La lettera di Anpi Catania al quotidiano “La Sicilia” ( 15/6/10): Tutti gli IMI – Internati Militari Italiani –, gli schiavi di Hitler, hanno diritto al risarcimento

Tutti gli IMI – Internati Militari Italiani –, gli schiavi di Hitler,  hanno diritto al risarcimento

In data  9 giugno in questa rubrica è stata pubblicata una lettera, non firmata, di un signore che risponde ad una precedente nota del sig. Savoca, riguardo il mancato riconoscimento di indennizzo ai militari italiani internati in Germania dopo l’8 settembre 1943.

La tragica vicenda degli IMI – Internati Militari Italiani –  definita come l’ “l’altra  Resistenza”, viene trattata in maniera distorcente, non rispondente agli atti storici consolidati.

Come Anpi – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – di Catania riteniamo utile per i lettori riportare verità e giustizia su uno degli eventi  più drammatici che riguardarono gli italiani nel corso della guerra mondiale scatenata, dai nazifascisti.

Degli oltre 800.000 soldati italiani disarmatati e catturai dai tedeschi dopo l’armistizio del’8 settembre 1943, 716.000 furono internati nei lager; in gran parte, in Germania, distribuiti anche in Austria, Polonia, Cecoslovacchia,…. Una quota significativa di questi, circa il 26%, erano originari e residenti nel Sud e nelle Isole. Molti, quindi, i siciliani e i domiciliati nella nostra provincia. La questione, quindi, ci riguarda, non tanto e soltanto per verità storica, ma per riportare, altresì, alla comune memoria ed attenzione le vessazioni e le grandi sofferenze umane patite direttamente da tanti nostri concittadini.

Dopo le opzioni Reich/Rsi, avvenute nell’autunno/inverno 1943/1944 – 42.000 combattenti + 34.000 ausiliari lavoratori volontari -, gli internati rimasero in 640.000, di cui 594.000 graduati e soldati, 42.209 suddivisi tra sottoufficiali, ufficiali inferiori, ufficiali superiori e anziani, 209 generali. Più altri vari, di cui 230 cappellani.

Alla fine della guerra, i rimpatriati, a partire dal maggio 1945, furono 560.000. Tutte le fonti storiche considerano i caduti in 53.000.

Queste le cifre della tragedia degli IMI.

Nel merito di alcune affermazioni contenute nello scritto “non firmato”, è bene evidenziare che la stragrande maggioranza dei soldati italiani, pur sottoposti a continue angherie e pressioni,  scelse di non collaborare attivamente con gli assassini nazisti della “razza eletta” e con i popri diretti complici della RSI, che avevano devastato e saccheggiato l’Europa,…. ” rifiutando “ i pasti  a più portate, carne, patate in quantità e birra, tanta birra” – così come testualmente scrive questo signore -, non tanto perché…. “ mal sopportavano il pesante addestramento dell’esercito tedesco, al quale non erano abituati” – come ancora viene aggiunto nella lettera -, bensì,  per avere finalmente “aperto gli occhi”.

Dopo 35 mesi dell’orrendo macello umano provocato dal fascismo e dall’alleato nazista. Dopo essere stati comandatii a diventare carnefici in molte aree territoriali del nostro continente ( e in Africa), plagiati ed  ingannati dalla dittatura del duce, e vittime degli orrori vissuti.

Sono stati alfieri della libertà, della democrazia e dei diritti umani, dell’onore patrio infangato dai fascisti. Con la loro scelta risoluta, pur essendo pienamente coscienti che sarebbero restati cavie dei tedeschi, continuando duramente a soffrire nei lager, scelsero la strada di non collaborare attivamente con coloro che avevano provocato 50 milioni di vittime, la devastazione dell’Europa, lo sterminio degli ebrei e di tutti coloro, uomini e donne, considerati diversi e antitetici ai loro belluini istinti ideologici.

