Giornata della Memoria: Open Mind gblt Catania

 

                     

27 Gennaio 2010, giornata della memoria. Per non dimenticare.

Sabato 23 gennaio 2010 saremo presenti in piazza Stesicoro per ricordare l’omocausto, le migliaia di gay, lesbiche, transessuali e bisessuali trucidat* dalla barbarie nazifascista

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 Il centro OPEN MIND di Catania , iniziativa gay, lesbica, bisessuale e transessuale ritiene fondamentale per la storia e la memoria delle persone GBLT portare alla luce ed indagare sulla repressione del regime fascista in Italia, e precisamente su quella che è stata la storia omosessuale della nostra città, Catania.

Lo riteniamo ancora più importante per tutto ciò che da anni accade nel nostro paese, ancora oggi. Una inarrestabile ondata di violenza omo/transfobica da tempo ha rotto gli argini della nostra democrazia e quotidianamente le nostre vite sono messe in pericolo di violenza, minacce, atti lesivi della nostra dignità e della nostra incolumità fisica.

Il 28 giugno del 2006, il Catania Pride organizzato dalla nostra associazione, che ricordava, come ogni anno, la ricolta di Stonewall, venne bloccato per circa un’ora dagli attivisti di Forza Nuova e solo la nostra determinazione e il nostro coraggio, insieme ai compagni e alle compagne che da anni fanno politica con noi, ci permise di continuare il corteo.

Come risposta a questa provocazione organizzammo a Catania la manifestazione nazionale ORGOGLIOSO ANTIFASCISMO il 16 settembre di quello stesso anno, con il fondamentale apporto del movimento FACCIAMOBRECCIA, e il 25 aprile del 2005 avevamo apposto in via Susmet, di fronte agli archi della Marina, una targa che ricordava i gay catanesi mandati al confino dal regime mussoliniano e le persone GBLT trucidate nei capi di sterminio nazifasciste.

I fascisti di questa città l’avevano rimossa e nuovamente, il 27 gennaio 2007, giorno della memoria, l’avevamo rimessa. Nuovamente rimossa nel novembre del 2008.

Da tempo, l’Italia è sotto il gioco di forze razziste e omofobe, con la complicità attiva dei governi di centro-destra e della chiesa cattolica, e con l’ignavia politica delle della sinistra italiana.

Dedichiamo questo contributo ai gay, alle lesbiche, alle persone transessuali che sono morte nei campi di sterminio nazifascismi e agli omosessuali catanesi mandati al confino, ringraziando l’ANPI di Catania per il percorso politico comune e per l’adesione al Catania Pride di quest’anno, ribadendo il valore fondamentale dell’antifascismo della nostra associazione.

Immaginate la città di Catania quando ancora il mare lambiva gli archi della marina, riempiendo lo spazio ampio che adesso si chiama piazza Borsellino, ecco proprio quello era il punto di incontro degli omosessuali maschi catanesi, vicino ad un grande platano secolare, detto l’arvulu rossu, il grande albero.

Pizza Alcalà si chiamava allora, e questi incontri profumavano di salsedine e di nascosta sensualità.

In Italia nel 1932, nel Testo Unico di Pubblica Sicurezza, viene istituito il confino politico per gli omosessuali, in base al quale la polizia ha il potere di isolare, a propria discrezione, qualsiasi individuo che risulti avere un atteggiamento scandaloso.

Il codice fascista, il Codice Rocco, entrato in vigore nel 1931, non aveva leggi contro l’omosessualità, ma certo non per tolleranza e civiltà. In questo modo il regime annullava totalmente l’esistenze delle persone omosessuali e quindi la loro problematicità nel consorzio umano e civile.

Il questore di Catania nel 1939 era Alfonso Molina, solerte gerarca fascista che diede il via da una repressione veramente singolare nella sua spietatezza. Catania era anche la città dove esistevano cinema e due sale da ballo solo per uomini, una in piazza Sant’Antonio, una traversa di via Garibaldi, frequentata da ragazzi e uomini per lo più appartenenti a ceti sociali poveri, che trovavano rifugio e relazioni in questi luoghi, quasi isole felici al riparo da sguardi e parole che potevano ferire. All’inizio del 1939 furono arrestati e mandati al confino nelle isole Tremiti 45 omosessuali di Catania e della provincia.

Scorrendo i loro fascicoli approntati dalla questura catanese troviamo una documentazione impressionante per dovizia di particolari riguardanti nomi, abitudini e frequentazioni degli indagati, che culminava sempre nell’accusa di pederastia passiva. Certo, non possiamo fugare il sospetto che questo fervore quasi ossessivo dell’integerrimo questore Molina  per questi uomini possa essere stato dettato da una inconsapevole latenza omosessuale che necessitava di cancellare dalla visuale quotidiana questi oscuri oggetti del desiderio, perché paura e desiderio a volte si confondono e ci confondono. Ma questo, probabilmente non lo sapremo mai.

Furono rastrellate le sale da ballo, arrestati ragazzi nelle proprie case e che tutti loro fossero poveri non è un caso, soggetti socialmente deboli che pagavano il prezzo dell’indigenza e dell’assenza di protezione da parte dei potenti.

Interrogatori, visite mediche anali, umilianti, per dimostrare il loro vizio. Mandati tutti al confino tra terra e mare.

E quando la loro detenzione finì  e anche la guerra, e il regime fascista fu distrutto dalla Resistenza, ritornarono tutti alle loro case, alle loro città.

Nessuno di loro ha trovato la forza e il coraggio di chiedere allo stato italiano il risarcimento come prigionieri politici che era stato previsto nel dopoguerra, alcuni si sono sposati per nascondere il loro orientamento sessuale, altri sono vissuti nelle loro famiglie d’origine, altri sono morti in  solitudine, con il peso e il dolore di una colpa inesistente.

Non abbiamo notizie di lesbiche che vivevano  a Catania in quel periodo e certo ci saranno state.

Qualcuno ci ha detto di ricordarci di una donna che in abiti maschili sedeva  a volte, su una panchina a piazza Trento. Cona la fantasia possiamo immaginare il suo vero nome, la sua vita… Siu chiamava Agata, Carmela, Santa? Cosa faceva su qulla panchine, aspettava la donna che amava. Aspettava di vederla passare col marito ed un bimbo in carrozzina, lanciarle uno sguardo, srbare la sua figura per il resto del tempo tra un incontro e l’altro…?

Non sappiamo e non sapremo mai, ed un pezzo della nostra identità e memoria di lesbiche sicilane ci verrà negato per sempre, cancellata.

Ma porteremo nel cuore il suo coraggio e la sua solitudine, che ancora, è anche nostra. A lei, alle altre, agli altri, alle nostre sorelle lesbiche ed ai nostri fratelli gay dedichiamo il nostro lavoro politico e quando la stanchezza o lo sconforto ci prenderà, il loro ricordo darà forza e determinazione al nostro divenire.

Per amore e per giustizia.

Catania, 15 gennaio 2010

Bibliografia:

LA CITTA’ E L’ISOLA

Omosessuali al confino nell’Italia fascista

di Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio  ( Donzelli Editore)

LE CITTA’ DI UN  SILENZIO

La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo

A cura del

Circolo PINK   ( Ombre Corte Edizioni)

 

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