Acqua: Bene comune, democrazia e Costituzione

A.N.P.I. – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia –

Sezione di CATANIA

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Comitato Provinciale                                                   

                                                                         Catania, 17 novembre 2009

 

Acqua: Bene comune, democrazia e Costituzione

 

L’ ACQUA, a partire da quella che esce dai rubinetti, è il principale Bene comune dei cittadini, come l’aria.

Acqua e aria determinano la vita. Acqua, diritto fondamentale, universale, valore primario della democrazia. A partire da quella nostra, italiana,  retta dalle  norme costituzionali scritte a seguito degli atti valorosi di uomini e donne che si batterono per riconquistare libertà, giustizia, solidarietà e diritti civili.

Il voto del Senato del 4 novembre, conseguente alle predilezioni culturali ed ideologiche della maggioranza,  ha sancito la privatizzazione della gestione dell’acqua e dei servizi idrici.

Si espropriano le Regioni e i Comuni dalle proprie funzioni fondamentali di gestione del territorio previste dalla Costituzione, si sottraggono ai cittadini i requisiti fondamentali di scelta e di partecipazione alla vita democratica su aspetti prioritari che Li riguardano.

Si determinano le condizioni per avviare un gigantesco processo di affarismo e di speculazione finanziaria che si ripercuoteranno in maniera grande, negativamente, sulle necessità e sui costi – tariffe – del diritto all’acqua e sui benefici.

L’art. 15  del decreto legge 135 approvato dal Consiglio dei Ministri, sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali,  modifica in maniera molto più rilevante gli effetti di privatizzazione  previsti dell’art. 23 bis della legge 133/2008.

Entro il dicembre del 2011 la gestione dei servizi idrici, attualmente affidata alle strutture pubbliche degli ATO, controllate dai Comuni e dalle Province, dovrà essere consegnata a società ed imprenditori ( nazionali o multinazionali) in una forma anche mista con il pubblico, con una presenza privata pari ad almeno il 40% del capitale. La parte pubblica, municipalizzate e quant’ altro, dovrà ridurre la propria quota al 30%, pare entro il 2015.

Attualmente in Italia, suddivisa in 91 aree territoriali controllate dagli ATO – Ambiti territoriali ottimali -, 64 “realtà” di zona gestiscono direttamente – in “house” – il servizio dell’acqua, in 21 aree operano società miste con prevalenza di indirizzo e guida della parte pubblica, nelle rimanenti 6 zone i privati hanno già acquisito il controllo totale.

Proprio ieri è iniziata la discussione alla Camera. La conversione in legge dovrà avvenire entro il 24 novembre.

Tra l’altro, con questa  categorica maniera di procedere, si espropriano i cittadini del fondamentale  diritto costituzionale riguardo la Legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione, presentata in Parlamento nel 2007, ed “insabbiata”, con  400.000 firme.

Come ANPI di Catania invitiamo le forze politiche, sociali, sindacali ed associative della nostra provincia di assumere con grande urgenza tutte le iniziative di denunzia, di intervento e di sensibilizzazione nei riguardi dei cittadini, dei Comuni, della Provincia e della Regione contro la mercificazione dell’acqua. Per mobilitare le coscienze civili e democratiche. Per impugnare la costituzionalità e per fare dichiarare l’acqua bene non economico 

 

 

 

 

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