Per avere riscattato la loro dignità umana, sociale e politica, meritano grande rispetto. Sono stati di fatto l’ “l’altra Resistenza”, parimenti  alla Lotta di Liberazione condotta nel nostro paese dal popolo italiano, e alla Resistenza attiva operata da tanti soldati italiani contro i nazisti, dopo l’armistizio. Onoriamo, i 30.000 soldati caduti nella prima resistenza, immediatamente dopo l’8 settembre, nei tanti luoghi di battaglia: Roma, Corsica, Cefalonia, Grecia, Balcani, e in tante caserme e città italiane; i 35.000 deportati politici assassinati nei Lager di sterminio – partigiani, militari, ex IMI -; i 20.000 caduti nei Balcani,  sul complessivo dei 50.000 nostri militari che non si arresero ai tedeschi e ai aggregarono alle formazione partigiane greche e slave.

In questo contesto un doveroso ricordo va alle Forze Armate italiane ricostituite, che con più di mezzo milione di soldati, Esercito, Marina, Aeronautica, svolsero un ruolo di grande rilievo fino alla Liberazione totale dell’Italia, al 25 aprile 1945.

Inoltre, è totalmente non veritiera l’affermazione contenuta nella lettera in oggetto: “ i nostri soldati prelevati dopo l’8 settembre 43 non potevano essere considerati prigionieri di guerra, poiché l’Italia e la Germania non erano in guerra tra loro”.

Infatti, il 13 ottobre 1943, con il riconoscimento dello status di cobelligerante da parte degli Alleati,  il nuovo governo italiano ( Regno d’Italia del Sud) dichiarò guerra alla Germania.

La Germania nazista di Hitler – con la diretta complicità di Mussolini – non riconoscendo (……”bontà” loro, nel fare e disfare a proprio uso e piacimento) il Regno d’Italia del sud come stato belligerante, con grande dileggio per la nostra divisa e il nostro tricolore, considerò gli IMI “disertori di Badoglio e soldati di Mussolini in attesa di impiego”. Furono i nazisti a decidere….unilateralmente, che i nostri soldati catturati e rinchiusi nei lager non fossero da considerare prigionieri di guerra, assistiti dalla Croce Rossa Internazionale e tutelati da un paese neutrale.

Furono i nazisti  a considerare gli IMI, internati senza protezione e schiavi da lavoro. Prima, dall’autunno del 43,  tentarono di farli arruolare nelle Waffen SS o negli “ausiliari”, lavoratori per l’esercito; dopo, a partire dall’inverno – primavera del 1944, cercarono di inquadrarli nell’esercito della Rsi. A partire dall’estate del 1944, gli IMI furono “civilizzati” d’autorità come “lavoratori liberi” volontari, nei fatti obbligati. Utilizzati nella stragrande maggioranza nelle strutture industriali o dell’economia di guerra della Germania; in alternativa, militarizzati nei battaglioni del genio, soprattutto dell’aeronautica.  A questo riguardo consigliamo la lettura degli atti e delle documentazioni  dello storico e ricercatore Claudio Sommaruga, classe 1920, S. Tenente, ex IMI, deportato politico civile in 13 lager, che ancora continua la sua opera di denunzia e testimonianza.

Altro che clima bucolico trasudante dalla lettera richiamata.

Furono tutti schiavi di Hitler, utilizzati e seviziati per ingrassare gratuitamente la macchina bellica dei nazisti che aveva come obiettivo lo sterminio umano e l’assassinio di massa degli ebrei e di tutte le persone considerate “diverse”.

Tutti gli Internati Militari Italiani, sottoposti ad efferati crimini, hanno diritto al risarcimento, come sancito da tanti tribunali italiani. Non solo quelle poche migliaia indennizzate, con grandissime difficoltà, nel corso dei vari decenni.

E’ un obbligo, per ripristinare Verità e Giustizia.

 

A.N.P.I. – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Catania

 

 

 

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