…………….”Mai più, i Litfiba in Sicilia”!!

Mai più, i Litfiba in Sicilia!!

Così sentenziò l’assessore alla cultura della provincia di Palermo

Il fatto incriminato è avvenuto a Campofelice di Roccella, amena località della provincia palermitana, il giorno di ferragosto.

Durante il concerto, Piero Pelù, storico esponente del gruppo, ha lanciato un appello ai siciliani  per liberarsi dalla mafia e dai collusi con l’organizzazione criminale, affaristica-politica – vecchi, nuovi e mascherati -, storici “succhia-sangue” dei siciliani Continua a leggere

Ferragosto di sangue a Grammichele

FERRAGOSTO DI SANGUE A GRAMMICHELE

da schegge di storia siciliana – n. 44 – di Elio Camilleri 

 

Era S. Rocco a Grammichele, come dire Natale o Pasqua, insomma un giorno di festa, grande festa in quel mercoledì 16 agosto del 1905, un giorno di luce forte e di caldo sulla sterminata piazza esagonale e di pacificazione tra le tre associazioni contadine.

La Camera del Lavoro inaugurava la nuova bandiera e la Lega di Resistenza e la Società dei Militi in congedo “Umberto I”, fino ad allora in aspro conflitto, avevano finalmente deciso di unirsi tutte insieme per lottare contro i padroni delle terre ed i prepotenti del paese.

L’immensa piazza sembrava non riempirsi mai, poi il corteo si diresse verso la stazione e ritornò, quindi, nel grande esagono per i discorsi ufficiali, scontati, retorici, un po’ noiosi da finire presto.

Tutta quella gente non ne aveva bisogno, voleva sentire e dire ben altro e allora sembrò che questo bisogno si fosse materializzato nelle parole di un contadino analfabeta di nome Lorenzo Grosso, di soprannome “Piriddu”:

“Compagni, noi dobbiamo unirci contro i civili, contro i cappeddi, che sono stati e saranno sempre i nostri nemici, i nostri assassini. Uniamoci per vincerli”.

  Era proprio questo che la folla voleva sentire e allora il circolo dei civili fu immediatamente distrutto e si tentò di sfondare il cancello del Municipio per distruggere le carte del potere e le cartelle delle tasse.

Il tenentino, addestrato alla repressione crispina e giolittiana, sistemò i suoi sulla scalinata della Chiesa, di fronte al Municipio, e, dopo lo squillo di tromba, ordinò il fuoco.

Tredici morti ed un centinaio di feriti rimasero nel sole e nel fuoco del grande esagono.

San Rocco non uscì in processione, i padroni delle terre e i prepotenti del paese lasciarono Grammichele per paura della reazione popolare, i carabinieri incarcerarono una cinquantina di miserabili per istigazione alla violenza e all’odio di classe, per violenza ed oltraggio a pubblico ufficiale.  

 

La “Marcia su Roma” delle cricche, di Apicella e delle escort: di Ottavio Olita, dal sito www.articolo21.org

La “Marcia su Roma” delle cricche, di Apicella e delle escort

di Ottavio Olita

La “Marcia su Roma” delle cricche, di Apicella e delle escort

Ma davvero c’è in giro qualcuno che deciderà di prendere sul serio le minacce berlusconiane solo se e quando dovesse esserci una “Marcia su Roma” non con i manganellatori, i picchiatori  e le Squadre d’Azione in testa, ma con le cricche, le escort, le veline, i portavoce di neofita fede, i coordinatori, i telegiornalisti più fedeli, Apicella, gli estensori di ‘Lodi’ e leggi ad personam, gli strenui difensori degli interessi del Continua a leggere