Una cattiva informazione ha veicolato un messaggio errato che ha suscitato reazioni da parte di molte donne e uomini, che in buona fede ma con troppa approssimazione sono rimasti sconcertati dalla sentenza della Cassazione.
Anch’io alla lettura di quei titoli sono rimasto perplesso. Ma la perplessità è durata poco.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: tutto parte da una norma inserita dal Governo Berlusconi che sanciva l’obbligatorietà della carcerazione nelle more del procedimento penale in caso di applicazione di misure cautelari.
Nel 2010, una decisione della Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionale la suddetta norma nella parte in cui limitava la scelta del Giudice nel concedere la misura cautelare al singolo caso ed ha riportato il reato di stupro allo stesso livello degli altri reati di uguale gravità.
La Cassazione è intervenuta proprio in materia di applicazione delle misure cautelari occupandosi, nella fattispecie, di violenza di gruppo e limitandosi ad uniformarsi al principio sancito dalla C. Cost. pronunciata nella diversa ipotesi di violenza commessa da un singolo.
Stiamo parlando quindi, di misure cautelari da prendere prima che venga accertato il reato.
Correttamente i Giudici hanno dichiarato incostituzionale una norma introdotta da un governo che ha affrontato il reato di violenza sessuale come una questione di allarme sociale e sicurezza da combattere con una normativa speciale in aperta violazione dello stato di diritto.
Non vi è dubbio, quindi, che chi viene condannato per avere stuprato singolarmente o in gruppo una donna va in carcere.
Il vero problema riguarda la difficoltà in questo paese di intraprendere un discorso politico sulla violenza contro le donne che metta al centro la vera questione: lo stupro è un reato sempre e solo maschile che non può essere risolto con una legislazione speciale ma con una riflessione seria e continua che porti a modificare i nostri gesti e le nostre parole. Come gruppo degli uomini della differenza della Città Felice di Catania diversi anni fa siamo usciti dall’anonimato prendendo pubblicamente la parola ed affermando che la violenza sulle donne è una questione di uomini.
Le cifre: 97 omicidi di donne nel 2011 e 14 nei pochissimi giorni di quest’anno senza parlare delle violenze consumate, e troppo spesso taciute, all’interno delle mura domestiche impongono a noi uomini di continuare a discutere e riflettere dinanzi ad un maschile che mostra tutta la propria violenta im-potenza. Un invito. Un desiderio. Una necessità.
Biagio Tinghino e il gruppo “uomini della differenza” Catania, 05/02/12
de La Città Felice
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