Cronaca di un incontro, il 25 aprile 2010, con i partigiani della Valcamonica. Nota di E. Giannone, nipote del partigiano di Cianciana ( Ag) Santo La Corte – medaglia d’argento

Tanina e Giovanna La Corte, socie onorarie delle Fiamme Verdi

 Cronaca di una giornata speciale 

 140 Km di Tricolori, da Brugherio (MI) a Breno (BS) dov’era l’appuntamento con Virgilio Cotti Cometti, il partigiano che ci aveva aiutato a far luce sulla vicenda di zio Santo e che ci aveva invitato alla cerimonia in occasione del 65° anniversario della Liberazione, il 25 Aprile. Bandiere alle finestre, ai balconi, sugli alberi, dentro e fuori i centri abitati, trasversalmente, da un albero all’altro lungo la Statale.

   La ricorrenza, con i valori che veicola di libertà, solidarietà, impegno contro la guerra, contro tutte le guerre, per la dignità di tutte le persone e i popoli, era solennemente nell’aria, palpabile.

   Arrivammo a Breno che erano le 10:00; l’appuntamento con Virgilio era al ristorante Giardino. Davanti al Monumento ai Caduti una folla trabocchevole: popolo, alunni delle scuole, sindaci (18) di tutta la Val Camonica, gonfaloni dei Comuni e delle Brigate partigiane, alpini, carabinieri, finanzieri, reduci; spiccavano molti foulard verdi, l’emblema delle Fiamme Verdi, la Brigata partigiana nella quale aveva militato lo sfortunato zio, fucilato dai nazifascisti il 16 settembre 1944, a Brescia, dopo essere fatto prigioniero a Pisogne e processato dal tribunale speciale. Posteggiamo e ci avviciniamo. Chiedo di Bruno Fantoni, presidente dell’ANPI di Val Camonica, compagno di zio Santo. Gli presento mia moglie, mia cognata Pina , Antonio, mio figlio, e mio cognato Leonardo. Pochi convenevoli: la cerimonia sta per iniziare. Tanina è accanto al Presidente. In religioso silenzio ascoltiamo l’Inno nazionale e la Leggenda del Piave. Una corona viene deposta sul Monumento ai Caduti. Il corteo comincia a muoversi; io lo precedo alla ricerca dell’amico Virgilio, che non conosco de visu; davanti al ristorante me lo indicano: un abbraccio commosso. Insieme ci avviamo verso il Consorzio dei Comuni B.I.M. della Valle Camonica, nel cui spiazzo ascolteremo i vari interventi, a cominciare da quello del Sindaco di Breno, giovanissimo. Nel bel mezzo dei vari discorsi lo speaker annuncia che tra la folla sono presenti Gaetana e Giovanna La Corte, nipoti del partigiano Santo La Corte, partigiano morto per la libertà, venuti appositamente dalla Sicilia. Giovanna (Pina), Tanina ed io veniamo invitati a fare un passo avanti. Le due sorelle ricevono la tessera di socie onorarie delle Fiamme Verdi e il foulard della Brigata. Anch’io. Ringrazio commosso a nome di tutti. Anche Leonardo diventa socio onorario delle Fiamme Verdi.

   I discorsi proseguono, tutti belli, interessanti, da ognuno trasuda un grande amore per la libertà, per la nostra Costituzione che ai valori della Resistenza è improntata. Intenso,   pregno di significati attuali il discorso di un Prof. (del quale non ricordo il nome) che ha molto insistito sui principi fondamentali e fondanti della nostra Carta costituzionale e che ha ribadito l’unità nella libertà della patria italiana. Ancora canti e musiche e, naturalmente, Bella ciao, l’inno partigiano. Dopo la Messa, ci rechiamo al ristorante e sediamo accanto all’amico Virgilio, che ci sembra di conoscere da sempre. Egli è molto affettuoso, premuroso nei nostri confronti, conversiamo amabilmente. Conosciamo molte altre, squisitissime persone; siamo tra amici. Anche Judith e Gaspare D’angelo con Vincenzo Prazza son venuti a trovarci da Bergamo. E’ stata una giornata speciale. Tanina s’è commossa fino alle lacrime. Anche Bruno Fantoni è stato eccezionale, ma lo sono stati tutti quel giorno, sembrava d’essere a casa, tra i nostri. Ci ritorneremo. Zio Santo aleggiava in quei posti, tra quelle montagne ancora innevate,su di noi; credo fosse contento. Mentre ci avviamo alla macchina, una voce ci chiama: è Sandro, figlio d’un partigiano, col quale avevamo fatto una foto col Gonfalone delle Fiamme Verdi e che ci offre in segno di amicizia un bicchiere di moscato.

   Abbiamo respirato un’atmosfera fantastica, diversa; da noi il 25 Aprile è semplicemente un giorno di vacanza, festa nazionale: si va in campagna a fare il picnic; in qualche città qualcuno depone una corona d’alloro sul Monumento ai Caduti, fa un retorico discorso ufficiale e la cosa finisce lì. Forse perché noi non abbiamo subito e patito i nazisti; da noi gli Americani sono arrivati nel 1943 e la guerra è finita prima. Oltre la Linea gotica è stato diverso; la popolazione ha sofferto e combattuto per la libertà; dall’impegno di quella gente, dalla lotta e dal sacrificio dei partigiani è nata una patria nuova, più libera e democratica, i cui valori non devono assolutamente essere messi in discussione perché significherebbe andare contro la storia e i suoi insegnamenti. Sarebbe ora che anche dalle nostre parti la Festa della Liberazione del 25 aprile cominciasse, capillarmente, ad essere intesa nella pienezza del suo significato e i suoi valori trasmessi in maniera indelebile ai nostri giovani.

E.Giannone

 

 

                                                                              

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