Numero monografico dell’Anpi di Catania per il 65° della Liberazione

Nella ricorrenza del 65° Anniversario della Liberazione dai nazifascisti l’ANPI di CATANIA ha stampato un numero monografico intitolato “ Il contributo dei partigiani catanesi e siciliani alla Resistenza”.

Nella copertina viene riportato la solenne parte finale del  Discorso sulla Costituzione, in memoria dei partigiani morti, che Piero Calamandrei tenne nel  gennaio 1955 a Milano:

 “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”.

inseriamo il testo completo contenenete 32 pagine:

ANPIweb (4)

Questo l’editoriale:

Nella ricorrenza del 25 Aprile – 65° Anniversario della Liberazione -, l’ANPI di Catania, con questa pubblicazione, edita  come supplemento al numero marzo-aprile del periodico nazionale della nostra Associazione,“Patria Indipendente, nell’evidenziare la pregnante attualità civile, politica e culturale della Resistenza, intende riportare alla comune memoria avvenimenti e valutazioni, commemorando le  abnegazioni  degli artefici, donne e uomini, della Liberazione. In particolare vogliamo onorare degnamente la memoria dei partigiani catanesi e siciliani che, combattendo in prima fila, contribuirono alla sconfitta dei nazifascisti.

Dopo i drammatici eventi succedutosi all’armistizio dell’8 settembre del 1943 che avevano determinato il totale sbandamento delle forze militari, in migliaia, in gran parte provenienti dai reparti dell’ex esercito italiano, con grande energia e spirito di libertà, ripresero le armi,  operando in molte aree territoriali nazionali e all’estero. In Italia contro i nazisti e fascisti della RSI, fantoccio  comandato dai tedeschi, invasori dell’Italia. All’estero ( Balcani, Grecia…..) , aggregandosi alle formazioni popolari di liberazione nazionale, in azione già da vari anni nei paesi  violentemente occupati e distrutti dai nazisti che, nella loro azione di aggressione, avevano avuto la diretta collaborazione della pratica guerrafondaia ed  imperialista della dittatura fascista.

Molti furono i  siciliani, residenti da civili nelle aree territoriali del Centro Nord – prima della guerra si era intensificato il flusso migratorio, in particolare verso il Piemonte, Lombardia, Lazio…-

che parteciparono intensamente alle azioni della Lotta di Liberazione, sacrificandosi; lo insegnano, tra tanti, Graziella Giuffrida, Eugenia Corsaro, Salvatrice Benincasa, Ferdinando Agnini, di Catania.

In questa fase storica, caratterizzata da esaltati rigurgiti di revisionismo e dispregio dei valori della Resistenza, dalla proposizione di reiterati progetti ed azioni finalizzati a frantumare l’unità del paese e la coesione sociale, da continui, violenti e reiterati attacchi alla Costituzione e ai riferimenti fondamentali della nostra Repubblica: indipendenza ed equilibrio tra i poteri istituzionali, confronto tra le forze politiche e sociali, rispetto delle leggi, partecipazione attiva dei cittadini delle forze politiche e sociali al confronto e alle decisioni, attuazione quotidiana dei valori fondanti, antifascismo, lavoro, diritti sociali e civili, uguaglianza, giustizia, equità, solidarietà ed antirazzismo, l’ANPI di Catania, considera prioritario valorizzare l’insegnamento e l’apporto diretto di quei siciliani che assieme a tanti italiani si batterono per la libertà, contro le imposizioni dittatoriali e le violente discriminazioni operate contro gli esseri umani.

Contribuirono, anche con l’immolazione della propria vita, a sconfiggere gli orrori ideologici e materiali del nazifascismo, e a costruire la nuova Italia.

Riteniamo fondamentale riportare alla comune attenzione, specie ai giovani, questi impavidi eroi che, rompendo le catene dell’asservimento e dell’indottrinamento ideologico impartito durante il dittatoriale ventennio mussoliniano, invece di fuggire o nascondersi,  preferirono combattere per anelito di libertà e di riscatto democratico. Per realizzare una società libera e  solidale nel ripudio della guerra,  per imporre il rispetto umano e la  pacifica convivenza dei popoli, senza sopraffazioni e sfruttamenti, per la difesa dei beni comuni

Anche in Sicilia e nella provincia di Catania, nell’estate del 43, ci furono diverse azioni di resistenza popolare alle violenze dei nazisti. I fatti catanesi, accaduti alla fine di luglio 1943, furono raccontati con grande realismo dal giornalista catanese Igor Mann ( morto pochi mesi addietro) in un articolo pubblicato il 18 agosto del 1945 sul giornale “Il Partigiano” di Genova, dal titolo I primi partigiani sono stati siciliani. E, poi, le vicende tragiche che furono eseguite e dai nazisti  contro le popolazioni in diversi paesi: Castiglione di Sicilia, Mascalucia, Adrano, Calatabiano, Pedara.

Ancor oggi è difficoltoso quantificare in maniera esaustiva i siciliani che parteciparono alla Resistenza. Molte ricostruzioni e studi, pazienti e laboriose, compreso i deportati nei lager,  sono state effettuate nel corso del tempo, a cura di tutti gli Istituti regionali e provinciali di Storia della Resistenza strutturati nelle aree del centro nord, da INSMLI ( Istituto storico per la storia del Movimento di Liberazione) e da tanti ricercatori storici. Per questo difficile approfondimento un particolare ringraziamento deve essere dato alle storiche siciliane Carmela Zangara e Giovanna D’Amico che con grande passione civile hanno scandagliato gli atti e le testimonianze della memoria partigiana. Le ricerche che riguardano i partigiani siciliani che operarono in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Trentino, Emilia,e Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo, Lazio, sono sempre in continua evoluzione.

Solo in Piemonte parteciparono alla Lotta di Liberazione quasi 3000 siciliani, di cui 127 nelle formazioni partigiane del novarese.

Tanti i partigiani siciliani caduti in combattimento, 200 solo nelle province di Torino e Cuneo. Numerose le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo riconosciute alla memoria.

Molti altri morirono nei campi di sterminio, deportati dopo essere stati fatti prigionieri, e in altri Paesi esteri, Iugoslavia, Albania, Grecia, Dodecaneso, Cafalonia, Provenza, Corsica, dove scelsero di resistere ai tedeschi dopo l’ armistizio, e nei campi di prigionia in Germania.

Alla fine della guerra, ritornati in Sicilia, parecchi si impegnarono con grande intensità e passione di riscatto sociale nei grandi movimenti popolari e contadini al grido di “ pane, dignità e lavoro”, e contro la mafia. E’ proprio per celebrare questa congiunzione di opere e di ideali, di fervidi impegni di lotta, che il 1° Maggio ci incontreremo a Portella della Ginestra – luogo di martirio della riscossa siciliana – alla grande manifestazione nazionale indetta dall’ANPI in sinergia con la CGIL  “ Il dovere della memoria, il futuro dei Diritti: l’antifascismo e la lotta alla mafia per la prima volta insieme il 1° Maggio”.

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