioni sopraggiunte sullo stato di salute hanno piegato il vigore umano di Nunzio Di Francesco, ottantasettenne, nativo e residente a Linguaglossa ( Catania). Partigiano, sopravvissuto agli immani assassini consumatosi nel lager nazista di Mauthausen.

Nunzio, componente storico e dirigente dell’Aned nazionale, presidente  dell’Anpi provinciale di Catania e presidente onorario dell’Istituto siciliano per la storia dell’Italia contemporanea ( Issico) “ Carmelo Salanitro”, ha rappresentato da sempre, nell’area del catanese e della Sicilia tutta, la memoria vissuta, attiva e propositiva, dei valori della Lotta di Liberazione dal nazi-fascismo fondativi della nostra Repubblica, e degli orrori nei campi di sterminio.

Dall’aprile 1943, giovane diciannovenne,  si trovava da militare aggregato al “V artiglieria Superga”, a Venaria Reale in provincia di Torino. Con l’armistizio dell’8 settembre e lo sbandamento dei reparti militari italiani, Di Francesco, dopo un breve periodo trascorso come ospite da una famiglia di contadini della zona, già dall’ottobre del 1943 si aggrega alle prime formazioni partigiane, inserito nella IV Brigata Garibaldi, operative nella zona – comandata dal siciliano Pompeo Colaianni, Comandante “Barbato”, successivamente diventato comandante dell’8°zona militare in Piemonte -. Nunzio assunse il nome di “Athos”. Per quasi un anno nell’area piemontese, nelle alterne vicende di attacchi partigiani e offensive delle forze nazifasciste che caratterizzarono tutta la regione, svolse un fattivo ruolo di combattente per la libertà, compreso in particolare la zona della Valvaraita e Val Maira. Nella notte tra il 17 e il ottobre 1944 le formazioni partigiane attive nell’area della Val Girba furono attaccate da preponderanti forza nazifasciste, Di Francesco preso prigioniero fu portato nel carcere di Salluzzo. Il 16 dicembre assieme ad altri partigiani prigionieri fu trasferito nel lager di Bolzano. La mattina dell’8 gennaio 1945 con il XIII trasporto che “conteneva” 501 persone ( ritornate sopravvissute in 47) fu deportato nel campo di sterminio di Mauthausen. Scrive nel suo libro “Il costo della Libertà, memorie di un partigiano combattente superstite di Mauthausen e Gusen II: “ Non conoscevamo la nostra destinazione, sapevamo soltanto di essere nella mani di un mostro che con notevoli capacità tecniche ed organizzative riusciva a pianificare lucidamente i delitti e le torure più efferate. I prigionieri furono spinte a frustrate sui carri  e in ognuno di essi ne venivano stipati cinquanta; poi di nuovo al conta ed ulteriori controlli, infine la chiusura dei carri e il sigillo”:

Poi, il 5 maggio 1945, la liberazione del lager, tra un enorme ed immane catasta di cadaveri che gli aguzzini nazisti non avevano avuto la possibilità di bruciare, e decine di migliaia di “scheletri” viventi che vagavano nel campo.

All’inizio di ottobre del 1945 il ritorno a Linguaglossa. Per intraprendere un nuovo percorso di vita.

In tutti i pubblici consessi sociali che caratterizzarono la sua fattiva azione è stato sempre un vigoroso rappresentante civico e democratico dei valori della democrazia duramente riconquistata. Per molti anni, nel dopoguerra, come dirigente sindacale della FederTerra Cgil, fu in primo piano nel catanese nella guida delle lotte dei lavoratori bracciantili per la riforma agraria e il riscatto umano e sociale, contro lo strapotere e lo sfruttamento dei latifondisti. Poi, continuò il suo impegno nella costruzione e nella gestione di cooperative dedicate alla vitivinicoltura nell’area di Linguaglossa.

Per molti decenni il suo impegno civile prioritario è stato dedicato a “raccontare” ai giovani e agli studenti delle scuole, in tuttala Siciliae nel Sud, le motivazioni che portarono tanti uomini e donne a combattere il nazifascismo durantela Lottadi Liberazione. Schivo, per il profondo senso di discrezione e moralità umana che lo caratterizzava, a riportare gli orrori direttamente subiti nel lager di Mauthausen. Preferiva, per lo più, calarsi nei panni degli altri, riportando ciò che vide in quei luoghi dove fu cancellata qualsiasi minimale forma di rispetto della vita altrui. In particolare fu un imperterrito propugnatore della difesa dei valori supremi della pace contro la guerra, e di strenuo difensore dei valori della nostra democrazia, mai a priori garantita per sempre. In questi suoi incontri di “educazione” sulla Memoria della deportazione e sulla Resistenza hanno partecipato decine di migliaia di studenti, sempre con grande attenzione e stima. Gli ultimi, di rilievo, il 30 aprile presso il Liceo Classico Mario Cutelli in occasione del Premio Carmelo Salanitro – martire antifascista catanese ucciso a Mauthasuen il 24 aprile 1945, da lui direttamente incontrato nel lager, e il 5 maggio all’IIS Enrico Mattei di Avola ( Sr) nell’anniversario della liberazione del campo di sterminio di Mauthausen, per la presentazione del “Quaderno di storia”: sul Filo della Memoria, intervista a Nunzio Di Francesco. Il suo ultimo intervento pubblico è stato il 2 giugno a Nicolosi ( Ct) in occasione della costituzione della sezione Anpi.

Lo ricordiamo con immenso senso di affetto e di stima civile e democratica. Un generoso combattente per la libertà che contribuì a riportare la democrazia nel nostro paese.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: